Tenere il ritmo camminando: a Roma il primo gruppo di percussionisti sordi


Non sentono la musica, ma riescono a suonare ascoltando le proprie vibrazioni e riproducendo i passi di una camminata. Si chiamano “Deaf drums road” e sono 25 ragazzi del Convitto per sordi della capitale, guidati da Sergio Quarta

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ROMA – A vederli dal vivo i “Deaf Drums Road”, travolgenti e divertiti nell’esibizione, nessuno potrebbe immaginare che loro in realtà il suono della musica non lo sentono, e che tengono il ritmo soltanto con le vibrazioni del corpo. Eppure è proprio così. Nel Convitto per sordi della capitale è nato, infatti, il primo gruppo di percussionisti sordi. Quasi un ossimoro si direbbe, in realtà un’ esperienza unica nel campo musicale che fonde insieme tecnica raffinata di insegnamento ed efficacia nella realizzazione. Ma come si fa a insegnare il senso del ritmo a chi ha perso l’udito?

“Una persona sorda dalla nascita non può avere un riferimento ritmico regolare non avendo mai avuto la possibilità di ascoltare e seguire un brano musicale, se non sottoforma di percezione di alcune frequenze, vibrazioni” – sottolinea Sergio Quarta, musicista professionista, maestro di musica e ideatore del laboratorio del convitto di Roma. “Un bambino che nasce sordo non può ascoltare la ninna nanna della madre, che è forse il primo messaggio ritmico musicale che ci viene trasmesso direttamente. Lavorando con i ragazzi sordi, mi sono concentrato sul quadro dei movimenti quotidiani e spontanei, in particolare sul camminare. Una persona sorda, camminando, riproduce in maniera spontanea, una sequenza ritmica regolare, come fa una persona udente. Tenendo in grembo un tamburo e cercando di sostenere una camminata naturale, abbiamo fatto corrispondere, a ogni passo, un colpo prodotto con la mano per ottenere un effetto all’unisono, quindi lo sviluppo e la costruzione di un ritmo regolare, grazie anche allo studio della tecnica dei vari strumenti”.

Il laboratorio nato tre anni fa da un’idea di Sergio Quarta con sei ragazzi, oggi vede coinvolte venticinque persone. “Uno dei compiti, o se preferiamo delle missioni, di ogni musicista, è quello di portare la musica dove non c’è- continua il maestro-. Da molti anni intraprendo viaggi per andare a suonare in diversi luoghi anche molto lontani. Dopo la prima esperienza al convitto per sordi, mi resi conto che forse il posto più lontano dove portare la musica, era a soli 6 km da casa mia.” La stessa struttura che ospita i ragazzi ha scommesso fin dall’inizio sulla riuscita di questo progetto, unico nel suo genere. “Accolsi con stupore e meraviglia, ma con grande entusiasmo, questa proposta pur se poteva apparire bizzarra – aggiunge il rettore del Convitto Rossella Puzzuoli-. Nel corso dei tre anni il progetto si è incrementato e ora il laboratorio prevede un gruppo di “veterani”, ovvero un corso avanzato, e un gruppo di principianti. Il corso di musica ha prodotto, inoltre, una notevole socializzazione tra gli allievi e alcuni di essi hanno imparato a conoscersi meglio e a rispettarsi. Fanno gruppo anche all’esterno, si stimano, si proteggono, insomma sono diventati amici.”

Rosario i suoi compagni di corso li chiama addirittura “fratelli”, perché sostiene che sono tutti figli della stessa madre: la musica. “Per me partecipare a l laboratorio significa la realizzazione di un sogno. Non credevo di poter riuscire a suonare, a esprimere ciò che era ed è dentro di me- sottolinea-. Per me la musica è vita, è un’occasione per riuscire a dimostrare agli altri chi sono e cosa sono in grado di fare”. E così, quella che sembrava una missione quasi impossibile, è diventata realtà. E i ragazzi di Sergio Quarta ora sono in grado di esibirsi anche davanti a un vasto pubblico, proprio come è successo a piazza Vittorio in occasione della premiazione del progetto “Global junior challenge” 2009. E il pubblico divertito ringrazia, senza applausi, però, ma nel linguaggio dei segni, ovvero facendo vibrare in alto le mani.

da www.superabile.it

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