Un altro suicidio in carcere, il quarto dall’inizio dell’anno


Quarto suicidio nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno:Giacomo Attolini,49 anni,detenuto comune nel carcere di Verona, si e’ impiccato. Ha utilizzato una maglietta legata alle sbarre della finestra del bagno in cella. L’uomo si e’ tolto la vita nella tarda sera di ieri. In 8 giorni e’il quarto detenuto che si e’ suicidato: il 2 gennaio e’ avvenuto ad Altamura (Bari): tre giorni dopo nel carcere Buoncammino di Cagliari e ieri sera, nel supercarcere di Sulmona.

da www.innocentievasioni.net

La situazione. Un detenuto si uccide, un altro appena scarcerato si toglie la vita…


di Valter Vecellio

  Siamo appena al 5 gennaio, e già dobbiamo segnalare due casi entrambi molto tristi, penosi. Ci siamo appena lasciati alle spalle un 2009 che ha fatto registrare il numero più alto di suicidi in carcere della storia italiana, 72; e questa tragica classifica continua. Nel carcere di Altamura, vicino Bari è morto Pierpaolo Ciullo, 39 anni, detenuto per reati di droga. Secondo le prime informazioni sembra si sia ucciso asfissiandosi con il gas.

 Lo hanno trovato ormai senza vita, ai piedi del letto nella sua cella, vicino al corpo un fornello da campeggio di quelli in dotazione ai detenuti. Ciullo, originario della Provincia di Lecce, era arrivato da poco nell’Istituto Penitenziario di Altamura, proveniente dalla Casa Circondariale di Lecce.

 Nel piccolo carcere di Altamura, a fronte di 52 posti “regolamentari” i detenuti presenti sono 90. Nel complesso delle carceri pugliesi, invece, i detenuti sono oltre 4.300 (dovrebbero essere non più di 2.535 posti) e nel 2009 si sono verificati 3 suicidi: a Foggia, all’Istituto per minori di Lecce, e a San Severo; i tentativi di suicidio sono stati circa 80. Sul caso di Ciullo i parlamentari radicali hanno presentato un’interrogazione, è da credere che il ministro della Giustizia non risponderà come non risponde alle decine e decine di altre interrogazioni; ma è ugualmente importante che siano fatte, perché resti almeno una traccia in un documento parlamentare di questa ennesima tragedia.

 La seconda storia viene da Cagliari. Un ragazzo di 23 anni, uscito dal carcere due giorni fa si è tolto la vita. In carcere per piccoli reati, aveva manifestato l’intenzione di uscire dall’ambiente malavitoso in cui si trovava. Era però senza lavoro, si sentiva senza prospettive e agli amici aveva confidato di sentirsi disperato. Si è impiccato.

 Queste storie non fanno storia se non molto raramente. Eppure sono storie che accadono con molta più frequenza di quanto si creda e si dica, si potrebbe dire ogni giorno, più volte al giorno. Storie che dovrebbero far riflettere (ma non c’è da illudersi!) i Giovanardi e i Gasparri, e in generale tutti i sostenitori delle attuali politiche proibizioniste. Grazie a queste norme criminogene, un buon terzo degli ingressi in carcere riguardano tossicodipendenti. Nelle carceri italiane, un detenuto su quattro si dichiara tossicodipendente. Quasi 16mila persone. Se si passa agli arrestati per spaccio, il dato passa dal 25% al 60%.  Una situazione vergognosa e insostenibile.

 Tempo fa il sottosegretario Giovanardi, incontrando i rappresentanti del Forum Droghe, di Antigone, del Gruppo Abele e altri promotori dell’appello ‘Le carceri scoppiano, liberiamo i tossicodipendenti’, ha riconosciuto che l’obiettivo deve essere quello di creare rapidamente un’analisi e uno studio di fattibilità sui problemi normativi e quelli amministrativi e sulla sostenibilità finanziaria, cosi da incrementare il ricorso alle misure alternative al carcere.
Un programma che permetta di ridurre il sovraffollamento degli istituti attraverso l’affidamento in comunità o l’applicazione di programmi terapeutici territoriali.

 Insomma, è il riconoscimento di un fallimento. Ma si continua a non fare nulla; e anche questo è regime, peste italiana, Satyagraha, cioè ricerca di conoscenza e di verità.

da www.radicali.it

Carceri: primo suicidio 2010, interrogazione Radicali-Pd ad Alfano


Interrogazione a risposta scritta al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sul primo suicidio in carcere del 2010. A firmarla, Rita Bernardini, del gruppo Radicali-Pd, che fa riferimento alla morte – avvenuta l’altro ieri nel carcere di Altambura (Bari) – di Pierpaolo Ciullo, 39 anni, originario della provincia di Lecce, arrivato da poco nell´istituto penitenziario proveniente dalla casa circondariale di Lecce.
“Da quanto si e’ appreso – si legge nell’interrogazione – sarebbe stato lui stesso a chiedere di essere trasferito, perche’ nel carcere leccese vi era un rapporto difficile con gli altri detenuti; il giovane e’ stato rinvenuto, ormai senza vita, ai piedi del letto nella sua cella, dove sembra fosse da solo; vicino al corpo un fornello da campeggio, alimentato da una bombola di gas, di quelli in dotazione ai detenuti. A nulla sono serviti i soccorsi del personale: l’ipotesi del suicidio non e’ stata ancora confermata ufficialmente, ma sembrerebbe al momento la piu’ probabile”.
“Dopo che il 2009 ha fatto registrare il numero piu’ alto di suicidi in carcere della storia italiana (72), il 2010 sembra essere iniziato all’insegna della medesima ‘emergenza’ – prosegue il testo – Complessivamente nelle carceri pugliesi i detenuti sono oltre 4.300 (la capienza e’ di 2.535 posti) e nel 2009 si sono verificati 3 suicidi (a Foggia, all’IPM di Lecce e a San Severo), mentre i tentativi di suicidio sono stati circa 80. Nei luoghi di reclusione pugliesi, nel 2008, i suicidi erano stati 2 ed i tentativi di suicidio 60. Nel 2009 sono state 173 le persone morte nei luoghi di reclusione”. Al guardasigilli, tra l’altro, Rita Bernardini chiede “se non intenda avviare, nel rispetto e a prescindere dalla eventuale inchiesta che sulla vicenda aprira’ la magistratura, un’indagine amministrativa interna volta a verificare le cause che hanno cagionato la morte di Pierpaolo Ciullo”; “se non ritenga che l’alto tasso di suicidi in carcere dipenda dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno”; “se ritenga necessario assumere iniziative normative volte a modificare il regolamento sull’ordinamento penitenziario al fine di assicurare, attraverso una maggiore personalizzazione del trattamento, una ‘detenzione giusta’”.
“se non ritenga urgente riferire sulla reale consistenza delle morti in carcere in modo che possano essere concretamente distinti i suicidi dalle morti per cause naturali e da quelle avvenute per cause sospette”.