Urbino, nonna superdottoressa: è alla quarta laurea


A 94 anni suonati, Adriana Iannilli, si e’ laureata oggi alla facoltà di Scienze giuridiche dell’Università di Urbino in consulenza del lavoro, con il prof. Paolo Pascucci. La signora romana che aveva già battuto il record di matricola più anziana d’Italia. Solo un anno fa, la facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo le aveva consegnato l’alloro (voto finale 110 e lode) per una tesi sulla violenza alle donne. La supernonna – anzi, la ’superdottoressa’ -, che sembra annoveri nel suo passato anche qualche esperienza da modella, e’ laureata pure in Lingue orientali e Scienze politiche. Il suo personalissimo cammino di conoscenza inizia nel 2004, quando il vuoto lasciato dalla morte del marito la spinge a frequentare l’Università della terza età. Ma i corsi non la soddisfano e allora ecco che, alla bella età di 88 anni, si iscrive all’Università ‘vera’, e precisamente alla facoltà di Scienze politiche di Viterbo, sobbarcandosi peraltro la spola tra Roma e la sede universitaria. Il resto della strada e’ tutto in discesa, e oggi eccola di nuovo a raccogliere i frutti della sua eccezionale ‘carriera’ da studentessa. Vestita in turchese (evidentemente il suo colore portafortuna), come le volte precedenti, Adriana ha annunciato che non c’e’ quattro senza cinque, e che è pronta a farsi di nuovo sotto per il quinto titolo accademico.

da www.blitzquotidiano.it

Le cellule staminali ridanno la vista


di Matteo Clerici

Le cellule staminali per ridare la vista, a persone che l’avevano perso, parzialmente e totalmente. Questo il nucleo di una ricerca dell’Università di Modena e Reggio Emilia, dell’Istituto Scientifico San Raffaele (di Milano) e del Centro di Medicina Rigenerativa Stefano Ferrari (di Modena), diretta dalla dottoressa Graziella Pellegrini e pubblicata dal “New England Journal of Medicine”. La squadra della dottoressa Pellegrini ha preso in esame 107 pazienti, tutti con un occhio danneggiato (parzialmente o totalmente) da bruciature, causa di prodotti chimici. Gli scienziati hanno prelevato le cellule staminali dal limbo, la regione al limite della cornea, dell’occhio sano e le hanno fatto moltiplicare in laboratorio, su una pellicola sottile. Successivamente, sono state inserite nell’occhio lesionato: il tutto ha richiesto solo un millimetro quadrato di limbo. L’osservazione ha mostrato come, su 107 occhi trattati, 82 sono tornati alla vista totalmente e 14 hanno recuperato parzialmente la visione. Inoltre, i miglioramenti dei malati sono stabili, tanto che alcune persone sono state trattate oltre 10 anni fa e la loro “nuova” corneasi è dimostrata in grado di reggere nel tempo. In generale, la tecnica ha avuto pieno successo nel 75% dei casi, tra cui quello di un uomo che aveva perso la vista 60 anni fa. Gli esperti fanno notare che i trapianti di cellule staminali sono conosciuti da anni (ad es: contro la leucemia) ma in oculistica sono relativamente poco usati. Inoltre, la tecnica appena usata presenta due grandi vantaggi rispetto alla procedura standard, cioè il prelievo di tessuti da cadavere. Infatti, il metodo degli scienziati modenesi usa cellule dello stesso paziente, perfettamente compatibili e che rendono superfluo l’utilizzo di farmaci immunosoppressori. Conclude la dottoressa Pellegrini: “Questo tipo di terapia si utilizza quando sono irrimediabilmente compromesse le staminali dell’occhio, ed è ipotizzabile impiegarla anche in altri tipi di malattie che hanno questa caratteristica. Quando le staminali dell’occhio non sono danneggiate ci sono alternative terapeutiche, come i trapianti di cornea, ma questi falliscono se l’occhio ha perso la sua capacità rigenerativa”. Infatti, i soggetti presi in esame avevano alle spalle 4-6 trapianti di cornea, fallimenti che avevano anzi peggiorato la situazione. Al momento, la scienziata con la sua squadra è ancora al lavoro, esplorando nuove possibilità perchè “Una volta che abbiamo imparato come manipolare le cellule è sorta naturalmente la voglia di iniziare a lavorare su altri epiteli”.

da www.newsfood.com

Giuseppe Cucè ai Mercati Generali


di Daniela Domenici

Ancora una tappa dei concerti che Giuseppe Cucè, cantautore catanese, tiene in varie “locations” per promuovere il suo primo CD “La mela e il serpente”; ieri sera ha fatto tappa ai Mercati Generali, poco fuori Catania, sulla statale Catania-Gela.

Anche questa volta il cantautore etneo era accompagnato sul palco dai “suoi” musicisti: Francesco Bazzano alle percussioni, Antonio Masto ed Edoardo Musumeci alle chitarre, Marco Carnemolla al basso, Adriano Murania al violino e Alessandro Longo al violoncello. Sono un’ ensemble musicale ormai collaudatissima il cui affiatamento, percepibile e perfetto, fa da cornice magica alle canzoni di Cucè.

Special guest della serata la cantautrice catanese Agata Lo Certo feat Salvo di Stefano; con lei ha duettato nel primo brano della serata, tratto da “La mela e il serpente”, che è “Ghiaccio sul fuoco” di cui la Lo Certo è autrice della musica e il Cucè del testo.

Giuseppe Cucè si è avvalso di un’altra voce femminile per tre duetti inseriti in scaletta, Giovanna Damiano, giovane cantante etnea, con cui ha interpretato “Offese”, sempre tratto dal suo CD, la bellissima “Dio come ti amo” di Domenico Modugno e “Samba em preludio” del cantautore brasiliano Vinicius de Moraes. L’altro brano “forestiero” è stato il celebre “Paloma negra” di Chavelas Vargas.

A metà scaletta Giuseppe Cucè ha cantato “Rosa”, la canzone con cui ha partecipato alle selezioni dello scorso Festival di Sanremo dal testo drammatico e attuale incentrato sulla violenza alle donne.

Non poteva mancare l’omaggio di Cucè a due grandi cantautori italiani: ed ecco “Ritornerai” di Luigi Tenco e “Vieni via con me” di Paolo Conte.

Il brano conclusivo della serata è stato un omaggio alla sua terra di Sicilia rivisitato in una versione più attuale: l’intramontabile “Ciuri ciuri”.

 La fotografia è di Caterina Palermo