MALATTIE. Presentata la Settimana Ue sulla Fibrosi Cistica


Oggi al Senato il programma di sensibilizzazione nazionale. Dal 9 al 15 novembre

fibrosi cistica “Basta con la FC come fatalità”. Sono le parole d’ordine dell’iniziativa che la Lega Italiana fibrosi cistica -LIFC-Onlus (federazione che da 30 anni è presente su tutto il territorio nazionale con le associazioni regionali) ha presentato oggi in Senato: la prima Settimana Europea sulla Fibrosi Cistica.

Presenti tra gli altri, Anna Finocchiaro, presidente. del gruppo del partito democratico in Senato il sen. Antonio Tomassini pres. della Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato, il sen. Donatella Poretti Membro della Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato, Carla Colombo pres. Società Italiana Fibrosi Cistica e Gianni Mastella direttore Scientifico Fondazione Fibrosi Cistica.

L’obiettivo dell’iniziativa è la sensibilizzazione sulla FC, una presa di coscienza che si vuole far nascere nelle autorità europee e nazionali, per l’urgente necessità di fare tutto ciò che è nel loro potere per sostenere chi lotta contro la FC e per eliminare ciò che impedisce ai pazienti FC europei di accedere ai trattamenti standard europei già operativi.

Per Franco Berti pres. Lega Italiana Fibrosi Cistica, il principale impegno è quello di rendere possibili tutti quei miglioramenti che la ricerca rende avvicinabili e applicabili, a vantaggio della qualità della vita dei pazienti di FC. L’obiettivo è realizzare tutte quelle strutture e quegli interventi, in una parola le condizioni, perché chi è affetto da FC possa contare su un reale inserimento sociale e possa dare il proprio contributo nel mondo del lavoro, sia cioè una persona inserita a pieno titolo nella società. Per far questo occorre sostegno economico e scientifico, sensibilizzazione della pubblica opinione, far diventare il lavoro per i malati di Fc un valore e una conoscenza non più eludibile, per tutti.

Il primo passo è far conoscere questa malattia, una malattia particolare, definita spesso “invisibile”, soprattutto perché non adeguatamente considerata dalla ricerca che le dedica poca attenzione e, in relazione a questo, trascurata dai grandi investimenti farmaceutici, per un motivo certo criticabile: colpisce un numero di pazienti molto basso.

Renderla visibile, farla conoscere: ecco perché, durante la settimana dal 9 al 15 novembre, tutti i senatori italiani, come i parlamentari europei, sono stati invitati a sostenere l’iniziativa con un semplice ma significativo gesto: indossare il braccialetto di solidarietà alla FC.

In tutta Italia si svolgeranno eventi di sensibilizzazione e d’informazione organizzati dai pazienti, dalle famiglie e dalle associazioni FC. L’11 novembre prossimo la CFE, la federazione europea che raggruppa le associazione nazionali dei paesi Europei, incontrerà a Bruxelles i membri del Parlamento Europeo e i rappresentanti della Lega Italiana Fibrosi Cistica.

“Nel corso della Settimana, chiederemo, in occasione degli incontri nelle città, a tutti coloro che lo vorranno, di accettare il gesto simbolico di indossare il braccialetto di solidarietà FC, di ripetere a tutti gli amici e colleghi “Basta con la FC come fatalità” e di sostenere la lotta che la Lega porta avanti per una vita migliore e più lunga per tutte le persone colpite da questa malattia”. 

Cos’è la Fibrosi Cistica (FC).

La Fibrosi Cistica è la malattia genetica che colpisce i bambini più frequentemente. Le persone a cui è stata diagnosticata la malattia sono attualmente circa 4’500, ma si stima che il numero sia più elevato poiché la diagnosi è resa difficile dalla mancanza di una diffusa attitudine nel riconoscere questa patologia. Una persona su 25 circa, nella popolazione bianca, è portatrice sana del gene CFTR alterato. Purtroppo due genitori portatori sani hanno ad ogni procreazione una probabilità su 4 di trasmettere entrambi il gene mutato al bambino che in questo caso nascerà malato di FC. Nelle famiglie a rischio (cioè nelle quali casi di FC sono noti), è possibile la diagnosi prenatale già nel primo trimestre di gravidanza.

 www.fibrosicistica.it

 da www.vita.it

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Libri: esce ‘IL CANTICO DELLE CREATURE’ illustrato per bambini


cantico delle creatureUn inno alla bellezza e alla perfezione della natura creata da Dio. Un classico della spiritualita’ scritto all’inizio del XIII secolo in italiano volgare presentato, pero’, con i disegni di Mauro Evangelista in una versione illustrata per i bambini. ”Il cantico delle Creature” di San Francesco d’Assisi ‘per i lettori piu’ piccoli’ arriva in libreria a novembre nella versione proposta dall’editore Gallucci.

Una versione con il testo originale di San Francesco d’Assisi, scritto all’inizio del XIII secolo in italiano volgare, cioe’ nella lingua del popolo e non nel latino dei dotti, che canta le lodi per il vento, per il sole, per le stelle, per l’acqua, per il fuoco, e per la terra con i suoi frutti. Un inno alla natura e alla sua bellezza senza dogmatismi e senza certezze, scritto con la semplicita’ del primo poeta dell’italiano volgare, la figura spirituale piu’ viva e attuale dell’ultimo millennio.

Mauro Evangelista ha lavorato soprattutto in Gran Bretagna. Partito dalla pittura (sotto la guida di Emilio Vedova) ha poi lavorato per una importante agenzia pubblicitaria, prima di tornare alla vocazione originaria con l’indimenticabile Stepan Zavrel. Ha mostrato per la prima volta il suo talento in patria proprio con Gallucci. Dopo Ma dai!, il successo clamoroso di Volta la carta, ristampato 2 volte in 2 mesi e Ma che aspettate a batterci le mani? continua la sua collaborazione con l’Editore che l’ha scoperto e lanciato in Italia. Una versione con il testo originale di San Francesco d’Assisi, scritto all’inizio del XIII secolo in italiano volgare, cioe’ nella lingua del popolo e non nel latino dei dotti, che canta le lodi per il vento, per il sole, per le stelle, per l’acqua, per il fuoco, e per la terra con i suoi frutti. Un inno alla natura e alla sua bellezza senza dogmatismi e senza certezze, scritto con la semplicita’ del primo poeta dell’italiano volgare, la figura spirituale piu’ viva e attuale dell’ultimo millennio.

Mauro Evangelista ha lavorato soprattutto in Gran Bretagna. Partito dalla pittura (sotto la guida di Emilio Vedova) ha poi lavorato per una importante agenzia pubblicitaria, prima di tornare alla vocazione originaria con l’indimenticabile Stepan Zavrel. Ha mostrato per la prima volta il suo talento in patria proprio con Gallucci. Dopo Ma dai!, il successo clamoroso di Volta la carta, ristampato 2 volte in 2 mesi e Ma che aspettate a batterci le mani? continua la sua collaborazione con l’Editore che l’ha scoperto e lanciato in Italia.

fonte Adnkronos

Indaco – Indigo


indigo adultsIl sesto colore, l’Indaco “nasce” tra il blu e il viola e corrisponde alla mezzanotte, il suo complementare è il giallo oro (tra arancione e giallo) ovvero il mezzogiorno. Il momento più luminoso del giorno si oppone a quello più scuro.
Il nome del sesto colore, indaco, deriva dalla pianta Indigofera Tinctoria originaria, come dice il nome, dall’India che per secoli è stata esportata in tutto il mondo in quanto è il più potente colorante per il blu, la sua polvere quando è pura è di un blu scurissimo quasi nero e da qui il nome del colore.
Con l’indaco si entra nel mondo che va al di là dei nostri cinque sensi: il mondo metafisico.
Dal blu la luce si affievolisce fino a quasi scomparire portando il blu verso il nero, ma il nero, l’assoluta assenza di luce, in realtà non esiste e il blu, sfiorando il nero, diventa indaco.
Infatti l’indaco, a differenza degli altri colori che sono primari o secondari, è un’accentuazione di un blu profondissimo che fa i conti con la luce che si allontana.
E’ la notte, il colore del cielo di notte, è il sole nero-indaco, il sole della notte che prepara nell’oscurità la sua prossima esistenza.
E’ il colore più misterioso, il colore degli Dei, in India è chiamato Krishnena da Krisna (notoriamente raffigurato di colore blu scuro).
Nei giorni della settimana è il sesto, il venerdì, il pianeta Venere.
L’indaco corrisponde al centro di energia del terzo occhio, Ajna chakra, che è situato tra le sopracciglia.
Nella medicina Ayurvedica la polvere indaco è usata come antidoto al morso del serpente cobra.
Gli uomini blu del Sahara, i Tuareg, tuttora usano l’indaco per il suo potente effetto raffreddante ed isolante dal caldo. Un tessuto tinto con indaco ha proprietà termoisolanti pertanto molto utile in tutti i tipi di clima, ad esempio un maglione tinto con indaco naturale è cinque volte più isolante di un altro tinto diversamente.
Essendo il colore più freddo è utile per la meditazione e la riflessione, per oltrepassare l’essere fisico e psichico, è fortemente rilassante, cura le ossessioni, le paure, l’irritabilità. Come il blu è un colore freddo pertanto ha un effetto rinfrescante e calmante tanto che usato propriamente un bagno di indaco può addirittura lenire il dolore.

fonte www.amrapur.it

CULTURA. DeScritto, l’editoria indipendente ha il suo festival


Dal 5 al 7 novembre, dalle 10 alle 22, l’Ex Monastero dei Benedettini ospiterà reading, presentazioni, spettacoli, mostre ed eventi culturali

editoria indipendente“La Cultura è Futuro”: è questo lo slogan del festival dell’editoria indipendente DeScritto promosso dalla casa editrice Villaggio Maori, che si svolge da giovedì 5 a sabato 7 novembre al Monastero dei Benedettini.

Il festival (quella del 2009 è l’edizione “Zero”) ospiterà case editrici, librerie e associazioni nel corso di incontri, “Caffé Letterari” e dell’happening Èdomani. Tre giorni in cui l’incontro sarà motivo di confronto, a cominciare dai due manifesti “La Cultura è Futuro” (sottoscritto dai “complici illustri” Mauro Pagani, Lella Costa, Giancarlo De Cataldo, Nando dalla Chiesa, Umberto Fiori) e “L’editoria indipendente non a pagamento”, per proseguire con la questione della “Matrice Mediterranea” e adottando la battaglia sui beni confiscati promossa da Libera (che patrocina con Archeoclub d’Italia) sostenendo l’appello di Carlo Lucarelli e Politicamente Scorretto “Nei forzieri della mafia un tesoro per la cultura”.

 Per visualizzare il programma clicca qui

Ecco il comunicato ufficiale dell’organizzazione:

“La Cultura è Futuro”: questo lo slogan a voce alta di un festival che nasce come risposta vitale al contesto, promosso da un manipolo di trentenni e dalla loro casa editrice indipendente Villaggio Maori, scegliendo come emblematico centro propulsivo il bellissimo Monastero dei Benedettini oggi sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania.

Un’occasione da vivere “di persona” per sviscerare assieme forti questioni, da rilanciare nuovamente su di un orizzonte che sembra aver dismesso dal proprio linguaggio -e quindi dalla mentalità- concetti necessari e fondanti come “Cultura” e “Futuro”.

Un festival che fin da subito gioca d’anticipo prendendo la rincorsa (quella del 2009 è l’edizione “Zero”) e che si dipanerà in una zona fieristica, ospitando case editrici, librerie e associazioni nell’affascinante Chiostro di Levante riaperto in esclusiva, in Aula 1 per gli Incontri, nel Caffé Letterario per le presentazioni dei libri e in Aula Magna per l’Happening “Èdomani” scritto cucendo i contributi degli studenti di tutto il Paese.

Tre giorni vividi come il potenziale dell’Italia, in cui l’incontro sarà motivo di confronto, a cominciare dai due manifesti “La Cultura è Futuro” (sottoscritto dai Complici Illustri Mauro Pagani, Lella Costa, Giancarlo De Cataldo, Nando dalla Chiesa, Umberto Fiori) e “L’editoria indipendente non a pagamento”, per proseguire con la questione della “Matrice Mediterranea” e adottando la battaglia sui Beni Confiscati promossa da Libera (che patrocina con Archeoclub d’Italia) sostenendo l’appello di Carlo Lucarelli e Politicamente Scorretto “Nei forzieri della mafia un tesoro per la cultura”.

La Complice Illustre dell’Edizione Zero è Lella Costa, che parteciperà all’happening “Èdomani” (con Francesco Moneti dei Modena City Ramblers) e all’incontro “La Cultura è Futuro”.

Un festival per riprenderci la meravigliosa Italia, pungolandola dai nervi più scoperti: i tagli alla Cultura e all’Istruzione, l’antimafia e la difesa dell’ambiente, il multiculturalismo e la libertà di stampa. Per farle ribattere il ritmo cardiaco e intellettuale prorompendo dagli ambienti universitari, da una città simbolo al contempo della creatività vulcanica e del cratere di un clamoroso dissesto finanziario comunale: dalla voglia sana e sveglia delle parole e del suono che fanno, quando si torna a credere e investire in quello che abbiamo e si rimettono in moto gli ingranaggi di ciò che possiamo e dobbiamo.

 da www.vita.it

La banalità del bene


“Se io stesso fossi un giusto, forse non ci sarebbe neppure il delinquente davanti a me.”
(Dostoevskij)

la banalità del beneUn’amica attivista per l’abolizione dell’ergastolo ostativo, ha fatto un sondaggio fra i suoi amici:
– Benefici? Già in carcere fanno la bella vita e vogliono pure i benefici? Hanno vitto e alloggio gratis, io invece lavoro tutto il giorno e con lo stipendio non arrivo a fine mese.
– Gli assassini non hanno diritto ad avere un’altra possibilità perché le persone che hanno ucciso non avranno una seconda possibilità perché ormai sono morte. Quindi è giusto che chi ha ucciso non abbia una seconda possibilità.
– In carcere hanno tutte le comodità e hanno tutto gratis. Noi qui fuori se vogliamo qualcosa ce lo dobbiamo pagare e fare tanti sacrifici.
È pericoloso rimettere in libertà gli assassini, c’è un alto rischio che commettono di nuovo reati.
– Con la pena di morte soffrirebbero solo nell’attimo della morte, quindi sarebbe troppo facile. Se con l’ergastolo soffrono tutta la vita meglio così.
– Vogliono benefici? Non lavorano, li manteniamo noi con le nostre tasse e loro vogliono pure altri benefici?
– Non basta una vita per pagare quello che hanno fatto.
– Oggi giorno in carcere non si soffre più, non è più come una volta, oggi il carcere è meglio di un albergo a 4 stelle. Nel carcere ormai sono i detenuti a comandare e le guardie succubi.
Se al posto dell’ergastolo gli dai solo 30 anni, poi in realtà ne faranno molti meno e non è giusto.
I detenuti fanno le vittime e dicono che è colpa della società ma non è vero, è troppo facile scaricare la colpa sulla società. Anch’io ho avuto una brutta vita, lavoro da quando ho 13 anni perché mio padre era morto. Eppure non sono andato a fare rapine, ho scelto la vita onesta e sono andato a lavorare a 13 anni.

Che posso dire? Buona vendetta! A molti di noi non è stato chiesta la possibilità di scegliere.
A volte una possibilità, una sola, ti può cambiare la vita.
Il condizionamento può essere psicologico, culturale, ambientale e, perché no, si può scegliere di fare il delinquente anche per fame.
Molti di noi non hanno mai avuto una vera alternativa, come l’hanno avuta Tanzi e Poggiolini.
A proposito, pensando a loro, non c’è proprio da essere orgogliosi dell’avere rubato poco.
Nel Corriere di venerdì 11 settembre 2009 ho letto: “Callisto Tanzi dopo il crac è ancora cavaliere del lavoro. Non è il solo, a Poggiolini fu data, mai revocata, la medaglia d’oro per la sanità”.
Si può essere criminale ed essere anche un buon padre, un ottimo marito, un buon amico e un onesto criminale, mentre si può essere un buon cittadino ed essere un cattivo padre, un marito infedele ed un disonesto buon cittadino.
Penso che tutti abbiano dentro di noi del buono e del cattivo e io credo che tutti sono più buoni che cattivi e anche se non fosse vero mi piace pensarla così.

Ricordo a questi buoni cittadini che hanno risposto in questo modo che Gesù diceva a Pietro: “Perdonare sempre, perdonare tutti, perdonare una infinità di volte, giacchè non esistono uomini senza peccato e perciò nessuno è in grado di punire e condannare, per sempre”.

Per sempre lo aggiungo io.

Ottobre 2009

Di Carmelo Musumeci (da Carcere di Spoleto)

dal sito www.informacarcere.it

 

Antiracket: viaggio nella Sicilia nuova con “Addiopizzo Travel”


addiopizzoPalermo, 4 nov. – Battesimo domani a Palermo per “Addiopizzo Travel”, associazione satellite del comitato antiracket Addiopizzo. Secondo i principi del turismo etico sara’ possibile attraverso l’associazione poter vivere, spiegano gli organizzatori, “una Sicilia nuova, rivoluzionaria”. Al “viaggiatore responsabile” sara’ data la possibilita’ di visitare Capaci, Cinisi con la visita a Casa Memoria Impastato, Partinico alla Cooperativa sociale Noe e a Telejato, tutte tappe dell’opposizione concreta alla mafia.
  Alla manifestazione, in programma alle 10.30 al Kursal Tonnara, interveranno Umberto La Commare, professore universitario, Massimo Coraci imprenditore, Raffaele Genova, presidente di Addiopizzo, Pina Maisano Grassi e Augusto Cavadi, giornalista.

fonte AGI

IL crocifisso


Ricevo questo comunicato stampa dalla comunità dell’Isolotto, in cui ho avuto l’onore di partecipare anche se per breve tempo qualche anno fa, e volentieri pubblico.

crocifissoRiteniamo un traguardo di civiltà, laicità, tolleranza, libertà e pacificazione religiosa la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha detto «no» all’esibizione del crocifisso nelle scuole pubbliche, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana. Finalmente una buona notizia dagli Organismi della Unione Europea che restituisce, in parte, quella realtà istituzionale alla democrazia ed ai diritti di cittadinanza.

Questa nostra valutazione è coerente con tutta la storia delle comunità di base che si sono sempre impegnate per l’affermazione di una laicità positiva in ogni ambito di vita, “nella società, nello stato, nella chiesa” come recita il titolo di un importante Convegno che le stesse comunità base tennero a Firenze già nel 1987.

Sappiamo di essere controcorrente perché la maturazione della società, della realtà religiosa e della politica sul tema della laicità è un percorso lungo e conflittuale. Ma non siamo affatto soli.

“Meno croce e più Vangelo” valeva nella scuola di Barbiana da dove don Milani aveva tolto il crocifisso. Meno croce e più Vangelo valeva per un cattolico come Mario Gozzini, il senatore della legge sulla umanizzazione del carcere, il quale nel 1988 scrisse sull’Unità due forti articoli di critica verso i difensori dell’ostensione pubblica della croce. Egli da fine politico e da buon legislatore fa la proposta di “uno strumento che impegni il presidente del Consiglio a studiare e compiere i passi opportuni per ottenere, dalla Conferenza episcopale, l’assenso a togliere di mezzo un segno diventato, quantomeno, equivoco … Ci vorrà tempo e pazienza – conclude Gozzini – ma ho speranza che alla fine la ragione e l’autentica coscienza cristiana, quella che bada a Cristo più che ai patrimoni storici, avranno la meglio”.

La speranza di Gozzini è sempre più la speranza nostra, di tanti laici ma anche di tante realtà cattoliche.

 Le comunità cristiane di base italiane

 Roma 4 novembre 2009