“Ortigia e la sua bellezza”


di Tiziana Mignosa

Su quest’isola

di fuoco e sogni

folgora di bellezza

la misteriosa tenebra estiva

che di vita palpita

tra le vetuste mura

destate dal torpore del tempo.

Salsedine e incanto

sibilo impercettibile

tra le chiassose vie

che festose gridano il piacere.

Intenso

percepisco l’odore

di limoni e libertà

mentre slaccio i nodi

all’incompresa razionalità.

E’ sinuosa

la sensuale danza del desiderio

che impertinente libero

quando a piedi nudi ascolto

il possente battito della calda terra.

E terra … divento

meraviglioso attimo senza catene

terra nella terra

fuoco nel fuoco

aria dell’aria

in quest’illusione di libertà

di questa piccola notte

di note e bellezza

solitario dono del tempo

e della mia amata Ortigia.

“Impetuosamente adagio”


di Angela Ragusa

Scivolo adagio
nel silenzio del tuo cuore

A piccoli passi
percorro le sue selve,
arbusti inestricabili
che lasciano ai miei raggi
il permesso di filtrarvi…
…mondo nascosto
che palpita nel tuo petto
ne odo lo strepito
che presto contagia
il mio sentire incalzante.

E aspetto ,nascosta
all’ombra di un bel sogno,
l’albero tuo, impetuoso,
sbocciare nel mio essere.

Grazie – Thanks – Merci – Danke – Spasiba


Grazie, Signore, per aver messo sulla mia strada tante persone che, nelle occasioni più varie e per i motivi più diversi, mi hanno tradito, ferito, fatto del male, hanno risposto con l’ingratitudine e la falsità alla mia sincerità e al mio amore gratuito e disinteressato: il dolore che mi hanno dato mi ha fatto crescere, mi ha fatto diventare più forte ma non mi ha cambiato dentro; loro hanno perso un’occasione di amore, di crescita, di arricchimento, io sono uscita dal deserto in cui mi hanno buttato e torno a essere oasi per chi ha bisogno di ascolto, affetto, attenzione, amore.

Grazie, Signore, per tutti i doni che mi hai dato e che provo, in ogni momento, a condividere con chi si trova a percorrere un tratto, più meno lungo, della mia vita; sono doni gratuiti che tento di far fruttificare come i talenti della tua parabola, spero che la missione che mi hai affidato porti ancora qualche frutto prima che io concluda questo ciclo terreno che mi apre le porte della Casa.

Carceri, Bernardini su dichiarazioni di Maroni: Pura demagogia, da dare in pasto a tutti i tg. Il problema è che il sistema/sicurezza modello “Italia” fa acqua da tutte le parti. Prosegue sciopero della fame giunto oggi al 21° gi


  Insieme a Rita Bernardini, digiunano da 21 giorni anche i Radicali Valter Vecellio, Donatella Corleo, Lucio Bertè, Donatella Trevisan, Michele Capano, Claudio Scaldaferri, Yasmine Ravaglia, per scandire i tempi di un provvedimento riguardante la possibilità di accedere alla detenzione domiciliare per coloro che debbano scontare in carcere meno di 12 mesi.

 Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale nel gruppo del Pd, membro della Commissione Giustizia.
Alle sparate di Maroni ci siamo abituati, ma il problema serio è che lui va a rete unificate su tutti i TG senza che nessuno possa replicargli.
Sparate puramente demagogiche considerato che, comunque, quelle persone – che lui vuole inchiodare in carceri illegali per sovraffollamento e mancanza di personale e dove viene tolta ogni dignità – tra uno, due, cinque o dodici mesi uscirebbero avendo finito di scontare la loro pena.
Inoltre, la sua “sicurezza” fa acqua da tutte le parti proprio perché l’unica risposta che viene data è il carcere e non si fa alcun uso dell’esecuzione penale esterna che in altri paesi europei viene usata venti volte più che in Italia. Basti pensare al Regno Unito dove sono ben 243.000 le persone sottoposte a pene non detentive o alla Francia dove sono 160.000. In Italia, siamo ad una media di 21.000 scesa ultimamente a circa 11.000 persone vista la paralisi dei Tribunali di sorveglianza.
E se andiamo a vedere i tassi di recidiva italiani, i dati sono ancora più eloquenti: chi accede a misure alternative ha un tasso di recidiva del 20% mentre coloro che scontano la pena nelle galere nostrane senza poter accedere a misure alternative, hanno un tasso di recidiva del 68%. Ecco dove sta la demagogia ed ecco perché prosegue il nostro ragionevole sciopero della fame.

“Autism, the musical”, il film che sfata i luoghi comuni sull’autismo


di Maurizio Molinari

La regista Tricia Regan ha seguito per sei mesi 5 bambini autistici di Los Angeles e ha raccontato la loro storia e quella delle loro famiglie. Oggi a Bruxelles la presentazione del film

i protagonisti di “Autism, the musical”

BRUXELLES – “Chi gioca in prima base. Non te lo sto chiedendo, te lo sto dicendo. Chi gioca in prima base?”. Come non ricordare questa scena dal film Rain Man in cui, nel 1988, il futuro premio oscar Dustin Hoffman (Raymond Babbitt) e la sua “spalla” Tom Cruise (il fratello Charlie Babbitt) portarono alla ribalta l’autismo sul grande schermo?  Da allora il problema dell’autismo è cresciuto in maniera esponenziale: per fare solo un esempio, nel 1980 l’autismo era diagnosticato a un bambino su diecimila negli Stati uniti, mentre ora le statistiche arrivano a parlare anche di un bambino su centocinquanta come affetto da questa grave disabilità. Senza dubbio il numero delle diagnosi è aumentato notevolmente.

Stasera, a Bruxelles, non andrà in scena Rain Man, ma saranno cinque bambini autistici i protagonisti di una storia vera, la realizzazione del film “Autism, the musical”, con cui una regista ha voluto dimostrare che è possibile coinvolgere le persone affette da autismo in progetti grandi quali quello della realizzazione di un prodotto cinematografico premiato a livello internazionale.

Tricia Regan, la regista appunto, ha seguito per sei mesi cinque bambini autistici di Los Angeles e ha raccontato la loro storia e quella delle loro famiglie, i loro successi e le loro frustrazioni mentre insieme a loro creavano quello che poi sarebbe diventato un musical. Proprio nel musical, la Regan ha scoperto, gli attori autistici coinvolti hanno trovato una forma di protezione, di luogo sicuro in cui esprimere la loro creatività. “Questo film – ha  dichiarato la regista – vuole essere da un lato una denuncia per la crescita del fenomeno allarmante dell’autismo e, dall’altro, la dimostrazione che, se coinvolte con metodi appropriati e nella giusta maniera, le persone autistiche possono esprimere un immenso potenziale”.

“Non bisogna avere un’immagine monolitica dell’autismo e delle persone autistiche – ha spiegato a Superabile Aurelie Ballanger, direttrice di Autism Europe, il network europeo delle organizzazioni che si occupano di questa disabilità – perché ci sono diverse forme di autismo con diverse problematiche. Gli autistici non sono tutti geni o tutti dotati di un’intelligenza superiore, tanto per sfatare un mito, e non ci sono cure per l’autismo. Detto questo, però, con i giusti trattamenti e le giuste terapie, le persone autistiche possono esprimere le loro potenzialità individuali, qualunque esse siano, e diventare cittadini europei e del mondo a pieno titolo, godendo così fino in fondo dei loro diritti che dovrebbero essere e purtroppo spesso non sono inalienabili”.

da www.superabile.it

“Patch” Adams, io clown per portare amore


Una gioventù travagliata con tre tentativi di suicidio, molti anni passati negli ospedali psichiatrici; e poi la svolta della sua vita: l’idea di un ospedale dove potesse emergere l’empatia per il malato. Trentasette anni di attività come medico-clown, 15 mila persone visitate senza mai prescrivere uno psicofarmaco. E’ durata più di un’ora la prima lezione romana all’università di Roma di Patch Adams il medico statunitense riconosciuto come l’ideatore di una terapia molto particolare, quella del sorriso. La prima tappa di un tour che lo porterà in altre università italiane (domani pomeriggio sarà all’Aquila) e che lo ha portato a costruire una rete internazionale di solidarietà in più di 65 paesi attraversati da conflitti e calamità naturali. “Il vero scopo del medico – afferma Adams – non è curare le malattie ma prendersi cura del malato”, e la sofferenza interiore è altrettanto importante del dolore fisico. Look in perfetto stile clownesco Adams è divenuto popolare grazie al celebre film del 1998 interpretato da Robin Williams. “Il film – racconta scherzando – ha incassato 2 miliardi di dollari ma a me non me ne hanno dati neanche 10”. Agli studenti il medico-clown ha ripercorso le tappe della sua vita e i suoi progetti: dai tre tentativi di suicidio, a cui hanno fatto seguito altrettanti periodi passati in ospedali psichiatrici; alla nascita di un modello di ospedale unico, basato come una sorta di comunità, dove il chirurgo e l’addetto alle pulizie venivano pagati allo stesso modo (300 dollari) e dove la relazione medico-paziente (la prima visita non durava mai meno di 4 ore) era improntata all’empatia, all’intimità e a una buona dose di umorismo, secondo lo slogan “ridere fa bene alla salute”. “Volevo creare un modello di ospedale – ha spiegato il 65enne medico americano – che si occupasse delle cure in tutti i suoi aspetti. Per questo ho iniziato a fare il clown in ospedale. Non ho mai pensato a una terapia, non credo di averne mai fatte, essere clown era solo uno strumento per arrivare all’amore, che deve essere sempre l’obiettivo principale”. E forse deve esserci riuscito, se è vero che “nei primi 12 anni del progetto pilota, ho visitato circa 15 mila persone e non ho mai prescritto uno psicofarmaco”. Ma la lezione agli studenti non si è fermata agli aspetti sanitari, ad “educare alle cure”. Perché Adams ha provato ad andare oltre, parlando dei mali del capitalismo e dei disastri ambientali, invitando gli studenti a “resistere” e incitandoli a fare “una rivoluzione non violenta”. Quella “rivoluzione” che lui aveva iniziato tempo addietro, e che lo ha portato ad essere ‘Patch’ Adams. Nel frattempo a Firenze si fa strada il progetto che prevede la formazione di Clown Ospedalieri professionisti dello spettacolo al servizio della salute. Gli aspiranti Clown ospedalieri (finora ne sono stati formati 90), saranno formati sia sul modello operativo ampiamente sperimentato dalla Clown Care Unit del Big Apple Circus di New York, sia sul modello operativo già sperimentato dal 2005 dalla Regione Toscana. E l’esperienza del medico-clown ha lasciato una traccia tangibile anche nel nostro paese: Firenze diventerà il punto di riferimento italiano per la formazione di professionisti nella Clown Terapia in ospedale, grazie al bando del ministero per le Pari Opportunità vinto dalla Onlus Soccorso Clown, in partnership con l’ospedale pediatrico Meyer.

fonte ANSA

“Malinconici i poeti”


di Tiziana Mignosa

Come grigia coltre
le nubi a volte
di pioggia vestono l’umore.
 
Malinconici i poeti
valicando le stagioni della vita
s’allacciano agli aromi dell’autunno.
 
Nostalgiche visioni
proiettano attimi di chiarore
gli altri, il mondo
inconsapevoli fiammiferi
dolce fonte di tepore.
 
E nemmeno un po’ lo immaginano
d’essere luce e accesa
a volte grande ispirazione.
 
Nascono così
parole intinte in pregiate essenze
d’oli crepuscolari e languide assenze.