Inghilterra, padre Jones: “Rubare è lecito per i poveri”


Padre Tim Jones Padre  

Sarà pure l’ottavo dei , “”, ma in tempi di crisi lo si può anche dimenticare. Così la pensa un prete anglicano di , in : in una predica ai suoi fedeli, ha dichiarato che il furto è un peccato, ma che è comunque accettabile e comprensibile che una persona povera rubi da un grande negozio o da un supermercato, quando ne ha davvero bisogno.

Intervistato dalla riguardo all’insolito contenuto del suo sermone, Padre , vicario della diocesi di e , ha spiegato che rubare da un negozio è comunque una cosa più morale che la rapina o la prostituzione.

 «Quando, come società, non ci curiamo delle persone più vulnerabili, preferirei che queste persone rubassero un pacco di ravioli da 80 centesimi, anzichè ricorrere ai crimini più terribili. Non dico che rubare ai negozi sia giusto. È sbagliato, ma a volte è l’unica opportunità che lasciamo a certe persone», ha detto.

 Nella sua predica di domenica scorsa, il parroco aveva affermato: «Il mio consiglio, come prete cristiano, è di rubare ai negozi. Non lo dico perchè credo che il furto sia una cosa buona e priva di danni. Non lo è affatto. Consiglio anche alla gente di da negozi piccoli a conduzione famigliare, ma dalle grandi catene nazionali, dato che la perdita viene assorbita da tutti noi con prezzi più alti».

 I commenti del parroco non sono piaciuti al consorzio dei negoziati britannici, il cui portavoce Richard Dobbs ha detto: «Speravo che un parroco più di ogni altro capisse ce vi è una chiara differenza tra ciò che giusto o sbagliato e che rubare è sbagliato in ogni circostanza».

 da www.blitzquotidiano.it

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“La pianta della parola” al teatro Brancati di Catania


Per la rassegna “Fantasie” domani mercoledì 23 dicembre alle ore 17.30 l’Associazione teatrale “Buio in Sala” presenta presso il teatro Vitaliano Brancati di Catania “La pianta della parola” , fiaba musicale tratta da un racconto di Luigi Capuana, scritta diretta e interpretata da Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi.
La storia narra della bella principessa Doralice alla quale un brutto spavento ha tolto la parola. La piccola passa il suo tempo a curare i fiori del giardino reale ma il misterioso arrivo di una pianta “magica” preoccupa la corte tanto da spingere la regina e il suo buffo consigliere a rivolgersi a due improbabili maghi che si riveleranno due spassosissimi imbroglioni. Riuscirà la piccola a riacquistare l’uso della voce?

“In un epoca in cui l’incomunicabilità è divenuta un male quasi incurabile, attraverso la storia di una ragazzina che si esprime a gesti ma che riesce a parlare con una pianta attraverso il cuore,  si raccontano sentimenti semplici quali l’amicizia, l’amore materno, la tolleranza non tralasciando il divertimento puro che scaturisce da esilaranti gags, clownerie e nonsense”.
Non manca l’interazione con il pubblico, grazie all’intervento di due “disturbatori” un po’ strampalati, che ne combineranno di tutti i colori. Il tutto è sottolineato da divertenti brani cantati dal vivo che danno alla “mise en scene” l’aspetto da piccola commedia musicale.

In scena, insieme a Giustolisi e Bisicchia che interpretano i due maghi,  Giovanna Sesto (regina), Biagio Barone (Adalberto) e  Graziana Lo Brutto (Doralice). Le musiche originali sono composte ed arrangiate da Ettore D’Agostino. Le coreografie sono di Gaia Giuffrida che in scena darà vita alla pianta magica. Romanticismo, magia, divertimento e buoni sentimenti: ecco gli ingredienti di questo spettacolo per grandi e piccini e per tutti coloro che desiderano spiccare il volo sulle ali leggere della fantasia.

Si replica giovedì 24 dicembre alle 10.30

Un altro suicidio misterioso


di Luigi Manconi

“Alfonsina Toriello: ‘Pesava poco più di quaranta chili, aveva quasi certamente un tumore, ma veniva solo imbottito di psicofarmaci e non prendeva più le medicine per la cirrosi epatica. Non si reggeva in piedi: qualcuno deve spiegarmi come sia possibile che in quelle condizioni sia riuscito ad arrampicarsi alla grata e legarsi quella cinta al collo’. Se questo ultimo suicidio viene considerato ‘misterioso’ dalla sorella di Marco Toriello, che si è tolto la vita tre giorni fa nel carcere di Salerno, è a causa della soffocante e crescente opacità del sistema penitenziario, dove domina ormai un regime di omissione di soccorso e di frequente abbandono terapeutico. Analogamente a quanto accaduto nel carcere di Teramo, abbandonato dagli uomini e da Dio, ‘nemmeno un prete per chiacchierare’: anche il cappellano manca da molti mesi. Per questo appare ancora più indecente il sospiro di sollievo, che si avverte in alcuni ambienti dell’amministrazione e dei sindacati della polizia penitenziaria, per il fatto che Uzoma Emeka, detenuto nigeriano, sia morto ‘solo’ per tumore cerebrale. Dunque, la sua morte non è immediatamente collegabile al fatto di essere stato tra i testimoni del pestaggio avvenuto in quel carcere alcune settimane fa, per il quale il comandante è stato sospeso dall’incarico. Il risultato dell’autopsia rischia, così, di far dimenticare due circostanze altrettanto inquietanti: 1) il malore che ha portato alla morte del detenuto era stato preceduto, due giorni prima, da un altro grave episodio, al quale non aveva fatto seguito alcun provvedimento sanitario né alcuna forma di assistenza specialistica; 2) dopo il malore del venerdì mattina, alle 8.30, si sono aspettate molte ore (4 o 5) prima di disporre il ricovero in ospedale. Si è avuta cosi la 172esima morte in carcere nel corso degli ultimi 12 mesi; e lo stesso giorno si è registrato il 69esimo suicidio del 2009 (sempre che anche quest’ultimo non sia ‘misterioso’). È il numero più alto di suicidi (eguagliato solo nel 2001) degli ultimi due decenni: e si ricordi che in carcere ci si toglie la vita 17-18 volte più di quanto si faccia fuori dal carcere. Su tutto ciò il silenzio del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, risulta assordante e tragicamente bizzarro. Immaginiamo che sia in tutt’altre faccende affaccendato o che, esausto per l’eccessivo carico di lavoro, abbia deciso di godersi in anticipo le ferie natalizie. Gli auguro tanta, tanta, serenità.”

da www.innocentievasioni.net

Addio a Kim Peek, l’uomo che ispirò ‘Rain Man’


Kim Peek, il genio autistico che ispiro’ lo sceneggiatore statunitense Barry Morrow per il personaggio di Raymond Babbitt nel film “Rain Man-L’uomo della pioggia” (1988), interpretato da Dustin Hoffman, e’ morto nell’ospedale di Murray, alla periferia di Salt Lake City, nello Stato dello Utah (Usa). Aveva 58 anni ed era un uomo dotato di straordinarie capacita’ mentali, considerato un genio in quindici differenti discipline, dall’arte, alla storia, alla matematica. L’annuncio della scomparsa, che risale a sabato notte, e’ stato dato dal padre, Frank Peek, precisando che il figlio e’ deceduto per un arresto cardiaco. Krank Peek ha ricordato che il figlio era in grado di imparare un libro a memoria leggendolo una sola volta.

Fin da giovane, Kim dimostro’ una straordinaria memoria (secondo suo padre e’ in grado di mandare a memoria 9 mila libri), ma sviluppo’ con ritardo le capacita’ motorie e quelle espressive (non e’ stato in grado di camminare fino ai quattro anni). Come tutti gli individui autistici, Kim Peek ha avuto sempre grosse difficolta’ di comunicazione. Dall’uscita del film nel 1988 – premiato con quattro Oscar, tra cui quello di miglior attore per Hoffman – la situazione di Kim e’ lentamente cambiata: negli ultimi vent’anni, Peek ha incontrato oltre 2 milioni di persone incuriosite dalla sua vicenda, ed era diventato piu’ disponibile a parlare in pubblico. Inoltre, stando a quanto ha raccontato suo padre, non leggeva piu’ soltanto saggi, ma anche romanzi. Questo non gli impediva, comunque, di passare pomeriggi interi a memorizzare l’elenco del telefono.

Kim Peek era affetto dalla nascita dalla cosiddetta ”sindrome del saggio”, un ‘puzzle’ scientifico che ha appassionato i ricercatori, compreso quelli della Nasa, derivato da una disfunzione neurologica rarissima che occorre nel 10% delle persone affette da autismo. Si sono registrati casi di questa sindrome in seguito anche ad altre patologie neurologiche o a lesioni. Le persone come Peek (in tutto nel mondo ce ne sono una cinquantina) dimostrano, in genere fin da molto piccole, abilita’ eccezionali in determinati campi dello scibile e una memoria eccezionale. Finora, nessuno e’ stato in grado di spiegare con esattezza le singolari caratteristiche di Peek.

Considerate le sue straordinarie capacita’ mentali, molti lo hanno considerato un ”marziano”. Sara’ per questo che la Nasa, l’agenzia spaziale americana, ha deciso nel 2003 di esaminare la sua testa con gli strumenti normalmente usati per studiare gli effetti dei viaggi spaziali sul cervello degli astronauti. Kim e’ stato sottoposto a una serie di test, tra i quali una Tac e una risonanza magnetica, che sono servite a riprodurre una mappa tridimensionale della sua struttura cerebrale.

Gli scienziati della Nasa hanno poi confrontato questa immagine con quelle prese nel 1988 dal dottor Dan Christensen, il neuropsichiatra che seguiva Peek all’Universita’ dello Utah, e vedere quali cambiamenti ci sono stati negli anni. Peek mostrava infatti la sorprendente tendenza a diventare piu’ intelligente con il passare del tempo. Una caratteristica che si sovrapponeva alle gia’ straordinarie qualita’ del soggetto considerato un genio in quimndici differenti discipline del sapere umano.

Il film ”Rain Man – L’uomo della pioggia” del regista Barry Lewinson racconta la storia di Charlie Babbit (Tom Cruise), giovane commerciante di auto, che scopre, dopo la morte del padre, che l’unico erede dell’immenso patrimonio familiare e’ Raymond (Dustin Hoffman), un uomo affetto da autismo, che scopre essere suo fratello maggiore.

Charlie, sentitosi tradito dal padre e indebitato sul lavoro a causa di investimenti fallimentari, decide di portare via Raymond dalla clinica di Cincinnati in cui e’ ricoverato nella speranza di riuscire ad essere riconosciuto dalla legge come suo tutore e quindi beneficiare del patrimonio paterno. Durante il viaggio verso Los Angeles, che si allunga per le necessita’ di Raymond (non puo’ volare, non puo’ fare l’autostrada, a causa della sua paura degli incidenti), Charlie comincia a conoscere veramente suo fratello, un individuo tutto gesti meccanici e frasi ripetitive ma dotato anche di una incredibile memoria, grazie alla quale i due ottengono ingenti vincite a un casino’ di Las Vegas.

Piano piano Charlie si affeziona a lui, grazie anche all’aiuto della sua fidanzata Susanna (Valeria Golino), scoprendo anche che lo strano personaggio che gli cantava le canzoncine da bambino, che egli chiamava ”Rain Man” (una storpiatura del nome Raymond) e pensava fosse frutto della sua fantasia, non era altri che suo fratello, del quale e’ stato privato per tutti questi anni. Charlie decidera’ infine di riportare Raymond nella clinica, rinunciando al denaro (e anche a un assegno da 250.000 dollari che gli era stato offerto per dimenticarsi della vicenda) e promettendo di frequentarlo appena possibile.

fonte adnkronos

Carcere di Teramo, Bernardini (Radicali-Pd): Il Ministro Alfano continua a non rispondere. Che ci faceva ancora a Castrogno Uzoma Emeka?


  Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale-Pd, membro della Commissione Giustizia

“Sarebbe utile sapere perché il Ministro della Giustizia non risponde alle interrogazioni radicali. Il fatto che non abbia risposto all’interrogazione che abbiamo presentato in seguito alla visita di sindacato ispettivo effettuata il 2 novembre scorso nel carcere Castrogno di Teramo, è molto grave perché, forse, si sarebbe potuta evitare l’ennesima tragedia, cioè la morte del giovane nigeriano che molto probabilmente era stato testimone negli accertamenti relativi al presunto pestaggio che ha poi portato alla sospensione del comandante di reparto.
Un carcere senza direttore, dove sono stipati 400 detenuti in spazi che potrebbero contenerne 230, dove gli agenti in servizio sono solo 155 a fronte di una pianta organica che ne prevede 203, dove gli educatori sono solo 2, dove il medico di turno rivela che oltre il 50 per cento dei reclusi è malato e che tantissimi sono coloro che sono affetti da malattie psichiatriche del tutto incompatibili con il regime di detenzione e dove l’assistenza psichiatrica e psicologica è pressoché nulla. Un carcere dove le celle sono malmesse, fredde e umide; celle in cui i detenuti sono costretti a stare tutto il giorno perché non è prevista alcuna attività trattamentale. Persino il cappellano manca a Castrogno… verrebbe da dire “dimenticato da Dio e dagli uomini” ma, chiamare in causa il Creatore, di fronte all’inefficienza e all’indifferenza delle istituzioni, siano esse civili o religiose, sarebbe veramente arbitrario.
Ministro Alfano, te lo abbiamo già chiesto: cosa intendi fare di fronte ad una situazione carceraria che esplode? Di fronte a morti così poco “naturali”, come le definiscono i tristi e burocratici bollettini di morte provenienti dalle carceri?
Il ragazzo nigeriano che ha lasciato la comunità dei viventi era tossicodipendente, depresso e perciò fortemente vulnerabile; soprattutto, aveva la grande colpa di avere ancora occhi per vedere ciò che non avrebbe dovuto vedere. Ma in quel carcere sarebbe stato giusto e opportuno non continuasse a stare”.
 
A seguito della morte di Uzoma Emeka, Rita Bernardini ha depositato la seguente interrogazione:
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
 Al Ministro della Giustizia
Per sapere – premesso che:
il 09 novembre 2009 l’interrogante presentava al Ministro della giustizia l’interrogazione n. 4-04821 nella quale si chiedeva di assumere sollecite, mirate ed efficaci iniziative, anche a seguito di immediate verifiche ispettive in loco, volte a verificare le responsabilità del personale penitenziario in ordine al presunto pestaggio avvenuto all’interno del carcere teramano di Castrogno poi costate la sospensione al Comandate di Reparto, dott. Giuseppe Luzi;
 all’interrogazione non è stata data ad oggi alcuna risposta né si è appreso di iniziative assunte dal Governo per tentare di risolvere o solo attenuare le gravi problematiche che affliggono l’istituto di pena teramano evidenziate nell’atto di sindacato ispettivo (sempre del 9 novembre 2009) n. 4-04862;
l’agenzia ANSA del 18 dicembre c.a. riporta la notizia della morte, avvenuta nel carcere di Castrogno, di un detenuto di nazionalità nigeriana del quale vengono riportate solo le iniziali, U.E.;
la persona deceduta era stata ascoltata in qualità di testimone dalla Procura di Teramo proprio nell’ambito dell’inchiesta relativa al citato pestaggio avvenuto all’interno del carcere abruzzese; episodio per il quale il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aveva disposto la sospensione del Comandante del Reparto;
secondo quanto si è appreso fino a questo momento, il giovane straniero dopo aver accusato forti dolori addominali è stato trattenuto in osservazione nel reparto infermeria del carcere; dopodiché il suo stato di salute si sarebbe aggravato divenendo necessario il suo trasporto al vicino ospedale dove però è morto;
secondo i medici del nosocomio teramano la morte sarebbe stata provocata da cause naturali, ma sulla vicenda la Procura di Teramo ha aperto un fascicolo disponendo l’autopsia;
il carcere di Castrogno è sempre più sovraffollato, mancano gli agenti e servizi sociali adeguati, i detenuti non hanno spazi, né per l’”aria” né per fare attività fisica o socializzare;
a prescindere da quelli che saranno gli esiti dell’inchiesta sulla morte del detenuto nigeriano, lo Stato ha il dovere istituzionale, politico e morale di non lasciare nulla di intentato per garantire ai detenuti condizioni di vita conformi al dettato costituzionale nonché per salvare anche una sola vita umana anche di chi, per i propri errori, ha perso la libertà -:
 
se non intenda avviare una indagine amministrativa interna al fine di accertare quali siano le effettive cause della morte del detenuto nigeriano e se, in ordine alle stesse, non siano ravvisabili profili di responsabilità disciplinare da parte del personale penitenziario;
se non ritenga, assumendo senza ulteriori indugi le iniziative sollecitate fino ad oggi inutilmente con l’interrogazione del 9 novembre 2009 n. 4-04862, di intervenire concretamente perché nel carcere teramano il livello e la qualità della detenzione siano quelli degni di uno Stato civile e democratico.

Cina: uccide e mangia tigre rarissima, condannato a 12 anni


tigreUn cittadino cinese è stato condannato a 12 anni di prigione per aver ucciso e mangiato una che, secondo l’ accusa, avrebbe potuto essere l’ ultimo esemplare della sua specie. L’ uomo, Kang Wannian, ha affermato di aver ucciso l’ animale per difendersi ma i giudici non gli hanno creduto, comminandogli una condanna a dieci anni per aver ucciso un animale raro, più due per possesso illegale di arma da fuoco.

Altri quattro abitanti del suo villaggio, ai confini tra la ed il Laos, sono stati condannati a pene tra i tre ed i quattro anni di prigione per averlo aiutato a smembrare la tigre e per aver mangiato con lui la sua carne. Kang è stato anche condannato a pagare una multa di 480mila yuan (circa 48mila euro).

La corre un serio rischio di , secondo gli studiosi del problema: oggi ne rimarrebbero in vita meno di mille esemplari nelle foreste di Laos, Vietnam, Cambogia e Thailandia. Nella zona dove è avvenuto il fatto, secondo un giornale locale, era stata accertata la presenza di una sola tigre, che non è stata avvistata negli ultimi due anni.

da www.blitzquotidiano.it

Gli adolescenti “fuggono” da Facebook, verso la fine del social network


facebookCosì come l’hanno reso il più famoso del mondo, ora i teen agers potrebbero sancire la fine di . Sempre più ragazze e ragazzi, soprattutto americani, infatti, preferiscono maggiormente concentrarsi sulla scuola, gli esami, gli amici in carne e ossa, in poche parole la vita reale.

Una adolescente di , , ha fatto un patto di astinenza da con la migliore amica Monica Reed: «Abbiamo passato troppo tempo con l’ossessione di , sarebbe meglio staccarsi».

, 15 anni, di , ha chiesto alla sorella di cambiare la sua password ogni sabato sera e rivelargliela il venerdì: ha ottenuto in cambio voti migliori a scuola. Sono nati anche gruppi di sostegno che aiutano nella disintossicazione. «E’ come ogni altra droga: il difficile è uscirne», ha detto un teen-ager. conta 350 milioni di iscritti al mondo, che collettivamente spendono dieci miliardi di minuti interagendo sul sito.

da www.blitzquotidiano.it