Dal carcere di Spoleto: “Dialogo tra ombre” di Carmelo Musumeci e Ivano Rapisarda


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Lato A – Primo piano – Sezione Alta Sorveglianza 1

Fra poco chiudono il blindato, gli uomini ombra, condannati all’ergastolo ostativo a qualsiasi possibilità di uscire, parlano tra loro dai cancelli delle loro celle.

Premesso: la malinconia e l’ironia sono le uniche amiche dell’ergastolano.

Carmelo: un altro giorno è passato

Ivano: e che è passato a fare…tutti attendo qualcosa, invece l’ergastolano può attendere solo la morte

Compare Peppe Antonio: tanto domani sarà un giorno come quello di oggi

Compare Pino: non abbiamo più nulla…non abbiamo più futuro…abbiamo solo un po’ di vita

Carmelo: una vita che non servirà più a nulla…perché con l’ergastolo anche se siamo vivi siamo morti

Ivano: non abbiamo via d’uscita…perché non abbiamo più speranza ed è la speranza che rende vivi

Gino: l’ergastolano che sogna un giorno di uscire rischia nell’attesa di impazzire

Carmelo: Bene! Diventare pazzi è il modo migliore per evadere dala pena dell’ergastolo

Nino: Non capisco…ma se non ci fanno morire perché ci fanno vivere?

Compare Peppe Antonio: non sono scemi…perché con la morte finisce subito la tua sofferenza …ma io con i miei settant’anni fra non molto li frego perché mi trasferisco nell’aldilà dove dicono è molto più umano degli uomini

Gino: la società in apparenza chiede giustizia ma in realtà vuole vendetta

Compare Pino: la vendetta dei buoni è molto più brutta di quella dei cattivi

Ivano: e poi dicono che gli assassini siamo noi…

Carmelo: le persone perbene e cristiane che vanno tutte le domeniche a messa non sono come i criminali che ammazzano una persona in pochi attimi…loro le persone le ammazzano un po’ tutti i giorni e sono così vigliacchi ed ipocriti che le ammazzano in nome della giustizia e a volte in nome di Dio, Che sta facendo Nicola?

Gino: sta camminando avanti e indietro…come al solito starà pensando se impiccarsi questa notte o la prossima…

Carmelo: credo che Nicola sarà l’ultimo degli ergastolani ad impiccarsi perché se uno vuole suicidarsi lo fa e basta senza dirlo tutti i momenti

Ivano: ci si può abituare a tutto ma non ad avere speranza…privi di futuro e prigionieri fra passato e presente

Carmelo: ci sono dei momenti ch mi vergogno persino di esistere perché ormai siamo solo di peso alle nostre famiglie

Gino: è vero, a questo punto siamo solo fonte di sofferenza

Ivano: la pena dell’ergastolo è la violazione del più fondamentale dei diritti al futuro

Nino: che figli di puttana! Ci vogliono educare lasciandoci dentro chiui in una cella per tutta la vita

Ivano: che ora sarà?

Compare Pino: dall’altro lato si incominciano a sentire i rumori dei blindati che si chiudono

Gino: fra pochi minuti inizieranno a chiuderci le tombe per non fare scappare neppure i nostri pensieri

Compare Peppe Antonio: l’ergastolo è una tortura di Stato…buonanotte

Compare Pino: siamo morti che respiriamo…a domani

Gino: siamo come fantasmi…ormai non esistiamo più

Nino: avere l’ergastolo ostativo è come essere un cadavere prima del tempo…buonanotte a tutti

Ivano: buonanotte a tutti…a domani Carmelo

Carmelo: a domani, Ivano…sperando che questa notte non s’impicchi nessuno

Ivano: Ninu, lassa iri ‘stu linzolu, dopo 20 anni di galera non vale la pena.

Circuito del mito 2010, ecco il calendario


Settantacinque giorni di programmazione, dal 17 luglio fino al 27 settembre, per un totale di 150 spettacoli che si terranno in 38 siti storici e archeologici del territorio siciliano: è il calendario degli eventi del Circuito del Mito 2010. La manifestazione, realizzata per la prima volta nel 1996 da un’idea di Franco Zeffirelli, è stata inaugurata lo scorso 25 giugno in occasione dell’apertura della mostra sul cantautore Fabrizio De André. Oggi l’assessore regionale al Turismo, Nino Strano, ha presentato l’intero calendario. Tantissimi i siti archeologici coinvolti nel progetto, dalla Valle dei Templi di Agrigento, al Teatro Antico di Taormina, da Segesta a Lipari, da Giardini Naxos a Milo. E ancora, Castelbuono, Acireale, Termini Imerese, Castellammare del Golfo, Valderice, Salemi, Partinico, Salina, Linguaglossa. Si partirà il 17 luglio con Diana Krall, accompagnata dal suo quartetto, nella suggestiva cornice del Teatro Antico di Taormina. E poi Tony Bennett (20 luglio) e i Deep Purple (29 luglio) sempre al Teatro Antico di Taormina. Ancora, Giovanni Allevi, il 6 agosto ad Agrigento, Fiorella Mannoia il 20 agosto a Giardini Naxos, Pino Daniele e Ivano Fossati il 22 agosto a Segesta. Sempre ad agosto sarà la volta di Ludovico Einaudi, che si esibirà martedì 3 a Segesta e mercoledì 4 a Giardini Naxos. Tantissimi gli altri appuntamenti musicali in calendario, dal concerto di Mario Venuti (Campofelice di Roccella, data da definire) a quello di Mario Biondi (il 23 agosto al Teatro Antico di Taormina); dal duo Dalla – De Gregori (25 agosto, Taormina) fino a Samuele Bersani (il 12 agosto a Milo e il 13 a Termini Imerese). Spazio anche ai festival, da quello della chitarra, che si terrà a Siracusa dal 5 al 12 settembre, al tradizionale appuntamento col Castelbuono Jazz Festival, dal 13 al 18 agosto. Fino al 24 settembre, quando il gran finale del calendario estivo di musica e concerti sarà affidato alle note di Elton John e Ray Cooper, al Teatro Antico di Taormina. Ma il Circuito del Mito non è solo musica. Tra gli spettacoli inseriti nel calendario teatrale, “Per non morire di mafia”, prima opera teatrale tratta dal lavoro del procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che sarà portata in scena a Linguaglossa il 21 agosto, a Mazzarino il 22, a Palermo il 23, a Palmintelli il 24, a Partinico il 25 e a Zafferana il 26 agosto. Per la rassegna dedicata alla danza, infine, il 24 luglio si esibirà a Tindari Roberto Bolle, mentre il 4 settembre a Naxos e il 5 a Siracusa sarà la volta della sicilianissima etoile dell’Opéra Garnier di Parigi, Eleonora Abbagnato.

da www.livesicilia.it

Torino: il Consiglio comunale estende i diritti delle coppie di fatto


Il Comune di Torino ha deciso di riconoscere i diritti delle coppie di fatto. La decisione è stata presa dal Consiglio comunale cittadino, complice l’assenza in blocco del centrodestra, impegnato nella protesta contro la probabile ripetizione del voto per le regionali. Chiunque ne farà richiesta potrà avere dagli uffici dell’anagrafe cittadina un certificato di famiglia anagrafica basato anche sul vincolo affettivo, non solo sul matrimonio. Con questo documento, anche le coppie di fatto possono quindi godere dei diritti e dei benefici sulla casa, sanità, servizi sociali, sport, tempo libero e altre tipologie di servizi. Questa decisione coinvolge almeno 32 famiglie, di cui 505 coppie gay, anch’esse incluse dal provvedimento approvato dal Consiglio comunale. Non sono pochi quelli che nutrono dubbi su questa decisione. Se la Lega e il Pdl, assenti al momento della votazione, parlano di «farsa», il consigliere dell’Api Gavino Olmeo, sulla Stampa, si è espresso in questo modo: «È il Parlamento a dover legiferare in materia di riconoscimento delle unioni civili. Il certificato anagrafico basato sul vincolo affettivo cadrà al primo ricorso alla giustizia amministrativa».

da www.blitzquotidiano.it

Dal libro “Donne protagoniste” di Francesca Santucci: Olympe de Gouges (1748-1793)


 E’ nel Settecento, con l’Illuminismo,che, anche se non le venivano riconosciuti gli stessi diritti dell’uomo, la donna cominciò a contare nella società; fino al 1789, però, solamente alle donne dei ceti più abbienti fu consentito svolgere un ruolo attivo nel sociale, e bisognò attendere la rivoluzione francese perché fosse consentito anche alle borghesi e alle popolane. Allora parteciparono alla presa della Bastiglia, marciarono in armi contro la reggia di Versailles (fu un corteo di migliaia di donne delle Halles, i grandi mercati generali di Parigi, quello che si mosse quando ci fu l’aumento del pane, marciando dalla città fino a Versailles, reclamandolo a gran voce, accampate tutta la notte dinanzi ai cancelli reali tanto che, assente il re, la regina Maria Antonietta fu costretta a far distribuire cestini di brioche), morirono lottando per le strade e finirono sul patibolo, manifestarono, complottarono, presero parte ai dibattiti e crearono associazioni in difesa dei loro diritti. Ma anche all’interno dei circoli più rivoluzionari continuarono ad essere estromesse dal voto, e poi la Convenzione le escluse dai diritti politici e tolse loro il diritto di associazione, e Robespierre proibì le associazioni femminili e persino i loro giornali. Dagli avvenimenti della dittatura rivoluzionaria del “Terrore” fu travolta anche Olympe de Gouges, l’autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina”; strenua e battagliera nel difendere i diritti umani e la parità dei sessi, lottò per i suoi ideali fino al punto di sacrificare la sua stessa vita. Un giorno, a casa di Sophie de Condorcet, moglie del famoso politico girondino, aveva esclamato: La femme a le droit de monter à l’échaffaud, elle doit avoir également le droit de monter à la tribune. La donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere egualmente il diritto di salire in tribuna! Scrittrice, autrice teatrale oggi completamente dimenticata, sensibile alle ingiustizie da qualunque parte provenissero, sia contro le donne che contro gli uomini (si offrì pure di difendere Luigi XVI quando fu arrestato), si batté per le cause più disparate, anche per la liberazione degli schiavi, per il divorzio e per i diritti degli orfani e delle madri nubili. Olympe de Gouges, il cui vero nome era Marie Gouze, allevata da Pierre Gouze, in realtà figlia naturale del marchese Lefranc de Pompignan, padrino di sua madre, Presidente del Tribunale e famoso letterato, era nata il 7 maggio del 1748 nella regione di Montauban; suo padre adottivo era un macellaio, sua madre rivendeva abiti usati. Sposatasi a soli sedici anni per evadere dall’angusto ambito familiare, ebbe un figlio, ma a 17 anni restò vedova e conobbe Jacques Biétrix, un ingegnere dei trasporti militari: fu amore a prima vista! Lui la condusse con sé a Parigi e qui lei cambiò il suo nome in Olympe de Gouges. Bella e corteggiata, frequentò i salotti più famosi, conobbe i più importanti scrittori e filosofi e cominciò a scrivere (secondo altri a dettare perché analfabeta) saggi, opere teatrali, manifesti, proclami, e nel 1874 compose anche un dramma nel quale si pronunciava, con forti accenti, contro la schiavitù, che andò in scena proprio nell’anno della rivoluzione, nel 1879. Ben presto Olympe si rivolse alla politica; dapprima rivoluzionaria, poi realista, infine repubblicana, convinta che La donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo, nel 1791 fondò il “Cercle social”, un’associazione che si prefiggeva la parità dei diritti delle donne, e pubblicò la “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (testo che ricalcava la famosa “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, che stabiliva i diritti inalienabili e sacri dell’uomo) in cui Olympe, anticipando le rivendicazioni femministe, auspicava una società senza patriarcato. Ben presto, però, si rese conto che le conquiste della rivoluzione non avvantaggiavano affatto le donne e che anche con il nuovo regime la libertà veniva calpestata, e ricominciò con i suoi infuocati discorsi libertari, attaccando il regime di Robespierre, il quale non esitò a condannarla a morte quando lei prese le difese di Luigi XVI. Olympe de Gouges fu ghigliottinata il 3 novembre del 1793 per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica.

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA

Uomo, sei capace d’essere giusto? E’ una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la supremaautorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più. Preambolo Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina.

Articolo I La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.

Articolo II Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell’Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione.

Articolo III Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell’uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l’autorità che non ne sia espressamente derivata.

Articolo IV La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri; così l’esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti solo la tirannia perpetua che l’uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione.

Articolo V Le leggi della natura e della ragione impediscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere obbligato a fare quello che esse non ordinano di fare.

Articolo VI La legge deve essere l’espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua formazione; esse deve essere la stessa per tutti: Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti.

Articolo VII Nessuna donna è esclusa; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa.

Articolo VIII La Legge non deve stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.

Articolo IX Tutto il rigore è esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole.

Articolo X Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna; a condizione che le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla legge.

Articolo XI La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.

Articolo XII La garanzia dei diritti della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per l’utilità particolare di quelle alle quali è affidata.

Articolo XIII Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese dell’amministrazione, i contributi della donna e dell’uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche delle dignità e dell’industria.

Articolo XIV Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, la necessità dell’imposta pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un’uguale divisione, non solo dei beni di fortuna, ma anche nell’amministrazione pubblica, e di determinare la quota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell’imposta.

Articolo XV La massa delle donne, coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua amministrazione.

Articolo XVI Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei poteri sia determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione, non ha cooperato alla sua redazione.

Articolo XVII Le proprietà appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l’esiga in modo evidente, a condizione di una giusta e preliminare indennità.

Dal carcere di Augusta una fiaba: “Latte di volpe” di Carmine De Feo


C’era una volta una coppia di contadini che abitava in una bella casetta in un paesino ai piedi di una montagna. Loro avevano due figli entrambi di bon carattere e grandi lavoratori che li aiutavano nel duro lavoro dei campi. La madre, una donna caparbia e incontentabile, si lamentava che i due giovani non possedevano sufficienti capacità per migliorare le sorti economiche della famiglia e spesso diceva :”Oh se potessi avere una ltro figlio più intraprendente di questi ragazzi che anche se bravi sono due tonti!” Così anche se la famiglia era povera e in casa c’era poco da mangiare il marito l’accontentò e decisero di avere un altro bambino. Quando, finalmente, la creatura venne al mondo c’era molta gioia ma la donna temeva che anche questo figlio potesse essere come gli altri due senza furbizia. Allora si rivolse ad una vecchia del paese da tutti considerata una strega; per farsi ricevere le portò il miglior pollo del suo pollaio, le chiese di far diventare il suo bambino astuto. La vecchia megera le disse che poteva far diventare il bambino molto furbo ma solo se la madre avesse seguito scrupolosamente le sue istruzioni. La donna acconsentì e per mostrarle la sua gratitudine le promise polli e verdura per sempre. Così la vecchia strega le consigliò di allattare il suo bambino con “latte di volpe” perché è risaputo che è l’animale più furbo che esiste così il bimbo avrebbe ricevuto il dono dell’astuzia. La contadina tornò a casa dal marito e lo scongiurò di aiutarla a trovare “il latte furbo”. L’uomo in un primo momento si arrabbiò con la moglie dicendole che era una stupida, che doveva essere felice di avere dei figli bravi e in buona salute e che non doveva andare dietro alle chiacchiere di una vecchia pazza. Ma poi, non sopportando più le lagne della moglie, le procurò una mamma volpe che aveva da poco partorito e aveva latte a sufficienza anche per suo figlio. In casa cos’ tornò la serenità necessaria per affrontare la vita di tutti i giorni. Gli anni passarono e i primi due figli si sposarono ma continuarono a star vicino ai genitori aiutandoli amorevolmente. Il terzo figlio che crescendo aveva assunto i tratti del viso simili a una volpe (infatti in paese lo chiamavano “il volpino”) dimostrava invece il suo talento nel riuscire sempre a scansare i lavori che gli venivano affidati.  Volpino mostrava ingratitudine e ignoranza verso la famiglia; quando i genitori gli dicevano che doveva guadagnarsi il pane lui rispondeva: “Voi mi avete messo al mondo quindi dovete mantenermi, se non lo farete io morirò sarà vostra la colpa!”. I due contadini, ormai anziani e stanchi, non avevano la forza di reagire e si rassegnarono. La donna disperata e con i sensi di colpa un giorno si recò dalla vecchia strega per chiederle aiuto per far diventare Volpino come i suoi fratelli: affettuoso e lavoratore. La strega rispose: “Donna, tu hai voluto che fosse diverso dagli altri, pensavi che nella vita bisognasse essere qualcosa di più che un bravo e onesto lavoratore?” la vecchia con occhi cattivi e una risata assordante continuò a dirle: “Hai quello che ti meriti, un figlio furbo…ah ah ah!”

Purtroppo gli incontentabili non sanno distinguere il bene dal male e finiscono per farselo da soli cercando di cambiare ciò che semplicemente e generosamente la vita gli dà in dono.