Niente carcere, quasi due settimane…


Grazie,  anche tu, come me, col tuo sito, cerchi di essere la voce delle persone ristrette in carcere, a me non sta riuscendo molto putroppo sia perchè mi hanno costretto ad andarmene sia perchè non mi arrivano più lettere e non so perchè, o forse si…

Pubblico questa stupenda lettera di Alfredo con le tue parole iniziali..

Questa è una lettera che Alfredo Sole scrive a tutti voi amici del Blog, anche a te che sei capitato qui per la prima volta; sì anche a te, che nessuno sguardo è scontato, nessuna mano è gratuita, nessuno bagliore è perduto. NESSUNO E’ SOLO. Quando la nebbia e il freddo aumenta, NESSUNO E’ SOLO. Quando per anni ti hanno insegnato a farti schifo, NESSUNO E’ SOLO. Quando sei carne da macello, numero segnato, stigma maledetto, NESSUNO E’ SOLO. Quando gli sguardi di disprezzo piovono, NESSUNO E’ SOLO. Quando le pietre giungono, ululati e ragli di vendetta, NESSUNO E’ SOLO. Quando per anni ti hanno merda nel cuore, NESSUNO E’ SOLO.

Lettere come questa sono il senso stesso del Blog. E non è unica. Altre di simile tenore sono giunte. Ma una sola lettera come questa, ci fosse stata anche solo questa lettera dalla creazione del blog fino ad ora, vorrebbe dire che il Blog ha avuto un senso. Le Urla dal Silenzio nasce per dare Voce ai senza Voce. Per portare l’Ombra a Illuminarsi. Non a Illuminarla. Ma a liberare da se stessa la luce interiore dal contatto col mondo. Nasce per creare relazioni. Nasce per valorizzare potenziali enormi sepolti. Nasce per morire. Perché se un giorno morirà vorrà dire che cose come questa, come questo blog scalcinato, come tutte le altre iniziative che esistono, fuori e dentro il WEB non serviranno più. Si nasce sempre per morire. Il miglior modo per vivere è dedicare la vita. Perdendo quello che si crea, e restando così tra le querce  e la terra, come uno sputo di gloria o solo una carezza.. Alfredo Sole ringrazia noi. Ma noi ringraziamo lui. Per essersi fatto incontrare sulla Strada. Per avere illuminato noi, nel momento in cui si autoilluminava attraverso noi. Attravervo voi che leggete. Voi che con i vostri occhi date Asilo e Nutrimento a ciò che viene dal Silenzio. I forcaioli ragliano per le strade, i diti puntati non cesseranno mai, la madre degli imbecilli è gravida come non mai.. ma una persona intravede una luce nell’ombra, una persona in più stringe la vita  nonostante il disprezzo, una persona in più crede che al mondo c’è posto anche per lei. Una persona in più… può ancora dire.. NESSUNO E’ SOLO.

Oggi mi rivolgo a voi, amici del Blog, per ringraziarvi. Sapere che siete così in tanti è una sensazione indescrivibile. Vedete, il carcere non toglie solo la libertà e la dignità. La cosa più grave è che ti strappa via la fiducia nel prossimo. TI PORTANO A PENSARE CHE FUORI NON ESISTA PIU’ NULLA PER TE, che il mondo non ti appartiene, che l’intera società ti disprezza. Questa sensazione col passare degli anni si fa sempre più spazio nell’anima. La paura della libertà prende il sopravvento. Quante volte mi sono trovato a pensare che se dovessi uscire di qui non ci sarebbe più posto per me e l’unica cosa che potrei fare sarebbe trovare un posto lontano dal mondo civile; un posto dove non avere paura che qualcuno guardandoti negli occhi possa capire che sei ex detenuto e  notare nel suo viso il disprezzo.

Alcuni anni fa, mentre giocavo a pallonre mi ruppi un dito, la matina dopo una scorta armata mi scortò all’ospedale. Per raggiungere l’ortopedia dovetti attraversare un corridoio pieno di gente con il loro sguardo su di me. Al piano superiore incrociammo una bellissima ragazza che tutti ammirarono al suo passaggio; persino i membri della mia scorta posarono i loro occhi su di le. Io, invece, abbassai lo sguardo. In un primo momento non capii perché. Forse vergogna, pensai. All’uscita dell’ospedale un ragazzino su una sedia a rotelle mi si parò davanti, mi fissò negli occhi. Non era spaventato, ma solo incuriosito di quell’essere strano in mezzo a gente armata, con le manette ai polsi e un filo di acciaio come guinzaglio. Non vedevo l’ora di rientrare nel mio cellulare. Quando varcai di nuovo la porta del carcere, quella strana sensazione che avevo dentro finalmente cessò. Allora capii, capii perché abbassai lo sguardo davanti a una bellissima ragazza, capii lo sguardo del ragazzino, capii lo sguardo di tutta quella gente del corridoio. CAPII CHE NON ERO PIU’ PARTE DI QUEL MONDO, e attraversando la porta del carcere mi sentii a casa mia, nel mio mondo.

OGGI E’ DIVERSO, GRAZIE A TUTTI VOI CHE MI AVETE FATTO CAPIRE CHE NESSUNO E’ MAI VERAMENTE SOLO. Quella mia sensazione di non appartenenza si sta dileguando. Mi hanno mentito per tanto tempo facendomi credee che il mondo libero non mi appartenesse più. Voi avete vanificato tutto il loro sporco lavoro, riunendovi in una VOCE che ha attraversato le spesse mura del carcere. Non cesserò mai di ringraziarvi.

Alfredo

da www.urladalsilenzio.wordpress.com

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