L’evoluzione diacronica della lingua italiana, dalla crusca alla escort


Diamo nobiltà alla caniglia

La caniglia è il corrispondente italiano della crusca. Un tempo veniva, anche nelle nostre campagne, ritenuta la parte meno nobile del macinato di frumento. Oggi, è arrivata la sua rivalutazione ed è diventata una delle componenti essenziali per le diete e aiuta alle evacuazioni.

Le origini di nobiltà della caniglia (crusca) risalgono al Cinquecento, quando fu fondata l’Accademia della Crusca. I soci dell’accademia scelsero il nome crusca “quasi per dire che l’Accademia doveva procedere a una scelta fra i buoni e i cattivi vocaboli”.
Insomma, si doveva scegliere quali parole erano degne di far parte del lessico della nascente lingua italiana. La crusca (a caniglia) aiuta a fare la cacca, ma le sue origini sono comunque nobili…

Cosa direbbe oggi il prof. Umberto Panozzo.

Ho ancora conservata una vecchia Grammatica Italiana redatta dal professore Umberto Panozzo, edita nel 1967, e andando a pagina 252 del bellissimo volume, trovo dei consigli su come usare correttamente i vocaboli italiani.
Seguitemi.

Non si deve dire: terrò al corrente ma terrò informato; numero di giornale arretrato ma numero passato; è un uomo fenomenale ma è un uomo straordinario; si è verificato ma è avvenuto; declini le sue generalità ma mi dica il suo nome e cognome; fece il suo nome ma disse il suo nome; le acque vengono convogliate verso il lago ma vengono incanalate verso il lago.

Non dite Baby ma bambino. Bebé ma bimbo. Bitter ma amaro. Bluff ma imbroglio. Camion ma autocarro. Chalet ma padiglione. Chàssis ma telaio. Box ma recinto. Chic ma elegante. Notes ma taccuino. Premier ma primo ministro.
Eppure, oggi, siamo costretti a sentire gli orrendi attenzionare, candalerizzare, scannerizzare, microciffare, paparazzare. E poi, tronista, fare una esterna e il fantastico, poco più di una spaecherina. (Rosanna Cancellieri).

Contaminazioni anglo-sicule-italiane.
In un ufficio di Palermo.

Mi ma da scimunita non si può proprio farla scuffari dal nostro staff”
Non si preoccupi, signor direttore, ci penso io. Ora mi ci attacco ri supra e comincio a fare un po’ di corte e, se non cala i mutanni subito, la minaccio che non la mando allo stage che sta organizzato la presidenza. Si un ci basta, l’attacca le, signor direttore, cu mobbing e viri ca cala i cuorna. E di poi c’è Ciccio, l’amicu nostru, che ha sempre a mania dello stalting e lo usa a minchia chiina.

L’attaccamu e se poi non lo capisce mancu accusssì, che se ne deve andare, diremo in giro che s’arrangiulìa facendo fa la escort. Virissi, carissimu (ri subitu) signor direttore, ca quannu sannu ca fa la squillo, i colleghi si ci ettanu a pisci e raccussì vedrà che come un nenti, presenterà le voluntary resignantion e si ni va a casa cu i sui piedi e di leva davanti ai testi…moni con rispetto parlando”.

da www.ragusa.blogsicilia.it

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