Alla Kore di Enna Andrea Vecchio e le sue “Ricette di legalità”


Incontro dibattito sulla legalità, venerdì 22 all’Università Kore di Enna, dove alle 11, nell’aula Jean Monnet, sede rettorato, verrà presentato il libro dell’imprenditore catanese Andrea Vecchio “Ricette di legalità” edito dalla casa editrice Novantacento. L’iniziativa dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi) in collaborazione con l’università Kore di Enna e Confindustria Sicilia.

Alla presentazione partecipano, oltre all’autore, il rettore della Kore Salvo Andò, il presidente regionale dell’Ucsi Giuseppe Vecchio, il presidente provinciale Ucsi Enna, Renato Pinnisi, il presidente regionale Confindustria giovani, Giorgio Cappello, il direttore della Caritas diocesana di Piazza Armerina, mons. Giuseppe Giugno. “Ricette di legalità” ha rappresentato un bel segnale di speranza, e di ottimismo nella lotta al racket. Un libro che rappresenta un unicum, nella sua originale scelta di una forma narrativa che alterna un vero e proprio ricettario al crudo racconto dei casi di cronaca non edificante dei quali l’imprenditore è stato suo malgrado protagonista.

In questo libro, Andrea Vecchio racconta anni di minacce, attentati, telefonate e lettere anonime. E lo fa intrecciando due sapori, quello amaro di ciascuno di questi momenti, e quello amabile e casalingo dei piatti che ama cucinare e gustare con le persone più care. Ne viene fuori un originalissimo ricettario della legalità, dove la gioiosa preparazione di una pasta con le sarde o di un falso magro si alterna all’angoscia della visita di due manigoldi o allo sgomento per un attentato incendiario in uno dei cantieri della sua ditta.

Si parte, nel libro, dalla pasta con le sarde all’ormai lontano 1982, anno nel quale a casa dell’imprenditore arriva la prima telefonata anonima con la richiesta di un “pizzo” da cinquantamila lire. E attraverso le ricette e le passioni di una vita, si arriva al terribile settembre del 2007 e alla sfilza di attentati incendiari che portano Vecchio quasi alla rovina. Ma proprio da quel Settembre e dal coraggio dell’imprenditore catanese prende il via la nuova stagione di Confindustria Sicilia. Vecchio della sua storia di uomo coraggioso “Io sono solo questo, un uomo leale che vuole dimostrare che con l’onestà si può sconfiggere la mafia.”

da www.livesicilia.it

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Oscar: bocciato “Baarìa” di Giuseppe Tornatore


Il film “Baarìa” di Giuseppe non ha superato la prima selezione degli nella categoria del film straniero. La Academy ha selezionato, dai 65 iniziali, una lista di nove film in gara per il miglior film straniero ma nella lista non figura il film di , che viene quindi automaticamente eliminato dalla competizione. La lista di nove film sarà ridotta a cinque quando saranno annunciate il 2 febbraio le candidature. Gli saranno invece consegnati il 7 marzo al Teatro Kodak di Los Angeles.

I nove film rimasti in lizza per l’ per il miglior film straniero sono: “El secreto de Sus Ojos” (Argentina), “Sansone e Dalila” (Australia), “The World is Big and Salvation Lurks around the corner” (Bulgaria), “Un profeta” (Francia), “Il nastro bianco” (Germania), “Ajami” (Israele), “Kelin” (Kazakhistan), “Winter in Wartime” (Olanda), “The Milk of Sorrow” (Perù).

Il film, che racconta la vita nel comune siciliano di a partire dagli anni venti fino agli anni ottanta, il tutto visto attraverso la storia di una famiglia attraverso tre diverse generazioni, aveva inaugurato l’edizione numero 66 del Festival del Cinema di Venezia ma anche lì uscì a mani vuote.

da www.blitzquotidiano.it

“Un sogno di famiglia” al teatro Cittàdellanotte ad Augusta


di Daniela Domenici

Ieri sera abbiamo avuto il piacere di assistere a “Un sogno di famiglia”, commedia con musiche diretta e interpretata da Enrico Montesano che ne è anche autore insieme ad Anna Maria Carli e Francesco Asioli con le musiche di Armando Trovajoli e i movimenti coreografici di Manolo Casalino.

Un primo appunto che, purtroppo, non è da attribuire allo spettacolo ma solo a chi scrive: avendo preso, più di dieci anni fa, la decisione di spegnere definitivamente e totalmente  l’apparecchio televisivo e avendo mantenuto, molto serenamente, facilmente e gioiosamente questo impegno volontario, l’argomento della commedia di Montesano è risultato quanto di più lontano dalla vita e dagli interessi di chi scrive, una specie di pianeta a parte in cui vivono una sorta di … extraterrestri ma, ripetiamo, questo è solo un dettaglio che riguarda l’autrice di questa recensione!!

Oggettivamente, però, dobbiamo dire che questa commedia con musiche è una riflessione divertente e un po’ amara allo stesso tempo sui veri valori del nostro tempo e nasce dai dibattiti e dalle analisi critiche sul successo e/o la presunta crisi dei “reality shows” in Italia.

Al centro di “Un sogno di famiglia” c’è la storia di una famiglia “normale”, i Torelli, lui edicolante, la moglie casalinga, una figlia adolescente, l’altra ragazza-madre con un bimbo che vive in casa con loro, che un giorno, all’improvviso, si trova catapultata sul set di un “reality show”. Tutto questo perché il padre, leggendo un quotidiano, ha visto un annuncio in cui si promette una splendida villa come premio alla famiglia che avrebbe permesso di essere ripresa, notte e giorno, dalle telecamere nello svolgimento della propria vita quotidiana. Ma questa vita viene messa a dura prova da questa novità, la famiglia si presta al gioco, convinta dei legami profondi che legano l’uno all’altro tutti i componenti, certa che il mondo dello spettacolo possa cambiare la vita anche di “gente normale” come loro in una realtà televisiva dove non basta più apparire per essere ma è necessario anche essere attori di se stessi.

Alla fine i veri protagonisti rimangono però i valori veri, quelli in cui la gente si riconosce e di cui mostra di avere sempre più bisogno, il senso profondo della famiglia, l’altruismo, l’onestà dei sentimenti che, se pur messi alla prova, alla fine trionfano.

Un secondo appunto e questo ci sembra davvero importante e di segno negativo: non riusciamo a capire il motivo per cui sia nelle locandine che sul web non ci sia alcuna traccia dei nomi degli altri attori che recitano insieme a Montesano come se fosse solo sul palcoscenico, non è assolutamente corretto che non si possa dare il giusto rilievo, citando i loro nomi, anche a coloro che danno il loro contributo alla buona riuscita dello spettacolo.

 

Le emozioni dell’epoca in cui viviamo


di Monica Maiorano

Per molto tempo lo studio delle emozioni è stato trascurato dal mondo scientifico ritenendo che rappresentassero un aspetto secondario della vita mentale di un individuo, eppure l’emotività, considerata scomoda ed inutile interferenza nei processi mentali, negli ultimi anni è stata molto rivalutata dagli ambienti scientifici e ha iniziato ad essere considerata come una importante componente dell’intelligenza stessa.

Già Darwin, nel 1871, scrisse un’opera molto originale, The expression of emotions in animals and man, nella quale evidenziava il ruolo delle emozioni e dell’espressione dei sentimenti, forme basilari della comunicazione umana, nel processo evolutivo della nostra specie.

Quando ci si interroga sul ruolo delle emozioni e della loro manifestazione nel condizionare il comportamento umano, l’alternativa è fra un determinismo biologico che vede le sensazioni e le espressioni emotive come universali e un relativismo culturale per cui l’espressione delle emozioni sarebbe una sorta di linguaggio e, come tale, trasmesso culturalmente.

In effetti, secondo i ricercatori interpellati dalla rivista New Scientist, ogni epoca storica con i suoi modelli di vita, è caratterizzata da emozioni specifiche e sembra nella nostra “ era complessa dell’umana complessità”, ispirazione, curiosità, orgoglio, gratitudine e confusione si siano aggiunte alle “classiche emozioni” gioia, tristezza, rabbia, paura, sorpresa e disgusto.

Se è dunque vero che le emozioni sono apparse negli ominidi prima della comparsa dell’ Homo Sapiens, continuando ad evolversi nella nostra specie, questo ha richiesto la comparsa e trasformazione di meccanismi e processi fisio-psicologici adeguati, come lo sviluppo della mimica facciale e di particolari percorsi del sistema nervoso che hanno reso capace l’essere umano di riconoscere e distinguere tali segnali.

Il gruppo di psicologi intervistati dalla prestigiosa rivista scientifica, infatti, hanno descritto queste nuove emozioni e le espressioni del corpo che le caratterizzano.

L’ispirazione, sentimento positivo, incoraggiante, stimolante che ci fa credere in noi stessi e nel prossimo, facendoci sentire parte di un tutto, secondo gli scienziati sarebbe un sentimento universale, la cui espressione facciale caratteristica non è stata ancora precisata, anche se i ricercatori concordano su un generico addolcimento dei tratti somatici e un movimento delle sopracciglia verso l’alto.

Un’altra  new entry nella classifica delle emozioni è l’attitudine alla curiosità. Ne è convinto Paul Silvia, docente di psicologia alla University of North Carolina, il quale la ritiene fondamentale per motivare le persone ad imparare, anche senza un fine specifico, ma semplicemente per il gusto di sapere.

Sul piano comportamentale, questo sentimento si manifesta con gli stessi tratti in tutti gli esseri umani: testa leggermente piegata da un lato, velocità del discorso che aumenta, muscoli della fronte e degli occhi in tensione. Non solo, la curiosità è diventata sempre più importante per l’uomo contemporaneo aiutandolo a controbilanciare sentimenti negativi come ansia e paura. 

L’orgoglio, emozione a due facce, come la definisce New Scientist, è il terzo sentimento al centro delle attenzioni degli scienziati, in quanto, da un lato, accresce l’autostima individuale e l’attitudine al risultato, dall’altro tende spesso a confondersi con l’arroganza e l’eccessiva sicurezza di sé, al punto da essere elencato tra i sette peccati capitali.

Per Jessica Tracy della University of British Columbia di Vancouver, in Canada, la dimostrazione che l’orgoglio sia trasversale a tutti i popoli è data dalla riconoscibilità con cui questo sentimento si manifesta all’esterno, non è tanto l’espressione facciale determinante, quanto tutta la postura del corpo. Secondo la Dottoressa Tracy tutti noi assumiamo inconsapevolmente la stessa postura: testa un po’ all’indietro, braccia leggermente lontane dal corpo e petto in fuori.

Anche la gratitudine, secondo Sara Algoe dell’Università del North Carolina, ha tutti i requisiti necessari per essere annoverata tra le nuove emozioni, avendo una connotazione del tutto positiva che aiuta gli esseri umani a rafforzare le loro relazioni sociali, in primis nel rapporto di coppia. Secondo la studiosa, la gratitudine ci aiuta a scovare le persone con cui stiamo meglio e a fare qualcosa per loro, innescando un meccanismo virtuoso di “dare e avere”. E’ un sentimento che fa parte del bagaglio emotivo di ogni essere umano, anche se, i ricercatori sostengono che potrebbe essere culturalmente connotato ed essere espresso in maniera diversa da un capo all’altro del mondo. Circa le espressioni facciali e i gesti che meglio la rappresentano si é d’accordo sul sorriso e un certo penzolare della testa, ma sono ancora in corso altri studi.

Non tutti d’accordo, invece, nel considerare la confusione come regina delle nuove emozioni, di sicuro è  un sentimento che domina nel mondo di oggi. Secondo Dacher Keltner dell’Università di Berkeley, in California, è una sensazione che tutti abbiamo provato, in una qualunque occasione in cui abbiamo avuto l’impressione di ricevere informazioni insufficienti o contrastanti dal mondo circostante.

Il volto della confusione avrebbe sopracciglia inarcate, occhi che diventano più piccoli, labbra protese in avanti. Un recente studio ha dimostrato, inoltre, che si tratta dell’espressione facciale più chiaramente riconoscibile dopo la gioia, e con una valenza evoluzionistica che la renderebbe universale: una persona confusa, infatti, è notata da tutti e ha quindi maggiori possibilità di essere aiutata dal prossimo.

Secondo il professor Paul Silvia, la confusione è il modo in cui il nostro cervello ci avverte dell’infondatezza dei nostri pensieri e dei nostri schemi mentali, incoraggiandoci a focalizzare la nostra attenzione altrove, a cambiare strategie o imparane delle nuove, abilità particolarmente utile per l’uomo contemporaneo.

E’ per questo, conclude il gruppo di psicologi interpellato da New Scientist, che la confusione potrebbe essere la chiave di tutte le altre emozioni dominanti, l’anello di congiunzione tra ispirazione, curiosità, orgoglio e gratitudine.

Dunque è vero che ogni emozione ha caratteristiche specifiche da cui discendono le diverse modalità espressive, le modificazioni della funzione mnemonica e delle immagini mentali, ma queste non si sarebbero potute sviluppare senza un’adeguata riorganizzazione nel tempo di tutto il sistema nervoso centrale, periferico e autonomo, da cui le emozioni dipendono.

Si potrebbe concludere, a questo punto che, pur avendo il mondo delle emozioni e della loro manifestazione una grande variabilità sia individuale che nelle diverse culture, i meccanismi biologici che le sottendono sono il risultato dell’evoluzione per selezione naturale il che le rende di conseguenza universali, biologicamente determinati e si potrebbe aggiungere necessarie alla sopravvivenza.

Fonte: Repubblica.it

Facciamo attenzione alle grandi parole, ai grandi impegni


Fate attenzione a non pronunciare grandi parole, ovvero non
impegnatevi alla leggera. Perché? Perché così provocate il mondo
invisibile, e in seguito avrete enormi difficoltà a non ritornare
sulle vostre decisioni, a mantenere i vostri impegni, o
addirittura non ci riuscirete.
Un uomo giura che non si sposerà mai… Ebbene, poco tempo dopo
incontra una donna, e quella donna, che è proprio la meno capace
di renderlo felice, gli fa perdere la testa; egli si sposa ed
ecco l’inizio di tutti i suoi guai. Gli individui troppo sicuri
di sé provocano certe entità del mondo invisibile, le quali hanno
voglia di metterli alla prova per vedere di che cosa sono capaci
e dar loro una lezione. Quanti sono costretti a riconoscere che
hanno finito per fare tutto il contrario di ciò che avevano
solennemente affermato o promesso! Ci sono paesi in cui, dopo
aver pronunciato certe parole, si ha l’abitudine di toccare il
legno. Questa usanza può sembrare una superstizione, ma è molto
significativa: rivela che, parlando, le persone sono consapevoli
di provocare delle entità del mondo invisibile, e compiono quel
gesto per scongiurare la cattiva sorte.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov