Filastrocca sulla gola


di Daniela Domenici

golaLa gola è uno dei sette peccati capitali (ma, fateci caso, che è l’unico dei sette connotato dal nome di un oggetto reale e non astratto) ma la gola è anche un spazio profondo tra due monti.

Con la gola

–      Si respira

–      Si mangia e si beve

–      Si canta

–      Si ride

–      Si ama

Possiamo dire:

–   prendere per la gola o prendere alla gola

–   mi si è chiusa la gola oppure ho un nodo in gola o, ancora, mi è rimasto in gola

–   ho l’acqua alla gola oppure mi fa gola

La gola può essere profonda

–      Se fai l’amore

–      O se collabori con la giustizia

Alcune parole in assonanza con “gola” sono: goduria, godimento; gusto; gorgheggio.

Annunci

Filastrocca sui modi di dire con “mani”…


di Daniela Domenici

maniGuai a te se allunghi le mani…

ma le mani sono elastiche, estensibili come quelle dell’ispettore Gadget?

Ho le mani in pasta…

Ma non potremmo averle in carne, in insalata o in dolce?

Dalla rabbia mi mangio le mani…

Ma non sono commestibili, sono dure, non sarebbe meglio mangiarsi qualcosa di più morbido?

Fare la mano morta…

Ma come può fare una cosa se non è viva?

Dare una seconda mano di pittura…

E l’altra la diamo di…scultura?

A mano a mano ne sono uscita…

E perché non… a piede a piede?

Essere un tipo alla mano…

E un tipo al braccio o alla gamba com’è?

Ormai ci ho fatto la mano a quella cosa…

E se ci avessi fatto il piede come sarebbe?

Omosessuali: l’Uganda vuole cacciarli


ugandaApprovata legge che prevede il carcere a vita. Il Gran Mufti: Museveni dovrebbe spedirli su un’isola e farli morire lì”

In Uganda non c’è pace per gli omosessuali. Nel paese africano, uno dei più duri con i gay, per cui è previsto addirittura l’ergastolo, la massima carica religiosa sunnita ha addirittura chiesto al presidente di mandarli tutti in un’isola deserta a morire. E, pochi giorni dopo, il parlamento ha iniziato a discutere una nuova legge per inasprire le punizioni, arrivando anche alla pena di morte.

«Ho chiesto al presidente Museveni di darci un’isola sul Lago Vittoria, così che noi possiamo prendere questi omosessuali e farli morire lì». La frase, sconvolgente, è risuonata come un tamburo nella sala della vecchia moschea di Kampala dove il Mufti dell’Uganda, Sheikh Ramathan Shaban Mubajje, stava parlando ai giornalisti.

Il leader religioso aveva incontrato la settimana prima il presidente del paese, Yoweri Museveni all’Hotel Africana. «Se gli omosessuali morissero là, non ne avremmo più nel nostro paese» ha continuato il Mufti «L’omosessualità può devastare la nostra epoca come quella del Profeta Lut (colui che, secondo il Corano, annunciò la distruzione di Sodoma e Gomorra ndr). Ci uniremo alle altre religioni per combatterla».

Ma le parole di Sheikh Mubajje non sembrano essere cadute nel vuoto. Qualche giorno fa è stata presentata una legge subito rinominata “Anti-Homosexual Bill 2009”. Oggi essere trovato in flagrante durante un rapporto sessuale con persone dello stesso sesso è punito con il carcere a vita. Se la riforma passasse chiunque fosse visto mentre “prova a compiere il reato” (definizione molto ampia) può finire in prigione per sette anni e sottoposto al test dell’Hiv. Se positivo, è prevista la pena di morte.

Nuove pene sono previste per chiunque “promuova” l’omosessualità e per chiunque non denunci un criminale, cioè un gay, sono previsti fino a tre anni di carcere, familiari compresi. E la pena di morte è stata estesa anche a chi abbia rapporti con un disabile o un minorenne dello stesso sesso, anche se consenziente.

Sembra che a ispirare il presidente Museveni non siano state soltanto le parole del Mufti, quanto quelle de La Compagnia (anche conosciuta come La Famiglia) uno dei più potenti gruppi evangelici americani, che da tempo porta avanti una lotta per eliminare l’omosessualità. E Douglas Coe, la guida, ha più volte citato Museveni chiamandolo “il nostro uomo in Africa”

La comunità gay ha subito protestato. «Nessuno di noi può accettare che si diffonda l’Hiv» ha affermato Frank Magisha, attivista per i diritti gay in Uganda «è giusto punire chi mette a rischio la salute degli altri, chi commette una violenza. Ma inserire questa misura dentro una legge che parla di gay è sbagliato. Sono due questioni diverse. Questa legge porterà solo più odio nella società ugandese».

Già a marzo la comunità gay del paese aveva vissuto momenti difficili quando si diffuse la voce che alcuni di loro “convertivano” i bambini. La gente scese in piazza, organizzando grandi manifestazioni. Durante un raduno degli stessi omosessuali per rivendicare i propri diritti, i solo venti attivisti sono stati insultati dai passanti. Alcuni sono stati anche denudati e esorcizzati dai pastori e dai religiosi presenti nella folla.

 da www.vita.it

Drogati di Facebook e Msn in cura al Gemelli di Roma


drogaROMA – Intere giornate intrappolati nella rete, tra chat e social network, come Facebook e Msn. Ma a Roma, al Policlinico Gemelli, è nato un centro di cura per la dipendenza da internet, che nei casi patologici provoca un comportamento ossessivo verso il web. L’ambulatorio, dedicato all”Internet Addiction Disorder’, comincia oggi le attività, all’interno del Day hospital psichiatrico del Gemelli, dove vengono curate anche altre dipendenze, come quelle dal gioco d’azzardo, ma anche da alcol e droghe. “L’utilizzo patologico di internet provoca sintomi fisici molto simili a quelli manifestati da tossicomani in crisi di astinenza. Garantiremo ai nostri pazienti di contenere quel malessere che per molti durante l’astinenza dal web si trasforma in ansia, depressione e paura di perdere il controllo di ciò che accade in internet”, ha spiegato lo psichiatra Federico Tonioni, coordinatore dell’associazione ‘La Promessa’, che collabora all’attività. L’ambulatorio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 13,30 e il protocollo di intervento della cura dell”Internet addiction’ prevede tre ‘passi’ principali: un colloquio iniziale, incontri successivi per individuare la psicopatologia sottostante, eventualmente contenuta con un’appropriata terapia farmacologia, e l’inserimento progressivo in gruppi di riabilitazione. Una terapia per tornare alla realtà e uscire dal giro del mondo virtuale, a volte ‘tossico’.

fonte ANSA

Artrite: il Tai Chi fa diminuire il dolore


di Matteo Clerici

tai chiIl Tai Chi è un aiuto per chi soffre di artrite: tale ginnastica è infatti capace di alleviare il dolore e lo stress, migliorare la salute e sostenere il senso di soddisfazione personale.

A dirlo, una ricerca del George Institute di Sydney (Australia) coordinata dalla dottoressa  Amanda Hall e pubblicata dalla rivista “Arthritis Care & Research”.

Il team della dottoressa Hall ha revisionato (tramite meta-analisi) 7 studi, randomizzati e controllati, aventi come tema l’utilizzo dell’arte marziale come mezzo di cura per i soggetti afflitti da dolori alle ossa ed ai muscoli. Si è così notato come il Tai Chi fosse sia un ottimo supporto agli interventi di base necessari ad artrite manifestata, sia un valido scudo preventivo contro la malattia od un supporto nel periodo di attesa antecedente. Il tutto senza provocare grandi spese economiche o pesare troppo sui pazienti.

Ora, conclude la dottoressa Hall, il passo successivo è quello di avviare uno studio che metta a confronto l’efficacia del Tai Chi con quella di un placebo.

da www.newsfood.com

ADDII. Merini, la Bibbia sotto il cuscino


L’ultima intervista della grande poetessa a Vita

di Sara De Carli

 alda meriniL’ultima intervista che Alda Merini ha rilasciato a VITA risale al maggio 2008. Alla seconda edizione del Festival biblico, che l’anno precedente aveva esordito con un botto a sorpresa di 25mila visitatori, lei era l’ospite d’onore.

Alda Merini al Festival portava “Il poema della croce”, uno spettacolo realizzato con Giovanni Nuti. Al telefono fu ironica e leggera: «La Bibbia? Non l’ho mai letta», rispose, spiazzandomi, quando le chiesi che rapporto avesse con il Libro sacro, dando per scontato che lei lo frequentasse. «No, la leggo, ma è confusa: troppi nomi, non riesco mai a capire le discendenze».

Questa è una notizia, le dico. Alda Merini che della Bibbia dà un giudizio negativo! Lei scoppiò in una risata: «Un giudizio universale! Sono una donna che ama svolazzare qua e là, anche nei libri sono abituata a prendere il meglio. Nella Bibbia ho trovato il Vangelo e il Cantico dei Cantici, non lo trova bello anche lei?».

 Qualcosa nella sua voce diceva chiaramente che cominciava a trovare divertente la scocciatura di una giovane giornalista che la voleva usare per un pezzo di colore facile facile. Certo, ma cosa ama in particolare, provai a rilanciare, ormai sicura di essere in trappola. «La passione, il desiderio, l’elogio della carne. Non capisco perché poi i preti la passione la negano». E del Vangelo? «Le parabole, i miracoli. Almeno si capisce cosa dicono. I poeti sono degli sfaticati: la sera metto la Bibbia sotto il cuscino e spero così di impararla». Rise di nuovo, «buonasera signorina».

Me la immagino così, questa sera, Alda Merini. Una anima innamorata che butta via i libri e salta sopra cuscini di nuvole, fregandosene di imparare alcunché a memoria, perché adesso ciò che del Vangelo amava lo può godere faccia a faccia.

 www.vita.it

Quello che le donne non dicono


quello che le donne...Ci fanno compagnia certe lettere d’amore parole
che restano con noi,
e non andiamo via ma nascondiamo del dolore che scivola,
lo sentiremo poi,
abbiamo troppa fantasia,
e se diciamo una bugia è una mancata verità che
prima o poi succederà cambia il vento ma noi
no e se ci trasformiamo un po’ è per la
voglia di piacere a chi c’è già o potrà
arrivare a stare con noi,
siamo così è difficile spiegare certe giornate amare,
lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro “si”.

In fretta vanno via della giornate senza fine,
silenzi che familiarità,
e lasciano una scia le frasi da bambine
che tornano, ma chi le ascolterà…
E dalle macchine per noi
i complimenti dei playboy
ma non li sentiamo più
se c’è chi non ce li fa più
cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po’
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare
ancora con noi.
Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate ,
ma potrai trovarci ancora quì
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro “si”,
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro “si”