“Riflessione” di Francesco dal carcere di Augusta


Una grande ragnatela scura,

riempita di chiara luce

mi fa da tetto.

Le nuvole incorniciano il quadro

di eternità di cui faccio parte.

La distorsione di una lacrima

mi ha permesso di vedere

diritto il mondo.

Lo sguardo bagnato di chi si sforza

di capire e capisce

è rapito dal volo leggero

di un uccello che mi conduce

in alto. Sempre più in alto.

E’ il sapore di una lotta

diluita nell’indifferenza

di occhi che vogliono “vedere”,

ma non vedono.

In questa cecità

sento di fronte a me

un mondo doloroso

e sempre più squallido.

Non ho sogni

e non mi disegno neppure

una visione futura

della mia esistenza.

Nelle mie parole

c’è innocenza  e bisogno di verità.

Vivo un giorno per l’altro,

senza quei miraggi

che sono “alibi”!

La parola “speranza”

si è smarrita, ma

se avessi una parola

per ogni singola sensazione,

non esisterebbero sufficienti penne

per scrivere “tutto”.

I miei occhi si sono aperti,

mi guardo intorno,

molti di noi hanno le ali.

Perché non le usano?

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Brunetta: guerra ai “furbi” della PA, aumentano le ore di reperibilità in caso di malattia


di Monica Maiorano

Il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, aveva già dichiarato il suo disappunto per il boom di assenze registrato nel mese di Ottobre di quest’anno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e dopo aver appreso delle assenze di novembre in aumento ha reso noto di aver firmato la versione definitiva del decreto che stabilizza le fasce di reperibilità a sette ore. Sarà operativo a fine mese sperando, sottolinea il Ministro, che già da gennaio le assenze per malattia possano cominciare a ridursi.

Per il Ministro si tratterebbe di comportamento “opportunistico” dei dipendenti della pubblica amministrazione che avrebbero approfittato, furbamente, della diminuzione degli orari di reperibilità in caso di malattia, ritornati da agosto alle vecchie quattro ore, incuranti dell’applicazione della decurtazione in busta paga dello stipendio accessorio.

La scuola, il comparto più opportunistico: da un’accurata rilevazione ministeriale sul 97% delle istituzioni scolastiche è risultato un significativo aumento nelle assenze per malattia con un picco nella scuola secondaria di primo grado, a seguire, nell’ordine la scuola primaria, la scuola dell’infanzia e quella secondaria di secondo grado.

Secondo il Ministro il trend positivo di assenze non ha alcun legame con le sindromi influenzali, ma vista l’accurata rilevazione ministeriale, viene spontaneo chiedersi, visto che nella scuola c’è stato il massimo opportunismo, si è fatta un’altrettanta accurata rilevazione ministeriale delle assenze degli alunni nello stesso periodo “incriminato”?

In ogni caso grazie al decreto legislativo 150, approvato in Parlamento circa tre settimane fa che conferisce al Ministro della Funzione Pubblica pieno potere di cambiare le fasce orarie, ecco che ricomincia la guerra ai “furbi” che avranno nuovamente vita dura.

Ecco l’annuncio:pochi giorni e tutti i dipendenti della PA, tranne i militari ed i vigili del fuoco, dovranno rimanere nel domicilio dichiarato alla propria amministrazione dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18.

Fonte: Tecnica della Scuola.it

“Lettera a una bambina mai nata”


di Francesco dal carcere di Augusta

Cosa hai sentito finora del mondo

attraverso l’acqua e la pelle

tesa della pancia di mamma?

Cosa ti hanno detto le tue orecchie

imperfette della nostra paura?

Riusciremo a volerti senza pretendere,

a guardarti senza riempire il tuo

spazio di parole, inviti, divieti?

Riusciremo ad accorgerci di te

anche dai tuoi silenzi, a rispettare

la tua crescita senza gravarla

di sensi di colpa e affanni?

Riusciremo a stringerti senza che

Il nostro contatto sia richiesta

spasmodica o ricatto d’affetto?

Vorrei che i tuoi natali non fossero

colmi di doni, segnali a volte sfacciati

delle nostre assenze, ma di attenzioni.

Vorrei che gli adulti che incontrerai

fossero capaci di autorevolezza, fermi

e coerenti: qualità dei più saggi.

La coerenza mi piacerebbe per te.

E la consapevolezza che nel mondo

in cui verrai esistono oltre alle regole

le relazioni e che le une

non sono meno necessarie delle altre,

ma facce di una stessa luna presente.

Mi piacerebbe

che qualcuno ti insegnasse a inseguire

le emozioni come gli aquiloni fanno

con le brezze più impreviste e spudorate;

tutte, anche quelle che sanno di dolore.

Mi piacerebbe

che ti dicessero che la vita

comprende la morte.

Perché il dolore non è solo

vuota perdita ma affettività,

acquisizione oltre che sottrazione.

La morte è un testimone che i

migliori di noi lasciano ad altri

nella convinzione che se ne possano

giovare: così nasce il ricordo,

la memoria più bella che è storia

della nostra stessa identità.

Mi piacerebbe

che qualcuno ti insegnasse a stare da sola,

ti salverebbe la vita.

Non dovrai rincorrere la mediocrità

per riempire vuoti,

né pietire uno sguardo

o un’ora d’amore.

Impara a creare la vita

dentro la tua vita

e a riempirla di fantasia.

Adora la tua inquietudine

finché avrai forza e sorrisi,

cerca di usarla per contaminare gli altri,

soprattutto i più pavidi e vulnerabili.

Dona loro il tuo vento intrepido,

ascolta il loro silenzio con curiosità,

rispetta anche la loro paura eccessiva.

Mi piacerebbe

che la persona che più ti amerà

possa amare il tuo congedo

come un marinaio che vede

la sua barca allontanarsi

e galleggiare sapiente

lungo la linea dell’orizzonte.

E tu allora

porterai quell’amore sempre con te,

nascosto nella tua tasca più intima.

Tre scosse sull’Etna, una di magnitudo 4.6


Quando stamattina poco dopo le 6 ho sentito la prima scossa, qui ad Augusta, sono stata subito sicura che fosse un terremoto e non semplicemente una mia allucinazione e quando verso le 10 ho sentito la seconda ho avuto la conferma.

CATANIA – Tre terremoti di alta energia, accompagnati da uno sciame sismico intenso, sono stati registrati sui versanti sud-orientale e sud-occidentale dell’Etna tra le 6.17 e le 10.01. L’ultima scossa è stata avvertita anche a Catania e in diversi paesi alle pendici del vulcano. Il primo evento di magnitudo 2.7 è stato registrato alle 6.17, il secondo di magnitudo 4.3 alle 6.36, e il terzo di magnitudo 4.6 alle 10.01. L’ipocentro è stato localizzato in tre diverse zone dell’Etna a profondità comprese tra 16 e 22 chilometri. Secondo i primi accertamenti non si rilevano danni a cose e persone. Gli esperti dell’Ingv di Catania non segnalano ripresa dell’attività eruttiva.

E’ il versante sud-occidentale dell’Etna quello interessato dai due sismi di maggiore intensità. L’ultimo in particolare, quello di magnitudo 4.6, il cui epicentro è stato localizzato a Monte Maletto è stato nettamente avvertito dagli abitanti di diversi paesi delle pendici del vulcano. In particolare a Maletto dove sono state evacuate tutte le scuole e dove il sindaco sta per emettere un’ordinanza di chiusura degli istituti. Studenti in strada anche a Randazzo e Bronte, per paura di una nuova scossa. Dalla sala operativa del dipartimento nazionale della Protezione civile non si segnalano danni a cose o persone.

fonte ANSA

Via col vento


cecchi paone

Men with the italian taste: così gli anglosassoni chiamavano gli omosessuali ai tempi del Grand Tour. Quando gentiluomini, artisti e letterati del Nord calavano in quello che all’epoca era il “giardino d’Europa”, alla ricerca delle meraviglie della natura, dei lasciti della storia e dei bei ragazzi da amare. Quegli uomini “dal gusto italiano” (ma non mancavano anche audaci amazzoni che fondavano cenacoli saffici a Capri e altrove) resterebbero oggi di sasso scoprendo che l’Italia è rimasto l’unico Paese di civiltà occidentale e liberaldemocratica a non riconoscere ai gay e alle lesbiche alcuna tutela giuridica antidiscriminatoria, e alle coppie omo alcuna sistemazione legale in fatto di diritti e di doveri. Il libro di Annamaria Bernardini de Pace esce infatti al termine di una breve ma intensa stagione di mobilitazione per l’estensione dei diritti civili alle persone omosessuali e ai loro rapporti di convivenza, che si è conclusa con una clamorosa sconfitta su tutta la linea. E con il crollo della rappresentanza parlamentare del mondo GLBT, ridotta a una sola deputata lesbica dichiarata, fortunosamente emersa dalle liste del PD. Nonostante un diluvio di manifestazioni e contromanifestazioni, articoli e pubblicazioni, coming-out più o meno celebri, dibattiti politici e iniziative governative e parlamentari, l’Italia dei matrimoni civili in crescita, delle separazioni e dei divorzi dilaganti, della crescita demografica azzerata ha deciso di fingere di rappresentarsi cattolica integralista, familista, natalista e omofobica. E di non fare più nulla. A quale scopo? Con quali vantaggi? In che cosa ci guadagna il nostro Paese a rinunciare a essere una società aperta, pragmatica, realista, dinamica e soprattutto più giusta? Perché la patria di Leonardo e Michelangelo, e di una lista interminabile di omosessuali illustri, vuole ignorare l’esistenza di quella percentuale consistente di italiani anonimi e normali che per tutta o parte della vita si accompagnano a un partner dello stesso sesso?

Sarebbe lecito attendersi risposte dagli organizzatori del Family Day e dalle attuali gerarchie vaticane, che hanno vinto la battaglia. Ci dimostrino infine che era vero che umiliando la popolazione gay la società italiana sarebbe diventata più sana delle altre, che i matrimoni eterosessuali sarebbero aumentati e che si sarebbero fatti più figli. Invece il loro soddisfatto silenzio è assordante, perché non è successo nulla di simile e non succederà. Che fare allora, in un Paese dove una lunga schiera di stilisti quasi tutti gay manda in giro ragazzini e ragazzine inconsapevoli col sedere di fuori, tappezza le città di manifesti di maschi mozzafiato in mutande, ma non usa quasi per niente il suo enorme potere economico, mediatico ed editoriale per mobilitare l’opinione pubblica? Sul piano politico e istituzionale, non c’è dubbio, bisogna prepararsi a una lunga grigia stagione di ipocrisia e immobilismo che costringerà chi può a valicare le Alpi all’occorrenza. Più volte nel libro l’autrice auspica una soluzione legislativa bipartisan, spiegando come si tratti non di una battaglia di sinistra o di destra, ma di civiltà e di buon senso. E ha pienamente ragione. Peccato che a sinistra, dopo il pasticcio dei DICO, sia piombato un imbarazzato silenzio. Mentre a destra il coraggio e la libertà intellettuale dei ministri Brunetta e Rotondi, intenzionati a proporre una loro soluzione, ha già scatenato barricate e anatemi.

La verità è che, come destra e sinistra sono state colonizzate da forze clericali assolutamente sovrarappresentate rispetto al sentire comune di buona parte del Paese, così solo un’adeguata trasversalità laica potrà permetterci di sbloccare la situazione. Annamaria Bernardini de Pace lo dice così chiaramente e ripetutamente da costruire una sorta di spartiacque inedito fra chi vuole continuare a perdere le battaglie della modernità liberale e chi invece vuole avviare una vera nuova stagione di democrazia europea. Chi vuole restare o entrare nel solco della normalità internazionale deve escludere con nettezza confusioni fra morale religiosa, quale che sia, e autonomia dello stato nel regolare i fenomeni sociali e i cambiamenti del costume. È ovunque, nel mondo civile, patrimonio sia della destra che della sinistra l’applicazione integrale delle libertà fondamentali e dei diritti dell’individuo e del cittadino. Avete invece letto che in Italia non è così per chi ha un orientamento sessuale diverso dalla maggioranza. È ingiusto, è illegittimo, è umanamente feroce. Brutto segnale, anche per le altre minoranze e le altre questioni eticamente sensibili. L’uguaglianza o è per tutti o non è. Certo, col tempo si può sperare che ancora una volta ci salvi l’Europa, di cui per fortuna facciamo parte, e che dovrà prima o poi sanare anche giuridicamente l’anomalia italiana, sulla base dei tanti modi in cui si è risolto altrove il problema. Oppure, cinicamente, si può attendere che escano definitivamente di scena una classe dirigente e un elettorato ancora egemonizzati da chi è stato educato sotto il fascismo, negli oratori e nelle scuole cattoliche meno aperte. Ovunque, insomma, non sono stati letti e non vengono studiati libri di fisiologia, sessuologia, psicanalisi e antropologia culturale. E dunque gli omosessuali vengono condannati al pari delle persone sterili, di chi controlla le nascite, dei divorziati, dei risposati, delle donne costrette ad abortire, degli onanisti. Ma c’è chi ricorda che possono essere anche perdonati. Certo, solo però se si autoinfliggono la tragedia psicofisica della rinuncia alla ricerca del piacere e dell’amore!

Questo bel libro, però, non si limita alla denuncia di un’ingiustizia grave che fa soffrire milioni di persone. Ogni eterosessuale ha infatti amici o parenti o colleghi omosessuali, anche se non sempre lo sa. Non è solo una sferzata per impedirci di cadere in un lungo torpore fatto di rassegnazione e deresponsabilizzazione. Ci conferma che ottime ed equilibrate soluzioni sarebbero a portata di mano per tutti anche qui da noi. Lo si può pure considerare come un completissimo manuale di legittima difesa privata per chi, nonostante tutto, non rinuncia ad amarsi nel rispetto delle più elementari garanzie reciproche anche in Italia. Ci si può riuscire, come avete letto, con l’aiuto di un buon avvocato o di un buon notaio, spigolando fra codici e sentenze. Ma non senza limiti, controindicazioni ed effetti collaterali, di cui l’autrice, cui va tutto il mio affetto e il mio ringraziamento per quel che fa e come lo fa, è pienamente cosciente, tanto da essere la prima a indicarli. Si tratta infatti di rimedi che sistemano solo aspetti economici e patrimoniali. Dunque, aggiungo io, si tratta di rimedi classisti che ribadiscono un’antica ulteriore discriminazione a danno di chi non è ricco, famoso e potente. Ma soprattutto si tratta di un approccio che rischia, ma non vuole diventare un alibi a non legiferare per trovare, per tutti, soluzioni alla luce del sole. Le soluzioni privatistiche non devono mai essere, in democrazia, la scorciatoia per negare dignità sociale e riconoscimento pubblico a chi non ha nulla da togliere e molto da dare alla comunità. Omosessuali, donne, giovani sono le categorie sociali che hanno innervato di linfa vitale le nuove primavere di tanti paesi all’avanguardia, come la Spagna. Cioè proprio le stesse categorie tenute ai margini da un’Italia non a caso in declino. Non dimentichiamolo mai.

“Diritti diversi”, A.M. Bernardini de Pace, 2009 RCS Libri SpA / Bompiani

Trans…itare in carcere


di Bianca La Rocca

 Abbiamo avuto occasione di lavorare in una sezione carceraria dedicata all’accoglienza di omosessuali e transessuali. Abbiamo incontrato una realtà che “non si vede”, che si muove ai margini della vita delle persone e che appare solo negli scandali, come un mondo separato, da frequentare di nascosto, e da lasciare nascosto. Il carcere è pieno di storie inenarrabili. Ma vogliamo provare a dire qualcosa. Nel lavoro in sezione, un laboratorio di auto ed etero percezione a mediazione corporea, abbiamo conosciuto persone che, con stupore ed interesse, accoglievano le nostre proposte e provavano a raccontarsi. E a raccontarci.

Che cosa ne è emerso? Abbiamo trovato una grande voglia di comunicare, di ascoltare, di pensare a sé in una dimensione di “parità”, da persone. Spaccati di vite difficili, percorsi alla ricerca di un’alternativa tra i quartieri degradati di città lontane (provengono spesso dal Brasile o dalla Bolivia), esperienze frequenti di violenze e di emarginazione. Il viaggio verso l’Europa è il viaggio alla ricerca di un’identità negata. Che però tale rimarrà.

Spesso in carcere, perché non in regola con i permessi di soggiorno o per piccoli furti ai “clienti”. In questo modo, perdono ogni possibilità di rinnovo dei permessi di soggiorno. In carcere hanno poche alternative. Possono partecipare solo a progetti pensati e realizzati per loro e rimangono nelle sezioni speciali con la consapevolezza che, al momento della scarcerazione, possono solo tornare nel loro Paese o nella clandestinità. Esistono pochissime comunità disposte ad accoglierli. Pochissime anche altre esperienze di integrazione. Tornare nel loro Paese significa ripiombare nelle relazioni violente ed emarginanti da cui sono scappate, ma rimanere qui equivale a ripercorrere la strada della prostituzione, della manipolazione del corpo nel tentativo di rimanere “oggetto di desideri inconfessabili”.

Per loro, la parola “futuro” è inquietante. Vivono nel quotidiano, “fantasticando” storie e soluzioni, consapevoli che non si realizzeranno. Che progetti possono fare? Quali soluzioni possono trovare all’esterno? Qualcuna ha provato a pensarci, ma ci ha rimandato tutta la sua disperazione. L’unica soluzione è “fare tanti soldi per poter tornare a casa e comperare così la stima della famiglia, l’ammirazione del quartiere”. Abbiamo proposto di scrivere una lettera ad un’amica immaginaria.

Una di loro ha scritto: “Cara Bia, voglio dirti che nella vita molte volte si sbaglia, ma la cosa più importante è non dimenticarsi dell’amore per noi stesse perché tu vali più dell’oro e del platino. Questo oggi mi è tornato in mente”. Quando parliamo di “trans”, se ci rendessimo conto anche solo di una minima parte, non ci chiederemmo solo chi “va con loro”, ma chi sono loro, dove abitano, se coltivano sogni o sentono di aver diritto a sognare. È possibile che loro “rappresentino” tutte le nostre parti immature, perverse, a cui non rinunciare.

Per questo le si incontra di nascosto, le si nega, non ci si prefigura la costruzione di strade verso la normalità, le si frequenta “clandestinamente”. Al termine, ci siamo salutate con la consapevolezza di portare tutte a casa qualcosa di prezioso, un angolo di calore nel cuore, un saluto tra persone che si sono conosciute, ascoltate, fidate, stimate. Per loro e per noi è stata un’esperienza inconsueta e straordinaria. Sarebbe interessante se nelle interviste si provasse a lasciar perdere le domande “morbose”, tese a definire un noi e un loro che, almeno apparentemente, ci tranquillizza. Per aiutarle a trovare strade nuove, sarebbe interessante se avessimo il coraggio di chiedere loro non quali clienti conoscono, ma quali sogni frequentano.

da www.ristretti.it

In preparazione il vaccino per smettere di fumare


di Monica Maiorano

Smettere di fumare non è facile, riesce nell’intento solo il 3-5 per cento di chi ci prova; fattori sociali, psicologici, individuali, stress, sono tra le principali spinte motivazionali che inducono a fumare, il problema non è tanto smettere quanto mantenere l’astinenza.

A quanto pare aumentare il costo delle sigarette o allargare il divieto di fumo nei locali non basta come deterrente e ricercare un metodo ideale per “smettere” diventa quasi una scommessa.

E’ in fase di sperimentazione un vaccino per dire addio alle sigarette, prodotto dalla GlaxoSmithKline (Gsk), che dovrebbe andare in commercio all’incirca fra due anni, al più tardi nel 2013.

La notizia è stata diffusa dalla stessa Gsk in occasione di un incontro stampa tenutosi a Roma sulla produzione di “ vaccini del futuro e tecnologie adiuvanti”.

Nelle sperimentazioni finora condotte, il vaccino si è rivelato in grado di stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi che bloccano l’ingresso della nicotina nel cervello, in modo che i neuroni cerebrali non producano più la sensazione di piacere indotta dalla sigaretta.

La nicotina contenuta nel tabacco, infatti, sembra rinforzare la memoria di associazione tra i contesti in cui si fuma e il comportamento di fumare, così i momenti di relax e di piacere diventano veri e propri stimoli di “rinforzo”  che innescano il desiderio del fumo.

Il nostro cervello normalmente costruisce associazioni tra i comportamenti che risultano vincenti e i contesti in cui li adottiamo. In questo modo impariamo come fronteggiare le varie situazioni.

Il cervello, cioè, manda alcuni segnali che ci fanno sentire bene, attivando i cosiddetti circuiti del piacere e della ricompensa, quando compiamo un’azione che ha un esito positivo, in una sorta di meccanismo inconscio di apprendimento e adattamento all’ambiente.

La nicotina ha praticamente questo effetto: quando l’assumiamo, il rilascio di dopamina da parte dei circuiti del piacere rinforza i ricordi del contesto in cui compiamo l’azione di fumare. Come se il portare la sigaretta alla bocca fosse un gesto “vincente” e importante per il benessere. Una volta creato il legame tra la sigaretta e i contesti – come una cena con amici o le brevi pause durante il lavoro – questi diventano gli stimoli che innescano il desiderio del fumo.

 Quando il fumo entra nei polmoni le sostanze che contiene sono assorbite dal sangue e trasportate al cervello. Gli anticorpi anti-nicotina si legano alle molecole di nicotina e formano una molecola più grande che non è più in grado di passare la barriera emato-encefalica e raggiungere il cervello. La conseguenza è che la velocità di rilascio di nicotina è molto più lenta e quindi diminuisce il senso di piacere dato dal fumo.

Il vaccino, dunque, riducendo il senso di piacere dato dal fumare aiuterebbe i fumatori a non ricadere nel “vizio”.

Tra i vaccini terapeutici in preparazione dalla ricerca Gsk, c’è anche quello contro il tumore polmonare non a piccole cellule, una forma di cancro che rappresenta circa l’80% dei 40 mila nuovi casi di tumore polmonare. Questo vaccino, il cui arrivo sul mercato è stimato nel 2013, potrebbe rivelarsi “a doppia azione”, è in corso infatti la sperimentazione di fase III anche contro il melanoma.

Fonte: Rainews24.it