Portate via i bambini da Palermo


di Roberto Puglisi

Palermo si è abituata al cassonetto stracolmo. Lo coccola, lo vezzeggia. Non sente nemmeno più la puzza. Tutto è compiuto.
Sperimentiamo un nuovo tipo di cittadinanza: la sottomissione dei vinti. Le rivolte sporadiche contro chi governa sono le scosse elettriche di un minuto. Questa non è più una città, è un agglomerato urbanistico. E’ una congregazione di case e persone che casualmente si scontrano. E’ un luogo senz’anima e non è neanche bello, secondo le promesse della canzone. Palermo è oscena. L’oscenità non risiede soltanto nella putrefazione delle cose, sta tutta nella nostra assuefazione. Lo spettacolo è visibile, le informazioni ci sono oltre ogni aspettativa. I cassonetti che scoppiano – per citare uno dei tanti esempi di decadimento – sono il sottofondo d’accompagnamento dei nostri spostamenti in macchina. Da Mondello al centro, il pattume si estende con apprezzabile coerenza. Dice: il sindaco, certo. Diego Cammarata dovrebbe dichiarare fallimento, dimettersi e non rilasciare interviste contro una fantomatica campagna di odio, orchestrata da ignoti cospiratori ai suoi danni. Il risentimento che lo circonda è il frutto di una gestione amministrativa scellerata. Questo non giustificherà mai alcuna reazione violenta, beninteso. Ma il minimo che si possa provare per il primo cittadino – sul piano squisitamente politico – è un feroce dissenso dalle azioni che compie e dall’immagine che offre. Siamo ben oltre lo sconsiderato ottimismo del capitano del Titanic che non si avvide dell’iceberg. Siamo alla colata a picco, condita da sorrisi incomprensibili. E mancano – la solita beffa – i soldi per l’orchestrina.
L’attrazione orrida della munnizza di Palermo è un fatto più forte di qualsiasi mistificazione o bugia di Palazzo delle Aquile. Tuttavia, accanto al sindaco non brillano Alcide De Gasperi in sedicesimo. Il prossimo disgraziato inquilino di Villa Niscemi avrà un compito immane. E in giro non scorgiamo nemmeno un quarto di ciò di cui Palermo avrebbe bisogno. La crisi del potere è la crisi della politica. La destra ha strangolato la speranza, presentando un candidato non all’altezza, nonostante una personale buonafede di fondo che riconosciamo a Diego Cammarata e che rappresenta addirittura un’aggravante, un indice puntato contro la sua incapacità gestionale. La sinistra ha strangolato la speranza, non avviando per tempo una riflessione sulla fine e sulla successione dell’esperienza orlandiana. Destra e sinistra, se non pari, sono almeno compartecipi del disastro annunciato.
Uomini, topi e munnizza, ammucchiati alla rinfusa. Questo offre Palermo felicissima che ha perso la sua dignità, intrappolata in una grotta da un malvagio pifferaio magico. Solo un’ultima grazia chiederemmo allora al commendator pifferaio. Torni indietro, suoni il piffero e – come nella favola – porti via tutti i bambini. Nessun bambino merita di crescere qui, nel cuore disperato di Hamelin-Palermo.

da http://www.livesicilia.it

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