“Mare nero”


di Francesco Sabatino

Donna speranzosa.

Bella come una sposa.

Una vita in grembo,

tanti sogni nel cuore.

Da un mondo di povertà e violenza

decidesti di partire

per trovare pace, serenità, amore.

Invece, quella tragica notte,

mare nero ti ha inghiottita per sempre.

Mare nero ti ha inghiottita per sempre.

Giovane ragazzo.

Tu partisti per mare.

Libertà e benessere volevi trovare.

Invece, quella tragica notte,

Mare nero ti ha inghiottito per sempre.

Mare nero ti ha inghiottito per sempre.

Quella notte, era gelido il mare

come il nostro cuore

indifferente. Incapace d’amare.

Intanto, da quella notte,

una donna prega in ginocchio

per un figlio che non arriverà mai.

Ella piange e piangerà per sempre.

Piange e piangerà per sempre.

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“Michelle”


by Beatles

Michelle, ma belle.
These are words that go together well,
my Michelle.
Michelle, ma belle.
Sont les mots qui vont tres bien ensemble,
tres bien ensemble.
I love you, I love you, I love you.
That’s all I want to say,
until I find a way.
I will say the only words I know that
you’ll understand.
Michelle, ma belle.
These are words that go together well,
my Michelle.
Michelle, ma belle.
Sont les mots qui vont tres bien ensemble,
tres bien ensemble.
I need you, I need you, I need you.
I need to make you see,
oh, what you mean to me.
Until I do I’m hoping you,
will know what I mean.
I love you.
I want you, I want you, I want you.
I think you know by now
I’ll get to you somehow.
Until I do I’m telling you so
you’ll understand
And I will say the only words I know that
you’ll understand, my Michelle.

http://www.youtube.com/watch?v=iBwGmOexmNo

Giustizia: Bernardini; decisioni in Cdm, primo successo radicale


  “Le decisioni prese ieriin Consiglio dei Ministri sulle carceri costituiscono il primo successo del Satyagraha radicale su questo fronte”. Lo afferma la radicale Rita Bernardini.

“Stando al comunicato stampa che leggiamo sul sito http://www.governo.it – dice Bernardini – il Governo ha deciso non di costruire nuove carceri, ma di ampliare quelle esistenti utilizzando i fondi già previsti in finanziaria; ha deciso di incrementare – seppure parzialmente – l’organico degli agenti di polizia penitenziaria e – cosa veramente importante – di invertire la rotta fin qui seguita prevedendo la possibilità di scontare l’ultimo anno di detenzione presso il proprio domicilio e, per i reati sotto i tre anni, la possibilità di sospendere il processo e impiego alternativo al carcere in lavoro di pubblica utilità.

Abbiamo scritto “stando al comunicato stampa” del Governo: ora si tratta di vedere quando e come questi obiettivi saranno confermati nei fatti e nei tempi. A ciò vigileremo e dovremo mobilitare il massimo di controllo, di collaborazione, di lotta dell’intera comunità penitenziaria, se si rivelasse necessaria.

Su queste misure – a parte i “pieni poteri” conferiti al Capo del Dap Franco Ionta sui quali non siamo d’accordo – non possiamo che plaudire all’azione del Ministro della Giustizia Angelino Alfano e al Governo Berlusconi che ha votato la sua proposta. Restano in piedi, come obiettivi da perseguire subito, i 12 punti della mozione radicale approvati ieri dall’aula di Montecitorio e, per noi radicali, quelli sui quali dobbiamo convincere ancora, con un’operazione di verità, tutta la classe politica italiana di maggioranza e d’opposizione: 1) l’amnistia “legale” contro quella ignobile e di classe che si fa quotidianamente con i processi penali che cadono in prescrizione (200.000 all’anno su una mole di 5 milioni e mezzo di processi penali pendenti) e 2) la Riforma della Giustizia, sulla quale il Parlamento si è già impegnato un anno fa approvando la nostra Risoluzione “per una riforma strutturale e organica del sistema” che preveda la riforma dei criteri concernenti l’obbligatorietà dell’azione penale, la separazione delle carriere, la responsabilità civile, gli incarichi extragiudiziari e il collocamento fuori ruolo dei magistrati, la revisione dei criteri di elezione del Csm, la modernizzazione tecnologica degli uffici giudiziari e l’adeguamento degli organici del personale anche amministrativo. 3) la radicale modifica dell’articolo 41-bis della legge n. 394 del 1975, sull’ordinamento penitenziario perché per combattere la mafia lo Stato non può usare gli stessi metodi di tortura e di disumanità della criminalità organizzata. Insomma, la lotta nonviolenta prosegue, alla ricerca e per l’affermazione della e delle verità, diradando la coltre lugubre di ingiustizia e di sofferenza attuale provocata dallo Stato quando non rispetta legalità e moralità umana e civile”.

fonte AGI

Belice: tre giorni per ricordare il terremoto del 15 gennaio 1968


Il 15 gennaio del 1968 è una data che resterà viva per sempre nella memoria degli abitanti del Belice. Un terremoto mise in ginocchio la valle del Belice provocando circa 300 vittime, radendo al suolo sei paesi, lasciando quasi centomila persone senza un tetto sulla testa e altrettante con abitazioni gravemente danneggiate.

A quarant’anni di distanza da quella terribile notte sono state previste tre giornate commemorative dal titolo “terre in moto” verso il futuro. Nel 2007 simbolicamente sono state smontate tutte le baracche e in questo momento si sta procedendo per ultimare la bonifica del territorio dall’amianto e per completare la ristrutturazione di case ed infrastrutture. “Questo è il momento della rinascita” ha commentato il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro nel corso della presentazione della manifestazione insieme ai sindaci dei comuni dell Valle del Belice.

“Allora intellettuali quali Sciascia e Guttuso firmarono un appello per la ricostruzione delle case. Oggi abbiamo chiesto allo scrittore Vincenzo Consolo di scrivere un manifesto per la promozione dell’arte e della cultura contemporanea nel Belice – ha spiegato Tanino Bonifacio, direttore tistico dell’evento.

Negli anni settanta i cortei di protesta dei belicesi contro il governo nazionale che non stanziava fondi sufficienti per la ricostruzione del territorio erano aperti da un grande lenziono del maestro Giambecchina intitolato: Gridano le pietre di Gibellina. Adesso cinque artisti contemporanei (Rosario Bruno, Dino Frisca, Frnaco Accursio Gulino, Vincenzo Nucci e Nino Pilotto) della scuola pittorica di Sciacca, hanno realizzato gratuitamente cinque grandi lenzioni “in memoria” che saranno presentati per l’occasione del quarantesimo anniversario della tragedia, nel museo d’arte contemporanea di Gibellina.

Nel corso delle manifestazioni lunedì 14 gennaio nella chiesa della Santissima Trinità di Salaparuta alle 20.30 sarà proiettato il documentario “Belice 68, Terre in moto”, realizzato da Salvo Cuccia e Antonio Belli per Rai educational. Un altro cortometraggio, ispirato agli scritti di Vincenzo Consolo, realizzato da Giorsio Serafini Prosperi e intitolato “Il ritorno”, sarà proiettato maerterì prossimo, 15 gennaio, nell’aula consiliare di Santa Ninfa dove lo scrittore originario di Sant’Agata Militello, Vincenzo Consolo, leggerà il nuovo manifesto scritto per il Belice. A conclusione della tre giorni per ricordare, si svolgerà una fiaccolata che attraverserà Poggioreale, mentre a Partanna si svolgerà alle 21 una messa solenne.

www.ecodisicilia.com

TERREMOTI. In Italia il primo progetto per minori traumatizzati


di Benedetta Verrini

Bambini e terremoto: a ogni latitudine il trauma di una catastrofe naturale colpisce i più piccoli in modo devastante e spesso il personale sanitario e gli educatori sono impreparati ad affrontare l’impatto emotivo e psicologico di un’esperienza così terribile.

Con lo sguardo in queste ore rivolto ad Haiti, l’Ospedale Bambin Gesù di Roma ha annunciato questa mattina l’avvio di un progetto, il primo al mondo, sugli aspetti conoscitivi e terapeutici della Sindrome Post Traumatica da Stress.

Si chiama progetto Rainbow e coinvolgerà oltre 7mila bambini del territorio abruzzese colpito dal terremoto del 6 aprile 2009, che ha provocato 308 morti, oltre 1600 feriti, 30 mila sfollati.

A realizzarlo, in collaborazione, saranno l’Ordine dei Ministri degli Infermi – Camilliani attraverso la propria Camillian Task Force ( organismo che offre un aiuto globale, alle vittime di calamità naturali o provocate dall’uomo, attraverso un competente sostegno umanitario, sanitario e pastorale) con il coordinamento scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il sostegno della Caritas Italiana e la collaborazione dei pediatri di famiglia abruzzesi.

Proprio i Camilliani, presenti anche ad Haiti, sono in queste ore testimoni dell’impatto devastante del terremoto in un territorio già segnato da conflitti e povertà.

L’idea che il progetto Rainbow, dall’Italia, possa diventare un modello d’intervento esportabile in ogni contesto è dunque di particolare attualità.

Lo studio si compone di due segmenti: il primo coinvolgerà direttamente i pediatri del territorio e un nutrito campione di bambini (dai 3 ai 14 anni) da loro assistiti ai quali verranno presentati dei questionari di screening. In base al risultato dei test l’eventuale diagnosi sarà confermata da una visita specialistica neuropsichiatrica (si stima un 20-30% di bambini nell’epicentro del terremoto e 10% nel resto dell’Abruzzo).

La seconda parte si concentrerà sui percorsi di formazione di un numero elevato di insegnanti ed operatori volontari con l’obiettivo di sviluppare abilità di supporto attraverso interventi di educazione alla pro-socialità; sullo studio della ricaduta della formazione degli insegnanti su circa 1.500 bambini della scuola materna ed elementare e sull’analisi complessiva finale di tutti i dati raccolti.

Spesso la risposta al trauma è la paura intensa, il senso di impotenza e orrore; il rivivere in maniera persistente il momento drammatico, la difficoltà di addormentarsi o a mantenere il sonno, l’ipervigilanza ed esagerate risposte di allarme.
Sia i pediatri di famiglia che gli insegnanti ricevono scarsa formazione nel tradizionale iter di studi su come riconoscere i segni e i sintomi che caratterizzano le patologie della psiche indotte dai traumi e, nello specifico, la Sindrome Postraumatica da Stress.
Parte integrante del Progetto Rainbow è pertanto la serie di percorsi formativi rivolta a pediatri e a insegnanti per la gestione della PTSD.

da www.vita.it

Detenuto suicida nel carcere di Massa, il quinto dall’inizio dell’anno


Quinto suicidio nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno: Abellativ Sirage Eddine, 27 anni, detenuto extracomunitario nel reparto infermeria del carcere circondariale di Massa, si e’ impiccato la notte scorsa con un lenzuolo annodato al tubo della doccia.
In due settimane, dunque, sono gia’ cinque i detenuti che hanno deciso di farla finita nelle sovraffollate carceri italiane per le quali ieri il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza: il 2 gennaio, ad Altamura (Bari) si e’ uciso Pierpaolo Ciullo, 39 anni; tre giorni dopo si e’ impiccato nel carcere Buoncammino di Cagliari Celeste Frau, 62 anni; il 7 gennaio, infine, si sono suicidati Amato Tammaro, 28 anni, nel supercarcere di Sulmona, e Giacomo Attolini, 49 anni, nel penitenziario di Verona.

da www.innocentievasioni.net

In Libia amnistia per i detenuti che imparano a memoria il Corano


E se lo facessimo anche in Italia? sarebbe un ottimo modo per diminuire il sovraffollamento nelle nostre carceri e aumentare la cultura delle persone con un libro fondamentale come è la Bibbia, che ne pensate? lo proponiamo al ministro Alfano?

In Libia imparare i versetti del Corano a memoria potrebbe diventare presto la via di uscita anticipata dal carcere a beneficio dei detenuti comuni. Non è ancora realtà, ma la proposta è al vaglio del Consiglio Supremo di giustizia, l’organo che esercita il potere giudiziario nel paese del Colonnello Muammar Gheddafi.
Una misura che potrebbe diventare un sistema «alternativo» di uscita anticipata dal carcere. La Libia sta conducendo da tempo una politica di amnistie, anche di detenuti ex terroristi. Meccanismi che hanno portato allo svuotamento di alcune storiche carceri. La decisione di includere nell’amnistia «anche le persone che imparano a memoria il Corano», come si legge oggi sul quotidiano arabo on line «Al Manara», e quindi di introdurre lo studio del libro sacro per i musulmani come metodo di riabilitazione per i detenuti, farà parte delle disposizioni soggette a ratifica del Consiglio Supremo, la cui prima riunione ordinaria per l’anno 2010 è stata diretta dallo stesso Ministro della Giustizia, Mustapha Abdul Jalil.
Il metodo della riabilitazione dei detenuti, che passa attraverso lo studio del Corano, è stato già applicato ai prigionieri rilasciati lo scorso ottobre, circa un centinaio, tutti ex appartenenti al Gruppo Combattente Libico Islamico (Lifg), legato ad Al Qaida, e al Gruppo cosiddetto Jihad. Gli ex miliziani islamici, sotto gli auspici della Fondazione Gheddafi, hanno trascorso due anni studiano il corano e rivedendo le loro convinzioni politiche. I prigionieri, che hanno aderito al programma di «riabilitazione» attraverso lo studio del testo sacro e che erano tutti detenuti da più di dieci anni nel carcere Fellah di Tripoli, nel quartiere Abu Slim, rappresentavano il terzo gruppo di detenuti islamici liberati in Libia negli ultimi due anni.
La proposta di questi giorni, cioè liberare chi studia il Corano, fa seguito alla fase di amnistie e rilasci che sono iniziati in concomitanza con i festeggiamenti per il quarantesimo anniversario del leader Gheddafi al potere. Lo scorso primo settembre è infatti passata la decisione di dare la grazia a 1.273 detenuti e di sostituire la pena di morte con l’ergastolo per tutti coloro che erano stati condannati alla massima pena prima del primo settembre.

da www.ilgiornale.it