Trans fa lezione a liceali di Empoli


Potevano scegliere se discutere, durante l’assemblea studentesca mensile, delle problematiche del clima o delle discriminazioni. E loro, i ragazzi del liceo toscano Pontormo di Empoli, hanno optato per la seconda possibilità, invitando a scuola una trans. E così Regina Satariano, responsabile del Movimento di Identità Transessuale Italia e organizzatrice di Miss Trans, ha raccontato loro la propria esperienza e i motivi della sua scelta.

Un’assemblea regolarmente autorizzata, spiega la preside, Daniela Borghesi: “Personalmente non potevo essere presente al primo incontro, ma c’erano numerosi insegnanti che mi hanno spiegato il grande interesse dei ragazzi e delle ragazze per il tema trattato. La trans ha raccontato la sua esperienza di vita e ha spiegato l’esigenza di far rispettare i diritti umani di tutti. Non si sono trattati argomenti politici, ma ha descritto il percorso che l’ha portata da ragazzo a voler diventare una trans”.

“E’ stata un’esperienza sorprendente per me – ha quindi raccontato Regina Satariano -: non mi aspettavo che ragazzi di 14 e 15 anni mi accogliessero con la tranquillità e la semplicità che ho trovato”. La trans spiega quindi di aver “cercato di parlare in modo molto semplice raccontando la mia scelta, fatta quando avevo 26 anni, in un periodo in cui decidere di diventare trans non era una cosa da poco. Oggi la situazione e’ cambiata, anche se i problemi non sono tutti risolti. Agli studenti ho spiegato le differenze fra una transessuale e una drag queen. Cosa significa essere trans. Ho detto che davanti alle discriminazioni sono loro la nostra speranza”.

Agli studenti Regina ha detto di non rinnegare il suo passato da prostituta: “Quando avevo 26 anni e ho deciso di intraprendere questo percorso servivano tanti soldi, decine di milioni per modificare il fisico e fare cure ormonali: prostituirmi era l’ unico modo per avere i soldi necessari. Molte ragazze fanno questo anche oggi perché, da trans, trovare un lavoro è difficile. Quando sul tuo documento c’è un nome da uomo e invece sei donna, o viceversa, difficilmente un datore di lavoro ti assume”.

Secondo Federica Briganti, rappresentante d’istituto, “la prima assemblea e’ stata entusiasmante e lunedì si replica per i ragazzi del triennio”. Anche se, a quanto pare, fra i genitori dei ragazzi più giovani qualcuno ha storto la bocca per l’opportunità di invitare una trans a scuola

fonte tgcom

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Chi è un derviscio (cioè io:-)


L’etimologia del termine “Derviscio” é incerta ma la si fa comunemente derivare dal persiano Darwish (درویش‎ darwīsch) che sta ad indicare un asceta, vale a dire qualcuno al quale il possesso dei beni materiali é indifferente. La traduzione dal persiano indicherebbe anche il mendicante, ma questo termine non é da prendere alla lettera. Esso indica piuttosto l’atteggiamento interiore di chi si riconosce povero di fronte alla ricchezza di Dio. In persiano la parola darwish deriva dal termine dar ( porta), una metafora ad indicare colui che sta alla porta (il mendicante) o sulla soglia. Nel senso mistico il derviscio sta sulla soglia dei due mondi, quello materiale (dunya) e quello spirituale (akira) ed aspira alla visione di entrambi.

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Voglia l’Altissimo esaudire il desiderio di tutti coloro che, sebbene intrappolati e attardati in un mondo carico di illusioni e sirene fatue, aspirano alla visione ultima della veritá universale e della sua causa prima.

da  www.ilderviscio.wordpress.com

Dalla-De Gregori, rinasce la magia


di Paolo Biamonte

NONANTOLA (MODENA) – Una vera reunion, un incontro tra due amici che si stimano e si dividono i brani con un’intesa naturale. Dalla-De Gregori trent’anni dopo Banana Republic non ha niente del revival, piuttosto ha il sapore di una storia che si rinnova. Trenta anni fa era stato il primo tour italiano negli stadi, quest’anno sono ripartiti dal Vox di Nonantola, uno dei rock club più importanti d’Italia. A maggio saranno a Milano e Roma in teatro, poi è probabile che la tourneè proseguirà nell’estate.

La prima notazione importante da fare è che i due hanno preso molto sul serio l’impegno, sono apparsi ispirati e hanno lavorato sugli arrangiamenti dei brani di una scaletta tutt’altro che scontata che, ovviamente, contiene alcuni classici ma anche un inedito, ‘Non basta saper cantare’, scritto a quattro mani e che è una delle più belle canzoni italiane ascoltate negli ultimi anni.

Il concerto si è aperto con una versione strumentale di Over the Rainbow, con De Gregori all’armonica e Dalla al clarinetto. Poi, Come fanno i marinai, un po’ più lenta dell’originale e con una certa malinconia caraibica. Tutta la vita una sferzata rock, I matti e Canzone sono piuttosto fedeli all’originale. La prima accensione poetica è Anna e Marco, iniziata da De Gregori che poi introduce l’Agnello di Dio. Dalla presenta Santa Lucia confessando di essere invidioso di questa canzone, l’Anno che Verrà si ammorbidisce rispetto al passato e i Muscoli del Capitano riporta il clima dei concerti dell’ultimo De Gregori. Come è Profondo il Mare è un altro dei momenti più intensi con De Gregori che entra a perfezione nello spirito del brano.

Buonanotte Fiorellino è in versione rock. Viva l’Italia e Piazza Grande sono una sorta di celebrazione finale. Prima dei bis con la già citata Non Basta Saper Cantare e 4 Marzo 1943 eseguita, come ha detto “Come due buskers” (musicisti da strada). L’atmosfera che si è respirata a Nonantola lascia intendere che è rinata la magia di un concerto che ha fatto la storia della canzone italiana. Con una voglia diversa di mettersi in gioco e, ovviamente, una maggiore consapevolezza.

De Gregori è stato persino emozionante per il suo modo di cantare, una vocalità matura che riesce a dare ad ogni intervento un’impronta personale. Dalla ha assunto più un ruolo da regista-arrangiatore, quasi volesse dare spazio al suo amico-collega in stato di grazia. E’ questo il modo di celebrare una storia, la maniera perfetta per non rimanere prigionieri del ricordo o di emulare le tante patetiche reunion che abbiamo visto in questi anni.

fonte ANSA

il video di questo incontro dopo trent’anni

http://mag.sky.it/mag/musica/2010/01/23/dalla_de_gregori_reunion.htmlo

Dalla e De Gregori cantano “Cosa sarà” in Banana Republic

http://www.youtube.com/watch?v=1g_CGsTHKvA

Medaglia d’oro per Karoline Kostner


Carolina Kostner

E’ una piccola donna che sa essere grande al momento opportuno. E se cade, sul ghiaccio come fuori dai palazzetti, si rialza Carolina. La medaglia più ambita, quella d’oro, è arrivata per la Kostner proprio dopo essersi sbilanciata nel programma corto. Tutto già dimenticato: oggi ha convinto tutti in questi Europei di Tallin.

Già al comando dopo il programma corto, la ventitreenne bolzanina ha difeso il suo primato nel libero e chiuso con un complessivo 173.46, conquistando il suo terzo titolo continentale in carriera.

Secondo posto con 166,37 punti e medaglia d’argento per la finlandese Laura Lepisto, terzo posto con 164,54 punti e bronzo alla georgiana Elene Gedevanishvili. Ottavo posto con 149,46 per l’altra azzurra Valentina Marchei.

I “mongoloidi” del Grande Fratello


di Franco Bomprezzi

Ammetto che ormai da molti anni non seguo il “Grande fratello”, lo trovo ripetitivo, noioso, spesso dannoso. Sono dunque prevenuto, con tutto il rispetto per chi lavora a questo format, che è sicuramente una delle macchine televisive più fortunate degli ultimi tempi. E dunque non posso testimoniare di aver sentito con le mie orecchie gli insulti a base di “mongoloide” che si sarebbero scambiati ripetutamente gli ospiti della casa, durante la trasmissione di Canale 5. Ma conosco la serietà dell’Associazione Italiana Persone Down, e perciò sono sobbalzato sulla mia sedia a rotelle quando ho letto questa denuncia, che vi riporto alla lettera:

“Durante la nota trasmissione di Canale 5 del Grande Fratello, – scrive l’Aipd – spesso e volentieri alcuni dei partecipanti sono soliti condire le loro liti con l’epiteto “mongoloide”. Hanno iniziato in dicembre, mentre i concorrenti erano a tavola per la cena (la puntata su Canale 5 era finita da un’ora o forse più, la diretta continuava sul Canale Extra 1 di Mediaset Premium) e la concorrente Carmela l’ha urlato come fosse il peggiore degli insulti. Da allora non hanno più smesso. Il reiterarsi di questi spiacevoli episodi fa male; fa male alle 49.000 persone con la sindrome di Down e alle loro famiglie che vivono in Italia e che lottano ogni giorno per far capire che avere la sindrome di Down, essere “mongoloide”, non vuol dire essere sciocchi e incapaci e quindi degni solo di disprezzo. Avere la sindrome di Down vuol dire avere un ritardo mentale, ma essere comunque persone, persone che vanno a scuola, che si sforzano di acquisire una certa autonomia, che qualche volta lavorano, che ridono, che piangono, che hanno dei sentimenti, che sanno dare e ricevere. Da tempo lavoriamo per abbandonare il termine “mongoloide”, proprio perché troppo spesso usato in senso dispregiativo, ma quello che davvero vogliamo non è solo abbandonare la parola, ma abbandonare l’idea che si possa disprezzare una persona. Chi fa televisione sa che molte persone lo vedranno e lo ascolteranno, deve sapere di avere delle responsabilità, di fare, a volte suo malgrado, cultura. E se domani due bambini giocando davanti alla scuola si scherniranno chiamandosi “mongoloide”, deve sapere che ha contribuito a rinforzare questo comportamento anziché ridurlo. Le scuse non servono a cancellare l’offesa, ma aiutano a rimettere al centro le persone. Per queste ragioni l’Aipd (Associazione Italiana Persone Down) chiede alla trasmissione Grande Fratello di chiedere scusa a questa, forse piccola parte di Italiani, ma non per ciò meno degna di rispetto”.

Mi domando come nessuno sia intervenuto prima, senza costringere un’associazione a prendere posizione in modo formale. Mi domando cioè come mai non sia già scattata una forma di autoregolamentazione civile, da parte dei responsabili del programma. Il linguaggio greve dei coltissimi personaggi del Grande Fratello evidentemente ammorba i cervelli e le coscienze, intorpidisce le reazioni. Le scuse, se ci saranno, risulteranno ridicole, tardive e pure ipocrite Ricordo che pochi giorni fa abbiamo commentato su questo blog la vicenda del papà di Treviso, che ha visto la propria figlia insultata, appunto come “mongoloide”, da un avventore in pizzeria. Due indizi non fanno una prova, ma ci siamo vicini. Vedo uno scadimento allarmante della qualità della convivenza e del rispetto della dignità delle persone. Faccio anche notare la crudeltà di termini che sottolineano una anomalia fisica, trasformandola in stigma. Focomelico, ricordava giorni fa acutamente Giampiero Griffo, significa “a forma di foca”, e “mongoloide” si concentra sull’allungamento degli occhi, a mandorla, tipico della popolazione della Mongolia. Si tratta in entrambi i casi, di una sottolineatura estetica, che sottende perfino un giudizio lombrosiano sulle persone, come se dall’aspetto fisico si possa dedurre il livello delle capacità intellettive e di relazione. E’ un vergognoso luogo comune dell’inconscio collettivo. Non credo che le scuse bastino, ma almeno partiamo da lì.

da www.vita.it

“But beautiful”


by Burke and Van Heusen – 1947

Love is funny or it’s sad
Or it’s quiet or it’s mad
It’s a good thing or it’s bad
But beautiful

Beautiful to take a chance and if you fall, you fall
And I’m thinking I wouldn’t mind at all

Love is tearful or it’s gay
It’s a problem or it’s play
It’s a heartache either way
But beautiful

And I’m thinking if you were mine, I’d never let you go
And that would be but beautiful, I know.

<instrumental>

Love is tearful or it’s gay
It’s a problem or it’s play
It’s a heartache either way
But it’s beautiful

And I’m thinking if you were mine, I’d never let you go
And that would be but beautiful, I know

Nat King Cole sings this famous song

http://www.youtube.com/watch?v=GMvQuNdtMKI

Della Reese sings this song

http://www.youtube.com/watch?v=-S1rNxRsU7U&feature=related