Giustizia: Bernardini (Radicali); mozione su sovraffollamento


di Massimiliano Lenzi

Come si esce dalla tragedia del sovraffollamento carcerario in tempi brevi? Un passo concreto sarebbe quello di approvare la mozione Radicale che è stata depositata alla Camera e la cui discussione è calendarizzata per l’11 e 12 di gennaio prossimi”. A parlare, in questa intervista al Clandestino, è Rita Bernardini, deputata della delegazione Radicale nel Pd, che a Natale andrà al carcere di Teramo, assieme a Marco Pannella. “Dopo 16 giorni di sciopero della fame spiega – dove chiedevamo venisse fissata una data per la discussione, abbiamo avuto l’attenzione di Dario Franceschini che ha scritto una lettera al Presidente della Camera Gianfranco Fini. Sulla mozione ci sono 92 firme di parlamentari (anche se due del Pd hanno ritirato la loro), di tutti gli schieramenti ad esclusione della Lega. Tra le altre cose- il testo prevede: la messa in campo di misure alternative alla detenzione, l’utilizzo dell’istituto della messa in prova e per i tossicodipendenti, che rappresentano oggi il 25% della popolazione delle galere, un cammino di recupero nelle comunità. Se passasse soltanto quest’ultimo punto si avrebbe già un bello sfoltimento della popolazione carceraria”.

 Dal Governo arrivano segnali positivi?Su questo il ministro della Giustizia Angelino Alfano, quando è venuto in audizione in Commissione Giustizia, ha fatto delle aperture. Tra l’altro, in disparte, mi ha detto: “lo sono molto d’accordo sulla vostra richiesta di misure alternative”.

 A parte voi sei radicali (Bernardini, Turco, Beltrandi, Maria A. Coscioni, Mecacci e, la Zamparutti) chi sono i firmatari della mozione?Tra i nomi troverete molti parlamentari Pd ma anche del Pdl e di altre forze politiche. Alcuni, per la verità, cominciano a dire che la mozione così com’è non va.

 Cosa darebbe fastidio?Il passaggio sul 41 bis (carcere duro per i mafiosi, ndr) dove noi Radicali, che lo definiamo la Guantanamo italiana, chiediamo che rientri nelle norme costituzionali. Ma di questo sembra che non si possa parlare, sia a destra che a sinistra.

 L’obiezione è quella che cambiandolo si indebolirebbe uno degli strumenti per la lotta alla mafia?Esatto, l’obiezione è questa. Ma a nostro avviso essere contro la mafia significa innanzitutto far rispettare la legalità costituzionale ed i diritti dell’uomo, oltre alle legislazioni internazionali più avanzate su questo tema. Ma non è solo il 41 bis che crea imbarazzo.

 Cos’altro?C’è un passaggio in cui chiediamo che la coltivazione domestica a uso personale della marijuana non rientri più nelle sanzioni penali bensì in quelle amministrative. Insomma, sa cos’è? Nella politica quando si parla di carcere e di diritti dei detenuti c’è un gran conformismo. Noi, ad esempio, a differenza di tutti gli altri riteniamo che il provvedimento di indulto votato tempo fa sia stato giusto. Altrimenti oggi i detenuti sarebbero 100mila.

 Giustizia e sua amministrazione, come si esce dallo stallo italiano?Chi dice agli italiani che oltre 5 milioni e mezzo di processi penali oggi, sono arretrati, e di questi circa 200mila cadono ogni anno in prescrizione? Bisogna partire da qui, da questi dati: noi radicali siamo convinti che per discutere seriamente, in Italia, di una riforma della giustizia bisogna innanzitutto uscir fuori da questa condizione di , emergenza: Mi consente un’ultima cosa?.

 Dica?In questi giorni centinaia di detenuti stanno sostenendo l’approvazione della mozione con alcuni giorni di sciopero della fame. Ci tenevo a farlo sapere.

da www.ristretti.it

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Si apre strada a cure per tumori al cervello


Antonio Iavarone Antonio Iavarone

ROMA – Ci sono due geni all’origine dei più aggressivi e devastanti tumori del cervello, i glioblastomi, e per la prima volta la loro scoperta apre la speranza a future cure: sono ancora molto lontane, ma non più impossibili. A segnare questa nuova tappa della ricerca contro il cancro, pubblicata online su Nature, è il gruppo dell’italiano Antonio Iavarone, il ricercatore che ha lasciato l’Italia in seguito a una vicenda di nepotismo e che oggi lavora alla Columbia University di New York. La scoperta apre anche la strada alla possibilità di prevedere la probabilità di recidive. “Tumori di questo tipo oggi sono incurabili perché invadono il cervello normale”, dice all’ANSA Iavarone. Vale a dire che, anche quando si rimuove il tumore, le recidive compaiono in aree del cervello distanti rispetto a quella dalla quale si trovava il tumore. “Ecco perché – spiega – i glioblastomi sono così aggressivi e non possono essere curati”.

LA FIRMA DEL TUMORE: “da alcuni anni – aggiunge – abbiamo visto che i tumori più aggressivi hanno una ‘firma’, ossia l’espressione di geni che tutti insieme caratterizzano l’espressione mesenchimale, una sorta di firma genetica del tumore”. Ma nel cervello sano le cellule staminali non sanno formare cellule mesenchimali: questo avviene solo se c’é il tumore. Così i ricercatori sono andati a cercare i geni responsabili della trasformazione delle cellule normali del cervello in cellule mesenchimali. –

BIOINFORMATICA: Per farlo hanno chiesto aiuto agli esperti di bioinformatica che, alla guida di un altro italiano, Andrea Califano, hanno individuato gli algoritmi che hanno permesso di identificare i geni. Partendo da una biblioteca di profili di espressione genica ottenuti da 176 pazienti con tumori al cervello, i ricercatori hanno ottenuto una rete nella quale da soli cinque geni centrali si irradiano gli altri geni che ‘firmano’ il tumore.

MODELLO PER ALTRI TUMORI: “E’ stata un’analisi molto complessa e finora non esisteva niente del genere”, osserva Iavarone. E il risultato è un modello che potrà essere utilizzato in futuro per studiare le firme genetiche di altre forme di tumore.

LA ‘CUPOLA’: Con esperimenti su cellule tumorali si è scoperto che, fra i cinque geni principali, solo due , chiamati C/Ebp e Stat3, giocano un ruolo primario. Non solo cooperano fra loro, ma insieme controllano gli altri tre, come una sorta di “cupola” del cancro che organizza tutti i geni coinvolti nel tumore. Il meccanismo è stato verificato sperimentalmente nelle cellule staminali sane del cervello. In sostanza “abbiamo ricostruito la catena di eventi all’origine del più aggressivo tumore del cervello”, osserva Iavarone.

GENI IN AZIONE: in un’altra serie di esperimenti i due geni principali sono stati eliminati dalle cellule tumorali e si è visto che “la firma genetica scompare” e con essa “la capacità del tumore di invadere il cervello normale. Lo abbiamo visto in vitro e poi in vivo, quando abbiamo impiantato nel topo cellule tumorali umane prive dei due fattori”.

PREVEDERE L’AGGRESSIVITA’: da ulteriori ricerche condotte sui pazienti è emerso che i due geni rendono il tumore estremamente aggressivo, tanto da portare alla morte dopo 140 settimane. Se invece i pazienti non producono i due fattori, nel 50% dei casi sopravvivono per oltre 400 settimane. Diventa quindi possibile prevedere come si evolverà la malattia.

CACCIA AL FARMACO: I due geni sono stati brevettati e il passo ulteriore, dice Iavarone, “sarà identificare le molecole capaci di interferire con i due geni. E’ in corso una prima valutazione di composti chimici, in cerca di quelli più efficaci, ma è ancora molto presto per parlare di farmaci”.

Concorso per Ufficio appalti: impreparazione straordinaria, tutti bocciati


concorso_pubblicoTroppo ignoranti per passare il per l’Ufficio del comune di , così la commissione ha deciso di bocciarli tutti prima dell’orale.

Già, perché non solo le risposte alle domande giuridiche e di cultura generale contenevano inesattezze madornali, ma gli elaborati erano infarciti di errori di grammatica e di sintassi. Terza persona del verbo avere senza la h, s al posto della z, frasi senza il soggetto, tempi sbagliati.

E con alcune “perle” da manuale dell’asineria: anomala scritto “a nomala”, ragazzi scritto con una z sola, superficie senza la i.

E alla domanda su quali fossero le competenze del sindaco qualcuno ha risposto: «Il sindaco dichiara lo stato di guerra», mentre un candidato ha scritto che «per impugnare una contravvenzione devi fare una raccomandata, ma per vincerla devi andare dall’avvocato».

E così i candidati del per un posto di funzionario di settimo livello riservato ai laureati in Giurisprudenza per il delicato Ufficio sono stati tutti , o meglio non sono stati ammessi agli orali.

È accaduto nel Comune di , 15 mila abitanti, un sindaco-ministro (Altero Matteoli), una storia illustre, paesaggi straordinari sulla laguna che divide la Maremma dall’Argentario.

«Purtroppo errori e inesattezze erano così evidenti – spiega Angelo Ruggiero, segretario generale del Comune – che non è stato possibile ammettere nessun candidato. Siamo stati sorpresi non solo dall’impreparazione dei candidati su alcuni argomenti, che comunque erano indispensabili per poter ottenere l’idoneità alla prova orale, ma dagli errori di ortografia e sintassi, cose che si dovrebbero imparare alle elementari e invece, dopo una laurea, non sono state ancora assimilate».

L’elenco completo degli strafalcioni (compresi quelli di altre prove analoghe) non è stato reso noto. Ma dagli uffici municipali si conferma tutto, anzi si rincara la dose. «Ormai da anni questi ragazzi, nonostante la laurea, arrivano con una impreparazione straordinaria agli scritti» dicono in Comune.

Nessuno è stato ammesso agli orali e adesso si dovrà indire un nuovo sperando in una migliore preparazione degli aspirati funzionari. Magari con qualche corso accelerato di cultura generale.

da www.blitzquotidiano.it

“Lo sfasciacarrozze”


Lunedi 28 dicembre alle ore 19 nell’elegante jazz club OZ a Siracusa  i due attori siciliani Luigi Tabita e Chiara Breci presenteranno in una performance in jam sassion tra parole e suoni (al pianoforte Ramona Belfiore) il libro dello scrittore siracusano Riccardo Raimondo “Lo SFASCIACARROZZE“, A&B – Bonanno Editore 2009.

Protagonista della serata, oltre alla parola in tutte le sue forme, sarà pure l’immagine; infatti saranno esposte le opere di Massimo di Rocco e Jessica Hauf che faranno da cornice a questo evento.

Introdurrà Antonino Di Giovanni, direttore della collana di poesia Euterpe per i tipi A&B – Bonanno Editore
Lunedì 28 dicembre 2009
OZ jazz club ore 19
Palazzo Borgia, via Picherali 10
Ortigia – Siracusa

Il sesso in giovane età penalizza il curriculum scolastico


L’età della ‘prima volta’ condiziona il proprio curriculum scolastico: infatti gli adolescenti che iniziano a ‘farlo’ molto presto hanno meno probabilità di continuare a studiare dopo il diploma di scuola superiore e spesso e volentieri lasceranno la scuola addirittura prima di conseguire il diploma. Lo rivela uno studio coordinato da Patrick Westa dell’Università di Glasgow e pubblicato sul Journal of Adolescence.

Gli esperti hanno monitorato un gruppo di adolescenti per alcuni anni e osservato che, indipendentemente dai successi scolastici conseguiti fino all’età di 16 anni, coloro che iniziano molto presto ad essere sessualmente attivi hanno una probabilità ridotta di continuare gli studi. In molti casi, hanno sottolineato gli esperti, all’abbandono scolastico o comunque al non proseguimento degli studi oltre il diploma è legata una gravidanza indesiderata e questo vale sia per la giovane rimasta incinta, sia per il suo giovane partner. Ma, hanno rilevato i ricercatori, le gravidanze indesiderate non bastano da sole a spiegare il legame tra l’abbandono degli studi e la sessualità precoce; devono esserci, dunque, altre spiegazioni psicosociali alla base di questo fenomeno. Questi risultati, hanno concluso gli autori del lavoro, suggeriscono che gli educatori, le istituzioni e gli operatori sanitari dovrebbero considerare i segnali lanciati dagli adolescenti ed esplorare modalità per migliorare il grado di continuità scolastica degli adolescenti a rischio.

fonte ANSA

“Una favola reale” di Francesco dal carcere di Augusta


Caro amico lettore,

chi ricorda in quale romanzo compariva questa frase “Nessun posto è come casa”. Credo nessuno perché molti hanno perso la capacità di crescere con dei sogni o, più semplicemente, molti non hanno sogni e vivono la vita come viene, giorno per giorno.

Crediamo di imparare tutto dalla vita guardando il comportamento degli altri, magari imitandoli, tralasciando così i piccoli insegnamenti che potrebbe dare una fiaba.

Quale fiaba? Ad esempio “Il Mago di Oz” dove proprio il mago dice alla piccola Dorothy che si sta bene dovunque ma, per quanto si possa stare bene, nessun posto è come casa.

Dorothy è alla ricerca di una via per tornare a casa perché un tornado l’aveva trasportata in un mondo fantastico dove tutto era animato: tronchi d’albero, foglie, fiori, pareti, tutto; dove tutto era strano, i personaggi, gli uccelli parlanti, i grifoni, le streghe del nord, sud, est ed ovest, ma anche i tre simpatici personaggi che accompagnano Dorothy nel suo viaggio: il tagliaboschi di latta in cammino per chiedere al mago un cuore vero; il leone parlante che voleva chiedere un po’ di coraggio e, infine, lo spaventapasseri che voleva avere un’intelligenza come gli altri esseri.

La favola non racconta il viaggio dei tre personaggi ma rappresenta, nell’inconscio, la ricerca di quello di cui Dorothy pensava fosse priva, cioè coraggio, amore e intelligenza mentre credeva di avere tutte le paure, tutte le insicurezze, tutte le incertezze.

Se vogliamo ciò che accade nella fiaba è identico a ciò che succede spesso nella realtà.

Pensiamo di non avere abbastanza coraggio per affrontare tutte le prove che la vita ci pone davanti giornalmente.

Quando tentiamo di confrontarci con altre persone spesso ci sorge il dubbio di non reggere il confronto, di essere meno intelligenti e capaci del nostro interlocutore e questo, di conseguenza, ci rende insicuri.

Crediamo di non avere abbastanza cuore per amare, capire e perdonare e ognuno di noi si identifica, a turno, con personaggi come il leone, il tagliaboschi di latta e lo spaventapasseri.

Se nella vita reale ci prendessimo un po’ meno sul serio e pensassimo un po’ più alle favole le cose andrebbero meglio e questo vale per tutti e, in particolare, per i detenuti, persone che, per un motivo o per un altro, si trovano a combattere una guerra persa in partenza.

Il detenuto è un uomo privo di affetto, di amore, di ogni intimità personale che, nei momenti di maggiore sconforto, non sempre trova il coraggio, il cuore e la forza per andare avanti.

Perdere tutto e sprofondare nel baratro della disperazione provoca dolore che, se compreso, aiuta a crescere senza lasciare spazio a rimpianti o rimorsi, aiuta ad apprezzare le piccole cose che offre la vita, non quelle che siamo abituati ad avere senza sforzo.

Ecco, con questa riflessione, auguro a voi, cari amici lettori, BUONE FESTE.

Vicenza: suicida un detenuto 60enne


“Un detenuto 60enne,di origine vicentina e ristretto nella Casa Circondariale di Vicenza, per reati contro minori, si è tolto la vita, intorno alle ore 16.30 di ieri, impiccandosi con il lenzuoloin dotazione. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione posti in essere dal personale di polizia penitenziaria e dei sanitari del 118 accorsi sul posto. ”Ne da notizia il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari, Eugenio SARNO che sottolinea come il suicidio di Vicenza porti a 70 il numero complessivo dei suicidi dall’inizio del 2009

“ Continua la strage nell’indifferenza e nel silenzio. Nemmeno questa incredibile pila di cadaveri sembra scuotere l’Amministrazione Penitenziaria e il Ministero della Giustizia. Siperpetua una intollerabile indifferenza verso il dramma penitenziario, che investe e seppellisce chi nelle galere sconta il supplizio di Stato e la tortura di un lavoro difficile, duro, sottovalutato ed ignorato. “

La UIL PA Penitenziari, attraverso il proprio Segretario Generale si appella alla Presidenza della Repubblica perché si possano dare quelle risposte necessarie ad evitare il disastro “ Rivolgo un appello al Capo dello Stato perché autorevolmente richiami ognuno alle proprie responsabilità. Quelle del Ministro Alfano, per dire, sono quelle di provvedere in chiave politica a questa emergenza; fornendo risposte e attivando politiche deflazionatorie dell’incredibile sovrappopolamento e porre rimedio alla grave carenza organica della polizia penitenziaria.

Quelle del DAP, Ionta in testa, sono di gestire le criticità e di assicurare una presenza (che ora non si vede e non si sente). Una Amministrazione efficiente sarebbe in grado quanto meno diguidare, orientare, sostenere, comunicare, ascoltare il personale . Purtroppo- chiude SARNO – tutto ciò risponde solo ai nostri pii desideri, mentre la macabra conta dei cadaveri continua.

Proprio a Vicenza i detenuti da circa venti giorni battono ogni tre ore contro i cancelli e le grate per protestare contro le condizioni di vita e la gestione dell’istituto. E’ comprensibile, quindi,come il personale subisca da un lato gli effetti della protesta dall’altro l’indifferenza dell’Amministrazione.

Da www.popenuil.it