“Il mondo che vorrei”, riflessioni di Francesco dal carcere di Augusta


Caro amico lettore,

c’è una frase che turba i miei pensieri ed è questa: “il tempo guarirà tutto”. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?

Oggi il nostro mondo è malato! Un mondo che noi stessi uccidiamo giorno per giorno asenza renderci conto di quanto grave è la situazione. Per questo, caro amico lettore, nell’anno che verrà, tutti insieme, con ferma intenzione, dobbiamo aspirare a un mondo migliore: “il mondo che vorrei”.

Il mondo che io vorrei potrebbe esistere se avessimo gli occhi giusti per guardarlo.

Nel mondo che vorrei, gli uomini e le donne di qualsiasi razza, colore e di qualsiasi parte di questo mondo non dimenticherebbero le esperienze storiche perché da esse si può imparare.

Nel mondo che vorrei, non esisterebbero imperialismi, né occidentali né orientali, né politici né economici, né religiosi né ideologici.

Nel mondo che vorrei, i politici, le persone che democraticamente verrebbero elette dal popolo non declamerebbero discorsi sterili scritti dagli altri ma parlerebbero con il cuore ai cuori, con parole scritte di loro pugno, con il rispetto che si deve alla “cosa pubblica”.

Nel mondo che vorrei, non ci sarebbero civiltà che si scontrano ma culture e popoli e nazioni che si incontrano e si arricchiscono reciprocamente, nel rispetto delle proprie individualità.

Nel mondo che vorrei, sono consapevole che non potrebbero non esserci guerre. Ma, nel mondo che vorrei, non esisterebbero guerre fatte per motivi religiosi, né economici né ideologici. Allora non ci sarebbe motivo per fare le guerre.

Nel mondo che vorrei, non sarebbero i vincitori a fare la storia ma la fiducia che le persone riporrebbero in ciò che la storia può insegnarci.

Nel mondo che vorrei, non si condannerebbero i vivi né si piangerebbero i morti perché si darebbe la giusta importanza alle persone e alle loro azioni quando sono ancora in vita.

Nel mondo che vorrei, nessun essere umano dovrebbe essere costretto ad abbandonare il proprio Paese per fuggire alla fame e cercare una vita migliore che forse non arriverà mai in un Paese che non lo vuole.

Ma, nel mondo che vorrei, ogni essere umano dovrebbe avere il diritto di essere e sentirsi cittadino in ogni terra che percorre e in ogni acqua che naviga peerchè il mondo sarebbe di tutti qualsiasi siano i confini che lo separano.

Nel mondo che vorrei, i terremoti, tutti i disastri naturali sarebbero solo delle calamità naturali, non delle disgrazie per cui si possa perfino dubitare che ci sia dietro l’essere umano.

Nel mondo che vorrei, l’elezione di un presidente nero, donna od omosessuale non desterebbe novità.

Nel mondo che vorrei, non ci sarebbero muri né cortine né torri che crollano, né esportazioni di democrazia, né lapidazioni per adulterio, né ergastolo né pene di morte.

Nel mondo che vorrei, non ci sarebbe bisogno di ricordare, nelle aule dei tribunali, che la giustizia è uguale per tutti.

Nel mondo che vorrei, c’è bisogno di una società che promuova serenità, che faccia sentire ogni cittadino necessario. L’uomo ha bisogno di piccole gratificazioni, di sentirsi accettato e soprattutto utile: di fare qualcosa per qualcuno. E allora c’è bisogno di qualcuno che richieda l’aiuto dell’altro anche se non ne ha necessità perché così aiuta l’altro che a voglia di aiutare.

Nel mondo che vorrei, occorre incrementare la percezione verso i bisogni dell’altro, non essere attenti solo ai propri desideri. Nessuno, quando è felice, sente più il dolore che ha attorno. Nessuno, mentre brinda alla propria fortuna, sente il tormento di chi non ha mai avuto niente e ogni volta che si è impegnato per ottenere qualcosa è stato colpito dalla sfortuna.

Nel mondo che vorrei, abolirei le festività, mi mettono sempre una grande malinconia poiché sento che alcuni gozzovigliano e altri sono invece assetati. Che alcuni gettano bottiglie ancora piene e altri, in preda all’arsura, sono alla ricerca di qualche goccia d’acqua.

Nel mondo che vorrei, occorre una società che non si spaventi di fronte alla propria sofferenza, che non la giustizi, che non la narcotizzi. Non saprebbe più capire quella degli altri, finirebbe per pensare che non esiste. Bisogna sapere cos’è la sofferenza per essere frenati dal promuoverla, sovente per gioco, per gioco di potere: semplicemente peerchè uno può farlo. E allora calpesta ogni diritto e ogni dignità umana.

Nel mondo che vorrei, bisogna cancellare questo strano imperativo del dover pensare sempre a ciò che non si è fatto, agli errori commessi, quindi dimenticando i risultati positivi che si sono raggiunti. Bisogna togliere questo velo opaco, questa lente che distorce mettendo a fuoco i nemici invece delle persne care, le cose ancora da fare invece di quelle dignitosamente concluse.

Nel mondo che vorrei, c’è bisogno di un mondo che voglia essere felice. Che cerchi i segreti della felicità. Che veda l’altro come un compagno con cui vivere insieme serenamente. Non più un nemico, non solo un nemico. Il mondo pieno di amici e di persone che ti guardano come si guarda a un fiore con la possibilità di coglierlo, annusarlo e di goderne. Un uomo può essere più bello di un fiore. “La felicità è prima di tutto voglia di felicità”.

Oggi si festeggia il giorno del Natale.

Dio nasce come un bambino, totalmente indifeso. E abbandonato perché nessun albergo l’ha accolto. Nasce in una grotta, nel ventre della terra: la terra stessa diventa Madre di Dio e questa nascita rappresenta un atto cosmico.

Così Cristo trasforma ogni cosa: il fatto più misero della  vita acquista grandezza e dignità. Il Natale testimonia che Dio assume su di sé tutte le nostre cadute: ci ha fatto liberi ma non lascia sulle nostre spalle gli effetti di questa libertà ferita.

La nostra profondità è Cristo e il Suo volto che risplende negli occhi dell’altro, che ci guarda con amore. Anzi conoscere l’altro significa conoscere Dio. E la vita di tutti i giorni diventa un’avventura. E’ lui che incontriamo nell’altro uomo. Tutto il mondo, in ogni sua più piccola parte, rispecchia il volto di Cristo. Senza questa percezione dell’altro la disperazione dell’altro. Scoprire la gioia nell’aiutare, la bellezza della solidarietà quando uno ti guarda silenzioso ma vuol dirti che gli hai dato la vita.

L’altro è parte di te e hai bisogno dell’altro che ha bisogno di te. Con questa voglia dell’altro di scopre quanto ricco può essere l’uomo, quante potenzialità nasconda, quanti pensieri.

La curiosità verso l’altro, chiunque esso sia. Non bisogna dimenticare chi soffre e ha bisogno solo di un sorriso, del tuo sorriso. E’ forse anch’esso velato di malinconia ma ti trasmette un senso di umanità che ti rende persino felice.

Questa è la grande scoperta che si può fare nel quotidiano, un’avventura che si trova lì, davanti a noi.

Il mondo che vorrei… vorrei non averlo. Altrimenti già esisterebbe.

Questo mio desiderio è solo una riflessione ma in questa utopia c’è la luce della speranza.

Noi non sappiamo come sarà la nostra vita e quindi il nostro tempo.

Io, per esempio, ho dei nipotini e posso parlare di come sono adesso senza essere in grado di prevedere come sarà la loro vita tra venti, trenta o quarant’anni. Forse possiamo immaginare un futuro migliore, un futuro di pace se non ci sarà un’altra grane guerra. La storia ce lo dirà.

In questo mondo “è tutto insieme”, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme è il mondo.

Ecco, questo è il mondo che vorrei dove l’uomo possa amare invece che ammazzare, possa cooperare invece che dominare, possa essere felice invece che piangere o sorridere perversamente.

All’uomo si lega il futuro del mondo e non basta insegnare che sono nati fratelli, non basta dirlo loro o scriverlo sui libri. Bisogna che la parola FRATELLO cresca in rilievo sul cuore di tutti cosicché lo scoprono essi stessi mentre vivono momento per momento, ogni giorno.

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