Scuola e disabili: si sdoppiano le classi sovraffollate.


di Monica Maiorano

Oggi 3 dicembre 2009 si celebra la “Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità”, lo scopo è promuovere la diffusione dei temi della disabilità, di mobilitare il maggior sostegno possibile per la dignità, i diritti e il benessere delle persone disabili e di accrescere la consapevolezza dei vantaggi che possono derivare dall’integrazione delle disabilità in ogni aspetto della vita sociale, come stabilito dal “Programma di azione mondiale per le persone disabili”, adottato nel 1982 dall’Assemblea generale dell’ONU.

Una nota piacevole ha anticipato l’evento di oggi, l’importante vittoria delle associazioni Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) e Fand ( Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con disabilità) nell’incontro tecnico che si è tenuto nella giornata del 1 dicembre con il capo dipartimento del ministero della Pubblica Istruzione, Giuseppe Cosentino e presenziato di persona, questa volta, dallo stesso Ministro dell’Istruzione Gelmini.

Anche se i dettagli verranno definiti il prossimo 22 dicembre, è stato ottenuto un risultato fondamentale: il capo dipartimento ha acconsentito sin da subito, cioè ad anno scolastico in corso, di sdoppiare le classi sovraffollate rispetto al numero di alunni disabili.

Prima del Nuovo Regolamento di riorganizzazione della rete scolastica vigeva il decreto ministeriale n.141/1999 in base al quale veniva fissato un tetto massimo alla presenza di alunni disabili nella stessa classe: in particolare uno per le classi di 25 alunni e due per le classi con non più di 20 alunni, inoltre il decreto precisava che, superando questi tetti, le classi andavano obbligatoriamente sdoppiate. Il nuovo Regolamento di riorganizzazione della rete scolastica ha fissato sì un tetto massimo di 20 alunni per classe non toccando il numero degli insegnanti di sostegno, ma purtroppo nulla dice in merito a quanti bambini e ragazzini disabili debbano esserci in ogni classe. La conseguenza classi sovraffollate con più alunni disabili, stessi insegnanti di sostegno ma con più alunni, naturalmente riducendo le ore a disposizione per ciascuno di essi, senza poi considerare tutti i bambini che, non dichiarati disabili, hanno comunque bisogno di un aiuto particolare.

E’ per questo motivo che giunge confortante la notizia del 1 dicembre dello sdoppiamento delle classi anche perché rafforzata dal documento del 26 novembre scorso “Sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”, approvato dall’assemblea del Cnel (Consiglio nazionale del lavoro e dell’economia).

Questo documento avanza alcune proposte per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica: la presa in carico degli alunni disabili da parte di tutti i docenti currriculari, l’eliminazione della cattiva prassi di utilizzare i docenti di sostegno per supplenze in classe, il diritto delle famiglie a partecipare alla formulazione del progetto educativo individualizzato, la necessità di garantire l’assistenza igienica agli alunni disabili da parte dei collaboratori,rispettando il genere dell’alunno, l’accesso alla formazione professionale anche di chi non è in possesso di diploma di terza media come già avviene per le scuole superiori, la possibilità di frequentare le scuole professionali anche oltre i 18 anni di età, il limite di 2 o 3 alunni con disabilità in ciascuna classe.

Fonte: Vita.it

Cinesi bravi in matematica possono essere locomotiva per la classe


Capitare in classe con un bambino cinese potrebbe essere una fortuna per chi fatica a digerire la matematica. Complice una severa tradizione scolastica orientale e un Dna “amico dei numeri”, l’alunno cinese potrebbe essere, grazie alle sue abilità in matematica, «una locomotiva per l’intera classe». Ne è convinta Maria Bartolini Bussi, docente dell’università di Modena e Reggio Emilia, che oggi ha tenuto una conferenza sul tema all’università di Roma Tre.

Parlando di sei punti forza dell’educazione scolastica cinese, Bartolini Bussi ha spiegato come gli insegnanti italiani potrebbero prendere spunto dalla cultura orientale e spingere gli alunni dei primi cicli scolastici a sempre nuove sfide intellettuali, perché «per essere felici i bambini non hanno bisogno solo di giochi. Anche una piccola sfida superata porta il sorriso». In Cina, ha aggiunto, esiste una filosofia dell’educazione «che da molto valore alla scuola, a differenza dell’Italia dove ha più successo un “tronista” di un laureato. L’insegnamento, soprattutto della matematica, è molto omologato ma i bambini non sono dei piccoli robot e le loro abilità di risoluzione dei problemi lo dimostrano».

Secondo Bartolini Bussi la cultura di cui gli alunni cinesi sono portatori e le buone pratiche del loro sistema scolastico potrebbero quindi essere applicate anche nella scuola italiana: «È importante – ha concluso – non omologarli al nostro sistema, ma valorizzare i loro punti forza da cui possono trarre ricchezza anche gli alunni italiani».

Le indagini statistiche comparative del rendimento scolastico nei vari paesi condotte da alcuni anni hanno mostrato un ottimo rendimento in matematica dei bambini cinesi nonostante i maestri cinesi abbiano solo il diploma corrispondente ai 9 anni della scolarità obbligatoria e lavorino con pochi mezzi a disposizione e classi sovraffollate (fino a 60-70 studenti, e nelle scuole rurali, la norma è la pluriclasse con molti bambini di età molto diverse).
da www.lastampa.it