Ferragosto in carcere


di Daniela Domenici

L’anno scorso il partito Radicale ha immaginato, per la prima volta, il “Ferragosto in carcere”, una sorta di blitz senza preavviso messo in atto solo da esponenti di questa formazione politica; quest’anno invece i Radicali sono riusciti a coinvolgere, programmandolo con molto anticipo e dandone larga risonanza su tutti gli organi di stampa compresi i social networks, più di un centinaio tra deputati nazionali, regionali, garanti e altre personalità politiche appartenenti a tutti gli schieramenti dell’arco costituzionale che hanno accettato di entrare per una visita ispettiva, insieme a volontari e collaboratori, nella maggior parte delle più di duecento strutture detentive della penisola nei giorni 13, 14 e 15 agosto.

Nel periodo in cui la maggior parte delle persone pensa solo a prendere il sole al mare o, comunque, a stare in vacanza senza pensieri questo drappello di persone ha voluto, con quest’azione, richiamare l’attenzione su di un mondo che i più tendono ad accantonare, a dimenticare, a rifiutare: il pianeta carcere che, come tutti sappiamo, ultimamente è diventato una mina pronta a esplodere per le condizioni di invivibilità, di sovraffollamento dei detenuti, di sotto organico degli agenti e il crescente numero di suicidi in carcere, come un bollettino di guerra che non ha mai una sosta, ne è la più lampante manifestazione.

Io e mio marito siamo entrati stamattina con l’on. Giuseppe Gianni nel carcere di Augusta dove siamo stati ricevuti con molta cortesia e disponibilità da un collaboratore del commissario  assente per ferie; non erano presenti in istituto né il direttore né la sua vice.

Un elemento negativo che ci è stato segnalato ma che ormai in questo carcere è annoso è quello della fornitura dell’acqua che in estate diventa ancora più difficile proprio quando dovrebbe essere più necessaria date le condizioni climatiche: si ricorre ancora alle autobotti.

Un fatto nuovo e positivo rispetto all’ultima visita ispettiva è la riapertura di due sezioni del carcere che erano chiuse da molti anni, la 5 e la 6, perché filtrava l’acqua dal tetto; sono arrivati i finanziamenti, sono state restaurate e quindi alcuni detenuti lì trasferiti, i “lavoranti”, dando luogo a una migliore vivibilità, com’è facile immaginare, e una minore tensione.

Elemento negativo che persiste è quello dell’esiguo numero di agenti di polizia penitenziaria in rapporto a quello della popolazione detenuta che ha portato a ridurre, per esempio, anche il numero degli agenti di sentinella sulle mura perimetrali che sono passati da 4 a 2 per essere destinati all’interno della casa di reclusione.

L’on. Gianni ci ha dichiarato, a conclusione della visita, che è sua volontà portare avanti un progetto di legge che riguarda quei detenuti che devono scontare gli ultimi tre anni favorendo un loro inserimento nel mondo lavorativo e la parallela domiciliarità della pena residua da scontare per abbattere i costi del mantenimento di un detenuto in carcere e  mettere in pratica l’art.27 della Costituzione che parla di rieducazione e di reinserimento, progetto di cui ci aveva già parlato l’on. Rita Bernardini dopo la precedente visita ispettiva in questo stesso carcere lo scorso aprile.

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