Puglia: Vendola nel “laboratorio” delle primarie


di Franco Bomprezzi

Il trionfo del candidato non voluto da D’Alema 

Una valanga di voti popolari a favore di Nichi Vendola trasforma le “primarie” in Puglia in un vero “laboratorio” politico sulla strategia del Partito Democratico, che, guidato da D’Alema, aveva puntato su Boccia, uomo del dialogo con l’Udc. Ora tutto si complica. Ecco come i giornali registrano il terremoto pugliese.

 “Puglia, Vendola travolge il Pd”, apre con questo titolo secco il CORRIERE DELLA SERA di oggi. Vendola travolge il Pd alle primarie in Puglia. – ribadisce il catenaccio – Battuto il candidato di D’Alema. Il governatore supera Boccia con più del 70% dei voti. Salta l’alleanza con l’Udc. Alla questione sono riservate le pag 2 e 3. In evidenza anche il dato dell’affluenza, alta: sono andate alle urne 192mila persone. Al centro dei servizi i profili dei personaggi chiave della vicenda. A pag 2 Fabrizio Roncone fotografa Nichi Vendola in un pezzo dal titolo: “Il vincitore: non hanno capito. Ero io il loro candidato”. Il tono è quello di un Vendola conciliante: «Io per primo fra qualche ora ho il compito di riprendere con i dalemiani ogni genere di dialogo». D’Alema che nel titolo di apertura di pag 3 invece dice: “«Hanno lavorato contro di me»”. Si lamenta il leader democratico: «Già so quello che scriveranno i giornali, che ho perso io, ce ne erano alcuni soprattutto che non aspettavano altro, che hanno sferrato un’offensiva ostile nei miei confronti. Ma anche nella politica c’è chi ha lavorato contro di me». Dalla prima parte il commento di Massimo Franco “L’esplosione del laboratorio”: «l’aspetto più eclatante delle elezioni primarie è che si siano svolte, abbiano mobilitato quasi 200 mila persone, e siano state vinte contro la volontà e le indicazioni dei vertici del Pd. Significa che continuano ad esistere non uno, ma due partiti. Quello ufficiale si è imposto nel congresso d’autunno. Ha una vocazione governativa e vede nell’Udc l’interlocutore naturale della propria strategia alternativa a Silvio Berlusconi: un progetto prima che di sfondamento al centro, di smantellamento progressivo del bipolarismo in sintonia con Pier Ferdinando Casini. Anche per questo maneggia con diffidenza lo strumento delle primarie: lo considera congeniale ad un rafforzamento del bipolarismo, non al sistema che Bersani e D’Alema pensano di fare emergere dalla trattativa fra gruppi dirigenti. Questo Pd emerge dalla prova di ieri come il grande sconfitto. E non soltanto perché Vendola vuol dire il naufragio del matrimonio di interesse con l’Udc. Il problema è che la segreteria nazionale, e soprattutto D’Alema, avevano innalzato la Puglia al rango di laboratorio delle strategie future. Doveva diventare la vetrina di un centro-sinistra plasmato da Roma secondo i canoni di una liquidazione progressiva dell’identità abbozzata negli ultimi due anni. L’operazione subisce un altolà che ha del clamoroso».

 “Vendola vince la sfida al Pd” è la secca apertura de LA REPUBBLICA che alle primarie pugliesi dedica ampi servizi e commenti. Una vittoria netta, sottolinea Paolo Russo: ben 200mila preferenze rispetto a Francesco Boccia, già bocciato cinque anni fa. «Nessuno deve sentirsi sconfitto» ha dichiarato Vendola, «questa giornata è stato un trionfo della democrazia, la più straordinaria apertura di una campagna elettorale che ci sia mai stata». Sarà. Ma D’Alema, che ha imposto l’antagonista battuto, un po’ sconfitto deve sentirsi: persino nella sua Gallipoli il governatore con l’orecchino ha stravinto per 684 voti a 204. Dal partito, note ufficiali: adesso sosteniamo uniti il vincitore. L’Udc si prepara ad abbandonare l’ipotesi di una corsa con il Pd e valuterà se presentarsi solo o con il Pdl che nel frattempo ha scelto il suo candidato: si tratta di Rocco Palese, uomo del ministro Raffaele Fitto. Nel suo retroscena, Giovanna Casadio parla di Bersani e D’Alema che temono la resa dei conti: in effetti Vendola, che appartiene a un partito che è al 2%, ha battuto il Pd al 30% e questo non potrà non avere ripercussioni sulle scelte del segretario e soprattutto sul comportamento del leader Maximo che ha imposto Boccia. Probabilmente la resa dei conti sarà rimandata al dopo elezioni. “Era meglio sostenere subito Nichi nel Pd serve una riflessione generale” è il titolo di una intervista a Rosy Bindi, che del partito è presidente: «le regionali non devono essere per noi solo una straordinaria occasione per battere il centrodestra, ma anche per costruire il partito e definire la sua collocazione politica…Il leader Udc potrebbe constatare serenamente come il governatore uscente goda di un consenso ampio e radicato. Anche nell’elettorato cattolico pugliese». Il commento, affidato a Curzio Maltese, non lascia dubbi fin dal titolo: “Nichi e il suo popolo lontani dalla nomenclatura”. È nata una stella nel panorama politico nazionale (Vendola) e ne sono tramontate altre (D’Alema): è la tesi di Maltese che sottolinea come l’ex feudo abbia voltato le spalle al domino, il cui agitarsi è stato alla fine controproducente. «La Volpe del Tavoliere, come lo chiamava Luigi Pintor, è finita impagliata». Una sconfitta dei vertici che però rischia di travolgere anche il partito. Dalla Puglia però può ripartire un’altra sfida, dipende da come il Pd reagirà. Due le ipotesi: la prima potrebbe essere “D’Alema 2. La vendetta” (ovvero andare contro Vendola anche a costo di perdere le regionali dimostrando però che il capo aveva ragione). La seconda è intitolabile “Bersani, l’avvento” (il segretario decide di prendere in mano la situazione).

 “ Schiaffone a Bersani” titola la copertina del GIORNALE che nell’occhiello scrive “ Il comunista Vendola stravince le primarie dl Pd. Il risultato sconfessa la politica di D’Alema e del segretario di partito che non c’è. Crolla il piano di alleanza con L’Udc di Casini”. Un elenco insomma di quelli che alle pagine 2 e 3 definisce i  “guai dei democratici” che vengono analizzati  sotto ai titoli “Il vero bersaglio resta D’Alema. Nel Pd resa dei conti più vicina” e “Vendola rifila uno schiaffone a Bersani”. Alessandro Sallusti nel fondo  commenta: «Ora Bersani ci spiegherà  che il suo partito ha dato un grande prova di democrazia. Certo, lo aspettiamo il giorno del voto e nell’improbabile ipotesi di vittoria di Vendola, nel dopo elezioni. La vendetta di D’Alema  per lo sgarro ricevuto proprio a casa sua sarà tremenda. La resa dei conti inizierà stamattina. Politicamente parlando, Vendola è un morto che cammina».  Stefano Filippi inviato a Bari rivela che «Per Vendola sono arrivati anche in pullman, mentre per Francesco Boccia erano presenti solo gli uomini dell’apparato. L’ex fondatore del Prc ha saputo trascinare la base sfruttando a pieno le sue doti di leader populista. Boccia Ha pagato l’incapacità del Pd di far funzionare il partito e mobilitare le masse».

 “Trionfa Vendola, il Pd si spacca” titola il prima pagina LA STAMPA.  La linea del partito va da una parte e le primarie dall’altra, è il risultato più evidente di queste elezioni, commenta il quotidiano di Torino aprendo con la vittoria di Vendola l’edizione di oggi. Da segnalare in particolare l’articolo di analisi di Federico Geremicca: «La vicenda pugliese» scrive, «ha confermato l’evidente rischio di cortocircuito esistente tra l’uso delle primarie (architrave del Pd a tradizione veltroniana) e  il ritorno a forme più classiche dell’azione politica: comprese le trattative di vertice fra partiti per decidere il candidato migliore per questa o quella carica istituzionale». Così accade che i vertici scelgano un candidato (Francesco Boccia) utile per avvicinarsi all’Udc, e che l’elettorato del Pd scelga l’attuale governatore a maggioranza schiacciante. Decisamente “pro primarie” è Ignazio Marino (Pd): “Altroché Udc, anche Nichi entri nel nostro partito” è il titolo dell’intervista a firma di Antonella Rampino. «E’ stato questo il motivo per cui decisi di candidarmi alla segreteria del Pd: le primarie consentono di dimostrare col programma quali sono gli impegni con l’elettorato». Secondo Marino, Vendola dovrebbe stare nel Pd: «Sarebbe molto utile, lo stimo molto: rafforzerebbe nel Pd la capacità di riflettere sui temi critici della modernità».

 da www.vita.it

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