Ergastolano a Cagliari presenta il suo libro “Strabismi”


Dove si racconta del carcere e del senso delle cose. Lo farà con due contributi recapitati all’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che, in collaborazione con la cooperativa “Sensibili alle Foglie”, ha organizzato l’incontro

“Permesso straordinario” per Annino Mele che sabato 23 gennaio parteciperà a Cagliari alla presentazione del suo nuovo libro “Strabismi. Dove si racconta del carcere e del senso delle cose. Lo farà con due contributi recapitati all’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che, in collaborazione con la cooperativa “Sensibili alle Foglie”, ha organizzato l’incontro di Cagliari, in programma alle 17, nella sala conferenze dell’Associazione della Stampa Sarda in via Barone Rossi, 29. Incentrato su “vizi e virtù” del sistema carcerario italiano, “Strabismi” è anche una spietata analisi del passato e del presente della società sarda descritta senza mai cadere nel folclore. Annino Mele, che è stato ristretto a Como, Fossombrone, Saluzzo racconta la sua esperienza e induce a riflettere.

In occasione dell’appuntamento sarà presente anche il Presidente della Cooperativa Mario Da Prato. Ad animare il dibattito saranno gli interventi di Anna Maria Busia, avvocato penalista, e di Renato Curcio, direttore editoriale della casa editrice milanese “Sensibili alle Foglie”. Coordinerà l’incontro Maria Grazia Caligaris, presidente di SdR. Mamoiadino, 59 anni, ristretto da 26 anni, 22 dei quali consecutivi dal 1987. Autore di 7 pubblicazioni, il detenuto-scrittore Annino Mele è stato presente anche al Salone del Libro di Torino, lo scorso mese di maggio. Con la casa editrice milanese ha pubblicato altri tre titoli, ognuno dei quali ha suscitato reazioni polemiche.

«Il sistema carcerario italiano – sottolinea Caligaris – si caratterizza per la propensione a limitare la libertà personale prevalentemente di coloro che non sono in grado di difendersi avendo scarsi mezzi economici e culturali. Il più delle volte si propone addirittura come strumento di vendetta. Il contrario insomma di quanto sancisce la Costituzione. Anche il principio del recupero sociale, a parole considerato un valore, viene cancellato dalla preminenza della sicurezza quale costrizione in un luogo separato e lontano dalla società. La legge sull’ordinamento penitenziario costruita nell’ottica costituzionale di riabilitare il cittadino che, commettendo un reato, ha infranto le norme comuni spesso non viene rispettata».

«I cittadini liberi sono convinti che in carcere in realtà prevalgano – afferma ancora la presidente di SdR – gli agi. Che vengano concessi facilmente permessi premio o che la libertà sia facilmente raggiungibile. Insomma quanto hanno stabilito i Giudici è inutile perché molto presto un “delinquente” torna a casa. I dati affermano il contrario. Attualmente sono circa 1500 i “fine pena mai”. Un centinaio sono in carcere da oltre 26 anni e altrettanti da oltre 20. La più grande vergogna italiana è la presenza dietro le sbarre di bambini innocenti, attualmente sono una settantina, il più delle volte con madri in attesa di giudizio. Due nelle carceri isolane. E’ spaventoso il numero dei suicidi. Nell’anno appena trascorso sono stati 177. In quest’anno appena iniziato si registrano 15 suicidi».

«Uno in Sardegna se si esclude quello di un giovane di 23 anni uscito dal carcere da appena tre giorni. Inconcepibili gli atti di autolesionismo. L’altro aspetto preoccupante e del tutto ignorato è il numero di anziani e di ammalati. Insomma il carcere non è quello che dovrebbe essere e il sovraffollamento ne condiziona pesantemente il ruolo sociale». «Occorre – conclude Caligaris – rivedere il sistema. Non si deve essere più buoni, ma individuare la strada più utile alla società. Investire nel carcere vuol dire fare iniziative nel territorio. Ridurre la disuguaglianza sociale, creare condizioni migliori per ciascun cittadino. Rafforzare le istituzioni a partire dalla scuola. Parlare di carcere è un dovere civile perché riguarda tutti».

da www.notizie.alguer.it

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