È arrivata l’acchiappacani. Si chiama Enza Licciardello. Determinata, pertinace, intrepida. Animalista? Sì, ma cum grano salis. Feroce quando c’è da sbranare l’onorevole Iva Zanicchi per aver votato la direttiva europea sulla vivisezione. Amorevole quando mette in conto che gli animali, se molto malati, si possono anche abbattere. Salita alla ribalta della cronaca locale per aver denunciato chi aveva osato abbandonare alcuni cuccioli per la strada, da allora si è sentito parlare parecchio di lei. La sua mission: operare per ridimensionare il randagismo nella nostra città.
La ricetta di Enza Licciardello per affrontare la questione randagi prevede alcuni principi base: l’applicazione della legge che obbliga il Comune a occuparsi dei randagi (è tenuto a catturarli, sterilizzarli e, nel caso in cui il canile sia pieno, a reimmetterli nel territorio come cani di quartiere) e la necessità di un terreno recintato da usare quale centro di prima accoglienza per i cani in attesa di adozione. Ovviamente contribuire economicamente, anche con piccole somme, sarebbe di grande aiuto per Enza. “Mantengo cinque cani, di cui uno di grandissima taglia, con 1,60 euro al giorno (complessivi). Sono lindi, puliti, lucidi e in ottima salute”. Ma come è possibile che un privato riesca a mantenere decorosamente cinque cani con una cifra così misurata e al canile, invece, si spendano cifre da capogiro? “Vorrei che qualcuno mi spiegasse – domanda Enza – come mai il canile costa 600 mila euro! Cosa danno da mangiare a questi poveri cani? Crocchette al Beluga? E cosa bevono? Champagne millesimato?”
Il Comune, a quanto pare, fa giusto giusto ciò che gli impone la legge. Provvede alla sterilizzazione, questo sì, ma agita le mani al vento quando gli si prospettano soluzioni sostenibili e, forse, anche migliorative dello status quo. “Ho avuto un incontro con l’assessore Michele Accolla – ha spiegato – con cui ho parlato delle mancate sterilizzazioni delle cagnette di proprietà, vera causa del randagismo, e ho fatto una proposta che in breve tempo potrebbe portare a ottimi risultati, tra cui l’abbattimento dei costi di gestione, con l’avvio di una serie di interventi miranti tutti al recupero dei cani e non alla loro segregazione”. Ma la vulcanica amante dei cani si scontra quotidianamente con l’indifferenza di chi non vuole, di chi non sa, di chi vorrebbe ma non può. Nel frattempo le notizie di randagi che invadono la città si rincorrono. Alcuni di essi pare abbiano anche aggredito qualcuno. “Ho presentato un progetto di sensibilizzazione alle scuole medie e mi hanno detto che non ci sono soldi (da notare che non avevo chiesto un euro). Mi sono proposta come volontaria, dunque gratuitamente, e mi son vista fare spallucce”. Enza Licciardello ha raccolto il guanto di sfida, ma lo sfidante si dev’essere addormentato.
Tuttavia le ultime notizie sono incoraggianti. Quattro randagi augustani, accompagnati da Enza e da una staffetta di volontari, hanno raggiunto un rifugio di Pesaro dove rimarranno in stallo fino alla loro adozione. Sono partiti tutti microchippati, puliti, trattati con gli antiparassitari usuali, perfettamente guariti dalle patologie che presentavano al momento della cattura, ma, soprattutto, tutti sterilizzati, anche i due maschi.
Inedita, sopratutto per Augusta, la forma di collaborazione per il trasferimento dei quattro randagi. “Gli enti pesaresi preposti mi hanno facilitato enormemente il lavoro attivando procedure di massima
urgenza al fine di favorire la partenza dei cani”. Le coscienze iniziano a risvegliarsi anche tra i cittadini. Infatti “alcune persone mi hanno contattata per offrirmi stalli provvisori per i cani catturati, altre per offrirsi come volontari, altri ancora mi hanno offerto denaro per il mantenimento e le cure dei quattro cani, altri hanno portato cibo, due farmacie mi praticano regolarmente forti sconti sui farmaci ad uso veterinario, e altre piccole iniziative che nel complesso mi fanno intravedere un cambiamento di tendenza: alla gente non basta più portare da mangiare ai randagi, non vogliono più vederli in strada! Da parte mia sono assolutamente convinta che il randagismo ad Augusta si possa risolvere, così come sono convinta di poter avviare un programma di recupero di questi cani, coltivo il sogno di avviare i migliori soggetti all’addestramento per la ricerca di superstiti in appoggio ai volontari della protezione civile o come cani antidroga e altri servizi sociali dove il fiuto del cane è fondamentale e insostituibile”.
Dove non arrivano l’uomo e le sue leggi, arriva la forza della passione, dell’amore per gli animali. La volontà reale di risolvere il problema annoso del randagismo. Auguri di buon lavoro a Enza Licciardello.
Devo fare una rettifica nel testo dove il giornalista riporta in modo impreciso le mie parole: “Gli enti pesaresi preposti mi hanno facilitato enormemente il lavoro attivando procedure di massima urgenza al fine di favorire la partenza dei cani”.
In realtà sono stati gli enti augustani a facilitarmi, gli enti pesaresi non c’entrano assolutamente nulla. C’entra invece il lavoro e il buon cuore di due volontarie pesaresi che mi hanno offerto lo stallo per i 4 cani, oggi già felicemente ambientati presso il loro rifugio, per quanto possa essere felice un cane senza padrone. Ma almeno sono tutti insieme nello stesso recinto, non sono stati separati. Una mia amica del luogo è andata a visitarli e mi ha riportato che stanno benissimo, sono molto affiatati e son trattati molto bene. Ora spero solo che trovino presto un padrone amorevole anche loro.
Un’altro doveroso appunto, onde evitarmi gli strali degli animalisti tout court, quelli che io definisco ‘sine grano salis’.
Dove Alessandro Mascia scrive: “Amorevole quando mette in conto che gli animali, se molto malati, si possono anche abbattere.”
Molto spesso certi padroni a loro dire ‘amorevoli’ tendono a mantenere in vita i cani con cui hanno passato una vita, anche se affetti da malattie terminali, per puro egoismo, per non avere il coraggio di prendere la decisione, pur difficile, di farli addormentare per sempre.
Tra i randagi ci sono sicuramente un certo numero di soggetti con patologie tali da non permetterne il recupero ad una vita dignitosa. Sono assolutamente contro l’accanimento terapeutico e contro le sperimentazioni, dunque questi soggetti vanno portati ad una dolce fine. Rinchiuderli in gabbia, provare a tamponare malattie che si sa già che possano essere fortemente invalidanti o degenerative non ha molto senso. Procedere all’eutanasia per questi soggetti è un gesto di pietà nei loro confronti, ovviamente dopo che un veterinario abbia diagnosticato con certezza che non esiste altro rimedio.
ciao io sono una ragazza che pochi giorni fa a smarrito il cane e lo anno preso gli acchiappa cani ora io come faccio a ritrovare il mio cane?sono disperata aiutatemi
Devo fare una rettifica nel testo dove il giornalista riporta in modo impreciso le mie parole: “Gli enti pesaresi preposti mi hanno facilitato enormemente il lavoro attivando procedure di massima urgenza al fine di favorire la partenza dei cani”.
In realtà sono stati gli enti augustani a facilitarmi, gli enti pesaresi non c’entrano assolutamente nulla. C’entra invece il lavoro e il buon cuore di due volontarie pesaresi che mi hanno offerto lo stallo per i 4 cani, oggi già felicemente ambientati presso il loro rifugio, per quanto possa essere felice un cane senza padrone. Ma almeno sono tutti insieme nello stesso recinto, non sono stati separati. Una mia amica del luogo è andata a visitarli e mi ha riportato che stanno benissimo, sono molto affiatati e son trattati molto bene. Ora spero solo che trovino presto un padrone amorevole anche loro.
Un’altro doveroso appunto, onde evitarmi gli strali degli animalisti tout court, quelli che io definisco ‘sine grano salis’.
Dove Alessandro Mascia scrive: “Amorevole quando mette in conto che gli animali, se molto malati, si possono anche abbattere.”
Molto spesso certi padroni a loro dire ‘amorevoli’ tendono a mantenere in vita i cani con cui hanno passato una vita, anche se affetti da malattie terminali, per puro egoismo, per non avere il coraggio di prendere la decisione, pur difficile, di farli addormentare per sempre.
Tra i randagi ci sono sicuramente un certo numero di soggetti con patologie tali da non permetterne il recupero ad una vita dignitosa. Sono assolutamente contro l’accanimento terapeutico e contro le sperimentazioni, dunque questi soggetti vanno portati ad una dolce fine. Rinchiuderli in gabbia, provare a tamponare malattie che si sa già che possano essere fortemente invalidanti o degenerative non ha molto senso. Procedere all’eutanasia per questi soggetti è un gesto di pietà nei loro confronti, ovviamente dopo che un veterinario abbia diagnosticato con certezza che non esiste altro rimedio.
ciao io sono una ragazza che pochi giorni fa a smarrito il cane e lo anno preso gli acchiappa cani ora io come faccio a ritrovare il mio cane?sono disperata aiutatemi