Sbagliando…non si impara


di Monica Maiorano

sbagliando non si imparaSi è sempre detto che sbagliando s’impara, a quanto pare invece, sono i successi che favoriscono gli apprendimenti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Neuron.

Per apprendimento s’intende l’insieme dei processi che, provocando una modificazione dei vecchi modelli di comportamento o l’acquisizione di nuovi, consente all’individuo una migliore conoscenza ed un migliore adattamento all’ambiente. Nell’apprendimento è quindi implicato un cambiamento nell’interazione tra il comportamento dell’organismo e gli eventi ambientali.

Gli studi condotti sul comportamento delle scimmie, da Earl Miller insegnante di Neuroscienze al Massachusetts Institute of Technology hanno dimostrato che proponendo un compito, l’animale quando raggiunge un risultato positivo, memorizza l’informazione di aver compiuto il gesto corretto e tende a ripetere lo stesso comportamento nel tempo. In caso invece di errore è stato osservato che non si ottengono miglioramenti neanche in tempi successivi.

Alle scimmie veniva proposto un videogioco: se appariva sullo schermo un uomo con la pipa gli animali dovevano voltarsi verso sinistra. Se appariva un semaforo, dovevano voltarsi a destra. L’unico modo per imparare l’associazione giusta era procedere per tentativi, attraverso una serie di successi ed errori. Nel frattempo Miller e i suoi colleghi misuravano l’attivazione dei neuroni delle scimmie in due aree cerebrali specifiche, la corteccia prefrontale, che armonizza pensieri e azioni e l’area dei gangli basali che controllano i movimenti.

E’ stato osservato che voltandosi dal lato sbagliato, le scimmie non ricevevano nessun premio, l’attivazione dei loro neuroni durava meno di un secondo e nei tentativi successivi non compariva alcun miglioramento. Mentre in caso di risposta corretta e quindi ricompensa, l’attivazione delle cellule celebrali durava molto a lungo: cinque secondi circa, il tempo necessario per arrivare alla domanda successiva.

La ricerca dimostra dunque che almeno a livello dei neuroni si impara di più dai successi che dai fallimenti.

Studi simili sono stati condotti, all’università di Leida, sugli uomini e pubblicati sul Journal of Neuroscience. Sono state evidenziate delle differenze a seconda dell’età dei volontari. Nei bambini tra 8 e 9 anni funziona molto bene il meccanismo dell’apprendimento attraverso i successi. A 12 anni anche i fallimenti cominciano a lasciare il segno sulla memoria del cervello. Da adulti invece si impara in maniera altrettanto efficiente sia nel caso di successi che insuccessi.

La conclusione dunque è che l’apprendimento è un fenomeno complesso, ancora oggi non si dispone di una teoria in grado di coglierne tutti gli aspetti ma è comunque sostanzialmente riconosciuto il fatto che vi siano più tipi di apprendimento diversi tra loro e diversi i fattori che lo influenzano.

Fonte: Repubblica.it