Renato Scarpelli, un Santo dei nostri giorni


di Daniela Domenici

Oggi è san Renato e io voglio dedicare uno spazio a un Renato che è stato un Santo dei nostri giorni e che, purtroppo, se ne è andato quasi due anni fa lasciando un vuoto difficilmente colmabile: Renato Scarpelli.

E lo voglio fare con le parole che Paolo Sammicheli nel suo sito www.ipernity.com gli ha dedicato; da lui capirete chi è stato e cosa ha fatto Renato Scarpelli

renato scarpelli“Si è consumato ieri, alle ore 15 presso la chiesa di Cascia (Reggello – FI), il rito funebre di Renato Scarpelli. Renato era il fondatore della “Casa Famiglia Podere Pilano” ove ha svolto la sua opera fino a pochi mesi fa, quando la malattia gli ha impedito di proseguire. Negli ultimi 30 anni Renato, con gli altri membri della Casa Famiglia, ha cresciuto e reso uomini circa 150 ragazzi, affidati dal Tribunale dei Minori. Con alcuni “ex” ragazzi della casa Famiglia, con gli amici di Reggello e altri volontari provenienti da tutta la Toscana ha prestato inoltre servizio di Protezione Civile con il Gruppo Operativo fondato e guidato da egli stesso. Per fini educativi degli stessi ragazzi ospiti della Casa Famiglia, aveva poi fondato l’associazione Avirdim (Associazione Volontaria Internazionale per il Rispetto dei Diritti Inviolabili dei Minori) tramite la quale svolgeva missioni umanitarie principalmente all’estero.

 La cosa che colpiva maggiormente di Renato era che in tutte le sue “creature” era egli stesso il primo volontario, il primo operaio, il primo autista… il primo a gettarsi nella mischia. La sua determinazione, la sua incredibile esperienza e la sua forza d’animo erano una forza irresistibile e trascinante per le centinaia di volontari che negli ultimi 30 anni lo hanno aiutato nelle sue imprese. Molti hanno scritto, o scriveranno in questi giorni, delle numerose opere di amore che Renato ha realizzato in questi anni. Io non mi sento in grado di raccontarle, sono ancora preda della tristezza, della nostalgia e dello sconforto. Vorrei però ricordare un aspetto del modo di essere di Renato che nessuno ieri ha evidenziato nei vari discorsi durante il suo funerale. Renato era una persona dotata di un incredibile umorismo, sempre di buon umore e pronto a scherzare su tutto, perfino sulle sue malattie. Chi vedesse le varie foto delle missioni umanitarie senza aver conosciuto Renato, potrebbe pensare che fossero state delle situazioni difficili e di fatica. Ebbene, in parte lo erano, ma il buon umore di Renato ed il suo umorismo le rendevano piacevoli e talvolta perfino divertenti.

Per testimoniare ai posteri la grande persona che era Renato ho voluto intanto ricercare le vecchie foto che avevo di lui, le ho scannerizzate e le ho caricate qui. Alcune ritraggono Renato altre ritraggono solo me in quel periodo denso di ricordi. Le ho raccolte nell’album linkato di seguito.

Ciao Renato, mi mancherai da morire.

 P.S.

Se passate da Reggello, arrivate alla piazza e proseguite sulla Via Sette Ponti. Dopo pochi chilometri troverete l’indicazione per la Casa Famiglia. Fermatevi a salutare i ragazzi della Casa Famiglia. É il modo migliore per onorare la memoria di Renato.”

Ciao Renato, grande e umile Santo dei nostri giorni, sono stata onorata di averti conosciuto.

Musica: l’Africa all’altro Sanremo, il Premio Tenco


  • Al via il Premio Tenco: sul palco, tra gli altri, la beninese angelique kidjoAngelique Kidjo e il senegalese Badara Seck

di Silvano Rubino

 La canzone d’autore allarga i suo confini. Sarà un’edizione che valica i continenti, la 34a  del Premio Tenco, in programma dal oggi al 14 novembre al Teatro Ariston di Sanremo e organizzata dal Club Tenco

L’Africa sarà rappresentata dalla beninese Angélique Kidjo (vincitrice del Premio Tenco, quello assegnato dal Club stesso, a differenza delle Targhe assegnate da una giuria di esperti e giornalisti) e dal senegalese Badara Seck.

Ma l’invito al viaggio del Tenco di quest’anno spingerà anche verso altre latitudini: un importante spazio sarà dato al tango argentino, con la presenza di Horacio Ferrer e Daniel Melingo. A Ferrer, il grande poeta e scrittore che scriveva i testi delle canzoni di Astor Piazzolla, andrà il Premio Tenco per l’operatore culturale.

A Franco Battiato l’altro Premio Tenco di quest’anno, insieme alla Kidjo: un fatto eccezionale, visto che solitamente è un riconoscimento che va ad artisti stranieri.

Insieme a loro al Teatro Ariston di Sanremo si esibiranno una ventina di artisti di varia estrazione stilistica, a comporre un cast di prim’ordine, che affianca nomi consolidati ad esordienti. Ci saranno i vincitori delle Targhe Tenco 2009, ovvero Max Manfredi (miglior disco dell’anno con “Luna persa”), Enzo Avitabile (miglior disco in dialetto con “Napoletana”), Elisir (miglior opera prima con “Pere e cioccolato”), Ginevra Di Marco (miglior disco di interprete con “Donna Ginevra”). Clicca qui per saperne di più.

Fra gli amici storici della Rassegna saranno presenti Alice, Vinicio Capossela, Morgan, Mauro Pagani e Yo Yo Mundi, ma ci sarà spazio anche per alcuni personaggi che da tempo il Club Tenco avrebbe voluto invitare come Vittorio De Scalzi tra gli italiani e Z-Star, londinese con genitori di Trinidad. Folta ed eterogenea la rappresentanza di nomi nuovi sui quali da sempre il Tenco punta: Franco Boggero, Edgardo Moia Cellerino, Dente, Gli Ex, Alessandro Mannarino e Piji.

 da www.vita.it

Albertazzi e il prodigio della poesia


di Enrico Groppali

giorgio albertazziQuando Italo Calvino, nel 1984, fu invitato a tenere sei lezioni sulla letteratura all’Università di Harvard, non immaginava certo che, venticinque anni dopo, il suo posto sarebbe stato preso da Giorgio Albertazzi. Il quale oggi non incarna il personaggio dello scrittore ma si appropria della sua intima essenza. Rendendo finalmente pubbliche, cioè udibili, quelle mirabili intuizioni che l’autore di Marcovaldo non poté esprimere quando, colto da ictus mentre preparava l’ultima lezione, stava analizzando il senso profondo della forma narrativa. Sulla scena vediamo quindi Albertazzi, parafrasando con somma ironia l’invito racchiuso nella «Lezione» di Ionesco, a colloquio con un’allieva su un tema spinoso come il nuovo millennio. Sezionando, come fa un entomologo alle prese con un insetto misterioso, il prodigio di una rima baciata in cui si riflette la gravità della pesantezza o, viceversa, il privilegio della leggerezza. Scegliendo come pietra di paragone l’esempio additato da Calvino – che evocava la figura di Cavalcanti nel Decamerone di Boccaccio – il professor Albertazzi discetta sulla levità della frase poetica. Piegando la voce in ogni inflessione possibile, dalla comunicazione diretta fino al più tenue sussulto del suono. Lucrezio ed Ovidio diventano così i precursori della leggerezza del verbo: il primo che, giocando con l’atomismo, sposò all’arte la scienza e il secondo che, nel pitagorismo, scoprì l’essenza indefinibile del mistero. Subito dopo Albertazzi saluta in Guido Cavalcanti il poeta dell’impulso che levita nell’aria, e nell’autore della Divina Commedia il poeta che dà concreto rilievo all’immensità del cosmo. Coinvolti entrambi in prima persona, enunciati fino a domenica dal palco del Franco Parenti (info: 02-59995206, http://www.teatrofrancoparenti.it) a spartirsi il dominio della letteratura. Subito dopo l’attore, travalicando Calvino, dimostra che è stata Francesca da Rimini e non Beatrice la vera musa dell’Alighieri. Dato che sarà la passione e non la sublimazione dell’amore a regnare nel nuovo millennio. E qui Albertazzi trascende Calvino. «Mi scindo nella più laica delle trinità – confessa ispirato -. Sono Calvino, sono Giorgio e al tempo stesso Amleto, il personaggio che non ho mai abbandonato da quando, nel’64, ne indossai le spoglie nello spettacolo di Zeffirelli. Senza sfogliare quel libro nero che allora, accompagnando ogni mio gesto, spiegava ed arricchiva la conoscenza che il principe di Danimarca aveva dell’universo. Dato che oggi», conclude con enfasi, «ho conquistato la leggerezza di Cyrano di Bergerac, il poeta che inventò sulla carta le più strepitose macchine volanti che si possano immaginare».

da www.ilgiornale.it

Ricordare e apprendere: un conflitto da mediare


di Monica Maiorano

ricordare e apprendereUn grande poeta, Mario Luzi, un giorno disse:  “Noi siamo quello che ricordiamo, il racconto è ricordo e ricordo è vivere”.

Ricordare eventi, emozioni, informazioni sembra un processo scontato, un qualcosa che avviene automaticamente in ognuno di noi.

In realtà, la memoria e l’apprendimento sono due fenomeni complessi strettamente connessi, non può esservi memoria se non vi è stata, precedentemente, un’esperienza e quindi un apprendimento così come non può esservi apprendimento senza possibilità di memoria. Eppure questi due fenomeni entrano perennemente in conflitto.

Una ricerca scientifica pubblicata su PLoS Biology ha evidenziato che, fortunatamente, il cervello è in grado di regolare il conflitto che si genera tra ricordare il vecchio e immagazzinare il nuovo.

Comportamenti sociali abituali dell’uomo, come una semplice conversazione, generano questa conflittualità cerebrale perché mentre acquisiamo le nuove informazioni dal nostro interlocutore, il cervello si attiva per reperirne delle vecchie ed elaborare la nostra risposta nella conversazione.

Uno studio condotto dal centro di neuroscienze dell’Istituto Swammerdam dell’Università di Amsterdam in collaborazione con la Duke University del North Carolina, ha scoperto che esiste un “mediatore” che risolve il conflitto, attivando rapidamente l’una o l’altra funzione.

Un gruppo di giovani sono stati sottoposti ad un esperimento: su uno schermo scorrevano una serie di parole, i partecipanti dovevano rapidamente ricordare se avevano studiato in precedenza tali parole o meno. Contemporaneamente sullo sfondo dello schermo apparivano delle immagini colorate. L’attività del loro cervello è stata monitorata attraverso una risonanza magnetica funzionale. Successivamente è stato chiesto loro, a sorpresa, di ricordare le immagini.

E’ emerso che risultava più difficile imparare a riconoscere le immagini se allo stesso tempo si è impegnati nel ricordare una parola. E’ stato anche notato che se si dimentica la parola diventa più facile apprendere l’immagine. Questo dimostra che quando si recuperano ricordi è come se l’attività del cervello collegata all’apprendimento si disattivasse.

Nonostante questa evidente competizione tra memoria e apprendimento, si è osservato che alcune persone riuscivano comunque ad apprendere e a ricordare allo stesso tempo per cui si è pensato che esistesse una regione del cervello attiva sia durante l’apprendimento che durante il ricordo.

Secondo gli scienziati questa regione è situata nella parte frontale sinistra del cervello e permette il passaggio rapido dall’una all’altra funzione.

Particolarmente importante è stato scoprire che questa regione è risultata coinvolta in modo specifico in quelle persone che mostravano una soppressione minima della capacità di apprendere per cui in queste persone la competizione fra ricordo e apprendimento è minore rispetto agli altri riuscendo ad apprendere e ricordare quasi contemporaneamente.

Non solo, nei pazienti in cui è danneggiata c’è difficoltà ad adattarsi rapidamente a nuove situazioni come spesso risulta nelle persone anziane o in una serie di disturbi dell’impulsività, compulsività e nel disturbo ossessivo.

E’ importante dunque continuare negli studi per comprendere e scoprire se questa sorta di “mediatore del conflitto” può essere migliorato in qualche modo, per migliorare la qualità di vita di molte persone.

Fonte: Repubblica.it

Ascoltare il cuore e non l’intelletto


ascolta il tuo cuoreContrariamente a ciò che crede moltissima gente, l’intelletto non è sempre una buona guida. Perché? Perché si ferma all’apparenza delle cose. Sì, e sentite un po’ ciò che dice a una giovane donna il suo intelletto: «Il ragazzo che ti chiede in sposa è ricco, bello, elegante, ha bei modi. Perché esiti? Sposalo,
saresti davvero stupida a lasciarti sfuggire questa occasione».
Ecco i calcoli che fa l’intelletto basandosi unicamente sulle
apparenze; e una volta sposatasi, la ragazza scoprirà che quel
giovanotto, che in apparenza aveva tutto per piacerle, è
crudele, egoista, disonesto… Quante sofferenze e quanti
dispiaceri avrebbe potuto evitare se, invece di ascoltare i
calcoli del suo intelletto, avesse interrogato il suo cuore, il
suo intuito!
Ovviamente, questo non è che un esempio. Riflettete su tutti i
casi della vita in cui i calcoli dell’intelletto non possono
portare altro che delusioni e pentimenti, e traetene delle
conclusioni.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov