“Sicilian Tragedi” al teatro Ambasciatori di Catania


di Daniela Domenici

Pubblico delle grandi occasioni, teatro stracolmo per la prima, anzi la “prime”, termine preso in prestito dall’inglese (e mai come per questo spettacolo calza a pennello!), di “Sicilian Tragedi” di Ottavio , autore del libro da cui è stato tratto lo spettacolo che ci è piaciuto ma ci ha anche deluso in alcuni suoi aspetti e vorremmo affrontarli entrambi consapevoli del fatto che un critico teatrale debba avere il coraggio di esaltare e apprezzare quando sia il caso ma anche quello di sottolineare gli elementi negativi, ci prendiamo quest’onere.

Per una nostra “forma mentis” preferiamo iniziare da ciò che ci ha colpiti positivamente; prima di tutto l’originalissima idea scenografica di Stefano Pace abbinata alle musiche e ai video di Massimiliano Pace, assolutamente innovativi, hanno avuto anche bisogno di un palcoscenico più ampio a scapito di un minor numero di poltrone per il pubblico ma ne è valsa la pena, secondo noi. Ottimi e pertinenti anche i costumi di Francoise Raybaud e i movimenti coreografici di Donatella Capraro nonché le luci perfette di Franco Bozzanca.

“Deus ex machina” di tutto questa “parte tecnica”, chiamiamola così, il regista Guglielmo Ferro che ha saputo davvero ben orchestrarla, i nostri personali complimenti e applausi.

Ci sono, però, due nostre “dolenti note”, permetteteci di parlarvene.

“In primis” l’inutile e fastidiosissima (ho raccolto le lamentele di parte del pubblico) intercalare della parola “minchia” (scusateci, non avremmo voluto scriverla ma dato che l’hanno ripetuta all’infinito ieri sera …) che ha dato una connotazione di volgarità non necessaria all’eloquio di alcuni attori (e non solo di quella ma le altre ve le evitiamo …) che non ha risparmiato, e di questo ce ne dispiace davvero, anche una primadonna come Ida Carrara nel ruolo di una contessa un po’ sui generis.

“In secundis”, e qui chiudiamo con le “dolenti note” di cui sopra, l’eccessiva velocità di tutta la “mise en scene”, troppo frenetica, da far venire il fiatone nello stare dietro all’azione, che ha un po’ penalizzato, secondo noi, la comprensione della vicenda che già, di per sé, non era facilissima essendo, come dice correttamente Mariarosa Mancuso, un intreccio di “Romeo e Giulietta e le guerre di mafia, il teatro elisabettiano e la tragedia greca, le rappresentazioni barocche e la commedia di costume, la comicità di Nino Martoglio e le sagre del pesce spada…”.

Tra gli attori del cast vogliamo sottolineare in positivo l’ottima interpretazione del regista gay data da Agostino Zumbo, assolutamente perfetta, senza una sbavatura, divertentissima e quella dell’assessore interpretato, con misura e nota professionalità, da Mimmo Mignemi. Ci è piaciuto molto anche Plinio Milazzo, bravissimo nel ruolo dell’amico gay (con relativa improbabile parrucca bionda ed esagerate movenze ed eloquio) di Betty Pirrotta, una brava Stella Egitto, per noi una bella novità. I “genitori” di Stella sono stati interpretati da un sempre formidabile Sebastiano Tringali (che però è stato anche lui, secondo noi, penalizzato da quell’inutile volgarità di cui abbiamo già parlato) e da una Guia Jelo non nel suo ruolo ideale, lasciatelo dire. Bravo anche Filippo Brazzaventre nella parte del boss, mr Turrisi, che aspira alla mano di Betty, Francesca Ferro in quella della Lambertini, la “presenzialista”, bravi anche (ma li abbiamo ammirati in bel altre interpretazioni) Aldo Toscano e Gino Astorina.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...