“Dolci pensieri d’amore”


di Francesco Sabatino

Bella come il sole, forte come la tempesta e gelida come la neve.

Tu sei venuta lieve nel mio cuore,

accendendo in me forti desideri d’amore.

Ma poi, così come sei giunta, te ne sei andata.

Per un attimo, ho creduto di poterti amare;

invece, mi hai lasciato solo in questo mare.

Tuttavia, ovunque tu sia, io ti amo.

Anche se mi hai spezzato il cuore,

non reco rancore.

Ma, per te, nel mio animo, ho in serbo solo, e soltanto,

dolci pensieri d’amore.

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Voglio andare a Madrid, ma…


di Franco Bomprezzi

Ma sembra proprio che al mitico stadio Santiago Bernabeu – dove si giocherà il 22 maggio la finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco – i posti accessibili siano pochi, scomodi e addirittura pericolosi da raggiungere. In barba alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che la Spagna è stata tra i primi Paesi europei a ratificare…

Lo stadio Santiago Bernabeu di MadridNon ci volevo credere, e invece è vero. Il glorioso, monumentale stadio di Madrid, il Santiago Bernabeu, che ospiterà il 22 maggio prossimo la finale di Champions League fra Bayern Monaco e Internazionale Milano, è assai scarsamente accessibile alle persone con disabilità. Lo deduco da un paio di link trovati in questi giorni di assidua ricerca di informazioni e di passaparola su Facebook [i due link cui si fa riferimento sono raggiungibili cliccando qui e qui, N.d.R.]. I posti accessibili sono pochi, scomodi e addirittura pericolosi da raggiungere.
Inutile dire che io – da tifoso dell’Inter e da persona disabile incosciente – vorrei proprio andarci, a Madrid, per vivere assieme agli altri tifosi nerazzurri un momento “epico” della nostra storia calcistica che arriva, a dire il vero, con qualche decennio di  distanza dall’ultima occasione analoga (ero davvero giovane, allora…). Non nego dunque il “conflitto di interessi”, ma so bene che nel nostro Paese questo non è un gran problema, e forse neanche in Spagna.
Assai più grave è che la UEFA [la Federazione Europea del Calcio, N.d.R.] decida di assegnare la finale di Champions League a una città senza inserire – lo deduco, non ne sono sicuro, ma a questo punto mi pare assai probabile – fra i requisiti essenziali la piena e adeguata accessibilità dell’impianto a tutti. Il risultato è che entrambe le tifoserie – bavaresi e milanesi – si vedono negato un diritto sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità all’articolo 30 (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport). Inutile, ma mica tanto, ricordare che la Spagna è fra i primi Paesi ad avere ratificato la Convenzione e in effetti molte cose nel Paese iberico funzionano bene, stando alle informazioni in possesso delle associazioni delle persone con disabilità. Ma qui davvero non ci siamo.

Io vado spesso a San Siro, e anche se contesto la filosofia dell’accessibilità di questo come di tutti gli altri stadi (parliamo comunque di spazi “dedicati”, il che impedisce la libera scelta del posto, della visuale, delle amicizie, e così via…), bisogna pur dire che Inter e Milan consentono a moltissime persone con disabilità di accedere a spazi dignitosi, con ottima visibilità, in posizione centrale, tribuna arancio e anche gratis (cosa sulla quale dissento da sempre: poco, ma farei pagare, in modo da essere sicuri che si va allo stadio per passione… autentica!).
Pensavo dunque che la mia balzana idea di partire e andare in auto a Madrid, via Barcellona (per passare dal luogo del delitto, ovviamente…), sarebbe stata fattibile, se non addirittura banale. E invece così non sembra. Presto per rinunciare, anzi, cerco una mobilitazione “bipartisan” (Inter e Bayern), con l’aggiunta di spiriti liberi di ogni bandiera, perché sono convinto che dietro la banalità di un diritto apparentemente minore (ovviamente non paragonabile ai servizi essenziali alla persona) si celi un sentire comune, una bandiera che tutti comprendono e possono sventolare con foga. Non chiedo di tifare Inter, ci mancherebbe, ma semplicemente di garantire a me, e a tutti i tifosi con disabilità, di poter scegliere se andare o meno a vivere un grande evento sportivo, in un tempio del calcio moderno.
Tutto qui. Ce la faremo tutti insieme a vincere questa piccola grande battaglia? Ci proviamo.

da www.superando.it

Morire dietro le sbarre per il furto di due teli da mare


di Roberto Puglisi

Roberto Pellicano dal carcere dell’Ucciardone scriveva preghiere, con scarna  grammatica e abbondante dolore.  Le scriveva su un foglio a quadretti e le imbustava. Destinazione ignota. Roberto scriveva: “Sono un ex tossico, ma me ne sono pentito! Ero un tossico e non mi vergogno a dirlo! Ma prego Dio che mi fa guarire di questa maledetta malattia! Sono stanco di questa vita di merda che facevo. Quindi ti chiedo Dio di farmi uscire di questa maledetta droga! Dio io ti prometto che farò di tutto per riuscire a smettere! Ma ti chiedo solo di aiutarmi. Dio aiutami: Roberto”. E’ uscito, alla fine, ma non come aveva chiesto.
Roberto Pellicano era sieropositivo. Era un ladro di piccole cose, furti minuti che gli servivano per acquistare la roba. La sua storia misera è racchiusa in poche righe e in qualche documento spiegazzato. Il due luglio scorso il furto di due teli da mare, di accessori balneari e creme da spiaggia a Capaci. L’arresto, il processo e la condanna a otto mesi, visto che l’imputato è recidivo . Due istanze di scarcerazione per motivi di salute non esaudite. La prima – parrebbe – per il rifiuto di farsi visitare opposto da Roberto.  La morte dietro le sbarre, ai primi dello scorso dicembre.
Di Roberto Pellicano  restano tracce labili. Gli articoli di giornali scritti per “Repubblica” da Romina Marceca, una cronista onesta e coraggiosa. Restano gli effetti personali non ancora restituiti ai familiari. Resta un foglietto con la preghiera, con qualche foto pallida, piena di sorrisi illividiti. Tutto scomparirà, tutto passerà. Non per sua madre che continua a ripetere: “Non è giusto, non si può morire così. E’ una fine da animali”.
L’avvocato Tommaso De Lisi spiega: “Roberto, anni fa, è stato il mio primo cliente. C’era un rapporto speciale. La prima istanza di scarcerazione non ha dato i risultati sperati. Ho presentato la seconda, nel frattempo il fascicolo è finito sul tavolo del magistrato di sorveglianza”. Un “nel frattempo” di troppo. Roberto non ha mai smesso di scrivere lettere accorate ai familiari, ai fratelli e alle sorelle dall’Ucciardone. Lì, d’inverno si muore di gelo, d’estate di afa. E si muore davvero, talvolta. La madre ricorda il figlio ai colloqui: “Piangeva. Supplicava: mamma, tirami fuori di qui”.
La casa dei Pellicano è in fondo a via Mozambico, nella Palermo rovinata e periferica. Un palazzo popolare in mezzo a orizzonti di cassonetti ripieni. Una casa ammobiliata con gusto. Con papà e mamma, i fratelli e le sorelle di Roberto. “Siamo povera gente – spiega la mamma – non abbiamo soldi per lottare o per chiedere giustizia. Rivolgiamo un appello all’Italia: qualcuno ci aiuti”. Un appello all’Italia, dice così questa signora chiusa nella veste nera del lutto. Questa è via Mozambico. L’Italia è altrove.
Carta canta. Ha anticipato “Repubblica”:“Roberto Pellicano è morto per un attacco di asma acuto. È il responso dell’autopsia eseguita sul corpo del detenuto di 39 anni deceduto nel carcere Ucciardone il 3 dicembre scorso. Una perizia che scagiona, in prima battuta, i medici del penitenziario. Roberto Pellicano, tossicodipendente affetto dal virus Hiv, era stato arrestato per avere rubato un telo da mare in spiaggia (erano due, ndr). Il suo avvocato, Tommy De Lisi, per due volte aveva chiesto la sua scarcerazione.  “Quella su Roberto Pellicano – spiega Paolo Procaccianti, direttore dell’istituto di medicina legale dell’ospedale Policlinico – è stata un’autopsia dalla perizia complessa che è stata riassunta in 50 pagine. Il ragazzo assumeva metadone e bisognava comprendere con accurati esami cosa ne avesse provocato la morte. L’asma era una patologia misconosciuta ai medici del carcere”.
L’inchiesta marcia verso l’archiviazione. L’avvocato De Lisi si domanda: “Perché uno come Roberto stava in carcere? Fu rinchiuso in Sardegna molti anni fa e liberato per le sue infelici condizioni di salute”. Dagli archivi della famiglia spunta un documento del Tribunale di sorveglianza di Sassari. Si legge: “Risulta dalla documentazione medica che l’istante è affetto da una seria forma di broncopolmonite e presenta una grave sintomatologia clinica, accompagnata da una rilevante depressione del sistema immunitario dovuta alla accertata sussistenza di Aids conclamato e le sue condizioni di salute non sono compatibili con lo stato di carcerazione”. Chissà se vorrà dire qualcosa. 
In via Mozambico, la madre scarica piano la rabbia: “Non doveva stare all’Ucciardone Roberto. Il medico di lì glielo ripeteva: Pellicano che ci fai qua?”. E lui, Roberto Pellicano, scriveva a Dio. Il tre dicembre “è deceduto”. Suo padre non ha più nemmeno tempo di piangere, deve andare a lavorare come i fratelli. Lavori precari, tra i mercatini e l’incertezza.
Chi ricorderà il detenuto Pellicano Roberto di via Mozambico che rubò due teli da mare e morì in galera? Chi protesterà? Chi gli vorrà sempre bene a parte i suoi? E in  fondo, quella di Roberto è  una storia come tante, dietro le sbarre. Una storia di povera gente senza voce. Scriveva Sciascia, pressapoco: la giustizia è una macchina, che senso ha dire era innocente ed è finito sotto una macchina?  Stavolta è toccato a un “tossico” e alla sua vicenda di normale passione e morte. Sotto la macchina c’è finito lui. C’è finito il detenuto Roberto Pellicano che sperava di uscire dall’Ucciardone e di ricominciare, perché scriveva lettere a Dio.

da www.livesicilia.it

Carceri: Prosegue sciopero della fame Radicale. Non c’è tempo da perdere e attenzione ai colpi bassi della magistratura organizzata


 Prosegue lo sciopero della fame, giunto oggi al 19° giorno, di Rita Bernardini, Valter Vecellio, Donatella Corleo, Lucio Bertè, Donatella Trevisan, Michele Capano, Claudio Scaldaferri, Yasmine Ravaglia per scandire i tempi di un provvedimento – che tarda a venire – riguardante la possibilità di accedere alla detenzione domiciliare per coloro che debbano scontare in carcere meno di 12 mesi.

 
·         Dichiarazione di Rita Bernardini, radicale eletta nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera dei deputati:
 
Ieri, nel corso della visita che ho fatto insieme a Marco Pannella ed altri radicali al Carcere di Bolzano, l’efficientissima direttrice del carcere Dott.ssa Annarita Nuzzaci, ci ha quasi implorati: “fate qualcosa per ridurre il numero dei detenuti.. così non si può andare avanti!”. Eppure, nonostante le difficoltà, il carcere di Bolzano è uno dei migliori che abbiamo visitato negli ultimi mesi! Pur essendo sovraffollato come gli altri, pur avendo un forte deficit nell’organico di agenti, educatori e psicologi, pur avendo scarsissimi mezzi economici, lì abbiamo respirato un’aria di solidarietà umana impossibile da riscontare in altri istituti. Piccole, ma fondamentali le “riforme” adottate dalla Direttrice che tiene aperte le celle sovraffollate in modo che i detenuti possano circolare liberamente nel lungo corridoio della sezione detentiva e che, non avendo mezzi a sufficienza per ripitturare le pareti scrostate del vecchio carcere, ha lasciato ai detenuti la possibilità di dipingere le pareti con loro murales: risultato, ambienti meno lugubri e avvilenti; inoltre le ore d’aria sono molte di più che in altri istituti, 6 ore da ottobre a maggio e 7 da giugno a settembre. E’ indubbio che con le sue capacità di gestione la direttrice, con un po’ più di risorse umane e materiali, potrebbe realizzare i progetti che ha in testa per fare in modo che i detenuti possano facilmente reinserirsi senza più delinquere nella società.
 
Oggi però – dovendo fare il punto della nostra iniziativa nonviolenta – non possiamo che ribadire la necessità di proseguirla. Non c’è traccia, infatti, né di un iter veloce in parlamento del DDL Alfano sulla misura della detenzione domiciliare per chi debba scontare meno di un anno e sulla messa alla prova per gli imputati di reati che non prevedano una pena superiore a tre anni, né dell’annunciato – da Berlusconi – decreto legge sulla prima parte del DDL Alfano.
 
Eppure Berlusconi, nel dare quell’annuncio, aveva dimostrato di aver compreso quale fosse la drammaticità della situazione penitenziaria: dare a tutti coloro ai quali viene limitata la libertà condizioni di vita civili, dignità e nessun pericolo per ciò che riguarda la propria salute, diritti minimi che non è possibile garantire con l’attuale esplosivo sovraffollamento definito dal premier con la locuzione “eccedenza di persone”.
 
Non c’è tempo da perdere, lo diciamo con la forza interiore che ci dà il nostro sciopero della fame e, soprattutto, diciamo a Berlusconi ed Alfano che occorre sventare i colpi bassi della magistratura organizzata che con le consuete rivendicazioni corporative vuole ridurre a poco più di un migliaio di casi l’accesso alla nuova misura alternativa proposta.

Dagli scout progetti per migliorare l’ambiente


Il presidente del Consiglio riceve i progetti per migliorare l’ambiente dagli scout di tutta la Sicilia‏

E’ avvenuta ieri mattina al Santuario della Madonnina delle Lacrime di Siracusa la consegna dei progetti per migliorare il proprio ambiente che lupetti e coccinelle provenienti da tutta la Sicilia hanno elaborato durante i tre giorni in cui sono stati ospiti della scuola media “Costanzo” a Siracusa nel corso di un incontro regionale di cui il comune capoluogo è stato protagonista. Ottocento piccoli scout, dopo un lavoro intenso volto ad analizzare il contesto delle proprie città e proporre un’idea per renderle più pulite e vivibili, si sono incontrati per la Santa Messa presso il santuario mariano e poco prima hanno avuto la visita del Presidente del Consiglio provinciale, Michele Mangiafico, cui hanno spiegato e consegnato le loro idee, ricevendo in cambio l’invito a considerare l’ambiente in cui viviamo come un “prestito” e non come un “eredità” da consumare a nostro piacimento. Con l’assistenza spirituale di Don Santino Fortunato, la mattina è poi continuata con la Santa Messa.

“Nutrire la mente”


di Daniela Domenici

Contribuire

a nutrire

la mente

della gente

è sia un desiderio istintivo

che un categorico imperativo,

una profonda esigenza

che permea la mia essenza.

Se anche un solo mio seme frutterà

e un fiore di nuova conoscenza produrrà

potrò ritenermi appagata

e la mia missione a termine portata.

Tutti uniti per lottare contro la chiusura della facoltà di Lingue a Catania


IMPORTANTE!!! ALLARME CHIUSURA FACOLTA’ DI LINGUE!!!!
Secondo questa decisione, tutti i nuovi immatricolati studieranno a Rg, mentre per tutti gli iscritti al secondo o terzo anno, avranno la possibilità di continuare gli studi a Ct (ma avranno due anni di tempo max per laurearsi)!!
GIORNO 5 MAGGIO sarà convocata UN’ASSEMBLEA STUDENTESCA DI OPPOSIZIONE ORGANIZZATA DAI RAPPRESENTANTI E IL PERSONALE TECNICO ALL’AUDITORIUM DEI BENEDETTINI ORE 11:00!! PARTECIPIAMO
TUTTI!!

NB: NON E’ UNO SCHERZO E’ VERO!!!! GUARDATE COSA C’E’ SCRITTO NEL SITO DELLA FACOLTA’ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE!!!!

Semplicemente… lunga, lunga, lunga vita a Lingue!
La Facoltà di Lingue di Catania
rischia la chiusura

Durante una riunione tra i rappresentanti di Facoltà e il Preside è stata resa nota una comunicazione a dir poco sconvolgente. Pare che i Vertici abbiano pensato, per non si sa quale assurdo motivo, di creare una Facoltà di Lingue ex novo a Ragusa che rientrerebbe nel quarto polo universitario e… di CHIUDERE di conseguenza la Nostra Facoltà a Catania.
È noto da tempo il progetto della creazione di un nuovo polo universitario siciliano, comprendente le attuali sedi distaccate dell’Ateneo di Catania di Enna, Ragusa e Siracusa. Nulla in contrario alla nascita di una NUOVA facoltà di Lingue ragusana, ma ci si chiede: Perché dobbiamo essere noi a subirne le conseguenze? Ricordiamoci che la Facoltà vanta adesso ben 7000 iscritti e che, dopo soli 10 anni dalla sua nascita, gode di un riconosciuto prestigio.
NON POSSIAMO PERMETTERE che l’Università di Catania perda tale importante risorsa.
ALLERTATI e SCOSSI Preside, docenti, rappresentanti degli studenti e personale tecnico-amministrativo indicono un’Assemblea generale che si terrà GIORNO 5 MAGGIO, ORE 11:00, PRESSO il Nostro AUDITORIUM. Siete tutti invitati a prendere parte in modo attivo all’esposizione e alla discussione di queste inaccettabili decisioni.

DIMOSTRIAMO DI ESSERE UNITI! GRIDIAMO FORTE!
TENIAMOCI LA NOSTRA FACOLTA’!

ASSEMBLEA DI FACOLTA’
5 MAGGIO 2010 ORE 11:00
AUDITORIUM DEI BENEDETTINI

fonte Facebook