“Enrico IV” di Pirandello apre la nuova stagione del teatro Vasquez di Siracusa


di Daniela Domenici

Inaugurazione alla grande della seconda stagione 2009/2010 del nuovo teatro Vasquez di Siracusa il cui direttore artistico, Carlo Auteri, ha saputo creare un cartellone che è una vera parata di stelle.

Si inizia martedì 24 novembre con “Enrico IV”, celebre commedia in tre atti  di Luigi Pirandello, protagonisti Ugo Pagliai e Paola Gassman, diretti da Paolo Valerio, insieme a un numerosissimo cast di attori.

Pagliai dà vita all’uomo che, impersonando l’imperatore, cade da cavallo, batte la testa e perde la ragione, un uomo strano, forse troppo sensibile che si rifugia nella pazzia per non affrontare un mondo cinico e meschino: un uomo solo che rappresenta la solitudine, la paura di vivere, la paura di amare.

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“Sonny”


di Giovanni Tropea

Era il 1970, avevo circa12 anni e già lavoravo in una segheria: Assemblavamo imballaggi in legno per prodotti ortofrutticoli.
La mia famiglia era molto numerosa; siamo arrivati a contarci in dodici tra fratelli e sorelle: I miei genitori si sono fermati soltanto quando hanno comprato il televisore!
Mio padre, di mestiere, faceva il carrettiere. Allora, il trasporto delle merci, soprattutto nell’ambito della stessa città, si faceva con carretto e cavallo da tiro. Anche i rari traslochi da un’abitazione ad un’altra erano effettuati allo stesso modo.
Noi ne avevamo quattro di cavalli da tiro. erano enormi. Ciascuno di essi, da solo, era capace di tirare un carretto carico di merce dal peso di tre tonnellate. Si trasportavano agrumi, dai magazzini alla stazione ferroviaria da dove, in seguito, partivano per il nord. Oppure, al porto, dalle navi si scaricavano grossi tronchi di legname della Romania e si trasportavano fino ai depositi o alle segherie di Catania.
Un cavallo, col relativo carretto, era usualmente condotto da Nuccio, il mio fratello maggiore. Il giorno, però, che Nuccio venne ricoverato d’urgenza in ospedale per una peritonite, mio padre mi fece sedere sul carretto, mi mise le redini in mano e mi disse:
“Gianni, devi sostituire Nuccio fino a quando non guarirà. Ce la farai. Ormai sei grande!”
Credo sia del tutto inutile descrivere la mia miopia. Ero eccitato per quell’inaspettato giocattolo ( è in tal modo, almeno, che io consideravo, allora, cavallo e carretto!) che avevo ricevuto, ma ero in special modo felice per il fatto che mio padre mi ritenesse più grande e meritevole della sua fiducia!
Il cavallo era un pacifico, imponente roano molto in là con gli anni. Ai carrettieri piaceva molto questo tipo di cavalli, vuoi per il loro mite carattere, vuoi anche perché imparavano in fretta: Anche a lasciarli senza conducente, avrebbero ugualmente compiuto lo stesso tragitto fino a destinazione.
Al nostro passare, si soffermavano tutti a guardarci: Certo doveva essere molto curioso vedere un ragazzino così esile e mingherlino condurre un tale mastodontico animale1 Nei pressi della stazione ferroviaria, i turisti americani, inglesi e tedeschi, si affrettavano a scattarmi alcune fotografie.
[Vi chiederete come facevo io a sapere che erano americani, inglesi e tedeschi? Ebbene, la mia città è cullata dal mare e accarezzata dal sole, e non catanesi, di conseguenza, , siamo tutti ( o, almeno in gran parte ) abbruniti. A quelli, invece, il sole faceva uno strano effetto: Tingeva la loro carnagione dello stesso colore dei pomodori maturi della nostra piana!]

Il lavoro del carrettiere era molto faticoso. Alle due di notte, mio padre col suo carretto ed io col mio, eravamo già al porto o davanti alla stazione, in fila con gli altri carrettieri, ad aspettare il nostro turno di carico. Poi, davanti alle segherie o ai magazzini, altra fila per scaricare. Si andavaavanti così fino a mezzogiorno, quando, senza nemmeno scendere dal carretto, facevamo una breve pausa per mangiare il cibo che, con cura e dedizione, mia madre aveva preparato la sera precedente. Subito dopo si riprendeva il lavoro. Però tutto questo non mi pesava per nulla anzi, appena stringevatra le mani le redini del cavallo, venivo istantaneamente catapultato nel film “Ombre rosse” ed io mi trasformavo in quel Ringo che, alla guida della diligenza, veniva attaccato da un’orda di spietati pellirosse. La cruente battaglia terminava con me vincitore, è ovvio soltanto alle cinque del pomeriggio quando, sterminati tutti gli indiani, la voce di mio padre mi riportava alla realtà , nella nostra stalla:
“Gianni, sbrigati, governa il cavallo, ripuliscilo da tutto quel sudore, dagli una bella spazzolata e poi dell’acqua e anche un po’ di biada, poi lascialo a riposare, se l’è meritato! Andiamo pure noi a casa, facciamo un bagno, ceniamo e subito a letto. Domani ci aspetta una buona giornata di duro lavoro.”
Una volta a letto, per pochi minuti soltanto fantasticavo sugli inseguimenti e sugli indiani che avrei dovuto affrontare il giorno dopo, poi sprofondavo in un sonno ininterrotto, anch’esso popolato da pellirossa e cowboy.

Dimesso dall’ospedale, mio fratello Nuccio ritornò a casa e riprese a lavorare col suo cavallo, col suo carretto. Mio padre, comunque, non mi mandò più a lavorare in segheria:
“Bada alle stalle!” Mi disse “ Prenditi soprattutto cura di Polly che è malato.”
Polly era un cavallo Baio che soffriva di flebite: Aveva aveva un’infiammazione alle vene delle spalle. Poiché il sole, la sabbia e l’acqua marina sono curativi per questa patologia, tutti i giorni conducevo Polly alla Plaia, l’esteso e luminoso litorale che abbraccia Catania, gli montavo in groppa e facevamo il bagno insieme ( stavolta mi trasformavo in Lancillotto in una delle sue eroiche imprese ) oppure, a volte, mi attaccavo alla sua coda e puntando i piedi sulla sabbia mi lasciavo trainare…
Credo che sia nato così la mia viva passione per i cavalli.
Il progresso, però, avanzava e sempre più diffusamente le motoape, i furgoni e i camions rubarono il lavoro ai cavalli. I carrettieri si trasformarono, dunque, in autotrasportatori e nacquero così le prime agenzie di trasporti e traslochi e di spedizioni e viaggi. Tuttavia, mio padre volle sempre rimanere carrettiere: Si rifiutava di tradire i suoi cavalli e non riusciva anzi, a spiegarsi come gli altri, ormai ex carrettieri, avevano potuto affezionarsi a degli impersonali motori.
Rimase senza lavoro!

Per contribuire al bilancio famigliare, io andai a lavorare in una polleria. Ma la passione per i cavalli rimase.
Quando a ventitre anni, dopo una forzata assenza da casa durata sette anni ( vogliamo dire che avevo preso le ferie?) riuscii ad avere una discreta somma di denaro tutta per me, mi recai a Roma, alle Capannelle, e comprai Sonny, un purosangue irlandese, un sauro di cinque anni, dal fisico asciutto e dal carattere sensibile e nervoso, che non si sarebbe mai abituato ai rumori assordanti e al traffico cittadino. Così, per alcuni mesi, Sonny ed io facemmo solo delle lunghe vagabondate notturne per le strade allora deserte di Catania. quando lo spronavo al galoppo, il clangore del ferro degli zoccoli che batteva sul selciato provocava mille scintille e rimbalzava da un edificio all’altro. La città era tutta e soltanto nostra, in quei momenti, anche se non l’avrei mai ammesso, ridiventavo Ringo.
Spesso, di giorno, io facevo salire su di un furgone che avevo modificato e adibito al trasporto dei cavalli, e lo portavo alla Plaia. Dopo estenuanti cavalcate sulla battigia ( quando mi trasformavo in Lancillotto ), entrambi stanchi e sudati, ci allungavamo a riposare sulla fina sabbia dorata.. Mi sembrava che io e Sonny fossimo diventati una cosa sola: Percepivo i nostri cuori pulsare alla stessa frequenza. Era come se avessimo galoppato sulle nuvole. A volte, rimanevamo sdraiati così fino a quando le ombre si allungavano e il cielo si screziava di arancio e indaco.

Ho imparato molto da Sonny, più di quanto abbia mai imparato da qualsiasi uomo. Ho imparato che nella vita , oltre al prendere, c’è anche il dare.
Poi, un giorno, fui costretto a prendere altre ferie, stavolta durate quattro anni (già, io in ferie non ci vado tutti gli anni, ma quando le prendo è sempre per un periodo molto lungo!).
Comunque, al mio ritorno non trovo più Sonny: Mio padre l’aveva veduto. L’ho cercato dappertutto, ma invano.
Una volta, in un’occasione, qualcuno mi disse che l’avrei trovato in un determinato maneggio di Catania. Ci sono andato col cuore che scoppiava di speranza. Ma il cavallo che mi avevano indicato non era affatto Sonny, ne aveva soltanto ereditato la certificazione. capii, dunque, che Sonny era morto.
Nei tanti anni successivi, ho avuto molti cavalli. Con tutti ho fatto delle lunghe escursioni notturne per le vie, sempre meno deserte della città, ho galoppato sulla sabbia, sempre meno dorata, della Plaia, ma con nessuno di essi mi sono più sentito né Ringo, né tanto meno, Lancillotto.

dal carcere di Spoleto
da www.informacarcere.it

Il Sud vince sul Nord nell’imprenditoria al femminile


Napoli al vertice  nella classifica dell’imprenditoria del terziario al femminile: lo rileva uno studio di Confcommercio-Censis.

In totale, le imprese italiane guidate da donne sfiorano la cifra di un milione e 430mila e di queste oltre 500mila sono al Sud, tanto da dare a quest’area del paese il tasso piu’ alto di femminilizzazione pari al 26%. A seguire il Centro con il 24% il Nord Ovest con il 22%, e il livello piu’ basso con il Nord Est 21%.

A Napoli le imprese guidate da donne sono quasi il 30%, mentre a Milano scendono al 20%.

 Il rapporto sottolinea anche che negli ultimi 5 anni la quota di imprenditrici straniere segna un rialzo del 44,5%, mentre quella delle italiane diminuisce del 5 %.

Il terziario rimane l’ambito privilegiato, quale settore a maggiore tenuta nel lavoro autonomo. Nella classifica delle regioni vincono Molise, Basilicata ed Abruzzo con rispettivamente il 31, il 28 e il 27,7%, di imprese femminili, fanalino di coda Emilia Romagna, Trentino e Lombardia con il 20%.

fonte ANSA

Morte di Brenda, Marrazzo dice: è colpa mia ma c’è un complotto


 ”E’ colpa mia. Dopo aver distrutto me, hanno fatto morire anche lei. Non e’ possibile, non e’ giusto, non doveva andare cosi’. Perdonatemi per il male che ho fatto a tutti quanti. Non volevo. Ho sbagliato, ho commesso tanti errori, ma non doveva finire cosi”’. E’ con questo stato d’animo che Piero Marrazzo avrebbe accolto, stando a quanto riporta il Corriere della Sera, la notizia della morte di Brenda. L’ex governatore della Regione Lazio dall’Abbazia di Montecassino dove si trova da quando e’ scoppiato lo scandalo che lo vede protagonista, ritiene che ”se non ci fosse stato tutto questo clamore intorno a me, se non fosse venuta fuori questa vicenda, se non avessi coinvolto tutte queste persone in questa storia, forse Brenda sarebbe ancora viva”.

Di qui le ipotesi di Marrazzo: ”Allora e’ vero che c’e’ un complotto, e’ vero che dietro c’e’ qualcosa di grosso. Dio mio che ho combinato, perdonatemi vi prego. Non volevo coinvolgere la mia famiglia, non volevo far soffrire nessuno.

Perche’ prendersela con Brenda? Perche’ deve soffrire cosi’ tanta gente?”. E ancora: ”Come faccio – si interroga Marrazzo alla luce di quanto accaduto ieri – a stare tranquillo con tutto quello che sta succedendo? Come posso stare qui? Devo tornare a casa, devo stare vicino alla mia famiglia, devo proteggerla. Senza volerlo li ho comunque coinvolti in tutto questo, devo fare qualcosa”

fonte ASCA

Preghiera per Alessandro e per tutti i bimbi che sono volati in cielo


di Daniela Domenici

Caro Gesù Bambino, cantava Johnny Dorelli tanti anni fa, tu che sei tanto buono, fammi questo piacere, lascia una volta il cielo e vieni a giocar, a giocare con me…

Ora invece, caro Gesù, ti chiedo, di giocare lì in Cielo con Alessandro che è appena volato da te, ha solo 7 anni, ha gli occhi bellissimi, ha lasciato la sua mamma e il suo papà nello strazio, nel dolore più atroce che possa colpire due genitori…

Accoglilo come sai fare tu, Gesù, fallo sorridere, fallo giocare insieme agli altri bambini che, come lui, avevi mandato su questo pianeta come angeli per noi e che hanno concluso la loro missione e sono tornati lì da te…

Aiuta il suo papà e la sua mamma a rassegnarsi lentamente a questo dolore senza parole nella consapevolezza che Alessandro era un angioletto inviato da te per farle diventare persone migliori.

Ciao Alessandro proteggici da lassù, stacci vicino…

A Pizzighettone le multe si pagano a rate


 La crisi economica rende gravoso anche il pagamento delle multe da autovelox e così il Comune di Pizzighettone, nel cremonese, ha deciso di concedere ai meno abbienti il saldo a rate delle contravvenzioni per eccesso di velocità.

La delibera, portata nella giunta di centrosinistra dal sindaco Luigi Bernocchi, è passata all’unanimità. Dal 30 novembre il provvedimento riguarderà chi guadagna meno di 15 mila euro l’anno. Alla polizia municipale di Pizzighettone stavano arrivando sempre più numerose, oltre alle proteste, le richieste di rateizzazione (in tutto centinaia) per le multe prese sulla strada provinciale Codognese che collega Cremona con Pavia sul territorio comunale.

La condizione posta dalla Giunta è che non si abbiano debiti in sospeso col Comune e che la richiesta di dilazione venga presentata entro sessanta giorni dalla notifica del verbale. Per scongiurare eventuali abusi la Guardia di finanza svolgerà gli accertamenti sul reddito di chi chiede la rateizzazione. “Si concorda con gli stessi cittadini il tipo di rateizzazione: fino a 150 euro abbiamo stabilito rate da 50 euro – spiega il sindaco -.

Il limite è di 90 chilometri all’ora per le auto e di 70 per i camion. L’autovelox, l’unico dei due installati fino a oggi in funzione 24 ore su 24, quello in direzione Maleo-Lodi, registra una media di 170-180 infrazioni al giorno, pari a circa il 6% del traffico giornaliero di passaggio che varia da 2.500 a 3.500 autoveicoli, con circa il 40% di mezzi pesanti. Se funzionasse anche il secondo i dati raddoppierebbero senza dubbio”.

Gli introiti delle sanzioni amministrative devono essere reinvestiti in opere di viabilità e di sicurezza stradale. Per ora restano nelle casse comunali, ma se venisse approvato il dispositivo di legge, ancora fermo a Roma, gli incassi potrebbero invece finire alla Provincia, proprietaria della strada. L’autovelox di Pizzighettone è stato oggetto di diversi atti vandalici – con bombolette spray e picconate – ma è stato subito ripristinato dal Comune, che ha avviato la procedura per installare un’apposita telecamera di sorveglianza come deterrente. Contro le prime sanzioni sono stati inoltrati ricorsi al giudice di pace, soprattutto dal lodigiano, perché sono prevalentemente di quella zona gli automobilisti multati

III edizione del premio “Amazzoni donne nello sport”


di S.Schiavone

Con il patrocinio del Sottosegretariato allo Sport, del CONI, della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano e dalle Federazioni Sportive si è svolta ieri a Milano la III edizione del Premio “Atleta dell’Anno – Amazzoni Donne nello Sport”, promosso dall’Associazione Le Amazzoni.
Flavia Pennetta, campionessa di tennis prima italiana tra le top 10 del mondo, è risultata la vincitrice di questa edizione, Margherita Granbassi (scherma) è stata l’atleta più votata sul web dal pubblico sportivo.  
Questo premio, giunto alla sua terza edizione, riservato alle donne sportive, viene attribuito da una giuria mista, composta da campioni dello sport, rappresentanti delle istituzioni, dirigenti delle federazioni e giornalisti anche sulla base del voto “popolare” espresso attraverso il web.
Infatti, proprio il web è stato la ragione della presenza della nostra azzurra di Apnea Monica Barbero. Una valanga di voti le ha consentito di posizionarsi tra le prime classificate. Una gran bella soddisfazione competere con atlete del calibro della schermitrice Granbassi e della tennista Pennetta.
L’essere stata invitata a salire sul palco per illustrare ad un parterre d’eccezione e, alle sue colleghe più note, la disciplina agonistica praticata, ma poco conosciuta, ha reso alla Federazione un meritato momento di gloria.
Non importa se l’organizzazione (impreparata all’evenienza di confrontarsi con una disciplina sconosciuta al grande pubblico mediatico) non ha previsto una targa o un omaggio floreale per Monica, l’importante è che sappia di essere stata la vincitrice morale di questa manifestazione, il titanico confronto con donne e discipline sportive avvezze alle luci della ribalta non annulla il fatto, molto importante, che lei era lì, in divisa della FIPSAS a rappresentare il sacrificio e la passione dedicati ad uno sport, allo stesso identico modo di tutte le altre atlete sia che si chiamassero Granbassi o Pennetta…
Grazie Monica da parte di tutta la Federazione.         
 
Oltre alle premiate, erano presenti molte atlete di oggi e di ieri (tra le altre Diana Bianchedi, Lara Magoni, Maria Moroni, Mabel Bocchi) e l’ass. Sport e Pari Opportunità della Provincia di Milano Cristina Stancari.
A chiudere l’evento il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha consegnato i premi più prestigiosi
I palmarès delle premiate, ma soprattutto le loro biografie, hanno contribuito a rafforzare il messaggio della manifestazione: promuovere e premiare l’impegno femminile nello sport e nelle professioni.

da www.portale.ipsas.it