Niente più carcere


di Daniela Domenici

Poco fa mi sono dimessa, anzi, mi hanno costretta alle dimissioni da volontaria con un dolore enorme, lo potete immaginare, dopo più di due anni in cui ho dato l’anima là dentro.

Ma come si può combattere contro l’ottusità, contro la chiusura mentale, contro i mulini a vento di coloro che dovrebbero dirigere una struttura così difficile come un carcere ma che si dimenticano che l’art.27 parla di rieducazione, che i detenuti non sono numeri o animali ma uomini che, per quanto abbiamo commesso reati per cui stanno scontando la pena, rimangono uomini con cui si può dialogare, non appestati da allontanare.

Purtroppo non tutte le carceri sono Bollate (che è diretto da una donna illuminata), di Bollate ce n’è una sola e, forse, poche altre, ho provato a combattere ma oggi depongo le armi definitivamente, c’è un limite a tutto.

Ringrazio coloro che in questi due anni, tra il personale in servizio, si sono comportati umanamente verso di noi, soffro maledettamente per non poter più avere quel dialogo instaurato con alcuni detenuti che serviva a far crescere sia me che loro.

Proprio poco fa ho avuto una lezione di Corano da un ragazzo del Senegal che mi ha fatto capire molte cose su questa religione così diffusa, una delle tre grandi religioni monoteiste, ogni volta era così: gocce di acquisizioni perché nel “nostro” carcere (e continuerò a pensarlo così dentro di me) ci sono decine di lingue e nazionalità diverse da cui c’era solo da imparare.

Pazienza, spero solo che continuino a scrivermi lettere e che così possa continuare a essere la loro voce all’esterno.

Gocce…un po’ speciali


Ho ricevuto, via mail, queste parole e questa deliziosa filastrocca creata apposta per me da una persona che ho “conosciuto” solo via web attraverso i nostri rispettivi spazi, e che ha sentito il desiderio di scrivermi quello che segue.

Grazie Paolo 🙂

Nei libri sta scritto che il mondo emotivo che percepiamo è una nostra elaborazione e non la realtà. In base a questa elaborazione noi operiamo una costruzione del nostro mondo.
Delle piccole molecole influenzano la formazione di mappe in certe parti del cervello adibite a dare piacere, se mancano, la nostra ricostruzione ne risentirà, e noi vedremo il mondo nero.
Siccome solitamente le spiegazioni razionali servono a poco, ecco che ti invio un boccettina che contiene…

Alla donna ch’è depressa
non regalo la compressa
ma le dico con pazienza
noi di te non facciam senza.

C’ho un armadio e dentro quello
all’interno d’un secchiello
conservato assai con cura
c’ho bottiglia in vetro, dura.

Dentro al vetro stanno strette
delle gocce che per sette
giorni tu dovrai pigliare
e il sorrì verrà a tornare.

In ste gocce si contiene
una stilla che fa bene
se ne bevi con diletto
fan tornar il viso lietto.

Cara Dani è con passione
preparata la pozione
e se leggi tutte ‘e piste
fan fuggire il viso triste.

Stai allegra cara, non far vincere il dèmone…

Il Giorno del Ricordo 2010


Alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre tutta l’Italia, grazie all’esercito Anglo-Americano, veniva liberata dall’occupazione nazista, a Trieste e nell’Istria (sino ad allora territorio italiano) si è vissuto l’inizio di una tragedia: la “liberazione” avvenne ad opera dell’esercito comunista jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito.

350.000 italiani abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave. Decine di migliaia furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento titini. La loro colpa era di essere italiani e di non voler cadere sotto un regime comunista.
Trieste, dopo aver subito più di un mese di occupazione jugoslava, ancora oggi ricordati come “i quaranta giorni del terrore“, visse per 9 anni sotto il controllo di un Governo Militare Alleato (americano ed inglese), in attesa che le diplomazie decidessero la sua sorte.

Solo nell’ottobre del 1954 l’Italia prese il pieno controllo di Trieste, lasciando l’Istria all’amministrazione jugoslava.
E solo nel 1975, con il Trattato di Osimo, l’Italia rinunciò definitivamente, e senza alcuna contropartita, ad ogni pretesa su parte dell’Istria, terra italiana sin da quando era provincia dell’Impero romano.

Il 10 febbraio è il giorno che l’Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell’Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati.

da www.leganazionale.it

 

“Generale” di Bertolt Brecht


Oggi nel 1898 nasceva un grande drammaturgo del ventesimo secolo, il tedesco Bertolt Brecht, che ha cambiato, con le sue opere, il teatro del ‘900, gli ha dato una svolta, nella sua produzione poetica ho voluto scegliere questa celebre lirica.

Generale, il tuo carro armato
è una macchina potente

Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

“Dichiarazione” di Boris Pasternak


Oggi nel 1890 nasceva lo scrittore russo Boris Pasternak, celebre per il suo libro “Il dottor Zhivago” da cui fu tratto un famosofilm con Omar Sharif, di lui voglio pubblicare però una poesia ironica, leggera.

Essere donna è un gran passo,
fare impazzire, eroismo.

E io dinnanzi al miracolo di mani,
schiena, spalle e di un collo di donna
con devozione di servo
la vita tutta riverisco.

Ma per quanto la notte m’incateni
con un anello d’angoscia,
più forte è al mondo l’aspirazione ad evadere
e la passione attira alle rotture.

da www.pensieriparole.it

e dal film la colonna sonora “Tema di Lara”

http://www.youtube.com/watch?v=vMz33LkFqwA&feature=related

“Proverbi” di Giuseppe Ungaretti


Oggi nel 1888 nasceva uno dei poeti che amo e conosco di più, uno dei grandi del ‘900 insieme a Montale e a Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, poeta che ha vissuto e descritto come pochi altri l’orrore di una guerra a cui ha partecipato, tra le sue tante creazioni ho voluto scegliere questi proverbi “leggeri”

UNO
Roma, a letto, dormicchiando, nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1966

S’incomincia per cantare
E si canta per finire

DUE

E’ nato per cantare
Chi dall’amore muore.

E’ nato per amare
Chi dal cantare muore.

TRE

Chi è nato per cantare
Anche morendo canta.

QUATTRO

Chi nasce per amare
D’amore morirà.

CINQUE

Nascendo non sai nulla,
Vivendo impari poco,
Ma forse nel morire ti parrà
Che l’unica dottrina
Sia quella che si affina
Se in amore si segrega.

SEI
Potremmo seguitare.

da www.la-poesia.it

Scambi spirituali


Che cosa spinge gli esseri umani a uscire di casa per far visita
ai loro familiari o ai loro amici, per guardare i negozi o
passeggiare per i giardini o per la campagna? Molto semplicemente
il bisogno di fare degli scambi con altri esseri umani e con la
natura, perché tali scambi sono assolutamente necessari e
indispensabili alla vita. “Ma allora – direte voi – gli asceti e
gli eremiti che si ritirano nei deserti o nelle grotte per
fuggire il mondo, non fanno più scambi?…” Sì, ne fanno:
sopprimono certi scambi per farne altri di diversa natura, per
aprire la propria anima e il proprio spirito a influenze più
sottili.
Non appena ci si chiude a una data influenza, ci si apre
automaticamente ad un’altra. Non volete vedere e sentire più
nulla sul piano fisico? Allora sperimenterete un’altra forma di
visione, un’altra forma di udito. Riceverete impressioni nuove
dai mondi dell’anima e dello spirito. Gli scambi sono la base
stessa della vita, e chi impara a fare degli scambi sul piano
spirituale, conosce la vera vita. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov