“Non vivo, respiro” di Giovanni Farina dal carcere di Siano Catanzaro


Appena ricevuta, copiata e pubblicata…

Cella di espiazione.

Se il giorno ancora non appare – che devo fare della notte.

Segno col pensiero i quattro muri della cella, ci scrivo delle frasi a memoria, ci faccio dei disegni, frasi e disegni si accavallano in continuazione per ore nella mia mente.

Disegno a matita, scrivo a penna in tutti i colori, li calco nel sasso.

Compongo un libro che sfoglio senza guardare con gli occhi, senza il bisogno di un lume che illumini il pensiero.

Leggo un libro fatto di pietra, di ferro, marcato dalla ruggine del cemento.

Trovo nelle sue pagine frammenti di pensiero, nomi di uomini che hanno sofferto, amato, gridato il senso della loro vita mutilata, smembrata dai giorni che passavano veloci o non passavano mai dentro le immaginazioni di colpe che non ti abbandonano mai.

Di uomini che sognano di svegliarsi, di fuggire lontano dalla loro stessa vita, dalla nebbia creata dal loro cervello giorno dopo giorno sempre più vuoto. Incatenati nella tomba della loro inutile esistenza.

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