Oggi è il “blue Monday”, il giorno più nero dell’anno


 Depressi? Scarsa voglia di lavorare e fatica immensa nell’alzarsi dal letto? Nulla di strano: oggi e’ ufficialmente il giorno piu’ deprimente dell’anno, il “Blue Monday”, in cui si incrociano molteplici “influssi” negativi difficili da evitare. Puo’ sembrare una boutade, ma e’ la conclusione a cui e’ giunta una ricerca della FirstCare, una serissima compagnia inglese specializzata nel fornire dati e studi alle aziende per contrastare l’assenteismo dei dipendenti. Le vacanze sono finite, le risoluzioni per il nuovo anno gia’ andate deluse, fa freddo e i soldi scarseggiano dopo i bagordi natalizi. Inoltre, l’estate e’ ancora un miraggio, cosi’ come il prossimo periodo festivo. Senza contare che, naturalmente, e’ lunedi’, gia’ di per se’ giorno non felicissimo. Proprio il terzo lunedi’ di gennaio, secondo lo psicologo Cliff Arnall dell’Universita’ di Cardiff che per primo lo ha teorizzato, e’ il “Blue Monday” (noi diremmo “lunedi’ nero”), il giorno piu’ deprimente dell’anno. Una conclusione a cui lo psicologo e’ giunto mettendo a punto una vera e propria formula matematica: il meteo, i debiti, il tempo trascorso dal Natale, i bassi livelli motivazionali e la sensazione pressante della necessita’ di agire. E oggi, secondo gli esperti, e’ il peggior “lunedi’ nero” degli ultimi anni, complice la crisi. Ma come combattere l’inesorabile depressione di oggi? Ecco la ricetta del dottor Arnall, intervistato dal canale Msnbc: “Mettere su un Dvd divertente, chiamare gli amici e mangiare insieme, magari contattando persone non frequentate da mesi o anni”. E mettersi l’anima in pace: il “giorno piu’ felice dell’anno”, naturalmente, e’ in piena estate. Cioe’ tra diversi mesi.

fonte AGI

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Salemi (TP), il Comune pronto ad accogliere 20 orfani di Haiti


Il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, ha annunciato che il Comune “offre la propria disponibilità ad accogliere 20 bambini orfani di Haiti“.

Segue la vicenda il vicesindaco Antonella Favuzza, che ha spiegato:

“Tempi e modalità si sapranno solo dopo le determinazioni della Commissione per le adozioni internazionali che si riunirà domani per definire un piano straordinario che possa agevolare le pratiche di affido e adozione possibilmente con procedure più snelle rispetto all’attuale iter.

Noi ci stiamo attrezzando per l’affido temporaneo, un po’ come avviene attualmente con i bambini provenienti dagli internat dell’Ucraina e della Bielorussia che vengono ospitati in Italia due volte all’anno, a Natale e in estate.

Intanto però le famiglie che volessero contribuire al nostro progetto possono contattare gli uffici comunali al numero 0924-991401, oppure inviando una email a vittoriosgarbi@cittadisalemi.it, indicando i propri recapiti”.

da www.trapani.blogsicilia.it

Giustizia: Bernardini; ai direttori possibilità rifiutare i detenuti


Un intervento legislativo che dia la possibilità ai direttori delle carceri di poter rifiutare l’arrivo di altri detenuti quando gli istituti penitenziari che dirigono hanno raggiunto la loro massima capienza. Lo ha annunciato l’onorevole radicale Rita Bernardini al termine della sua visita al carcere di Sulmona, dove oggi un detenuto ha tentato di suicidarsi proprio mentre era in corso il sopralluogo della parlamentare.

Non è possibile che il direttore sia costretto ad accettare qualsiasi numero di detenuti nel suo carcere – ha affermato la Bernardini -, tra l’altro diventando il solo responsabile di tutto quello che avviene all’interno della struttura penitenziaria.

Oggi – ha proseguito – abbiamo potuto verificare di persona una situazione che vede lo Stato fuorilegge, uno Stato che definirei delinquente abituale, visto che da 60 giorni, da quando ho fatto la mia ultima denuncia al termine di una visita analoga alla struttura peligna, ha lasciato che i problemi di sovraffollamento e di carenza di organico restassero immutati, anzi peggiorassero fino alla situazione di oggi diventata, davvero insostenibile.

Per non parlare della situazione sanitaria che è disastrosa – ha concluso la parlamentare: ci sono centinaia di detenuti con problemi psichici che sono sofferenti e che dovrebbero essere sottoposti a trattamento medico ma che in realtà vengono abbandonati a se stessi.

da www.ristretti.it

Nasce la “Casa per i papà” in difficoltà: a Milano sono 50 mila


E’ stata l’Associazione matrimonialisti italiani  a lanciare l’allarme. Negli ultimi dieci anni nel nostro Paese si è sviluppata una nuova ed irresistibile piaga sociale causata dall’aumento esponenziale di separati e divorziati alcuni dei quali finiscono con il ridursi in miseria.

Ogni anno, in Italia si separano circa 160 mila persone. E’ un fenomeno che riguarda per lo più operai, impiegati ed insegnanti. Le separazioni e i divorzi, dati gli obblighi economici e le spese che determinano trasformano questi lavoratori in veri e propri ‘clochard’. Il 25% degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati. E nell’80% dei casi  si tratta di padri separati, che devono mantenere moglie e figli senza avere più risorse per sopravvivere. Molti di questi dormono in auto e i più fortunati (circa 500 mila) sono tornati ad essere ospiti delle loro famiglie d’origine.

E’ sempre l’Associazione matrimonialisti italiani a calcolare che a Milano, tra città e provincia, gli uomini che vivono questo tipo di difficoltà sono quasi 50 mila. Il grande problema di queste persone è la casa: è già difficile mantenerne una, quasi impossibile due. Una casa pubblica per i papà separati, allora. Un posto dove aiutare i papà che spesso vivono momenti di disagio dovuti alla separazione, ma anche un posto dove potere recuperare la loro identità e, se disoccupati, cercare di trovare un lavoro per offrire un futuro migliore a se stessi e ai propri figli.

La Casa del padre separato pare che a Milano si farà, grazie all’impegno della Provincia e del consigliere comunale Matteo Salvini: in via Calvino, zona Mac Mahon, un centro da 160 posti letto, con camere singole e doppie, con la mensa, un piccolo giardino e una biblioteca. L’affitto si aggirerà intorno ai 100-150 euro al mese, un affitto sociale per una categoria di nuovi poveri.

Il Comune qualcosa aveva già provato a fare. Alcuni degli appartamenti requisiti in città alla mafia, andranno proprio alle associazioni che tutelano i papà separati.

Anche a Roma intorno a metà dicembre è stata portata avanti la medesima iniziativa. E’ nata la “Casa dei papà“, 20 appartamenti messi a disposizione di papà separati in difficili condizioni economiche. I papà separati potranno usufruire degli appartamenti per un anno pagando 200 euro al mese. Gli appartamenti dotati di camera da letto, angolo cottura, saloncino e bagno. Sono stati messi a disposizione dei papà e dei loro figli spazi dove potersi dedicare alle attività ludiche. Assistenti sociali e psicologi danno il supporto necessario per il loro inserimento nella società.

da www.milano.virgilio.it

Sesso e razzismo: Caster Semenya e la Venere ottentotta


, l’atleta sudafricana diciottenne che l’estate scorsa ai mondiali di atletica di Berlino vinse il titolo negli 800 metri, è ancora nel limbo degli esami che devono accertare la sua appartenenza sessuale: è una donna? È un uomo? È un ermafrodito? Può continuare a correre con le donne?

Caster Semeya vincitrice a Berlino 
…e vestita chic 

La sua vicenda è sospesa nella nebbia degli organismi sportivi internazionali, dove, non solo nell’atletica, la certezza del diritto in un caso come questo si impasta con più complesse considerazioni: certo non aiuta che sia una ragazza nera che viene da un villaggio sperduto del Sud Africa e che intorno a lei siano scatenati i giochi e gli interessi, politici e economici) dei sud africani non bianchi ( cioè neri e “colorati”) del post apartheid.

Ancora negli ultimi giorni intorno al suo nome si è accesa la polemica, perché il suo allenatore, Michael Seme, ha detto che avrebbe continuato a correre nelle gare femminili in Sud Africa, ma subito gli organismi federali sudafricani gli sono saltati in testa, definendo incaute le sue parole e inibendo a Caster di gareggiare fino a quando le supreme autorità internazionali dell’atletica non si pronunceranno.

Quando? Nessuno lo sa, anche se le Olimpiadi sono ormai domani e comunque i soloni che stanno in Europa giocano con il destino e i sentimenti di una ragazza di 18 anni.

Ve la ricordate ? Quando vinse gli 800 metri ai mondiali di Berlino,in realtà, più che per la prestazione, l’evento fu memorabile per quello che successo dopo. All’indomani della vittoria cominciarono a piovere strane insinuazioni su la ragazza. Le stesse atlete che con lei avevano gareggiato lanciarono in pubblica piazza il terribile interrogativo: e se la non fosse una donna?

E allora apriti cielo. Ne cominciò una querelle, a tratti grottesca, sulla condizione ormonale, fisica, atletica della ragazza (o ragazzo?) e sulle ripercussioni di questa da un punto di vista filosofico, politico, femminista. Il Sun, quotidiano noto per le sue posizioni scandalistiche, rivelò che l’atleta era in realtà un’. La federazione mondiale di Atletica stabilì in fretta e furia nuove misure per l’accertamento del sesso dei concorrenti. Di che far gongolare i profeti dei gender studies.

Il problema è che la vicenda di Semeya è intimamente intrecciata con le cicatrici del razzismo nell’animo collettivo e individuale della maggioranza non bianca del Sud Africa e così quello che altrove sarebbe un semplice caso di attribuzione di sesso assume i tratti di un ritorno alle vecchie leggi della separazione razziale.

A proposito di c’è anche chi riesuma, come parallela vicenda di razzismo, la storia di , nota come la in Europa, dove fu portata, come un trofeo, nel 1810, all’età di 21 anni, e dove morì, in Francia, cinque anni dopo, prostituta e alcolizzata. Era stata esibita davanti a schiere di pittori, naturalisti e presumibilmente maniaci travestiti da scienziati, tutti attratti dal suo sedere fuori ordinanza e da labbra vaginali eccezionalmente grande e protese. Il suo scheletro e i suoi genitali furono conservati fino al 1974 al Museo dell’uomo di Parigi e ora, scrive Ariel Levy sul New Yorker, “molti in Sud Africa hanno la sensazione che i bianchi non sud africani stiano ancora scrutando un corpo femminile nero come se non contenesse un essere umano”.

, la dei primi dell’ottocento 

Anche l’atteggiamento assunto dalle autorità internazionali dell’atletica, in fondo, suona sinistro in questo angolo dell’Africa: e se fosse successo a una del Massachusetts? Ci sarebbe lo stesso atteggiamento altezzoso? Il comportamento delle autorità atletiche sudafricane, inoltre, non risente un po’ anch’esso di un complesso di inferiorità, magari intrecciato con l’0pportunismo di qualche piccolo boss locale che vuole fare carriera nel partito del presidente Zuma.

Non aiuta il fatto che la vicenda di abbia le sue radici in una delle zone più povere del paese, e anche del mondo, dove se una bambina nasce con il clitoride troppo lungo glielo tagliano; dove si verifica una elevata concentrazione di nati o nate che possono presentare tratti incerti di identità sessuale; dove, come dice un’amica di , “ per definire se una è donna basta che faccia pipì seduta”, dove non c’è spazio per scelte sessuali diverse come essere lesbica. A farlo si rischia lo stupro educativo.

Non aiuta che le vicende sessuali siano ammantate dall’amore della riservatezza e del perbenismo, dal timore dello scandalo, che, causa anche l’ignoranza del poverissimo ambiente in cui è nata, non ha certo aiutato Caster e i suoi allenatori a avere idee più chiare. Caster non ha seno, non ha le mestruazioni, ma questo, spiegano gli esperti di atletica, non vuole dire molto, perché pare che altre ragazze sottoposte alla intensa tensione agonistica e all’immenso sforzo di preparazione dell’atletica non ne abbiano. Si porta l’esempio di Maria Mutola, del Mozambico, idolo di , anche lei dall’aspetto fortemente mascolino.

Fin da quando ha cominciato a vincere le rivali e i loro allenatori e genitori hanno cominciato a seminare dubbi sulla femminilità di , la quale si è abituata, fin da giovanissima, a farsi accompagnare da un “testimone” al bagno per mostrare con i propri genitali che tutto è in regola.

La storia si è complicata con la vittoria di Berlino, perché questa ha proiettato la ragazza sulla grande piattaforma mondiale, come possibile candidata all’oro olimpico. Qui sono entrati in ballo, al di là delle apparenze dei genitali, i livelli di . E sono anche entrate in ballo le deficienze, le ingenuità, le debolezze dei responsabili dell’atletica sud africana che hanno comunque mandato a correre in Germania, accettando preventivamente, ma senza dirglielo, di sottoporla all’esame sulla sessualità di cui ancora nulla si sa, almeno ufficialmente, anche se in Australia sono già uscite indiscrezioni secondo le quali Caster sarebbe, nel migliore dei casi, un ermafrodito, categoria peraltro non contemplata dalle tabelle internazionali.

Angel Fershgenet, in arte Angel Lola Luv: secondo un blog potrebbe reincarnare la , edizione duemila Anche qui entrano in ballo le questioni razziali. Sostengono a Johannesburg: certo, le voci partono dall’Australia, perché lì c’è un altra concentrazione di razzisti bianchi, emigrati dopo la fine dell’appartheid, che mai hanno perdonato ai neri di avere conquistato la libertà.

 Recentemente, il New Yorker, che è giornale di altra caratura rispetto ai cugini di campagna del Sun, propone un bel reportage sul retroterra culturale della . E « retroterra » non è parola scelta a caso, perché rimanda a un mondo al di fuori, dietro, dopo l’ultima stazione di ferrovia. Un mondo di frontiera come il « Cristo si è fermato a Eboli » del libro di Carlo Levi.

 Quando in Sud Africa le gente dice «Limpopo», si vuole dire la terra del nulla. Non parlano di una condizione metafisica o della contea di un libro fantasy, bensì di una regione ben definita nelle carte geografiche, la zona nel nord del paese che fa da frontiera col Botswana, lo Zimbabwe e il Mozambico. Qui di macchine non se ne vedono e l’acqua corrente e l’elettricità sono lussi che non si hanno. Ed è qui che in condizioni di rara precarietà si allenano i membri del Moletjie Athletics Club, club di cui ha fatto parte fino ad un anno fa.

 Gli atleti del club vivono tutti nei villaggi in case di fango, mattoni e lamiere. Per arrivare agli allenamenti devono camminare a lungo attraverso i campi di grano, incrociando le capre e gli asini che brucano l’erba e che padroneggiano questi sentieri non asfaltati. Davanti ad una scuola li aspetta ogni volta il loro allenatore Jeremiah Mokaba che precisa: «In questo periodo gli allenamenti si possono fare perché la stagione della pioggia è passata». Non esistono infatti strutture coperte.

 Mokaba allena i suoi allievi nella boscaglia coperta di rovi che si distende dietro il sentiero e che va lontano verso le montagne. Gli atleti corrono a pieni nudi e spesso vengono feriti dalle spine. Un giovane ragazzo spiega la situazione: «Non possiamo fermarci e dire che non abbiamo scarpe perché non abbiamo soldi. I nostri genitori non hanno soldi. Allora che possiamo fare? Continuiamo a correre».

 Joyce ha diciotto anni ma sembra molto più giovane. È magra, avvolta in una felpa rosa e nemmeno lei ha perso la speranza. «Voglio diventare campione del mondo – dice con una voce soffice, quasi un sospiro – Diventerò campione del mondo. Caster mi ha reso orgogliosa. Lei ha vinto. Lei ha mostrato il nostro club sulla mappa».

 da www.blitzquotidiano.it

DIRITTI. Sesto Fiorentino, sgombero per 190 rom


L’ong Everyone: “E’ un atto criminale, intervenga il procuratore”

 “Lo sgombero senza alternativa di alloggio di ben 190 romeni di etnia Rom avvenuto alle 5 del mattino del 15 gennaio a Sesto Fiorentino (Firenze), in via Lucchese, presso lo stabilimento ex Osmatex, altro non è che un atto criminale”. Lo affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione per i Diritti Umani.

 “Intere famiglie si sono viste abbattere davanti agli occhi i rifugi di fortuna dalle ruspe, senza avere possibilità di recuperare niente dei loro effetti personali all’interno. Bambini – tra cui almeno 4 di pochissimi mesi -, disabili gravi, anziani, donne e uomini sono costretti da tre giorni all’addiaccio, senza alcuna assistenza sociosanitaria, senza viveri, senza alcuna possibilità di riparo dal freddo e dalle intemperie e in un clima di totale emarginazione. I pochi aiuti sono giunti solo grazie al lavoro di attivisti per i diritti umani e dell’Associazione fiorentina L’Aurora O.N.L.U.S., che, con l’impegno della sua presidentessa, nostro membro, Stefania Micol, ha potuto assicurare una prima assistenza ai più bisognosi”.

 Il Gruppo EveryOne, che da anni monitora la situazione del popolo rom in Italia e denuncia abusi e discriminazioni, ha presentato una richiesta di intervento urgente all’Alto commissario Onu per i diritti umani, Navanethem Pillay, dove si chiede di intercedere con le autorità italiane e con il ministro dell’Interno e il ministro della Salute predisponendo un piano umanitario immediato per i rom sfollati di Sesto Fiorentino.

 “Presenteremo inoltre quest’oggi alla Procura della repubblica presso il tribunale di Firenze” proseguono gli attivisti, “un esposto nei confronti del sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi (PD) e delle autorità che hanno autorizzato l’azione di sgombero, chiedendo al procuratore Quattrocchi di valutare ipotesi di reato quali il mancato soccorso, le tentate lesioni e l’abuso d’ufficio, visto che i Servizi Sociali non sono intervenuti e nessun programma socio assistenziale era stato predisposto per tempo, e visto che tra gli sgomberati vi sono bambini piccoli e disabili paraplegici, costretti in queste ore a lasciare l’Italia per tornare, in un viaggio disperato verso il nulla, in Romania, dove non potranno beneficiare di cure e assistenza adeguate”.

 EveryOne ha chiesto inoltre, con una lettera indirizzata al sindaco di Firenze Matteo Renzi, che la città di Firenze sia esempio di civiltà, e accolga alcuni dei Rom sgomberati offrendo loro l’aiuto umanitario necessario alla sopravvivenza. “Il fatto che un tale deplorevole episodio” aggiungono Malini, Pegoraro e Picciau, “si verifichi per opera di un sindaco del Partito Democratico a pochi chilometri da Firenze deve fare riflettere su quanto questo sedicente centro-sinistra sia responsabile, purtroppo anche in Toscana, della caduta di valori e del fallimento di politiche securitarie, che escludono l’integrazione e propagandano xenofobia e persecuzione verso le minoranze.

da www.vita.it

Pennetta, esordio ok a Melbourne


Esordio vittorioso per Flavia Pennetta agli Australian Open, primo torneo dello Slam 2010 che si è aperto a Melbourne. La 27enne brindisina, testa di serie numero 12, ha sconfitto per 6-3 3-6 6-2, in due ore e cinquantadue minuti di gioco, la russa Anna Chakvetadze, 22 anni, numero 68 Wta (ma 7 nel 2007), aggiudicandosi il quarto confronto diretto di fila. Match tutt’altro che ineccepibile quello giocato dalla pugliese: dopo un primo set vinto per 6-3, la pioggia ha interrotto l’incontro con la russa in vantaggio per 3-1 nella seconda frazione. Alla ripresa la tennista pugliese non è riuscita a recuperare finendo per cedere il set. La Pennetta è partita male – ricostruisce il sito della federtennis – anche nella frazione decisiva (0-2 e palla per un doppio break) prima di infilare sei giochi consecutivi e staccare il pass per il secondo turno. Prossima avversaria per la brindisina la belga Yanina Wickmayer, numero 16 del ranking mondiale ma costretta a giocare le qualificazioni solo per la nota vicenda dei controlli antidoping saltati, autentica mina vagante del tabellone. La 20enne di Lier – che oggi ha battuto la rumena Dulgheru per 10-8 al terzo set – si è aggiudicata entrambi i precedenti confronti diretti con l’azzurra, l’ultimo dei quali si è disputato qualche giorno fa ad Auckland in finale.

da www.ansa.it