Cultura: aprono ‘Le stanze di Tobino’ nell’ex manicomio di Moggiano


Aprono ”Le Stanze di Tobino” nell’ex-manicomio di Maggiano. Come ha letto e come rilegge oggi, a cento anni dalla nascita del suo autore, Le libere donne di Magliano una scrittrice come Silvia Ballestra, classe 1969, sensibile ai temi delle emergenze al femminile? E cosa racconta di Tobino uno scrittore come Maurizio Maggiani che condivide con l’autore viareggino molte cose, dalla geografia dei luoghi alla vocazione anarchica e popolare? O chi come Giorgio Van Straten ha fatto dei maestri toscani, da Tobino a Bilenchi, tesoro di scrittura? L’occasione per ascoltarli, insieme a Mario Monicelli che di Mario Tobino era amico e che ha fatto, pochi anni fa, del Deserto della Libia un film dal titolo ”Le rose del deserto”, sara’ l’inaugurazione di una parte dell’ex-manicomio di Maggiano, alle porte di Lucca, dove lo scrittore-psichiatra ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni.

L’11 giugno alle ore 16, infatti, la Fondazione Mario Tobino inaugura, dopo un lungo restauro, la Palazzina Medici, e cioe’ l’ala dell’ex-Ospedale Psichiatrico di Maggiano che ospitava l’alloggio dei medici e dove si trovano le ”Stanze di Tobino” con il loro spartano arredamento originale, la scrivania, le penne, i libri, la macchina da scrivere. La Fondazione avvia cosi’, nel grande e suggestivo complesso medioevale, il percorso di costruzione del Museo e del Centro di studi tobiniani: sia per la sezione letteraria sia per quella di storia della medicina, della psichiatria e del disagio sociale. Il Centro potra’ contare sulla formazione di un archivio bibliografico, sul riordino della biblioteca e sull’esposizione dei piu’ significativi strumenti medici e scientifici. Inoltre, grazie all’accordo chiuso con le Teche Rai, sara’ possibile visionare l’immenso patrimonio televisivo di interviste, ritratti, cronache di Premi letterari che vedono protagonista Mario Tobino.

fonte Adnkronos

“Donne amate”


di Francesco Sabatino

Donne amate,
liete
a Dioniso
danzate.
Di gioia
a lui
cantate.
I vostri corpi
ignudi
al piacere
consegnate.
 
Danzate,
 
danzate,
 
danzate.
La vostra mente
dalla morale
liberate
Nel fuoco del peccato
danzate.
Con lo spirito finalmente
liberato,
da vuoti ed inutili sensi di colpa
che altri v’hanno inculcato,
alla natura divina del mondo
partecipate.
Danzate,
danzate,
danzate. 
 

Libri: esce ‘Il divino pallone, metafisica dei piedi da Platone a Totti’


Heidegger era un’ottima ala sinistra, Derrida un buon centravanti, Camus giocava in porta, come Giovanni Paolo II. E un numero non piccolo di filosofi ha utilizzato il calcio per fare filosofia. In libreria dal 9 giugno il ”Il divino pallone. Metafisica dei piedi da Platone a Totti”, un libro divertente e colto firmato da Giancristiano Desiderio per i tipi della Vallecchi (pp. 312, euro 15). Un viaggio nel prato verde, teatro del gioco piu’ amato del mondo, ma anche negli spazi del pensiero con filosofi meno tristi di quanto comunemente si pensi. Si scopre cosi’ che Sarte amava dire che il calcio e’ una metafora della vita, Wittgenstein giunse alla svolta del suo pensiero guardando una partita di calcio, Marleau-Ponty spiegava la fenomenologia parlando di calcio. Come mai? Il calcio si basa su un principio: il controllo di palla. Ma il principio non puo’ essere finalizzato a se stesso. Per giocare bisogna necessariamente abbandonare la palla

Controllo e abbandono sono i due principi del calcio e della vita. La filosofia, come gioco della vita, si basa su regole calcistiche: per filosofare bisogna saper mettere la vita in gioco. E’ per questo motivo che nel Divino Pallone si spiega l’Idea di Platone con Pele’, la contraddizione del non-essere con Garrincha, la virtu’ e la bellezza con Platini, ma anche l’inverso: il genio di Maradona con la ”logica poetica” di Vico, la visione di gioco di Falcao con il mito della Caverna, il cucchiaio di Totti con la metafisica di Aristotele. E tanto altro ancora. Il calcio, infatti, non e’ solo una metafora, ma un paradigma cognitivo che da’ scacco matto perfino al fenomeno politico piu’ drammatico della modernita’: il totalitarismo. Hitler e Stalin pretesero di controllare tutto e ci riuscirono. Pretesero di controllare anche il pallone. E persero. Il calcio ci fornisce il modello per non ricadere piu’ nel totalitarismo. Un libro che mostrando il controllo di palla nel gioco della vita, sulla ‘fasce del campo’ indica anche insospettabili somiglianze fra calcio e filosofia

Tutti possono cantare


di Daniela Domenici

Ieri all’hotel Venus Sea Garden di Augusta primo incontro tra due ensemble musicali per un gemellaggio musicale inedito: la corale “Euterpe” di Augusta e la norvegese “Alle kan synge” (tutti possono cantare) di Oslo. A fare da tramite tra queste due realtà musicali la sig.ra Padoin, italiana trapiantata in Norvegia da più di quarant’anni, che ci racconta come ha organizzato questo evento: nel suo duplice ruolo di organizzatrice di eventi culturali e viaggi della corale (di cui lei stessa fa parte come corista) visto il loro progetto di viaggio in Sicilia orientale, si è rivolta tramite internet a un noto musicista della zona che le ha dato i nomi delle corali di Augusta; dopo averne visitato i rispettivi siti si è soffermata con interesse sul curriculum artistico dell’ “Euterpe”, diretto dal maestro Rosy Messina, che le è sembrata subito all’altezza della situazione quindi adatta a questo “gemellaggio musicale”.

Ci ha poi raccontato la storia della loro associazione: a Oslo il maestro Karl Hogset ha creato una vera e propria scuola di canto, aperta a tutti, anche a chi non ha mai cantato anzi, egli stesso sostiene: “tutti possono cantare solo che non hanno ancora conosciuto chi insegna loro il metodo.” Hogset è autore di un libro in cui si spiegano le tecniche di canto che è stato tradotto in più di 10 lingue e che è usato in molte scuole di canto; ci ha detto ancora che l’associazione, o scuola di canto, è nata a Oslo nel 2002, che bgli iscritti inizialmente erano 150, oggi più di 500 e che la loro età varia dai 17 agli 84 anni, il loro comune interesse: il canto. Ogni anno organizzano questo viaggio che ha un duplice scopo: quello di visitare altri paesi con il loro patrimonio artistico culturale e quello di fare, nello stesso periodo, prove e concerti; infatti in queste due settimane canteranno la mattina, diretti dal loro maestro Karl Hogset e accompagnati al piano dal giovane Mikael Ronnberg, e il pomeriggio andranno sull’Etna, visiteranno Siracusa,  Piazza Armerina e quant’altro c’è da vedere in questo angolo di Sicilia, il 10 e il 17 giugno canteranno insieme alla corale Euterpe. Il loro corso di canto dura 11 settimane, due volte la settimana, alla fine tutti gli oltre 500 allievi del maestro Hogset si esibiranno presso l’ Oslo Konserthus”, sede dell’orchestra filarmonica di Oslo. Ci racconta ancora che nell’associazione ci sono persone che rimagono portando mariti e figli, altri vanno via, in totale, questi 6 anni da quando propongono questo tipo viaggio si sono susseguite più di 1300 persone. Dell’Italia hanno visitato Volterra, Bassano del Grappa, Palermo, Erice, Trapani sempre con la stessa metodologia: la mattina prove e il pomeriggio le escursioni.

I coristi norvegesi fanno conoscenza con i “colleghi” siciliani chi in uno stentato inglese chi con quelle poche parole di italiano che sono riusciti a imparare; alla fine, levati i calici, gli ospiti scandinavi, assieme al maestro, intonano un canto di brindisi tipicamente norvegese per rendere omaggio alla Sicilia e alla corale Euterpe.

Augusta: voce ai cittadini – San Domenico, pensaci tu


di Alessandro Mascia

Per chi abita nel centro storico la festa del patrono San Domenico si subisce. Tanto vale abbandonare il proprio veicolo per tre quattro giorni davanti casa – pena la perdita definitiva del parcheggio – e girovagare a piedi per la città. Ci sono andato con colui che da tre anni mi accompagna nelle avventure per il mondo: mio figlio Michele. Casualmente ci siamo imbattuti in un corteo di sbandieratori, venuti, appunto, a sbandierare dalla lontana città di Sermoneta. Accanto a me un vicino di casa, rapito dal volteggiare di vessilli gialli e rossi. La mandibola gli si era inconsciamente mollata lasciando intravedere una dentatura vecchia e scassata. “Oh!” gli faccio, toccandolo di gomito “Re Carrubba ha voluto fare le cose in grande questa volta”. Lui mi rivolge un’occhiata di assenso, ma, appena emette parola, una sventola di trombe e tamburi lo zittiscono malamente. Vado avanti verso la centralissima Via Principe, costellata per l’occasione di archi maestosi che creano un suggestivo effetto tunnel luminoso. Ho valutato che le spese per la tradizionale festa augustana potessero ammontare a circa 30 mila euro. Era una palese sottostima. Il valore più vicino al vero me l’hanno fornito le mie fonti: oltre 130 mila euro. “130 mila euro?! E da dove li hanno cacciati fuori che, a momenti, al Comune non hanno soldi nemmeno per la cancelleria?”. Fatto sta che la popolazione pare apprezzare tutta l’installazione pro San Domenico. Soprattutto le bancarelle ammassate lungo la villa comunale. Zuccheri filati, zeppole, nocciole, semi di zucca, cocco bagnato da fontanelle d’acqua e tanta gente che va e viene, che rivà e riviene mille volte, solcando il marciapiede alberato. La tradizione vuole anche questo.

Per San Domenico arrivano le giostre, vero target di mio figlio, che fino a quel momento si è dimostrato abbastanza preoccupato di cotanta ressa umana. Arrivano i dischi volanti e i veicoli a vagoni che sono coloratissimi e divertenti. Pago il primo ticket, inserisco mio figlio in un sedile in partenza e mi dispongo in stand-by. Accanto a me un amico, che non vedevo da tempo, e il suo figliolo. La musica sparata a mille scoraggia qualsiasi velleità di dialogo, dunque, dopo i consueti convenevoli, ci limitiamo a guardare il trenino viaggiare più volte in tondo per poi fermarsi. Catapultato fuori, Michele si dirige verso un altro veicolo a vagoni. Non è proprio un treno, ma ci assomiglia. Anche in questo caso: ticket, sistemazione a bordo e partenza. Accanto a me di nuovo il mio amico e il suo figliolo. Mi abbasso a chiedergli: “Non ti piacciono questi giochi?”. Lui annuisce guardandomi con un sorriso a mezzo. Strano modo di rispondere per un bimbo della sua età. Un modo adulto che mi turba. Dai veicoli a vagoni ai dischi volanti. Devo salire anch’io, sulla navicella, perché mio figlio non ha l’età per stare da solo. Ci divertiamo a salire e scendere di quota, a sparare e a vincere un giro omaggio. Da sopra il disco in volo si può vedere una buona porzione di villa, gli avventori, piccoli e tanti. Tra i tanti ancora quei due, papà e figliolo che osservano gli altri divertirsi.

Poi ho ricollegato: lui è un dipendente della Pastorino, la ditta che ha in appalto il servizio di nettezza urbana di Augusta, e una settimana sì e una no è costretto, con i suoi colleghi, a scioperare per avere piccoli acconti di uno stipendio che altrimenti non arriverebbe mai. Sceso dal gioco volante gli ho chiesto come andassero le cose. Mi ha risposto secco: “Malissimo”. Poi: “Ho quarant’anni e non posso provvedere alla mia famiglia nemmeno per il mangiare”. “La ditta non ti paga?” gli ho chiesto. “Non mi pagano, no, dicono che loro non sono pagati dal Comune. Abbiamo minacciato di scioperare per San Domenico e ci hanno minacciato di denuncia penale. Non abbiamo diritto allo stipendio e nemmeno alla protesta. Non ce la faccio più. Meno male che lui capisce – chiosa, abbassando il capo verso il figliolo che stira le labbra in quel sorriso a mezzo. Io e Michele abbiamo preso la via del ritorno, lui appagato e trotterellante, io pensieroso per il duro scontro tra due realtà paradossali: povertà dei lavoratori e opulenza della festa, povertà delle casse comunali e spese folli per sostenere il livello di una tradizione.

130 mila euro bruciati in una settimana, quando nelle tavole degli operai della Pastorino non c’è più nulla da mangiare perché il Comune di Augusta ritarda a versare le somme dovute, quando nelle tavole delle lavoratrici della Cooperativa CRASS – ormai licenziate – non c’è più nulla da mangiare perché il Comune di Augusta non eroga più i fondi necessari per l’assistenza alle persone anziane. Il Sindaco Carrubba va in web TV a gridare al mondo di essere stato vittima di Tributi Italia, di avere difficoltà ad amministrare l’ordinario con i pochi spiccioli di cui dispone e poi si permette di sperperare migliaia di euro per una tradizione i cui costi, per Augusta, non sono più tollerabili. Credo che sarebbe stata più conveniente per tutti una decisa stretta alla borsa, una festa sobria che restituisse anche il valore religioso che merita San Domenico. Invece è sembrato un grande evento di facciata per non fare arrabbiare nessuno, soprattutto ora che l’aria politica è instabile e le regionali potrebbero essere alle porte.