Un “pulcino rotellato” con la grinta di una leonessa: Graziella Calimero


In occasione della giornata dedicata alla disabilità, pubblico nuovamente questo mio articolo scritto nel maggio scorso per parlarvi di una piccola grande donna che è molto più ABILE di tutti noi: Graziella Calimero.

A lei, al grande Franco Bomprezzi e a tutti i diversamente abili dedico queste mie parole

di Daniela Domenici

Tra poche ore ad Augusta si svolgerà una gara di corsa, chiamata “Stramegara” (da Mègara, l’antico nome greco di Augusta) nell’ambito dei festeggiamenti per il patrono, San Domenico. Fin qui non ci sarebbe poi molto da dire, potrebbe essere una delle tante gare locali su cui l’attenzione si sofferma per pochi attimi per passare ad altre notizie più importanti ma, per una volta, vi invitiamo a dedicarci qualche momento perché la persona di cui vi stiamo per parlare merita molto più di un semplice articolo quale noi tenteremo di scrivere su di lei e sulla sua storia.

Tra i tanti atleti che, tra poche ore, prenderanno il via ai nastri di partenza di piazza Duomo ad Augusta (quest’edizione annovera anche quattro fortissimi atleti del Kenya e un quotato atleta italiano, Giacomo Leone), ci saranno anche cinque atleti locali, quattro uomini e una donna, disabili, che parteciperanno con le loro “handbike”, termine inglese che indica il mezzo con cui corrono questi formidabili atleti, una specie di bicicletta adattata alle loro esigenze.

E per correre con loro è arrivata poche ore fa con l’aereo, direttamente da Verona dove vive, Graziella Calimero, nata nel 1942, che abbiamo avuto il piacere e l’onore di conoscere e intervistare prima della gara. Ecco cosa ci ha raccontato:

–      Perché e da quanto tempo sei su questa sedia a rotelle?

–      Avevo già avuto un problema alle gambe molti anni fa mentre mi trovavo in Brasile con la Croce Rossa, avevo contratto un virus che mi aveva provocato una specie di spasticità…e poi il grave incidente nel 1992, anno fino al quale esercitavo la mia professione di medico pneumologo: una persona non si è fermata al rosso e mi è venuta contro violentemente. Da quel giorno sono completamente paralizzata dal petto in giù ma ho le braccia e, soprattutto, la testa che mi funzionano ancora perfettamente. Per reagire con la forza e il coraggio che mi contraddistinguono, e grazie anche alla mia profonda spiritualità, ho iniziato a correre con l’handbike; è stata una bella sfida perché avevo già 54 anni e dovevo reimpostare totalmente la mia vita.

–      Fino a oggi a quante gare hai partecipato e quanti titoli hai vinto?

–      A tutt’oggi ho vinto 56 maratone. Sono diventata 7 volte campionessa italiana di cat. A: 4 su strada e 3 a cronometro. Nel 2005 sono diventata campionessa mondiale assoluta di handbike a Siracusa vincendo l’oro nella cronometro di 25 km e il bronzo nella gara su strada. Nel 2007 ho vinto due medaglie d’oro ai campionati mondiali di Parabiago-Milano, a cronometro e su strada. Ho partecipato 3 volte alla maratona di New York e, dopo 2 piazzamenti, nel 2004 sono arrivata prima nella mia categoria. Nel 2007 ho battuto il record di maratona, correndo la Vittorio Veneto-Treviso in un’ora e 48 secondi. Nel 2006 il Presidente della Repubblica Ciampi mi ha conferito il titolo di Cavaliere Ufficiale della Repubblica.

–       Quali valori vuoi comunicare con questa tua testimonianza sportiva così eccezionale?

–      Vorrei comunicare la serenità, l’amore per la vita, l’onestà. Essere sereni con se stessi è fondamentale. Io sono medico e vivo in carrozzina da ben diciassette anni, dall’8 giugno del 1992 quindi posso ben capire sia i portatori d’handicap sia gli “altri”; ma la parola “handicap”, presa alla lettera, significa ostacolo: chi è che non deve superare ostacoli nel cammino della vita?

–      Dopo questa gara quali sono i tuoi progetti più immediati?

–      Intanto volevo dirti che la Panathlon mi ha appena nominata “ambasciatrice universale” e quindi dal prossimo ottobre fino a gennaio girerò il mondo per portare il messaggio dello sport come mezzo per superare la disabilità, di qualunque natura essa sia.  E poi mi è venuta un’altra idea: siccome a Verona io faccio parte del CUS Verona, che raggruppa tutti atleti “abili” e io sono l’unica disabile, vorrei aiutare questi cinque atleti di Augusta facendoli iscrivere al CUS Catania, che potrebbe supportarli nelle gare in giro per l’Italia come fa il mio CUS; a questo scopo vorrei creare un gemellaggio CUS Verona e Cus Catania.

–      Come vive una persona nelle tue condizioni, immobilizzata dal torace in giù, la sua vita quotidiana tra cucina, spesa e varie altre incombenze domestiche? Hai qualcuno che ti aiuta? Mi ricordi molto un caro amico, il giornalista Franco Bomprezzi, fiorentino ma da anni a Milano, che si definisce, con la sua incredibile ironia, “giornalista rotellato” che non solo guida la macchina e riesce e gestire tutta la sua routine quotidiana con molta “normalità” ma ha avuto anche il coraggio di candidarsi alle prossime elezioni; in questo momento purtroppo è reduce da una gravissima broncopolmonite da cui sta uscendo alla grande com’è nel suo stile (ho appena saputo che sta meglio ed è al Niguarda, in bocca al lupo, grande Franco!!)

–      Vivo sola per scelta, viene un’amica una volta la settimana solo per aiutarmi a fare la doccia; per il resto faccio tutto io, guido anche io la macchina quando devo andare lontano, ho una carrozzella elettrica con cui mi sposto quando voglio recarmi nei negozi vicini.

–      Scusa la domanda che ti sembrerà un po’ sciocca ma come fai quando devi prendere le cose dagli scaffali più alti, chiedi aiuto a qualche commesso?

–      Assolutamente no, sono attrezzata anche per questa evenienza, ti racconto come: la mia carrozzella elettrica è stata studiata apposta per queste situazioni quindi quando devo prendere qualcosa di alto mi lego con delle speciali cinghie in tre punti diversi del corpo perché, altrimenti, non avendo alcuna forza nelle gambe, mi affloscerei, e poi c’è un congegno elettrico che mi fa “alzare” in verticale come se avessi ancora le gambe funzionanti e mi “porta” all’altezza dello scaffale che mi interessa per poi “riportarmi” giù quando ho preso quello che mi serve. Pensa, l’ironia della situazione, che talvolta ci sono delle vecchiette che mi chiedono di prendere qualcosa a cui loro non possono arrivare e io lo faccio per loro.

Ho concluso l’intervista a questa donna e atleta incredibile con una domanda molto privata su come espleta alcune esigenze fisiologiche ma questa risposta, naturalmente, non la riporteremo per ovvi motivi; vi garantiamo che anche questa ci ha lasciato attoniti e commossi per l’infinita serenità e naturalezza con cui ce ne ha parlato come se fosse la cosa più naturale del mondo.

GRAZIE GRAZIELLA, splendida donna-medico-atleta ma, soprattutto, splendida anima; grazie per averci arricchito con le tue parole, col tuo esempio, con la tua dolcezza e col tuo amore per gli altri. Forse i veri disabili siamo noi.

La fonte di alcune notizie su Graziella Calimero è http://www.progettovalerio.it

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