“Ti amo, nonna”


di Fabiola Rinaldi

Sveglia al primo canto del gallo e subito all’opera come se dovesse rincorrere il tempo, mani segnate da un lavoro duro che alla fine non dà nessun premio eppure affrontato con parsimonia e diligenza, un viso ormai segnato dal tempo che potrebbe raccontare un’intera vita solamente guardandolo, occhi che col passar degli anni si rimpiccoliscono come se non volessero più vedere l’orrore del mondo, labbra che continuano a elargire benedizioni e consigli, corpo piegato dal tempo ormai attraversato da dolori ma che è stato il tempio della bellezza e della giovinezza pura, piedi ormai stanchi per aver attraversato tempi e spazi ormai lontani, mente che conserva in sé i ricordi più dolci di una famiglia ormai allargata, cuore di una nonna che  batte e scandisce il mio tempo e le mie ore.

DONNA splendida e meravigliosa che fin dal mio primo secondo di vita mi hai tenuta per mano, un grazie per tutto ciò sarebbe nullo in confronto a ciò che tu ancor oggi, nella pienezza dei tuoi 8o anni, mi dai.

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Il cane non aiuta solo chi non ci vede


di Barbara Pianca

Cani che guidano persone non vedenti, ma anche cani che raccolgono e consegnano oggetti a persone con limitata mobilità, cani che segnalano la provenienza dei rumori alle persone non udenti e perfino cani in grado di individuare cellule tumorali: i migliori amici dell’uomo sono in grado di aiutare le persone con disabilità in molti modi. Ne parliamo con l’addestratore Igor Facco

Conosciamo tutti i cani guida per non vedenti. Si tratta in genere di cani di grossa taglia addestrati per trainare una persona non vedente indicandole la strada e proteggendola dai pericoli che non è in grado di vedere. Conosciamo anche i cani che collaborano con la polizia e la protezione civile e che aiutano per esempio a cercare i corpi dei dispersi. Ma in Italia non sono in tanti a sapere che i cani possono aiutare l’uomo in ancora altri modi. Le loro sviluppate capacità sensoriali, olfattive e uditive, e la loro spiccata inclinazione all’obbedienza li rendono animali particolarmente adatti ad apprendere comportamenti specifici che possono essere utili alle persone con disabilità.

Chiediamo a Igor Facco, addestratore padovano in grado di formare cani per particolari esigenze, di spiegarci nel dettaglio le potenzialità nascoste del migliore amico dell’uomo.
Il cane Dafne si avvicina all'oggetto che le viene indicato...
Il cane Dafne si avvicina all’oggetto che le viene indicato…«I cani sono in grado di apprendere comportamenti utili alle persone con limitata capacità motoria, innanzitutto. Sono in grado cioè di imparare a raccogliere gli oggetti che la persona gli indica, con un comando ad esempio vocale, e di consegnarglieli. I più bravi arrivano addirittura a raccogliere da terra una moneta, una carta di credito o un chiodo, oggetti piccoli e scivolosi piuttosto difficili da afferrare per chi non ha la mano prensile dell’essere umano. Se sono di taglia più grossa possono anche imparare a trainare la carrozzina, fungendo da locomotiva. Anche per gli anziani cani addestrati in questo modo possono essere molto utili».

Che altre capacità possono sviluppare?
«Possono diventare hearing dogs, e cioè cani per persone non udenti, in grado di segnalare i rumori e la provenienza degli stessi. I cani, cioè, possono venire addestrati a riconoscere alcuni suoni specifici, come un campanello, un bambino che piange o la suoneria di un cellulare, ad avvicinarsi alla persona non udente toccandola e, a un suo segnale, ad accompagnarla di fronte alla fonte del suono»....lo raccoglie da terra...
…lo raccoglie da terra…

Ma come si fa a essere sicuri che il cane sarà sempre obbediente, non creerà mai problemi alla persona con disabilità, non gli disobbedirà e non aggredirà mai lui o terzi?
«Capita qualche volta, pur raramente, di sentire che cani per persone non vedenti abbiano morso qualcuno. Questo perché il cane percepisce la debolezza del proprio padrone, in questo caso non vedente, e assume il ruolo di suo protettore. Se un terzo rappresenta in qualche modo una minaccia nei suoi confronti, è possibile che il cane intervenga per difenderlo. Infatti, mi pare che negli autobus i cani per non vedenti debbano indossare o avere almeno vicino una museruola. Bisogna però anche tenere conto che quelli che hanno questo tipo di incarico devono essere per forza di grossa taglia ed è ovvio che la loro potenza fisica sia più significativa».

... e lo consegna.
… e lo consegna.Nel senso che un cane più piccolo è meno pericoloso?
«Certo. Il cane per non vedenti non può essere piccolo perché la persona che viene trainata deve arrivare al maniglione che è legato alla sua pancia. Ma nel caso di animali che aiutano persone con disabilità motoria o uditiva si dovrebbero preferire taglie più piccole. È una tendenza questa che a dire il vero non c’è in Italia, anzi i pochi che addestrano cani con queste mansioni tendono a scegliere animali grandi. Invece secondo me il cane piccolo, oltre ad avere una minore forza nel caso di eventuale aggressione, è più gestibile dentro casa. È più facile tenerlo in generale, in macchina, in appartamento. Inoltre, è chiaro che l’addestratore gli insegna a non fare le feste saltando addosso al proprietario e lo istruisce in modo che non lo faccia inciampare. Un cane di piccola taglia si può anche tenere sulle gambe, per esempio».

Ci sono altre capacità del cane che possono venire sviluppate tramite un addestramento specifico?
«Possono imparare a lavorare utilizzando il loro olfatto, come già si fa ad esempio per cercare la droga. In particolare, vorrei segnalare una capacità che ha dello straordinario e che infatti non viene generalmente presa molto sul serio. In realtà si tratta di una scoperta che risale ormai a venti, venticinque anni fa quando, osservando dei cani utilizzati nel reparto di oncologia di un ospedale per la pet therapy, ci si è accorti che gli animali riuscivano a individuare e segnalare la presenza di particelle tumorali nei corpi dei malati. In Inghilterra e negli Stati Uniti questa loro capacità viene presa molto sul serio e regolarmente sfruttata, mentre da noi non ancora».

Come si fa ad addestrare un cane?
«Di solito si usa il metodo delle tre fasi, stimolo – risposta – premio. Si chiede al cane di eseguire un comando e quando si ottiene il comportamento desiderato lo si premia con il gioco, con delle carezze o con del cibo».

Per il cane quindi la fase dell’addestramento non è dolorosa?
«No, ovviamente non si usa nessun mezzo coercitivo, tanto più nel preparare cani che devono poi aiutare persone con disabilità. Bisogna lasciarli liberi di gestire le situazioni e non ci riuscirebbero se si sentissero repressi e spaventati. E poi, per come lavoro io e soprattutto per come ho imparato dal mio insegnante, il tecnico cinofilo Massimo Ricatti che si è formato nella sede londinese della Hearing Dogs, l’aspetto fondamentale dell’addestramento è il tipo di rapporto che si riesce ad instaurare con il cane. Un rapporto è fatto di molte cose, del prendersi cura di lui, conquistare la sua fiducia, accarezzarlo in un certo modo, parlargli in un certo modo. Comprende anche l’imparare a fidarsi di lui. Per esempio, ai cani che riconoscono le particelle tumorali si lascia agire soprattutto affidandosi al loro intuito».

Tutti i cani possono venire addestrati?Igor Facco durante una dimostrazione
Igor Facco durante una dimostrazione
«Molti sono fissati con le razze ed è vero che ce ne sono alcune che si prestano particolarmente. Ma secondo me si può lavorare con tutti i tipi di cane, anche meticci. Si potrebbero recuperare anche quelli del canile, certo, previo test selettivo, e sarebbe un bellissimo modo di reintegrare animali destinati a vivere nelle gabbie e senza un padrone. La cosa fondamentale, ripeto, è il tipo di rapporto che si riesce a instaurare con il singolo animale».

Allo stesso modo, quindi, sarà importante anche il rapporto che si instaura tra il cane e la persona con disabilità con cui dovrà lavorare. Come si fa ad addestrare un animale senza che conosca la persona che dovrà poi aiutare?
«Giusta osservazione. Infatti, io e Massimo Ricatti, il mio insegnante, l’anno scorso abbiamo fondato U-dog, un’associazione di volontariato che ha lo scopo di addestrare cani di utilità sociale su misura. Cerchiamo di far sì che la persona cui il cane è destinato e il cane stesso possano, diciamo così, andare d’accordo e stare bene insieme. Per cui prima facciamo un’analisi preliminare di entrambi e poi procediamo lavorando sulle esigenze specifiche della persona, addestrando il cane a fare esattamente quello di cui lei ha bisogno e insegnandogli a muoversi all’interno dello specifico spazio abitativo».

In cosa consiste l’analisi preliminare della persona?
«Dobbiamo capire se è una persona a cui un animale può venire affidato, sia in termini di sensibilità, assicurandoci quindi che il cane verrà trattato amorevolmente, sia in termini pratici. Per una persona con disabilità il cane non deve essere un problema in più da gestire. Occorre trovare delle soluzioni in modo che possa dargli da mangiare e anche per l’espletamento dei bisogni occorre pensare a come si può fare nel caso specifico. Ai cani di piccola taglia destinati a vivere in appartamento, ad esempio, possiamo insegnare a utilizzare la sabbietta come i gatti. Per questo occorre supervisionare la casa e ascoltare bene le richieste specifiche della persona».

La relazione che la persona instaura con il cane che le viene affidato sarà una relazione di tipo affettivo e, come ogni relazione affettiva, avrà degli effetti curativi. Le basi della cosiddetta pet therapy si applicano anche in questo caso?
La donna che ha segnalato un miglioramento della propria vita sociale insieme al suo cane
La donna che ha segnalato un miglioramento della propria vita sociale insieme al suo cane«Certamente. Instaurare un rapporto affettivo con un animale porta sempre dei benefici e in generale diminuisce il senso di solitudine, ad esempio di chi vive da solo. Massimo Ricatti lavora all’interno di progetti di pet terapy nelle carceri, con gli anziani, con pazienti psichiatrici e perfino con i bambini nelle scuole per lavorare sull’autostima e intervenire in dinamiche di bullismo. Inoltre, ci tengo a dire che il cane aiuta anche nei rapporti sociali. Mi spiego. Come associazione, ad esempio, abbiamo addestrato un cane per una persona con difficoltà motorie che cammina con l’aiuto delle stampelle. In questo caso ci siamo limitati, come richiesto, a insegnare l’obbedienza ad alcuni comandi. Ma la persona in questione ci ha detto che la presenza dell’animale l’ha aiutata anche nell’incontro con gli altri. Il cane infatti avvicina le persone, anche quelle che di fronte alla disabilità provano diffidenza».

Quanto costa avere un cane addestrato nei modi di cui abbiamo parlato finora?
«Ci può essere il costo in sé dell’animale se è di razza e in più il costo del lavoro dell’addestratore. Ma i cani di utilità sociale, per persone non udenti, non vedenti e con disabilità motoria non devono costare nulla. Occorre trovare degli sponsor, e infatti la nostra associazione si sta muovendo in questo senso. In realtà, al momento ci è difficile non solo trovare sponsor, ma anche persone con disabilità interessate alle nostre proposte».

Perché?
«Credo sia una questione culturale. U-dog non si propone di addestrare solo cani per non vedenti, ma anche cani per non udenti, i cosiddetti hearing dogs, e per persone con disabilità motoria, i cosiddetti cani protesi. Ci piacerebbe anche addestrare i cani sentinella, quelli capaci di scoprire le particelle tumorali. Si tratta di attività che non siamo abituati qui in Italia a vedere svolte dai cani e le stesse persone con disabilità non ci pensano o non si fidano. Al momento la nostra associazione ha addestrato alcuni cani per scopi dimostrativi, per cui chi fosse interessato può chiamarci e possiamo mostrargli concretamente quello che siamo in grado di fare. Ad esempio, possiamo mostrargli quello che ha imparato a fare Dafne, il cane che aiuta una ragazza con osteogenesi imperfetta appoggiandole in grembo gli oggetti che lei le indica».

Per ulteriori informazioni:
U-dog (Igor Facco), Via Mincio, 35136 Padova, tel. 339 5754872, igor@u-dog.org

da http://www.superando.it

“Indimenticato”


di Angela Ragusa

Magico trovarsi
sui passi di un passato.

Vivo è il ricordo di estati giù in strada
assolate alla calura,
a sognare di futuro, di vita che correva
su ruote sempre sgonfie
di bici sgangherate…

La coppola sormontava
il capo degli anziani, dal viso tutti uguale,
che il sole di ogni giorno aveva stinto fino all’osso…
Le rondini planavano pure al pozzo
a prender acqua, con il becco a preparare
nuovo nido ,nuova prole…

E seduti sulla soglia
del gradino di granito,
nel bicchiere di granita
annegava il vecchio giorno…

Il tramonto così calava
nel paese dei miei nonni.

Augusta: la voce dei cittadini – Assistenza domiciliare


di Mimmo Di Franco

Gli anziani e le persone diversamente abili di Augusta,attendono dal mese di settembre dello scorso anno,la ripresa dell’assistenza domiciliare.

In un’intervista rilasciata alla stampa locale dopo un sollecito,in data 30 settembre 2009,l’assessore  alle politiche sociali la sig.ra Contento,riconfermata in giunta, faceva sapere  che gli uffici comunali competenti stavano preparando gli atti per il nuovo affidamento del servizio.

Com’è noto,nell’agosto del 2009 la sospensione del servizio ha comportato,oltre la mancata assistenza a persone anziane e disabili,anche il licenziamento di 34 operatrici della coop. CRASS che gestiva il servizio.

Da una riunione tra forze sindacali e amministrazione comunale, ne scaturì la necessità di verificare la qualità del servizio con la promessa che  sarebbe stato ripristinato tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre.

Siamo arrivati a fine maggio 2010 e,malgrado 2 scioperi in date diverse proclamate dal locale sindacato della CGIL /pensionati, altrettante volte revocato,con la promessa di ripresa ,non si è arrivati alla riattivazione del servizio.

Noi dell’Altra Augusta, vicini ai problemi dei cittadini,soprattutto se fasce deboli,chiediamo,ancora una volta, quali sono i motivi della sospensione del servizio e del ritardato ripristino,considerato che l’assessore alle politiche sociali in diverse occasioni,non ha risposto alle  nostre richieste (vedi barriere architettoniche,scivoli disabili,pass-disabili,climatizzatori al centro anziani di via Megara).

Attrazione Internet, anziani alla riscossa


di Manuela Correra

Andare a fare la spesa, e il disagio maggiore sono le pesanti confezioni d’acqua da trasportare fino a casa … a meno che le si ordini al supermercato via Internet. Leggere i giornali, ma i caratteri sono spesso troppi piccoli … no, se si legge il quotidiano collegandosi alla rete. Telefonare ai figli, ma il telefono costa … è però gratis se si usa Skype, e ci si può anche vedere. Motivazioni di vita quotidiana, e tanto basta per spiegare un colpo di fulmine inaspettato: quello tra gli over-60 e le nuove tecnologie, pc e internet in testa. Una vera e propria ‘riscossa’ che vede protagonisti i ‘capelli bianchi’ della penisola : in quattro anni, dal 2005 al 2009, proprio la fascia di età 60-74 anni e oltre ha infatti fatto registrare la percentuale maggiore di incremento nell’utilizzo di nuove tecnologie e pc rispetto al resto della popolazione, con una media del +80% circa di utilizzatori. Il dato, in verità un po’ in sordina, è stato portato a galla dall’Istat, ma le aziende sembrano aver già fiutato il nuovo, promettente Business ed è cominciata la corsa per la messa a punto di sistemi e pc sempre più ‘a misura d’anzianò. Certo, rispetto alla fasce d’età più giovani, gli anziani restano tra i minori utilizzatori e possessori di nuove tecnologie ma, considerando il sempre crescente invecchiamento della popolazione, il trend di aumento per uso di pc e internet tra gli over-60 è sicuramente un dato da non sottovalutare.

E le statistiche Istat più recenti lo dicono chiaramente: l’uso del pc tra gli anziani tra 60 e 64 anni è passato dal 13,8% del 2005 al 25% nel 2009 e dal 5,5% al 9,9% per la fascia 65-74 anni. E nello stesso arco temporale l’uso di internet è ‘schizzato’ dal 10,8% al 22,8% per i 60-64enni e dal 3,9% all’8,5% per i 65-74enni. Proprio tra gli anziani, in soli quattro anni, cioé, si è registrato il maggiore incremento per uso di nuove tecnologie: “Per la fascia 60-64 anni – precisa la ricercatrice Istat Miria Savioli – gli utilizzatori del pc hanno infatti segnato un aumento di ben l’81%, ovvero l’incremento maggiore tra tutte le fasce d’età”. Le ragioni sono varie: esigenze pratiche legate alla quotidianità, appunto, ma anche, commenta Savioli, “il fatto che si avvicina all’età anziana una quota sempre maggiore di soggetti a più elevato grado di istruzione”.

E poi a pesare è anche la diffusione stessa delle nuove tecnologie nelle famiglie: il 79% delle famiglie italiane con almeno un minore possiede un pc ed i nonni, il più delle volte, imparano con i nipoti. Ma non mancano gli ‘studenti’ veri e propri: nel 2009 ha partecipato a corsi per l’uso del pc il 43,4% dei 60-64enni e il 32,7% dei 65-74enni (la percentuale maggiore, 47,2%, si registra invece nella fascia 20-24 anni) e sono numerosi i corsi avviati da Regioni e Comuni e rivolti proprio ai più anziani. Che ‘l’amoré sia scoppiato, insomma, non c’é dubbio. Ma cosa fanno gli anziani al computer? Inviano e ricevono mail (78% tra 60-64enni; 75% tra 65-74enni; 69,5% tra over 75); cercano informazioni su merci e servizi (per le tre fasce d’età rispettivamente il 66%, il 62% e il 54%); consultano internet per apprendere (64,8%, 64,4%, 65,9%). Ma il colpo di fulmine per il web è scattato anche per leggere o scaricare giornali (51,2%, 47,9%, 50,8%), per cercare informazioni sanitarie (47,5%, 42,1%, 44,5%) e per telefonare via internet (13,1%, 16,4%) o effettuare video-chiamate (11%, 11,6%). Ed i ‘capelli bianchi’ sempre più all’avanguardia usano internet pure per ordinare o comprare merci e servizi: il 22,2% dei 60-64enni e il 15,4% dei 65-74eni. E , vista la ‘riscossa’, non c’é da meravigliarsi se gli acquisti riguardano soprattutto viaggi e vacanze (43,3% per i 60-64enni e 30,7% per i 65-74enni) e attrezzature elettroniche come macchine fotografiche e videocamere (18,7% e 17,5%).

ANZIANI NUOVO MERCATO, DA AZIENDE PC AD HOC
– Sempre più anziani over-60 si avvicinano alle nuove tecnologie e le aziende iniziano a ‘fiutare’ le potenzialità di un mercato inedito: nascono software e sistemi semplificati e arrivano in commercio i primi pc a ‘misura di anziano’.

– PC SEMPLICE CON PROGRAMMA ELDY, GIA’ 200MILA INSTALLAZIONI: Il programma Eldy è stato messo a punto dall’associazione onlus Eldy ed è indirizzato agli utenti anziani: è un software applicabile a tutti i tipi di pc che permette di utilizzare il computer in maniera facilitata ed intuitiva. Il desktop, spiega la presidente della onlus Anna Maria Bianco, viene semplificato in sei bottoni e tutte le indicazioni sono in italiano: i bottoni portano in modo intuitivo all’uso di mail, internet, chat, documenti, videochiamate, vide-collegamento a tv e foto. Il software è scaricabile gratuitamente dal sito http://www.eldy.org ed ha ricevuto un riconoscimento europeo. Ad oggi, dal 2008, rileva Bianco, sono state effettuate 200.000 installazioni. L’associazione ha stretto delle collaborazioni anche con alcune Regioni: la Regione Lombardia ad esempio, ha affermato Bianco, “distribuirà un milione di cd con il programma Eldy ed un primo lotto è stato già distribuito in allegato ad alcuni quotidiani”.

– DA AZIENDE PRIMI PC PER ‘CAPELLI BIANCHI’ SUL MERCATO: Anche le aziende cominciano ad interessarsi alla fascia di mercato della popolazione anziana, producendo e mettendo sul mercato pc ad hoc. L’azienda italiana Vegan Solutions, ad esempio, spiega Bianco, “ha già messo sul mercato un pc con il programma Eldy in versione semplificata per gli anziani, e lo stesso ha fatto l’azienda informatica britannica Simplicity, ma si tratta di un mercato in crescita”.

fonte ANSA

Anziani: longevità, i toscani vivono più a lungo e in salute


Gli anziani toscani vivono più a lungo e in salute. Alto il loro indice di vecchiaia: in Toscana ci sono 190 over65 per ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Si allunga anche la speranza di vita. Chi nasce oggi può ragionevolmente sperare di vivere almeno fino a 78 anni se uomo e a 84 se donna. Questi dati sono contenuti nella Relazione sanitaria regionale 2006-2008 realizzata dall’Agenzia sanitaria regionale e presentata il 6 febbraio 2010. Buono anche lo stato di salute dei cittadini, così come è alto il loro indice di gradimento per i servizi sanitari a disposizione: pronto soccorso, assistenza ospedaliera, medici di base, visite specialistiche e assistenza domiciliare. La tranquillità di essere assistiti come ci si attende è un motivo in più per allontanare lo stress e la preoccupazione, che come si sa, sono nemiche della salute.
da www.intrage.it

Anziani: Adriana si laurea a 93 anni e già pensa al futuro


laureaConquista un altro successo universitario, la sua terza laurea, a 93 anni, con il massimo dei voti. Il titolo di dottore in Giurisprudenza la signora Adriana Iannilli non le basta: sta pensando di conseguire una nuova pergamena come Consulente del lavoro, l’anno prossimo. Adriana è stata festeggiata dalla famiglia e dall’Ateneo di Urbino che fa crescere così la sua popolarità in giro per l’Italia e per il mondo come si legge nelle pagine di cronaca del Resto del Carlino di Pesaro, articolo prontamente inserito nella rassegna stampa dell’Università di Urbino. Da lì si viene a sapere che le imprese accademiche della neodottoressa sono al centro dell’attenzione mediatica e dell’apprezzamento di molti. A 93 anni l’amore per la cultura e lo studio può essere un buon antidoto alla vecchiaia e un nuovo segreto per la longevità.

 da www.intrage.it