Preghiera di ringraziamento in forma di filastrocca


di Daniela Domenici

grazie SignoreSignore, sento di volerti dire questa semplice preghiera

alla fine di questa giornata mentre è già scesa la sera

perché anche oggi il talento, che mi hai dato, dell’ascolto e del sorriso

con tanti miei fratelli meno fortunati di me ho condiviso

sento di essere stata un po’ anche sale e luce

per coloro verso cui l’amore per Te sempre mi conduce

Signore, grazie perché ancora una volta

la missione che mi hai affidato credo di avere svolta.

Salmo 15 (16) dall’Antico Testamento


di DavidesalmiProteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto a Dio: “Sei tu il mio Signore,

senza di te non ho alcun bene”.

Per i santi, che sono sulla terra,

uomini nobili, è tutto il mio amore.

Si affrettino altri costruire idoli:

io non spanderò le loro libazioni di sangue

né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:

nelle tue mani è la mia vita.

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,

è magnifica la mia eredità.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio cuore mi istruisce.

Io pongo sempre innanzi a me il Signore,

sta alla mia destra, non posso vacillare.

Di questo gioisce il mio cuore,

esulta la mia anima;

anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,

né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena nella tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra.

 

Alla fine ha ragione chi protesta


di Franco Bomprezzi

SLASto seguendo giorno per giorno la vicenda delle quattro persone che stanno facendo lo sciopero della fame per sollecitare interventi precisi e concreti in favore di una piena e adeguata assistenza domiciliare per i malati di sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Ho sempre ritenuto che le battaglie per ottenere servizi di welfare moderni e adeguati alle effettive esigenze delle persone con disabilità vadano combattute centellinando gli strumenti spettacolari di protesta, e utilizzando piuttosto con tenacia il metodo della pressione delle associazioni e dei mezzi di comunicazione su chi al momento è chiamato a governare. Temo infatti che chi si incatena per chiedere aumento di pensioni da fame, o chi fa lo sciopero della fame per denunciare l’ingiustizia che sta vivendo o che comunque percepisce su di sé, toglie credibilità e forza agli interlocutori sociali, alle forze vive del volontariato che lavorano tra mille difficoltà monitorando lo stato di salute dei diritti in un Paese parcellizzato dal federalismo immanente.

Ma è anche vero, e oggi lo constatiamo con evidenza, che queste singole persone sono di fatto la punta dell’iceberg di un mondo sommerso di persone e di famiglie che stanno vivendo sulla propria pelle la continua riduzione dei servizi, i tagli, anche veloci al welfare, il continuo rinvio di decisioni importanti per la qualità della vita (penso al nomenclatore tariffario degli ausili, penso ai Lea, i livelli essenziali di assistenza…).

E’ vero inoltre che la reazione di chi governa conferma le ragioni dei digiunanti, visto che il viceministro Fazio ha riconvocato d’urgenza per il 12 novembre, ossia domani, la consulta nazionale delle malattie neuromuscolari. E’ un gesto concreto, un atto di buona volontà, ma anche l’ammissione che qualcosa non funziona. I malati sardi e romani, e tutti quelli che nel tam tam mediatico e politico si stanno associando a loro, non stanno facendo i capricci, non stanno reclamando per sé un po’ di soldi giusto per vivere un po’ meglio. Il pacchetto delle loro richieste, concreto e circostanziato, è ritenuto infatti corretto sia dal presidente di Aisla, Mario Melazzini, che dal presidente della Fish, Pietro Barbieri.

E’ dunque quella stanchezza profonda, che ho segnalato spesso in questo blog, a caratterizzare l’attuale momento sociale delle persone con disabilità, che vedono da un lato sanciti i diritti della Convenzione Onu, con tanta enfasi retorica, e poi dall’altro devono constatare, da Nord a Sud alle Isole, una micidiale battuta d’arresto delle politiche di welfare. Dalla crisi economica questo mondo rischia di uscire a pezzi.

Mi auguro vivamente che a livello politico si trovi una soluzione capace di convincere i digiunatori a interrompere il rischiosissimo sciopero, ma penso anche che non si doveva arrivare sin qui. I giornali dovrebbero davvero cominciare a raccontare le condizioni di vita delle famiglie nelle quali irrompe come un tornado devastante una patologia invalidante e progressiva. Di questo sciopero della fame invece pochi cenni distratti, anche perché per il momento nessuno è morto.

P.S.: lo sciopero della fame è sospeso, annunciano i protagonisti di questa iniziativa, proprio in considerazione della convocazione dell’osservatorio. Ciò che ho appena scritto trova dunque piena conferma. Adesso vediamo che cosa scaturirà dall’incontro a Roma.

da www.vita.it

Parma, giovane muore in cella


  Il PM indaga per omicidio colposo

giuseppe saladino

Il giovane, condannato lo scorso maggio a un anno e due mesi di reclusione per avere scassinato alcuni parchimetri, aveva ottenuto gli arresti domiciliari ma “il pomeriggio del 6 ottobre – racconta la madre – era uscito per un quarto d’ora in strada per salutare la ragazza”, trovando al ritorno a casa la polizia.

E’ atteso nei prossimi giorni l’ esito dell’autopsia sul corpo di Giuseppe Saladino, il 32enne di Parma morto nel carcere della città emiliana. Il decesso nella notte fra il 6 e 7 ottobre (non venerdì scorso come inizialmente era trapelato), poche ore dopo il suo ritorno in cella. L’esame, eseguito dal medico legale Cristiano Bertoldi alla presenza anche di un perito della famiglia del giovane, è stato disposto dal pm Roberta Licci, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Il giovane, condannato lo scorso maggio a un anno e due mesi di reclusione per avere scassinato alcuni parchimetri, aveva ottenuto gli arresti domiciliari ma “il pomeriggio del 6 ottobre – racconta Rosa Martorana, madre del giovane – era uscito per un quarto d’ora in strada per salutare la ragazza”, trovando al ritorno a casa la polizia. A quel punto per il giovane erano scattate nuovamente le manette ed il trasferimento in carcere. Qui, però, dopo poche ore è sopraggiunta la morte. “La mattina alle otto mi hanno telefonato – spiega la madre – Era il direttore del carcere che mi ha detto: suo figlio è morto per arresto cardiaco. Giuseppe quel giorno però stava bene: non era vivace come al solito, ma stava bene”. Il trentaduenne aveva da tempo problemi di tossicodipendenza. Era in carico al Sert di Parma dove andava a farsi somministrare il metadone. Il 21 luglio però era stato trasferito, su disposizione del giudice Mastroberardino, all’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. La diagnosi: stato di agitazione con scompenso psichico in disturbo psicotico. Dopo un mese il ritorno nel carcere di Parma, e il 6 ottobre la decisione del giudice Lo Moro di concedergli gli arresti domiciliari, dove però è rimasto solo poche ore. “Voglio giustizia, mi devono dire cosa è successo – ripete la madre – Era stato condannato per un piccolo furto: mio figlio non aveva mai commesso reati gravi come rapine o spaccio. Era un ladro di polli e ora me l’ hanno ammazzato”. “Nel verbale che mi ha rilasciato la polizia, che è venuta a perquisire la casa il giorno dopo la morte di Giuseppe, c’è scritto: a seguito dell’avvenuto decesso per assunzione di stupefacenti – conclude la madre – Ma come fanno a dirlo? E se fosse così, e non è così, perché non lo hanno curato prima di metterlo in cella?”. La morte di Giuseppe Saladino è il secondo caso in pochi giorni nel carcere parmigiano di via Burla. Il 27 ottobre, infatti, si era suicidato in cella Francesco Gozzi, 52 anni, affiliato alla cosca Latella di Reggio Calabria. L’uomo stava scontando l’ergastolo in regime di 41 bis e si è tolto la vita impiccandosi con una corda fatta di lenzuoli.

www.unionesarda.ilsole24ore.com

Grecia: sciopero della fame dei detenuti


grecia– ATENE, 11 NOV – Migliaia di detenuti greci sono in sciopero della fame da giorni in almeno 8 carceri per protestare contro le pessime condizioni di vita.Lo sciopero e’ in corso nelle prigioni di Santo Stefano a Patrasso, di Korydallos ad Atene e in quella di Ioannina.Ma le proteste riguardano anche altri istituti di pena e si sta estendendo.La protesta, partita da Patrasso,coincide con il 1/o anniversario dello sciopero dello scorso anno.Secondo i detenuti la situazione non e’ migliorata, anzi e’ peggiorata.

fonte ANSA

Cineforum nel carcere di Augusta


di Daniela Domenici

cineforumEcco cosa ci ha detto stamattina un detenuto di una sezione “speciale” del carcere di Augusta prima di iniziare la proiezione settimanale del film nell’ambito della nostra attività di volontariato.

Questo signore “ristretto” (preferiamo questa denominazione a quella usuale di “detenuto” o “carcerato”) ha presentato questo suo progetto, di cui leggerete più avanti, alla direzione del penitenziario e spera che la sua proposta venga accolta; intanto ha voluto condividerla con noi. Eccola, esattamente come lui lo ha scritto:

…“Cineforum” è un progetto interessante che ha la funzione di intrattenere ma anche di formare.

Il progetto.

Alla fine della proiezione sarà proposto un momento di dibattito dal quale nascerà una scheda di lettura che potrà trasmettere una visione critica della pellicola che diventa non solo intrattenimento ma anche un’occasione formativa.

Tale iniziativa sarà un ottimo motore terapeutico per noi e un’occasione di poter esternare emozioni e riflessioni spesso soffocate.

E quindi si avrà un modo di parlare di sé, delle proprie emozioni e di far conoscere i propri pensieri la maggior parte delle volte non espressi in modo aperto.

Aggiungo che chiederò alla direzione in futuro, e in questo caso sarà interessante, la partecipazione delle scuole. Infatti l’idea è quella di coinvolgere, come ospiti esterni, studenti delle scuole superiori per sensibilizzare i giovani alla realtà della detenzione e alla difficoltà, poi, del reinserimento. Un’occasione!!!

Il progetto “La libertà in immagini” preciserà che l’intento non è finalizzato solo ai detenuti ma anche alla società esterna per attenuare gli atteggiamenti pregiudiziali che non permettono nessun tipo di reinserimento nella stessa.

La società esterna, infatti, deve essere più disponibile nei confronti del detenuto i modo da facilitargli il ritorno alla vita normale. E ribadisco che bisogna avere sempre in vista che la pena e la detenzione dovrebbe favorire, come insegna già il Diritto (Costituzione art. 27), la rieducazione morale e la reintegrazione sociale del reo, ricordandoci incessantemente che in carcere entra il “reo” (l’uomo) e non il reato.”

Siamo perfettamente d’accordo con le parole di Francesco ma, purtroppo, è davvero raro che queste “persone ristrette” dopo la proiezione abbiano voglia di rimanere a parlare sia perché spesso non sono abituate al dialogo civile e costruttivo (vuoi per carenze pregresse di studi scolastici vuoi perché sono ormai la solitudine in cui sono costretti a vivere li ha disabituati alla parola e vuoi perché molti di loro parlano una delle decine di lingue presenti all’interno del carcere) sia perché hanno gli orari esattamente “cronometrati” e quindi non possono trattenersi con noi.

Le emozioni positive diminuiscono il dolore


di Matteo Clerici

emozioni positive diminuiscono doloreLo stimolo doloroso che percepisce il cervello può essere ridotto tramite emozioni positive, o amplificato con quelle negative.

Gioia, allegria, magari solo un pensiero felice: le emozioni positive sono capaci di rendere meno acuto il dolore e far diminuire la sofferenza causata da un trauma improvviso. Al contrario, le emozioni negative fanno da cassa di risonanza dei dolori fisici.

A dirlo, uno studio dell’università di Montreal, supervisionato da Mathieu Roy e pubblicato da Proceedings of the National Academy of Science”.

Gli scienziati hanno lavorato con 13 volontari, sottoposti a scariche elettriche (piccole ma dolorose) mentre osservavano diverse immagini: positive, negative o neutre.

Monitorando i cervelli dei soggetti, la squadra di Roy ha scoperto come le immagini sgradevoli rendevano le scariche più dolorose, mentre quelle positive rendevano più sfumata la sofferenza. Tale studio si inserisce in un solco di ricerche (di cui molte condotte da Roy) che evidenziavano il potere lenitivo della musica.

Ecco il commento dello stesso Mathieu Roy: “I nostri esperimenti ci hanno permesso di determinare in quale momento il cervello percepisce lo stimolo doloroso e come questo può essere amplificato attraverso emozioni negative o, al contrario, ridotto. Abbiamo dimostrato che anche interventi non farmacologici utilizzati per migliorare l’umore dei pazienti, possono essere presi in considerazione per assistere le persone che soffrono”.