Mamme H davanti al Quirinale: “Perché ha firmato una manovra penalizzante?”


Una decina di madri di figli disabili hanno chiesto udienza a Napolitano. Ricevute dalla sua segreteria, hanno spiegato “che cosa significa la disabilità nel vivere quotidiano: le persone più fragili hanno bisogno di maggiori risorse. Gli ausili e l’assistenza costano e le famiglie non sempre ce la fanno” ROMA – Non ci stanno più e hanno voluto farsi sentire. Una decina di madri di figli disabili, si chiamano Mamme H, ieri mattina hanno sostato per un’ora davanti al Quirinale in attesa di essere ricevute dal presidente della Repubblica. Sono state ascoltate dalla sua segreteria. Arrivate un po’ da tutta Italia, avevano chiesto udienza a Giorgio Napolitano “perché ha firmato una manovra economica che penalizza le persone disabili soprattutto in materia di sanità, invalidità e istruzione”, dice Marina Cometto, torinese, madre di Claudia (una ragazza di 37 anni completamente non autosufficiente). “Considerare spesa improduttiva lo Stato sociale è un segno di inciviltà da quando l’Italia ha sottoscritto la Convenzione Onu del 2006, che sancisce i diritti dei disabili in quanto persone – continua la signora Cometto -. Non si può parlare di improduttività quando la disabilità dà lavoro a tanti operatori sanitari, insegnanti ed educatori, per non parlare di tutte le aziende produttrici di ausili e delle case farmaceutiche”. Le Mamme H non hanno chiesto nulla alla presidenza della Repubblica: hanno voluto solo “spiegare che cosa significa la disabilità nel vivere quotidiano”. Ed è per questo che la signora Cometto ha portato con sé e consegnato il video di sua figlia, che necessita di essere assistita 14 ore al giorno (lo si può vedere su You Tube

http://www.youtube.com/watch?v=qMA09KFDsec

“Le persone più fragili hanno bisogno di maggiori risorse, gli ausili e l’assistenza costano e le famiglie non sempre ce la fanno: molte madri hanno dovuto rinunciare al lavoro, altre invece stanno aspettando il prepensionamento anticipato”, spiega Marina Cometto. “E dopo di noi che ne sarà dei nostri bambini dai capelli bianchi?”, si chiede un’altra madre. “Non vogliamo che altre donne continuino a sacrificarsi, come abbiamo fatto noi, per rendere la vita di nostro figlio il più dignitosa possibile e salvaguardare il bene psicologico e affettivo del resto della famiglia”, le fa eco un’altra madre. Le rimostranze del gruppo Mamme H sono state raccolte in una lettera indirizzata a Napolitano, in quanto rappresentante di tutti i cittadini italiani e quindi anche dei loro figli, e consegnata al consigliere di Stato per gli affari interni Alberto Ruffo: la speranza che hanno ora è quella di “ricevere un segnale che dimostri che non tutta la politica è proiettata solo alla redditività delle persone”, si legge nella lettera. Anche se il consiglio ricevuto dalla segreteria della presidenza della Repubblica è stato quello di “far pressione sulle forze parlamentari”.

da www.superabile.it

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