“Farfalla”


di Tiziana Mignosa

A te e alle tue ali colorate
farfalla con le tasche gonfie a sassi
piombo fuso sui pensieri a picco
gelido bagno sulla voglia di volare.

A te che col tuo pianto
le lancette spingi sulle venti
redenzione
sul dolore di star male

e alla tua meta senza gioia
su un altro giorno da dimenticare.

Ascolta il vento
che amico porta primavera
e dal dopo slaccia
ciò che anche adesso puoi avere.

Vita soffia
ai tuoi sogni ormai delusi
che solo tu
puoi fare diventare veri.

Uno ‘Yabba-Dabba-Doo’ lungo 50 anni, mezzo secolo con gli Antenati


Yabba-Dabba-Doo. Alzi la mano chi non riconosce il celeberrimo grido di battaglia di Fred Flinstone, il protagonista degli Antenati, che insieme al suo inseparabile amico Barney, compira’ tra qualche mese 50 anni. Il battesimo televisivo dei Flinstones con tutto il loro armamentario di ‘modernità preistoriche’, allegoria della società statunitense di quegli anni, è infatti datato 1960: è l’inizio di un successo che negli anni a seguire non conoscerà flessioni e che proietterà Fred e Barney nell’empireo dei cartoni animati, insieme a Topolino e a tutta la banda dei paperi, alimentando l’eterna, titanica sfida tra Hanna e Barbera e Walt Disney.

Le avventure di Fred e Barney, insieme alle rispettive consorti Wilma e Betty, ai figli Peeble e Bamm Bamm, al cucciolo di dinosauro ‘da salotto’ Dino, si dipanano nell’immaginaria città di Bedrock, in un’età della pietra del tutto particolare in cui dinosauri, tigri dai denti a sciabola e mammut convivono con gli uomini delle caverne. Una città preistorica che assomiglia ad una metropoli moderna, dove non mancano le auto, che però hanno le ruote di pietra e viaggiano grazie alla spinta dei piedi di chi è al volante; dove giganteschi pterodattili con sedili adagiati sul dorso prendono il posto dei jet; dove mini-mammut sistemati sotto al lavello della cucina vengono usati come tritarifiuti; dove un’interminabile serie di animali preistorici vengono utilizzati come elettrodomestici vari, come gru, come lampadine, come macchine fotografiche, e, naturalmente, come televisori.

Il protagonista indiscusso della serie tv che negli Stati Uniti ha avuto un enorme successo per 6 anni, dal 1960 al 1966, è naturalmente Fred, irascibile e ipercompetitivo, innamoratissimo della moglie Wilma. E se lo Yabba-Dabba-Doo è il suo inconfondibile marchio di fabbrica made in Usa, l’altrettanto celeberrimo ‘Wilma dammi la clavà, urlato nel bel mezzo di un’arrabbiatura, è un’invenzione tutta italiana, giacché nei 166 episodi della serie classica americana questa frase Fred non la pronuncia neppure una volta. I Flintstones sono stati la prima ‘famiglia animata’ a raggiungere il successo.

Un successo superiore a quello dei Simpson, ottenuto 30 anni prima del boom di Homer e compagnia. Dopo la prima serie televisiva sono arrivati numerosi lungometraggi animati a rinverdire i fasti della family più famosa dell’eta’ della pietra. Nel 1987 i Flintstones incontrano i Jetsons, i loro cugini del futuro, in uno speciale tv-movie. Nel 1994 arriva il primo film con attori in carne ed ossa, con John Goodman nei panni di Fred e Rick Moranis in quelli di Barney. Anche in questo caso si è trattato di un successo: Yabba-Dabba-Doo, griderebbe felice Fred.

fonte Adnkronos

Storia di un check in e di una sedia a rotelle


di Roberto Puglisi

Gentile Signorina del chek-in del volo Alitalia Palermo-Roma.
Si sa, i disabili sovente sono fastidiosi con quella pretesa di essere trattati come tutti gli altri. Ingombrano, non cedono il passo. Anzi, la rotella, se sono in carrozzina. Ed è giusto rimbrottarli all’occorrenza. Che stiano al loro posto una buona volta.
Perciò il sottoscritto approva con ampi cenni del capo il suo operato di oggi pomeriggio. Il petulante disabile in questione si è messo in fila con una certa arroganza (la sedia a rotelle è già un esibito elemento di arroganza) per fare il suo biglietto e decollare. Lei, quando è stato il turno del tizio, notando il bagaglio in eccedenza, ha giustamente protestato: non può partire. E il disabile, con finta aria umile e interrogativa: perché? E lei: c’è troppo bagaglio. Controrisposta polemica: pago l’eccedenza, va bene. Era finita lì? Neanche per sogno. E’ successo un altro inghippo. Lei, Signorina, a quel punto correttamente agitata, ha intimato alla collega lì vicino una cosa come: pensa tu ai passeggeri. Io qui ho una sedia a rotelle. Ora, chi scrive non è sicuro del resto della frase, tranne che per quel particolare. Ho qui una sedia a rotelle. Lo ha detto Lei.
Vede, Gentile Signorina del chek-in del volo Alitalia Palermo-Roma, i disabili sono seccanti. Però su una circostanza forse Lei  dovrebbe riflettere. Non sono attrezzi, non sono sedie a rotelle. Sono persone. “Stanno” sulla sedia a rotelle. La carrozzina è una parte. Il disabile, il portatore di handicap, il diversamente abile, ha occhi, mani e gambe purtroppo inerti. La sedia a rotelle ha appunto le rotelle. Il disabile ama, soffre, guarda, respira, mangia il gelato, se può. Una sedia a rotelle, no. Comprende la differenza?
Certo, Lei ha altre faccende a cui pensare. Mica la fregano a Lei. Sarà per questo che ha chiesto al disabile (sempre lui)  per tre volte se era in grado di muovere qualche passo, nonostante la presenza di una carrozzina e di un certificato medico?
Però ha ragione, Signorina. Sì, ha ragione lei. Il suo è un lavoro difficile, pieno di trabocchetti. E quando arriva una sedia a rotelle non è semplice, no. Nel manuale delle Signorine non c’è nulla a riguardo. Non è facile capire con precisione dove finiscono le rotelle. E dove cominciano gli occhi.

da www.livesicilia.it

San Pasquale Baylon


di Daniela Domenici

Auguri a tutti coloro che portano questo nome…:-)

San Pasquale Baylon

Nel giorno di Pentecoste lui è nato

 e nello stesso dì al Signore è tornato

fu un santo spagnolo del Seicento

e morì a Valencia in un convento

dell’Eucaristia fu un grande conoscitore

ma delle donne si dice sia il protettore.

“D’una pagina strappata”


di Maria Grazia Vai

(sulle note di “We are free now” di Enya)

D’ogni uomo, il suo dolore
D’una parola,
la sua primavera e il tramonto.

Ogni battito di mano,
ali
e ciglia

quando dell’amore parla
e per amore, mai non tace
– è sacro

E agogna un nome, un battesimo

Un luogo a cui tornare
quando il suo tempo
perderà chiome, e radici

E quando muore, vivrà
di nuova vita

E di una lacrima caduta,
d’una pagina strappata
diventerà il rumore

Mentre il taciuto dire
si perderà
– e per sempre

nel silenzio di passi
che dell’Amore
hanno temuto

di varcare la soglia.

The party of the air: Augusta’s airships hangar opens again


di Daniela Domenici

As to underline the title given to this party yesterday and today a strong wind has accompanied the re-opening, after decades of abandon and waste, of the airships hangar and of the green space surrounding it just outside Augusta by the “Hangar Team” association led by Ilario Saccomanno, who is a former teacher and is now the “soul” and the “engine” of this operation.
Augusta’s airships hangar, for those who don’t know anything about it, is a building of high pioneering engineer ability, built between November 1917 and the end of 1920, which has hosted airships for recognition and sightseeing and has remained one of the few in the world still standing even if, of course, with visible and touchable signals of abandon on it.
Yesterday and today the green space around the hangar has been “invaded” in a pacific and joyous way by thousands of people who has been waiting to use this “green lung” of their town for decades; it has been a real party which has taken place in a good way thanks, above all, to the perfect organization of the volunteers of Hangar Team association.

Passeggiando con gli amici detenuti nel parco dell’hangar di Augusta


di Daniela Domenici

Chissà se molte delle persone di Augusta che ieri mi hanno incontrato tra i viali del parco dell’hangar o si sono fermate a salutarmi al tavolo davanti alla bancarella dei panini si sono chieste chi fossero quei signori con cui chiacchieravo e scherzavo così amabilmente e serenamente, unica donna in mezzo a tanti uomini.

Chissà, forse, se avessi detto loro che erano alcuni dei dodici detenuti del carcere di Augusta che ogni giorno escono, grazie al progetto “Reload” basato sull’art.21, per lavorare all’esterno e rientrano poi nella casa di reclusione, avrebbero girato alla larga o sarebbero addirittura fuggite inorridite all’idea che dei detenuti possano stare in mezzo alla gente “normale” senza fare qualcosa di male e, soprattutto, che la sottoscritta, nota in città come madre, moglie, docente e tante altre cose, si mescolasse con questa fetta emarginata della società.

Eppure tutto questo è potuto succedere grazie alla splendida iniziativa del presidente dell’Hangar Team di Augusta, il dott.Saccomanno, di cui ho parlato nel mio articolo di ieri.

Alessandro A, Angelo F, Francesco L, Giovanni L, Giovanni C, Giovanni U, Leandro C, Orazio F, Salvatore C, Salvatore I, Sergio C e Simone R, undici di loro siciliani e solo uno campano, con condanne diverse ma uniti dalla voglia di dimostrare che la fiducia in loro riposta è stata ampiamente ripagata dando così attuazione pratica al dettato dell’art. 27 della Costituzione che parla di rieducazione per un reinserimento nella società, ringraziano, tramite me, il presidente dell’Hangar Team per questo regalo che è stato loro fatto: trascorrere un fine settimana fuori dalla loro “vita ristretta” mescolandosi tra la gente qualunque.