Russia. La storia di Lyudmila: arrestata a 82 anni, una vita da militante


Lyudmila Alexeyeva durante l’arresto Lyudmila Alexeyeva a 82 anni è stata arrestata dalla polizia russa per aver guidato una protesta anti-governativa non autorizzata.

 È successo a Mosca durante la notte di : la signora è nota alle autorità russe per aver organizzato diverse manifestazioni contro il regime sovietico ed anche per essere stata più volte interrogata dal .

 Per la signora Alexeyeva oggi il nemico è il governo “soft autoritario” di , in precedenza presidente e oggi primo ministro, che avrebbe ristretto i diritti fondamentali dei russi. Già da molto tempo prima che Brezhnev venisse confinato, la signora Alexeyeva faceva parte del piccolo gruppo di intellettuali che nella comunista hanno rischiato più volte la vita per aver lottato a favore della libertà di stampa e per i diritti umani.

 Quasi tutti quelli che lottavano con lei oggi non ci sono più. Alexeyeva oggi cammina con difficoltà, ma è in grado ancora di condurre una dimostrazione come quella della notte di .

 Alexeyeva è cresciuta contestando sempre il regime. Pianse tantissimo il giorno che vide i suoi vicini venire arrestati dagli agenti di Stalin. Poco dopo aver compiuto i 40 anni, si offrì di raccontare quello che stava accadendo nel suo Paese attraverso le colonne di un giornale compilato in segreto e in totale anonimato. Una volta che venne interrogatata, la donna, per non farsi scoprire, nascose otto copie del giornale segreto nel reggiseno.

 La donna ha pagato poi la sua militanza anti-sovietica passando sette anni in un campo penale e cinque in esilio e racconta che, prima degli interrogatori del , si fermava sempre a comprare un panino al prosciutto, un cannolo e un arancio. Questi tipi di cibo erano infatti delle prelibatezze proibite anche agli investigatori sovietici degli anni 70, i quali erano costretti a nutrirsi a suon di cotolette.

 A metà dell’interrogatorio, la signora scartava questi cibi e li adagiava sul tavolo: «Reagivano in modo molto nervoso quando cominciavano a sentire l’odore di prosciutto. In questo modo io mi divertivo» ha spiegato, «era un modo per giocare sui loro nervi».

 L’anziana donna alla fine è emigrata come molti altri. Ma nel 1993, dopo 16 anni negli Stati Uniti, lei e suo marito hanno deciso di tornare in , dove è diventata presidente del , un’organizzazione per i diritti umani fondata nel 1976 ed ora diventata legale.

 Nuove paure hanno sostituito quelle vecchie, però. Alexeyeva ha infatti ricevuto più volte minacce di morte, e lo scorso anno ha anche sepolto due suoi cari amici. I rischi legali sono troppo imprevedibili: ora, spiega la donna, questa giustizia post-sovietica le cose le inventa. Se infatti nell’ la strategia processuale poteva essere messa in dubbio sapendo che i giudici prima di eseguire una condanna chiedevano due testimoni, tutto questo oggi non è più possibile. «Allora c’erano delle regole. Erano idiote ma c’erano e ci si poteva difendere. Ora le regole non ci sono più».

 Tanya Lokshina, vice direttore dell’ufficio di Mosca di Human Rights Watch, spiega che gli attivisti dovrebbero trovare un nuovo modo di parlare alla società russa. «Questa lingua dovrebbe essere diversa dalla lingua utilizzata da dissidenti sovietici», ha detto. «In un certo senso è più facile essere contrari a un regime pienamente totalitario mentre è sicuramente più difficile contrastare un regime più sofisticato ma fortemente autoritario. Qui vi è una certa libertà. Come si fa a spiegare alla gente quello che manca?»

 Per Alexeyeva Putin è il frutto della rivoluzione post-sovietica. Per quanto riguarda invece la sensibilizzazione della gente, per la Alexeyeva i russi sono passivi solo perché poveri e dice: «Noi continueremo ad aiutare la gente a capire».

 Così, tutti gli anni la notte di San Silvestro la sua associazione organizza una giornata che serve a ricordare  l’articolo della Costituzione russa che garantisce la libertà di riunione. L’ultima volta, tutti i manifestanti vennero arrestati tranne la signora Alexeyeva: questa volta invece anche lei è stata fatta salire su di un bus insieme ad altre 50 persone.

 Non c’è voluto molto alla polizia per comprendere l’errore: dopo solo 40 minuti, uno di loro ha aperto le porte del bus e ha detto alla signora Alexeyeva che era libera di andare. Lei però si è rifutata e le sue foto in preda al terrore hanno fatto il giro del mondo.

 Grazie a queste foto i leader russi si sono svegliati ed hanno letto le dichiarazioni critiche del National Security Council degli Stati Uniti e del presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, che si è detto profondamente scosso se pensa che «una rispettabile 82 enne ha trascorso la notte di in stato di arresto».

 da www.blitzquotidiano.it

qui il link alla notizia originale del Gruupo di Helsini

http://www.mhg.ru/news/E249CDF

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