Mai più soli, una guida per i detenuti


di Paola Pioppi

CAPIRE DOVE si è finiti, quali sono i punti di riferimento e le procedure, come chiedere e a chi. Poterlo fare nella propria lingua, abbattendo le distanze tra chi non ha padronanza dell’italiano e chi deve, con difficoltà, dare le minime coordinate a chi finisce in carcere per la prima volta. Un problema reale, che al’interno della casa circondariale di Como è cresciuto assieme alla percentuale di popolazione straniera, giunta ormai al quaranta per cento.

LA «GUIDA per i detenuti di Como», presentata ieri all’interno del Bassone, è il risultato di un progetto nato tre anni fa, a cui hanno collaborato dieci detenuti e uno staff di cui hanno fatto parte la Cooperativa Questa Generazione e l’Auser, realizzata graficamente dal Centro Stampa Bassone. Si tratta di un volume destinato ad essere consegnato a chi entra in carcere per la prima volta, in cui sono racchiuse le informazioni essenziali per orientarsi, per capire quali sono le procedure, le figure a cui fare riferimento, le leggi essenziali, il personale, le attività e il lavoro all’interno dell’istituto. Il tutto realizzato in sette lingue in considerazione del numero di stranieri presenti – italiano, inglese, francese, spagnolo, albanese, rumeno, russo, arabo – a cui si aggiungono le versioni pronte in pdf di turco e cinese.

PER ORA ne sono state stampate mille copie, distribuite in tutto il carcere e a disposizione di chi farà ingresso in futuro. «È una guida transculturale – ha spiegato Mauro Imperiale, responsabile dell’area educativa, realizzata con l’aiuto di educatori e mediatori. È uno strumento di comunicazione per avvicinarsi al nuovo giunto, in un momento di adattamento alla vita carceraria». Dario, detenuto che lavora al centro stampa e che ha realizzato l’impaginazione della guida, ha spiegato che «è un progetto nato attraverso il confronto, senza distinzione tra detenuti, educatori, operatori penitenziari: confronto che non è una cosa scontata all’interno di questa realtà, dove ognuno ha i suoi ruoli e doveri, ma nonostante ciò è stato possibile fare un lavoro sinergico. Abbiamo creato un gruppo di persone di diverse etnie e culture, con una capacità comune: condividere l’ascolto reciproco, essere capaci di guardare al prossimo e prodigarsi per lui.

INIZIATIVE di questo genere devono avere la precedenza, perché attraverso l’impegno per la realizzazione di un bene comune, una persona ha la possibilità di crescere e di cambiare». Dal pubblico, uno dei detenuti è intervenuto ricordando che all’interno della guida si faceva riferimento a servizi che spesso sono carenti o inaccessibili all’interno del carcere: «È vero – ha risposto Federica Pisani – educatrice che ha fatto parte del progetto – ma questa guida non è una soluzione ai problemi. Serve piuttosto a individuare le criticità e a cercare di risolverle».

da www.ilgiorno.ilsole24ore.com

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