Martoglio a Catania


di Daniela Domenici

Terzo e ultimo capitolo del “Progetto Martoglio 08-10 per una trilogia teatrale” ieri sera al teatro Canovaccio di Catania, uno per ogni anno: nel 2008 “I cunti”, l’anno seguente “I cunfidenzi” e infine “Cuttigghi e cattigghi”; “fil rouge” che lega questi tre “momenti” sull’opera omnia del grande scrittore catanese sono la regia di Elio Gimbo, l’elaborazione del testo a cura di Eliana Esposito, le scene di Bernardo Perrone e i costumi di Rosy Bellomia.

Perché scegliere un autore così rappresentato come Martoglio? A questa domanda il regista Elio Gimbo ha risposto affermando che “Martoglio ci consente di rintracciare una tradizione di letteratura civile che ci appartiene … entrambi (Pippo Fava e lui) hanno raccontato Catania con l’intento di risvegliare le coscienze al cambiamento e al progresso sociale”.

E in quest’ottica vanno quindi sia l’accuratissima elaborazione di Eliana Esposito che le perfette e originali scelte registiche di Elio Gimbo che hanno reso attuale e contemporaneo il testo martogliano.

L’intervallo tra i due atti è stato reso “turning point” dello spettacolo che nel primo atto è colorato dalla celebre comicità  leggera, tutta in stretto dialetto catanese, a cui ci hanno  abituato le numerose precedenti “mises en scene” delle commedie martogliane mentre il secondo è stato volutamente avvolto da un velo grigio di dolore e malinconia per narrare la guerra che irrompe nelle vite dei protagonisti.

In breve la trama di quest’ultimo atto della trilogia: torna dal “continente” don Procopio ‘mpallaccheri, interpretato da Cosimo Coltraro, una specie di “deus ex machina” per gli abitanti del quartiere popolare in cui si svolge la vicenda, e per questo evento tutte le donne vanno in sollucchero, donne che sono divise da una rivalità latente in due “fazioni” sempre in lotta, sempre pronte a “cuttigghiare” l’una dell’altra e che don Procopio tenta, non sempre con successo, di sedare: da una parte Tidda e Sara, madre e figlia, interpretate da Cinzia Caminiti e Sabrina Tellico, dall’altra Lona e Betta, anche loro madre e figlia, Iolanda Fichera e Amalia Contarini, e Anna, interpretata da Alice Ferlito, cognata di Lona che è fidanzata con suo fratello Marianu, i cui panni sono vestiti da Giuseppe Calaciura.

Tutto il cast senza eccezioni, compresi Pietro Lo Certo nel ruolo dell’assistente di don Procopio, Saro Pizzuto in quello dell’anziano fidanzato di Sara e Salvo Musumeci nel duplice ruolo di giudice e predicatore, meritano i nostri sentiti e convinti complimenti e gli applausi calorosi conditi da “bravi” che hanno ricevuto alla fine della serata.

Vogliamo sottolineare ancora quanto i costumi di Rosy Bellomia e le scene di Bernardo Perrone abbiano “contribuito sensibilmente a dare vita alle colorite creature di Martoglio” e quanto siano state pertinenti le scelte operate dal regista Elio Gimbo per i brani della colonna sonora che, inizialmente, a un primo impatto potevano sembrare azzardate ma che si sono poi rivelate assolutamente ad hoc.

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