Dal carcere di Augusta una fiaba: “Latte di volpe” di Carmine De Feo


C’era una volta una coppia di contadini che abitava in una bella casetta in un paesino ai piedi di una montagna. Loro avevano due figli entrambi di bon carattere e grandi lavoratori che li aiutavano nel duro lavoro dei campi. La madre, una donna caparbia e incontentabile, si lamentava che i due giovani non possedevano sufficienti capacità per migliorare le sorti economiche della famiglia e spesso diceva :”Oh se potessi avere una ltro figlio più intraprendente di questi ragazzi che anche se bravi sono due tonti!” Così anche se la famiglia era povera e in casa c’era poco da mangiare il marito l’accontentò e decisero di avere un altro bambino. Quando, finalmente, la creatura venne al mondo c’era molta gioia ma la donna temeva che anche questo figlio potesse essere come gli altri due senza furbizia. Allora si rivolse ad una vecchia del paese da tutti considerata una strega; per farsi ricevere le portò il miglior pollo del suo pollaio, le chiese di far diventare il suo bambino astuto. La vecchia megera le disse che poteva far diventare il bambino molto furbo ma solo se la madre avesse seguito scrupolosamente le sue istruzioni. La donna acconsentì e per mostrarle la sua gratitudine le promise polli e verdura per sempre. Così la vecchia strega le consigliò di allattare il suo bambino con “latte di volpe” perché è risaputo che è l’animale più furbo che esiste così il bimbo avrebbe ricevuto il dono dell’astuzia. La contadina tornò a casa dal marito e lo scongiurò di aiutarla a trovare “il latte furbo”. L’uomo in un primo momento si arrabbiò con la moglie dicendole che era una stupida, che doveva essere felice di avere dei figli bravi e in buona salute e che non doveva andare dietro alle chiacchiere di una vecchia pazza. Ma poi, non sopportando più le lagne della moglie, le procurò una mamma volpe che aveva da poco partorito e aveva latte a sufficienza anche per suo figlio. In casa cos’ tornò la serenità necessaria per affrontare la vita di tutti i giorni. Gli anni passarono e i primi due figli si sposarono ma continuarono a star vicino ai genitori aiutandoli amorevolmente. Il terzo figlio che crescendo aveva assunto i tratti del viso simili a una volpe (infatti in paese lo chiamavano “il volpino”) dimostrava invece il suo talento nel riuscire sempre a scansare i lavori che gli venivano affidati.  Volpino mostrava ingratitudine e ignoranza verso la famiglia; quando i genitori gli dicevano che doveva guadagnarsi il pane lui rispondeva: “Voi mi avete messo al mondo quindi dovete mantenermi, se non lo farete io morirò sarà vostra la colpa!”. I due contadini, ormai anziani e stanchi, non avevano la forza di reagire e si rassegnarono. La donna disperata e con i sensi di colpa un giorno si recò dalla vecchia strega per chiederle aiuto per far diventare Volpino come i suoi fratelli: affettuoso e lavoratore. La strega rispose: “Donna, tu hai voluto che fosse diverso dagli altri, pensavi che nella vita bisognasse essere qualcosa di più che un bravo e onesto lavoratore?” la vecchia con occhi cattivi e una risata assordante continuò a dirle: “Hai quello che ti meriti, un figlio furbo…ah ah ah!”

Purtroppo gli incontentabili non sanno distinguere il bene dal male e finiscono per farselo da soli cercando di cambiare ciò che semplicemente e generosamente la vita gli dà in dono.

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