Cimitero dei vivi


carcerePerché questo titolo così tetro?
Da un po’ di tempo mi sono accorto che un mio compagno, due celle accanto la mia, non accende mai la luce e tiene le tendine della finestra sempre abbassate. Certe volte, così per scherzo, passando dalla sua cella gli accendo la luce, ma lui si gira per spegnerla subito.
Qualche giorno fa mi fermai a parlare con lui, gli chiesi, perché preferisse il buio alla luce. Dopo degli attimi di riflessione mi raccontò una storia: Un “secolo” fa uscivo dal carcere la mattina presto per recarmi a lavoro e tornavo dentro la sera col buio ( la semilibertà ). Una sera d’inverno, mentre mia moglie guidava l’auto per accompagnarmi al carcere, io me ne stavo silenzioso guardando fuori dal finestrino, ero pensieroso, triste che per l’ennesima volta dovevo tornarmene a dormire tra le fredde mura del carcere. In lontananza vidi tante fioche luci. Continuavo a fissarle mentre ci avvicinavamo, era il cimitero!
Non molto lontano intravedevo il carcere, in quel preciso momento feci una similitudine da darmi i brividi. Non potevo crederci da quella distanza il carcere sembrava un altro cimitero, le fioche luci che filtravano dalle finestre delle celle sembravano loculi. del cimitero che avevo visto prima. Un cimitero per i vivi, pensai. Da quel momento non accesi più la luce della mia cella e tappai la finestra impedendo alla luce del televisore di filtrare fuori.
Nonostante questa tremenda impressione pensai che dopotutto, pur essendo dentro un cimitero dei vivi, in realtà ero più fortunato degli altri inquilini che mai più avrebbero potuto vivere. Ma oggi ho l’ergastolo e non sono più sicuro di essere più fortunato di quegli inquilini.
Ciro è un tipo sempre sorridente ma in quel suo racconto percepii la sua sofferenza, sofferenza che ci accomuna in un unico pensiero, che forse, tutto sommato, la morte non è la cosa peggiore che possa accadere a un essere vivente, la morte fa parte della vita, è una conseguenza che discende dall’esistenza.
Ma la morte dell’anima, la morte dentro, svuota l’essere lasciandolo come un contenitore vuoto.
Ho percepito nello sguardo di Ciro, la mia stessa consapevolezza che l’unica cosa che ci rimane è la falsa speranza. Non ho dubbi! La bara è il nostro letto e la cella non è altro che la nostra tomba, un loculo per morti apparentemente vivi. Il cimitero dei vivi…

Alfredo Sole
Carcere Opera Milano – ottobre 2009

dal sito www.informacarcere.it

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