Favorire lo sviluppo mentale dei bambini con lo iodio


iodio per sviluppo mentaleAgire sulle carenze può essere d’aiuto nei deficit mentali
   
   
Per una normale crescita del cervello con un conseguente adeguato sviluppo mentale è essenziale che lo iodio sia presente in maniera ottimale. Allo stesso modo è necessario all’organismo per produrre gli ormoni tiroidei che regolano il metabolismo.
Per far ciò è indispensabile che questo sale minerale sia assunto per mezzo della dieta e di cibi quali pesce, alghe, sale marino integrale o iodato, uova, frutta, verdure, latte ecc.Ricercatori neozelandesi dell’University of Otago di Dunedin hanno condotto uno studio per verificare l’incidenza dello iodio sui problemi di deficit mentale nei bambini.
Per lo studio sono stati coinvolti 184 bambini con problemi di carenza lieve di iodio. Suddivisi in modo casuale ai bambini è stata fatta prendere una capsula con 150 microgrammi di iodio o una pillola di placebo, ogni giorno, per 28 settimane.
Al termine dello studio i dati hanno rivelato che i bambini appartenenti al gruppo trattato con lo iodio hanno mostrato un miglioramento complessivo in due test cognitivi standard e nei test di problem-solving, superando di fatto in abilità i bambini appartenenti al gruppo di controllo che avevano ricevuto solo il placebo.
I ricercatori, in base ai risultati dello studio suggeriscono che una lieve carenza di iodio possa impedire ai bambini di raggiungere il loro pieno potenziale intellettuale.
Tuttavia, ricordano, che il piccolo effetto che è stato riscontrato per essere validato deve necessariamente avvalersi di ulteriori e più approfonditi studi.
(lm&sdp)

Source: lo studio è stato pubblicato sul “American Journal of Clinical Nutrition”.

www.lastampa.it

Chi mangia di fretta, mangia troppo e… ingrassa


slow eatingIl segreto per mangiare meno e non ingrassare è la lentezza
   
   
È un problema che affligge quasi tutti: si ha poco tempo e si mangia di fretta, velocemente. Ci si butta sul piatto o sul panino con voracità e in quattroequattrotto è tutto finito… o quasi. Sì, perché questa pratica, a quanto pare, è il modo migliore per avere ancora fame e mangiare di più, con il rischio evidente di “farsi del male”, cioè ingrassare o alimentarsi in modo scorretto pregiudicando, a lungo andare, la salute.Ecco così che mangiare velocemente provoca una riduzione nel rilascio degli ormoni della sazietà che invece sono rilasciati adeguatamente e possono fare il lavoro per cui sono stati “creati” quando si mangia lentamente; cosa che è da sempre consigliata da tutti i nutrizionisti e dietologi.
Questo è quanto affermano i ricercatori greci del Laiko General Hospital di Atene.
I ricercatori hanno condotto uno studio su alcuni soggetti che sono stati invitati a consumare 300 ml di gelato a ritmi di velocità diversi. Durante la prova sono stati prelevati campioni di sangue per misurare i livelli di glucosio, insulina, grassi plasmatici e ormoni intestinali. I prelievi avvenivano ogni 30 minuti partendo da prima del pasto per terminare alla fine delle prove, ovvero quasi due ore dopo.
Dai risultati delle analisi è emerso che i soggetti che hanno utilizzato tutti e 30 i minuti per finire il gelato avevano una più alta concentrazione di ormoni dell’appetito denominati PYY e GLP-1 e tendevano ad avere un più alto senso di sazietà.

«La maggior parte di noi hanno sentito dire che mangiare velocemente può portare a un consumo eccessivo di alimenti e obesità, e in effetti alcuni studi osservazionali hanno sostenuto questa idea. Il nostro studio fornisce una possibile spiegazione sul rapporto tra velocità nel mangiare e il mangiare troppo, mostrando che il ritmo al quale una persona mangia può avere un impatto sul rilascio di ormoni intestinali che segnalano al cervello di smettere di mangiare» ha commentato il dottor Alexander Kokkinos, autore principale dello studio.
(lm&sdp)

Source: lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism” (JCEM) della Endocrine Society.

www.lastampa.it

MUSICA: undici preziosi Stradivari in arrivo a Firenze


stradivari Undici preziosissimi strumenti creati dal liutaio cremonese Antonio Stradivari fra la fine del 1600 e il 1700 stanno per giungere a Firenze, citta’ individuata come unica in Italia, per dare vita la sera del 7 novembre ad un evento irripetibile, anteprima dell’inaugurazione della Stagione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: ai piedi del David di Michelangelo, nella cornice suggestiva della Galleria dell’Accademia, altrettanti virtuosi internazionali li faranno ascoltare in concerto, per un evento di fund raising a favore del Teatro del Maggio. E’ la Nippon Music Foundation ad essere benemerita proprietaria di dieci di questi magnifici violini, viole e violoncelli, fra cui un intero quartetto appartenuto a Niccolo’ Paganini, mentre la Royal Academy of Music ha concesso la star della serata, la famosa viola “Archinto”, ed e’ sempre la NMF a metterli a disposizione dei migliori musicisti in tutto il mondo: nomi celebri come Midori, Janos Starker e Gregor Piatigorsky hanno avuto sotto le loro dita le corde di questi strumenti, identificati dal nome dei loro proprietari storici, dai cui discendenti la Fondazione giapponese li ha acquisiti, arrivando a possedere complessivamente 18 Stradivari e due Guarneri del Gesu’. In precedenza, eventi analoghi si sono tenuti a partire dal 1998 a Tokyo, Londra, Salisburgo, Stati Uniti, Canada, ma mai a Firenze. Verranno eseguite pagine di Haendel, Wieniawski, Dvorak, Sarasate, Barber, per concludere con il favoloso Ottetto composto da Mendelssohn quando aveva appena sedici anni; fra gli interpreti di diverse nazionalita’ e tutti di fama internazionale, i componenti del celebre Quartetto di Tokyo, e la talentuosa Lisa Batiashvili. Solo duecento saranno gli spettatori che potranno assistere alla serata, fra i capolavori michelangioleschi illuminati con sapienza da Targetti, e partecipare poi all’esclusivo ricevimento offerto da Palazzo Tornabuoni, co-sponsor dell’evento e Socio Sostenitore del Teatro del Maggio, aggiudicandosi il privilegio di intrattenersi con gli artisti e gustando le delizie curate dagli chef dell’Hotel Four Seasons. Oltre la meta’ dei presenti proviene da New York, Parigi, Monaco, Austria e Svizzera; fra loro, l’Ambasciatore giapponese in Italia Hiroyasu Ando, il Direttore generale del Festival di Pasqua di Salisburgo Michael Dewitte, Andrew Hill in rappresentanza di una delle famiglie di liutai inglesi piu’ conosciute in tutto il mondo, il Senatore Lamberto Dini

fonte AGI

Letteratura: Stephen King poeta per ”PLAYBOY”


stephen king playboyStephen King si rivela poeta sulle pagine di ”Playboy”. Dopo la copertina dedicata a Marge Simpson trasformata per l’occasione in ‘cover girl’ di ottobre, il nuovo numero mensile della rivista erotica nell’edizione americana di novembre propone un’altra sorpresa: lo scrittore statunitense di tanti romanzi dell’horror, da ”Carrie” a ”Shining”, si presenta in una delle sue rare apparizioni come autore di versi, ovviamente macabri.

”Quando si viaggia nel cuore delle tenebre, il terrore non e’ un’emozione, e’ una destinazione”, scrive King nell’introduzione alla sua poesia, intitolata ”The Bone Church” (La chiesa delle ossa). Raccontato da un uomo seduto in un bar dove sta scolando l’ennesimo drink, il poema orrorifico narra la storia di una spedizione nella giungla che si ritrova in una situazione disastrosa: quasi tutto il gruppo viene assalito e ucciso da gigantesche sanguisughe, ad eccezione di tre uomini che riescono a raggiungere la chiesa costruita su un luogo dove sono seppellite ossa di un milione di anni fa. Probabilmente ossa di mammuth, utilizzate anche per edificare l’edificio sacro.

fonte adnkronos

Oliviero Toscani combatte il bullismo


Bolzano,campagna contro deriva violenta

Una banana e un pisello con due scritte contrapposte: uomo e bullo. Sono questi gli elementi fondamentali di una campagna contro il bullismo ideata dal fotografo Oliviero Toscani e finanziata dalla Provincia di Bolzano. Una scelta dell’amministrazione altoatesina per combattere sul fenomeno dell’estremismo di destra che nei mesi scorsi ha visto gruppi di giovani del meranese aderire ad organizzazioni neo-naziste.

L’iniziativa si inserisce nel progetto altoatesino Fair Play contro ogni forma di estremismo. Come ha detto il vicepresidente della giunta provinciale Christian Tommasini, si tratta di un “progetto di educazione alla legalità” ed è diretto in modo particolare ad incidere sul fenomeno dell’estremismo di destra.

La campagna Fair Play prevede anche incontri con magistrati, da Cuno Tarfusser a Raffaele Cantone a Pier Camillo Davigo. Come hanno spiegato i responsabili del laboratorio della Sterpaia che hanno realizzato la campagna, il soggetto si basa su un’iconografia fallica e “se i bulli dovessero offendersi, evidentemente hanno qualche cosa da nascondere”. Alla presentazione ha preso parte anche Oliviero Toscani, in collegamento telefonico dalla Francia dove è bloccato per una indisposizione: “Il bullismo – ha detto – va preso sul serio ma va anche smitizzato, perché sono i bulli a dover essere smitizzati”.

fonte tgcom

Anziani: Adriana si laurea a 93 anni e già pensa al futuro


laureaConquista un altro successo universitario, la sua terza laurea, a 93 anni, con il massimo dei voti. Il titolo di dottore in Giurisprudenza la signora Adriana Iannilli non le basta: sta pensando di conseguire una nuova pergamena come Consulente del lavoro, l’anno prossimo. Adriana è stata festeggiata dalla famiglia e dall’Ateneo di Urbino che fa crescere così la sua popolarità in giro per l’Italia e per il mondo come si legge nelle pagine di cronaca del Resto del Carlino di Pesaro, articolo prontamente inserito nella rassegna stampa dell’Università di Urbino. Da lì si viene a sapere che le imprese accademiche della neodottoressa sono al centro dell’attenzione mediatica e dell’apprezzamento di molti. A 93 anni l’amore per la cultura e lo studio può essere un buon antidoto alla vecchiaia e un nuovo segreto per la longevità.

 da www.intrage.it

“Grazie Alda, mi mancherai”


franco basaglia

Dopo i funerali della poetessa, il basagliano Peppe Dell’Acqua firma un commosso ricordo

Il direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste ha scritto per “Vita” questa lettera di gratitudine a una donna che, con la forza della sua poesia, ha saputo dare diritto di parola a tanti malati, che pure non hanno le parole della poesia. Sul numero del settimanale in edicola da domani, insieme a questa lettera, anche un racconto dell’inedito e “sconvolgente” incontro fra Alda Merini e Gavino Sanna, che sta lavorando alle illustrazioni di alcune poesie inedite.

di Peppe Dell’Acqua, direttore del DSM di Trieste

Ho saputo domenica pomeriggio. Un amico milanese mi ha informato poco prima che la notizia arrivasse ai giornali. Che sarebbe successo a breve lo sapevamo tutti. Me l’aspettavo. E tuttavia, qualcosa accade. Tristezza. Una tristezza profonda. Ho avvertito un vuoto. La mancanza improvvisa di una voce di verità. Una verità di cui sento il bisogno ora più che mai. Una voce pura, sommessa, estrema, fastidiosa talvolta, e solenne.

Non ho mai conosciuto Alda Merini. Ho cominciato a sapere di lei tardi, quando era già diventata un personaggio. Da anni mi proponevo di incontrarla, di farle visita, di invitarla a Trieste a parlare con noi. Stava quasi per accadere qualche anno fa. Licia Maglietta, attrice, andava in scena con un’antologia di suoi scritti. Era stata invitata. I suoi acciacchi le impedirono di venire a Trieste. Ho cercato nel mio archivio tracce di quell’invito. Ho trovato queste poche righe. Per scusarsi  volle regalarci un piccolo gioiello, una poesia per Franco Basaglia.

La lettera: “Auguro a tutti un po’ di follia”

«Ringrazio sentitamente tutti quelli che hanno lavorato intorno ai miei testi e alla mia vicenda e mi dispiace immensamente di non poter essere presente. Se a Trieste è nata la legge Basaglia e anch’io ho lottato per liberare con me gli altri malati e avere una parola credibile per lo meno sulla scena, debbo dire che tutti i malesseri che mi hanno colpito recentemente sono senz’altro dovuti alle torture manicomiali. Lentamente ma inesorabilmente queste memorie negli anni si fanno avanti e diventano autentici dolori. Sono anche molto addolorata dalla scomparsa di Maria Corti, mia insigne maestra, che ha fatto degli orrori del manicomio un angolo di cielo fervente, per così dire, in cui tutti i martiri del dolore sono caduti senza giustificazione.

Mi auguro che la rappresentazione di Licia e la presenza dei miei ammiratori, cui in parte devo la mia celebrità, serva a sciogliere le catene e la paura della malattia mentale che è stata per anni il rifugio di molte cattiverie. Mi complimento con Licia e con la sua bravura. Forse a quei tempi ero bella come lei.

Con tanti auguri e scusandomi moltissimo ricordo ancora Maria Corti e Vanni Scheiviller che hanno dato coraggiosamente alle stampe il Diario di una diversa, che ha illuminato tanta gente e determinato la chiusura dei manicomi.

Auguro a tutta la buona gente un briciolo di follia perché Lorenzo il Magnifico dice: “Di primavera un poco di follia fa bene anche al re”.

Con tanto affetto, Alda Merini».

Per non dimenticare

Dopo aver letto avrei voluto parlarne con qualcuno. Intanto potevo condividere con i miei amici la notizia. Con quelli che sono nella mia rubrica telefonica e che sono coinvolti nelle stesse storie che io vivo. Ho inviato un messaggio scarno: «È morta Alda Merini». Nelle due ore successive ho ricevuto più di 50 messaggi. Segnali. Condivisioni. Pensieri affettuosi. Per tutta la sera è stato un bel ricordare insieme.

Ho riletto la poesia dedicata a Franco Basaglia. Una testimonianza drammatica e lieve, alla sua maniera. Forse è nata da lì la mia curiosità per lei. Volevo sapere di più della sua storia e le rare testimonianze che raccoglievo, testimonianze sul manicomio, sulla malattia, sul dolore mi apparivano lontane anni luce dalla piattezza di quanto negli ultimi anni si andava dicendo di quelle cose.

La sua storia aveva attraversato il faticoso cambiamento che è avvenuto nel nostro paese. E il suo dire testimoniava, narrando di sé con rabbia e tenerezza, delle violenze, dell’annientamento, delle sottrazioni. I manicomi nel suo racconto appaiono come luoghi dove, malgrado i dispositivi di annientamento che pure conosceva, non si spegne quel filo di umano, quella flebile voce, quel tanto di fragilissimo che allude alle storie singolari, alle persone.

Si è lasciata intervistare, fotografare, riprendere. La vedevo chiamata in causa nei talk show televisivi a parlare della legge che ha chiuso i manicomi e di elettroschok. Diceva sempre la verità. Una verità che dopo gli ardori degli anni ’70, molti, sembrava, volessero dimenticare. Quando qualche anno fa una piccola lobby di psichiatri ha chiesto al Ministro allora in carica di promuovere l’elettroshock, le sue parole semplici e sommesse, la testimonianza della violenza che aveva subito e del rischio che aveva corso di essere ridotta per sempre al silenzio, è valsa più delle presupponenti attestazioni degli psichiatri.

La parola restituita, anche a chi non è poeta

È come se, con una cifra altissima, avesse aperto la stagione per la parola restituita a chi, per ordine psichiatrico, l’aveva perduta. Così il racconto dell’internamento e il suo rapporto talvolta ambiguo con i terapeuti, le parole di comprensione per quelli che pure erano “gli aguzzini”, la dolcezza amorosa della presenza degli altri e l’infinita comprensione del racconto di quelli che l’internamento condividevano con lei. Ma anche le parole chiare (rabbiose e dolenti) della denuncia: delle burocrazie, delle “pie opere assistenziali”, dei tribunali, delle mura, delle separazioni, delle mortificazioni. Abbiamo avuto la fortuna di assistere, di ascoltare un poeta che ci ha permesso di intuire la fatica  che devono fare le persone che vivono quell’esperienza per non essere soffocati dall’involucro della malattia. Per poter vivere, per essere riconoscibili e riconosciuti.

Credo che oggi migliaia di persone, che pure non posseggono le parole della sua poesia, sono in grado oggi di dire, di testimoniare, di esserci. Di questo, ma non solo per questo, siamo grati ad Alda Merini. Del suo lavoro poetico non sono capace di dire. È qualcosa che mi accompagna e mi suggerisce pensieri buoni, intensi, dolorosi, amorosi. È di questo suo lavoro, di questa altissima presenza poetica che credo si debba continuare a parlare. Io, per parte mia, non scriverò più di Alda Merini.

La poesia

A Franco Basaglia

Il vento, la bora, le navi che vanno via
il sogno di questa notte
e tu
l’eterno soccorritore
che da dietro le piante onnivore
guardavi in età giovanile
i nostri baci assurdi
alle vecchie cortecce della vita.

Come eravamo innamorati, noi,
laggiù nei manicomi
quando speravamo un giorno
di tornare a fiorire
ma la cosa più inaudita, credi,
è stato quando abbiamo scoperto
che non eravamo mai stati malati

 da www.vita.it

Tra il dire e il fare…


 Mi è arrivata questa filastrocca scritta per gioco, mi è piaciuta molto e’ho voluta pubblicare…
mareA dir vero…
non mi piace filastroccare…ma….davvero….vero…vero.
e neanche commentare….
perchè preferisco piu’… parlare.
 
Tra..Dire e fare….cè di mezzo il mare….dove Io inizio a remare
perchè non so  nuotare…
e per paura potrei solo tremare.
 
Are …ere…ire…cosa ..ALTRO ..potrei dire ?
Scusami se non commento ma preferisco interloquire.