Firenze: apre “Città letteraria” di Vittorio Vettori


Apre sabato, per la prima volta al pubblico, nella Biblioteca nazionale centrale di Firenze, ‘La citta’ letteraria di Vittorio Vettori’.E’ una ‘autentica citta” ricreata con i libri dello scrittore, poeta, filosofo e critico letterario toscano. Vettori, ultimo umanista del Novecento, e’ stato presidente della Lectura Dantis internazionale e autore di oltre 200 libri, tradotti e conservati nelle maggiori biblioteche del mondo. La mostra e’ stata organizzata dall’istituto Mircea Eliade.

fonte ANSA

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“Il mondo che vorrei”, riflessioni di Francesco dal carcere di Augusta


Caro amico lettore,

c’è una frase che turba i miei pensieri ed è questa: “il tempo guarirà tutto”. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?

Oggi il nostro mondo è malato! Un mondo che noi stessi uccidiamo giorno per giorno asenza renderci conto di quanto grave è la situazione. Per questo, caro amico lettore, nell’anno che verrà, tutti insieme, con ferma intenzione, dobbiamo aspirare a un mondo migliore: “il mondo che vorrei”.

Il mondo che io vorrei potrebbe esistere se avessimo gli occhi giusti per guardarlo.

Nel mondo che vorrei, gli uomini e le donne di qualsiasi razza, colore e di qualsiasi parte di questo mondo non dimenticherebbero le esperienze storiche perché da esse si può imparare.

Nel mondo che vorrei, non esisterebbero imperialismi, né occidentali né orientali, né politici né economici, né religiosi né ideologici.

Nel mondo che vorrei, i politici, le persone che democraticamente verrebbero elette dal popolo non declamerebbero discorsi sterili scritti dagli altri ma parlerebbero con il cuore ai cuori, con parole scritte di loro pugno, con il rispetto che si deve alla “cosa pubblica”.

Nel mondo che vorrei, non ci sarebbero civiltà che si scontrano ma culture e popoli e nazioni che si incontrano e si arricchiscono reciprocamente, nel rispetto delle proprie individualità.

Nel mondo che vorrei, sono consapevole che non potrebbero non esserci guerre. Ma, nel mondo che vorrei, non esisterebbero guerre fatte per motivi religiosi, né economici né ideologici. Allora non ci sarebbe motivo per fare le guerre.

Nel mondo che vorrei, non sarebbero i vincitori a fare la storia ma la fiducia che le persone riporrebbero in ciò che la storia può insegnarci.

Nel mondo che vorrei, non si condannerebbero i vivi né si piangerebbero i morti perché si darebbe la giusta importanza alle persone e alle loro azioni quando sono ancora in vita.

Nel mondo che vorrei, nessun essere umano dovrebbe essere costretto ad abbandonare il proprio Paese per fuggire alla fame e cercare una vita migliore che forse non arriverà mai in un Paese che non lo vuole.

Ma, nel mondo che vorrei, ogni essere umano dovrebbe avere il diritto di essere e sentirsi cittadino in ogni terra che percorre e in ogni acqua che naviga peerchè il mondo sarebbe di tutti qualsiasi siano i confini che lo separano.

Nel mondo che vorrei, i terremoti, tutti i disastri naturali sarebbero solo delle calamità naturali, non delle disgrazie per cui si possa perfino dubitare che ci sia dietro l’essere umano.

Nel mondo che vorrei, l’elezione di un presidente nero, donna od omosessuale non desterebbe novità.

Nel mondo che vorrei, non ci sarebbero muri né cortine né torri che crollano, né esportazioni di democrazia, né lapidazioni per adulterio, né ergastolo né pene di morte.

Nel mondo che vorrei, non ci sarebbe bisogno di ricordare, nelle aule dei tribunali, che la giustizia è uguale per tutti.

Nel mondo che vorrei, c’è bisogno di una società che promuova serenità, che faccia sentire ogni cittadino necessario. L’uomo ha bisogno di piccole gratificazioni, di sentirsi accettato e soprattutto utile: di fare qualcosa per qualcuno. E allora c’è bisogno di qualcuno che richieda l’aiuto dell’altro anche se non ne ha necessità perché così aiuta l’altro che a voglia di aiutare.

Nel mondo che vorrei, occorre incrementare la percezione verso i bisogni dell’altro, non essere attenti solo ai propri desideri. Nessuno, quando è felice, sente più il dolore che ha attorno. Nessuno, mentre brinda alla propria fortuna, sente il tormento di chi non ha mai avuto niente e ogni volta che si è impegnato per ottenere qualcosa è stato colpito dalla sfortuna.

Nel mondo che vorrei, abolirei le festività, mi mettono sempre una grande malinconia poiché sento che alcuni gozzovigliano e altri sono invece assetati. Che alcuni gettano bottiglie ancora piene e altri, in preda all’arsura, sono alla ricerca di qualche goccia d’acqua.

Nel mondo che vorrei, occorre una società che non si spaventi di fronte alla propria sofferenza, che non la giustizi, che non la narcotizzi. Non saprebbe più capire quella degli altri, finirebbe per pensare che non esiste. Bisogna sapere cos’è la sofferenza per essere frenati dal promuoverla, sovente per gioco, per gioco di potere: semplicemente peerchè uno può farlo. E allora calpesta ogni diritto e ogni dignità umana.

Nel mondo che vorrei, bisogna cancellare questo strano imperativo del dover pensare sempre a ciò che non si è fatto, agli errori commessi, quindi dimenticando i risultati positivi che si sono raggiunti. Bisogna togliere questo velo opaco, questa lente che distorce mettendo a fuoco i nemici invece delle persne care, le cose ancora da fare invece di quelle dignitosamente concluse.

Nel mondo che vorrei, c’è bisogno di un mondo che voglia essere felice. Che cerchi i segreti della felicità. Che veda l’altro come un compagno con cui vivere insieme serenamente. Non più un nemico, non solo un nemico. Il mondo pieno di amici e di persone che ti guardano come si guarda a un fiore con la possibilità di coglierlo, annusarlo e di goderne. Un uomo può essere più bello di un fiore. “La felicità è prima di tutto voglia di felicità”.

Oggi si festeggia il giorno del Natale.

Dio nasce come un bambino, totalmente indifeso. E abbandonato perché nessun albergo l’ha accolto. Nasce in una grotta, nel ventre della terra: la terra stessa diventa Madre di Dio e questa nascita rappresenta un atto cosmico.

Così Cristo trasforma ogni cosa: il fatto più misero della  vita acquista grandezza e dignità. Il Natale testimonia che Dio assume su di sé tutte le nostre cadute: ci ha fatto liberi ma non lascia sulle nostre spalle gli effetti di questa libertà ferita.

La nostra profondità è Cristo e il Suo volto che risplende negli occhi dell’altro, che ci guarda con amore. Anzi conoscere l’altro significa conoscere Dio. E la vita di tutti i giorni diventa un’avventura. E’ lui che incontriamo nell’altro uomo. Tutto il mondo, in ogni sua più piccola parte, rispecchia il volto di Cristo. Senza questa percezione dell’altro la disperazione dell’altro. Scoprire la gioia nell’aiutare, la bellezza della solidarietà quando uno ti guarda silenzioso ma vuol dirti che gli hai dato la vita.

L’altro è parte di te e hai bisogno dell’altro che ha bisogno di te. Con questa voglia dell’altro di scopre quanto ricco può essere l’uomo, quante potenzialità nasconda, quanti pensieri.

La curiosità verso l’altro, chiunque esso sia. Non bisogna dimenticare chi soffre e ha bisogno solo di un sorriso, del tuo sorriso. E’ forse anch’esso velato di malinconia ma ti trasmette un senso di umanità che ti rende persino felice.

Questa è la grande scoperta che si può fare nel quotidiano, un’avventura che si trova lì, davanti a noi.

Il mondo che vorrei… vorrei non averlo. Altrimenti già esisterebbe.

Questo mio desiderio è solo una riflessione ma in questa utopia c’è la luce della speranza.

Noi non sappiamo come sarà la nostra vita e quindi il nostro tempo.

Io, per esempio, ho dei nipotini e posso parlare di come sono adesso senza essere in grado di prevedere come sarà la loro vita tra venti, trenta o quarant’anni. Forse possiamo immaginare un futuro migliore, un futuro di pace se non ci sarà un’altra grane guerra. La storia ce lo dirà.

In questo mondo “è tutto insieme”, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme è il mondo.

Ecco, questo è il mondo che vorrei dove l’uomo possa amare invece che ammazzare, possa cooperare invece che dominare, possa essere felice invece che piangere o sorridere perversamente.

All’uomo si lega il futuro del mondo e non basta insegnare che sono nati fratelli, non basta dirlo loro o scriverlo sui libri. Bisogna che la parola FRATELLO cresca in rilievo sul cuore di tutti cosicché lo scoprono essi stessi mentre vivono momento per momento, ogni giorno.

Il carcere a Empoli c’è, ma di detenuti nemmeno l’ombra


Mentre nel vicinissimo Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo i detenuti soffocano in celle piccole e anguste, a Pozzale, vicino Empoli,  il carcere rimane un fortino di cemento vuoto e inutile costato fra l’altro decine di migliaia di euro.

Da un anno e mezzo l’amministrazione penitenziaria ha predisposto la trasformazione della struttura empolese a carcere per i transgender provenienti dal carcere di Sollicciano e da altre carceri; tuttavia malgrado i lavori di adeguamento siano terminati da tempo, di questi non c’è nessuna traccia.

Così succede che dopo tanti proclami ufficiali del ministero, la destinazione di Pozzale potrebbe essere anche diversa rispetto a quella concordata. Mesi fa era cresciuta l’ipotesi che nel piccolo carcere empolese che ha recuperato decine e decine di giovani tossicodipendenti ci potevano essere trasferiti i pazienti più gravi dell’Opg di Montelupo. Mentre, invece, di recente si parlava di un carcere per detenuti che fanno l’università. Nell’empasse operativa, le voci si rincorrono e vengono fuori le tesi più strane.

La verità è che da anni è sotto gli occhi di tutti, compreso quelli di Regione e Comune di Empoli: uno dei fiori all’occhiello dell’amministrazione penitenziaria italiana era destinato alla sepoltura. Per mesi la struttura è costata sui 3 – 4 mila euro al giorno con 22 addetti alla sorveglianza e sei operatori per garantire un servizio quando all’interno c’erano solo paio di detenute. E ancora, dopo sei mesi che il carcere è vuoto, non è stato messo riparo all’emorragia di soldi e all’inutilità evidente di 26 celle.

Le tre ragazze rimaste, quando ancora dovevano terminare gli esami per ottenere la licenza di terza media, erano state trasferite in altri istituti all’improvviso a fine di giugno. Gli unici “ospiti” ora sono alcuni agenti tenuti a sorvegliare la struttura. Il ripopolamento del carcere con i transessuali doveva avvenire a settembre, poi a fine anno, sono arrivati nuovi rinvii e si è parlato di nuove ipotesi.

«Sono abbastanza stufo di parlare del carcere di Empoli – attacca Franco Corleone, garante dei detenuti di Sollicciano – sono stati spesi migliaia di euro per aumentare la sicurezza della struttura e ora vengono fuori nuove ipotesi sulla sua destinazione futura». «Ma perché invece di chiuderlo – continua Corleone – non è stato utilizzato fino a quando non veniva concretizzato il nuovo progetto con i transessuali? Tenere un carcere vuoto è un insulto alla ragione quando tutte le strutture sono al collasso e scoppiano».

Margherita Michelini direttrice del carcere empolese ora distaccata a Sollicciano è convinta invece, che la struttura di Pozzale riaprirà presto con i transgender dentro. Quella con i trans infatti se realizzato sarà la prima esperienza in Italia, con detenuti provenienti anche di altre carceri italiani.

«A Pozzale dovevano essere fatti interventi nei bagni – spiega la direttrice – e doveva essere ampliata la portineria per motivi di sicurezza. I lavori sono stati già conclusi. Penso che tra poco venga fatto il trasferimento» e conclude: «Sotto le feste non era opportuno spostare le detenute di Sollicciano. Se non ci sono nuovi indirizzi da parte del ministero, a breve la struttura di Pozzale sarà a regime di nuovo».

da www.blitzquotidiano.it

 

Tennis, WTA Auckland: derby Pennetta-Schiavone in semifinale


Semifinale tutta italiana al torneo Wta di Auckland in Nuova Zelanda. Nella notte la numero uno azzurra, Flavia Pennetta (12 del ranking Wta) e prima testa di serie del torneo, nei quarti ha battuto 6-1 6-2 la slovacca Dominika Cibulkova, mentre Francesca Schiavone, n. 4 del seeding e 17 della classifica mondiale, ha avuto la meglio sulla diciannovenne francese Alize Cornet per 6-2 6-3. Nell’altra semifinale saranno di fronte la belga Yanina Wickmayer e l’israeliana Shahar Peer.

fonte Repubblica

Immigrazione. I re magi respinti alla frontiera


di Lorenzo Alvaro

La trovata è del direttore della Caritas di Agrigento Valerio Landri e dell’arcivescovo Francesco Montenegro

 Nel presepe della Cattedrale di Agrigento alla vigilia dell’Epifania è apparso un cartello che recita “Si avvisa che quest’anno Gesù Bambino resterà senza regali: i Magi non arriveranno perché sono stati respinti alla frontiera insieme agli altri immigrati”. «E’ stata un’iniziativa concordata con l’arcivescovo Francesco Montenegro», ha spiegato a Repubblica Valerio Landri, direttore Caritas «perché abbiamo ritenuto che si dovesse dare un segnale per far riflettere la comunità ecclesiale e civile. Pensiamoci bene: oggi Gesù Bambino, se volesse venire da noi, probabilmente sarebbe respinto alla frontiera. Non abbiamo inteso fare polemica politica, siamo consapevoli che è necessaria una regolamentazione del fenomeno, ma siamo convinti che bisogna anche comprendere il perché questa gente fugge dal suo paese e bisogna dunque pensare all’accoglienza».
Landri ha raccontato anche delle diverse reazioni da parte della gente, «c’è chi ha plaudito alla nostra iniziativa ma anche chi si è lamentato sostenendo che abbiamo voluto sacrificare la tradizione alla problematica legata all’immigrazione. Noi pensiamo che la tradizione non possa essere anteposta ai diritti delle persone».

 da www.vita.it

“L’amore”, riflessioni di Francesco Sabatino


 Una fanciulla chiese ad un profeta: “Profeta, parlami dell’amore”.

Ed egli così rispose: “Lo stolto è convinto di poter vivere senza amore. In realtà, esso è un sentimento che salvifica e vivifica l’uomo. È una luce che lo guida verso il bene, la felicità e la pace. Energia vitale che lo aiuta a vivere e a superare i problemi di ogni giorno. Un uomo, senza amore, non è niente. È come una piantina senz’acqua che cade, inaridisce e muore. Inoltre, la mancanza d’amore costringe gli uomini nelle tenebre e negli abissi del male, e non permette loro di elevarsi al bene.

Altro non so dire sull’amore, poiché esso è un sentimento così potente e sublime, che noi uomini, nella nostra condizione di miseria, meschinità e pochezza, con il nostro linguaggio, non riusciamo ad esprimere.

Però, una cosa voglio dirtela: ama tutti indistintamente e senza indugi, non riservare il tuo cuore agli egoistici appetiti di un solo uomo. È vero, L’amore erotico è un privilegio esclusivo da riservare ad un solo compagno, ma l’amore, in generale, va concesso a tutti.

Ama, bambina mia, e troverai la pace, ama e ti congiungerai con l’assoluto.

“Insieme”: ad Augusta grande spettacolo di solidarietà per gli alluvionati di Messina


di Daniela Domenici

Quando la motivazione è nobile, quando il fine è umanitario e si riesce a coinvolgere alcune realtà artistiche della città ecco allora che si ha il piacere di assistere a uno spettacolo davvero bello, vario, emozionante e divertente quale quello che ci è stato regalato ieri sera al Teatro Comunale di Augusta.

E’ stata una sorta di “maratona” piacevolissima, durata più di tre ore, fortemente voluta dai Lions e patrocinata dal Comune di Augusta, che ha visto alternarsi sul palcoscenico vari artisti locali sia nel campo della musica che in quello della danza che nella recitazione sia comica che drammatica.

Hanno “rotto il ghiaccio”, aprendo la serata, la band “Jamakrew”, sei ragazzi di Augusta, tre strumentisti e tre cantanti, che fanno una musica reggae e che ci hanno regalato alcune canzoni di loro creazione.

A seguire alcuni allievi del corso di musica della scuola media “Todaro” che, insieme ai loro docenti di pianoforte, chitarra classica e flauto traverso, hanno eseguito alcuni celebri e delicati brani di musica classica, dalla ninnananna di Brahms a una colonna sonora di Morricone.

E’ stata poi la volta dell’esibizione della prima delle due corali presenti, la “Jubilaeum”, che, diretta dal maestro Luigi Trigilio, ci ha regalato alcune deliziose interpretazioni che hanno spaziato da motivi dedicati a Roma a un motivo in spagnolo e a uno in dialetto calabrese.

E’ toccato poi a un giovane e a un operatore del Centro Zucca, un centro di aggregazione giovanile per ragazzi dai 15 ai 25 anni gestito da una cooperativa (una bella realtà di Augusta che ha riaperto i battenti, dopo un periodo di chiusura, grazie alla ferma volontà di un assessore che ha preso a cuore la vicenda e che è sempre molto vicina ai ragazzi e agli operatori del centro), offrirci il primo dei loro tre momenti di spettacolo, quello teatrale, con l’interpretazione della celebre lirica di Totò “’A livella”.

E’ salita sul palco, poi, la seconda delle corali presenti che, in realtà, è costituita da due gruppi: la vera e propria corale Euterpe, insieme da lunga data, e la “neonata” corale di voci bianche “Fabio Blandino”, l’unica di questo genere in città; entrambi queste “ensemble” sono dirette dal maestro Rosi Messina che ha scelto, per i suoi giovani cantori, brani come “What a wonderful word” e “Go tell it on the mountain” mentre alla corale Euterpe ha fatto interpretare particolarissimi gospel, davvero molto belli e lei stessa ha poi cantato da solista nell’ultimo brano in scaletta.

C’è stato, poi, il secondo momento di spettacolo dei ragazzi del centro Zucca con una scenetta divertentissima di cabaret che aveva luogo in un ufficio di collocamento tra l’impiegato e un improbabile cliente che, con il suo modo di fare, riesce a far perdere la pazienza al malcapitato impiegato.

E’ stata poi la volta della danza con uno splendido e affascinante balletto di alcune allieve della palestra Gold’s Gym che hanno simulato di essere dei delfini in mezzo al mare, i nostri complimenti più calorosi alle ragazze e alla loro insegnante che ha saputo immaginare e far interpretare questo “quadro danzante”.

Durante la serata, tra un cambio di scena e l’altro, si è esibita anche una giovane cantante di Augusta, Giorgia Fazio, che con la sua voce potente ma dolcissima ha interpretato prima una canzone di Britti e poi una della Houston.

A conclusione di questa lunga ma bellissima maratona di spettacolo di solidarietà tutti i ragazzi del Centro Zucca sono saliti sul palco per cantare e suonare la canzone-simbolo del terremoto in Abruzzo, “Domani”, da loro “adattata” ad hoc, in alcune parole, per gli alluvionati della provincia di Messina.

Speriamo che questo spettacolo sia il primo di una lunga serie, che non ci sia bisogno di un evento tragico per poter applaudire queste nostre realtà artistiche anche se non dobbiamo mai dimenticare questi nostri poveri fratelli sfortunati; ne esistono tante sul territorio, valorizziamole, diamo loro il giusto spazio perché così come la cultura è libertà anche lo spettacolo, in tutte le sue forme, lo è.