Svezia: nozze in chiesa per coppie omosessuali


nozze omosex

 di Livia Sansone

In Svezia, a partire dal primo novembre le coppie gay, già ammesse da alcuni mesi alle unioni civili, potranno sposarsi anche in chiesa. La decisione é stata presa oggi a larga maggioranza dal Sinodo generale della Chiesa luterana svedese, la prima delle grandi chiese del mondo pronte a consentire che le persone dello stesso sesso possano unirsi in matrimonio con il rito religioso. Il dibattito all’interno e fuori della chiesa è stato ampio e tormentato a partire dalla primavera scorsa, quando è entrata in vigore una legge che consente agli omosessuali il matrimonio civile. Contrasti sono emersi anche oggi nella riunione del Sinodo che si è tenuta ad Uppsala, ma alla fine la maggioranza favorevole è stata superiore alle previsioni.

Dei 250 delegati che compongono il Sinodo 176 hanno votato a favore, 62 contro e 11 si sono astenuti. A decidere per il sì è stata dunque una maggioranza ampia, ma ciò non toglie che nella Chiesa svedese si possa aprire un periodo di tensioni che porteranno alcuni pastori a rifiutarsi di celebrare nozze gay. In una conferenza stampa che si è tenuta al termine dei lavori, il vescovo Esbjorn Hagberg si è detto preoccupato per i contrasti che ora potranno accrescersi nei rapporti con le grandi chiese del mondo. Al contrario l’Arcivescono Anders Wejryd non ritiene che vi saranno profonde fratture. “I cambiamenti – è stato il suo commento – comportano sempre tensioni e dissidi. Ma non credo che rimarremo a lungo proprio soli”. Wejryd ha aggiunto che questa svolta ha a che vedere con lo scarso valore che in Svezia hanno le tradizioni in rapporto ai diritti ed ha ricordato che fin dagli anni 90 i vescovi della Chiesa di Svezia si erano espressi unanimemente a favore delle relazioni omosessuali. Del resto nel Paese, prima ancora che per le persone dello stesso sesso venisse introdotto il matrimonio civile, le coppie gay venivano riconosciute come coppie di fatto ed avevano ottenuto il diritto all’adozione. Il pronunciamento del Sinodo naturalmente viene accolto con entusiasmo dall’ organizzazione cristiana degli omosessuali EKHO, che raggruppa anche i bisessuali e i transessuali. “La decisione – si legge in suo comunicato stampa – mostra che quella svedese è una chiesa aperta, e che si guarda con serietà all’amore fra le persone dello stesso sesso”.

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Usa: boss della mafia ammette di essere gay


outingL’outing abbatte anche l’ultimo tabù

Trema cosa Nostra in America, scossa nelle sue più antiche certezze. Il boss Robert Mormando, 44anni, killer della famiglia Gambino, alla sbarra con diversi capi di imputazione, ha deciso di fare “outing”. “Sono gay”, ha ammesso l’uomo davanti ai giudici di New York e la confessione infrange anche l’ultimo tabù. Nessun mafioso ha mai ammesso la propria omosessualità. Condizione per nulla apprezzata tra i gli “uomini d’onore”.

Mormando ha confessato di aver preso parte alla sparatoria avvenuta nel 2003 in un negozio di Queens. La famiglia aveva deciso di dare una lezione al negoziante e Mormando faceva parte del drappello di uomini mandati a impartirla. Quella ‘lezione’ faceva parte del suo lavoro. Arrestato a suo tempo insieme con altri, Mormando a recentemente deciso di collaborare con la giustizia, per ottenere sconti di pena.

E non solo è arrivato ad  ammettere di essere stato uno degli informatori della polizia, un elemento che di per sé equivale per la mafia a una condanna a morte, ma davanti al giudice Jack B. Weinstein ha fornito in aula l’esplicita ammissione di essere gay. “Vi sono certe regole a cui un uomo di mafia deve attenersi al cento per cento – scrive il New York Times -. Per esempio, niente barba, niente storie con la moglie di un altro gangster, nessuna collaborazione con le forze dell’ordine. Mai. E’ su regole come queste che si regge l’omertà, il codice del silenzio”.

Tra le regole non scritte, ma da tutti osservate, vi è anche questa, “che è forse la più forte”: un mafioso deve essere “uomo vero”, perché nella cultura mafiosa l’omosessualità è da considerarsi elemento di debolezza, non e’ ammissibile. “La mafia è tutta una questione di rispetto tra uomini – ha dichiarato Gerard L. Shargel, uno dei legali di John Gotti -. Ciò fa sì che la cultura mafiosa sia attraversata da un altissimo livello di machismo”. Il caso di Mormando va a rompere uno dei tabù più forti su cui si regge la cultura mafiosa. E a maggior ragione espone Mormando ad un pericolo ulteriore. Non a caso su disposizione del giudice il processo si svolge nel massimo riserbo.

fonte tgcom

Collaborazione tra lucciole e vigili a Genova


lucciole“Non sono contraria a un’iniziativa del genere, ma in questo caso deve essere riconosciuta la professione di meretrice, in modo che anche queste originali collaboratrici siano sottoposte a pressione fiscale e i loro contributi vadano a finanziare le casse del comune”.

Questo è stato il commento di Antonella Silipigni, responsabile per la città di Genova dell’Italia dei Diritti, riguardo alla controversa decisione dell’amministrazione locale di instaurare una collaborazione tra polizia municipale e prostitute, così da migliorare il decoro e la vivibilità nella difficile zona della Maddalena. Sia il Sulpm, sindacato autonomo della polizia municipale, che il consigliere regionale del Pdl Gianni Plinio hanno manifestato il loro dissenso.

“Non mi trovo in accordo con le critiche esposte – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – ma di fronte a una professione non riconosciuta c’è la necessità di fare un passo indietro. Va anche bene il pragmatismo nell’istaurare una relazione con il territorio, ma non deve diventare ipocrisia. Anche se l’amministrazione è a corto di forze di controllo non deve utilizzare mezzi indecorosi, immorali e illegali. Quindi se si vuol fare un passo di questo tipo lo si faccia fino in fondo e venga riconosciuto il mestiere”.

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Università: occupata la sede dell’ERSU di Catania


ersu cataniaCOMUNICATO STAMPA

Si trasmette una nota alla Stampa con la quale si informa che questa mattina è stata occupata la sede dell’ERSU di Catania, per protestare contro la mancanza di adeguati servizi per gli studenti [taglio di circa 4OO posti letto nelle Case dello Studente e chiusura di tutte le mense universitarie] che, inevitabilmente, ledono il diritto allo Studio.

 Continua la protesta degli Studenti universitari dell’Ateneo di Catania che è sfociata questa mattina nell’occupazione della sede dell’ERSU di via Etnea.

A partecipare all’azione di protesta i Giovani Democratici della Provincia di Catania e diverse Associazione Studentesche.

L’iniziativa di questa mattina segue al sit-in organizzato martedì scorso per protestare contro la mancanza di servizi adeguati e fondamentali per gli Studenti dell’Università di Catania.

Il Segretario provinciale dell’Organizzazione giovanile del Partito Democratico, Rosario Liuzzo, partecipando all’iniziativa di stamattina, ha ribadito che “questa situazione è inaccettabile perché, tra qualche giorno, non esisterà più una mensa in tutto l’Ateneo e circa 400 studenti rimarranno senza posto letto a causa della chiusura delle Case dello Studente

Il fumare ha i suoi contesti


fumare

di Monica Maiorano

Le spinte, le motivazioni che inducono a  fumare sono numerose e di origine diversa. Nella cultura occidentale d’inizio secolo il fumare ha assunto una valenza comportamentale, per i giovani una sorta di iniziazione, per gli adulti senso di sicurezza, prestigio,  disinvoltura.

Fattori sociali, psicologici, individuali e di massa sono alla base di questo comportamento. Vi è l’aspetto “rituale” dell’accensione della sigaretta, l’aspetto “manuale”, per cui con la sigaretta tra le dita si superano i momenti di vuoto, l’aspetto “orale”, che fa sì che avere una sigaretta tra le labbra sia associato ad una sensazione piacevole, l’aspetto “sensuale”, associato all’aroma, e anche l’aspetto “distruttivo”, che si esplica nell’atto di spegnere la sigaretta schiacciandola.

Tra le motivazioni del fumo si parla anche di stress: tuttavia gli stress tendono a fare fumare di più chi già fuma, piuttosto che a fare cominciare chi non fuma.

Esistono dei fumatori occasionali, che ricorrono alla sigaretta per attaccare discorso o per affrontare persone difficili. Esistono gli abitudinari, ai quali il fumo è di compagnia nello svolgimento di lavori monotoni o di attesa.

Fatto sta che recenti studi si sono orientati alla ricerca di una base genetica non solo dello stimolo che spinge a cominciare a fumare, ma anche di quello che porta a decidere di smettere.

Addirittura nei giorni scorsi è stato pubblicato un lavoro su Nature di  John A. Dani e Jianrong Tang del  Baylor College of Medicine  che provano a dare una spiegazione del perché agli ex fumatori la sigaretta manca soprattutto in determinati momenti, ad esempio dopo un caffè o quando si è rilassati in compagnia di amici.

Colpevole è la nicotina contenuta nel tabacco, che sembra rinforzare la memoria di associazione tra i contesti e il comportamento di fumare, così i momenti di relax e di piacere diventano veri e propri stimoli di “rinforzo”  che innescano il desiderio del fumo.

Il meccanismo è lo stesso alla base del condizionamento operante di Skinner secondo il quale quando in un certo contesto (stimolo) la risposta dell’organismo (comportamento=fumare) è seguita da una “ricompensa-piacere”(rinforzo), aumenta la probabilità che, in uno stesso contesto, il soggetto emetta la stessa risposta.

“Il nostro cervello normalmente costruisce queste associazioni tra i comportamenti che risultano vincenti e i contesti in cui li adottiamo. In questo modo impariamo come fronteggiare le varie situazioni”, riportano i ricercatori.

Il cervello, cioè, manda alcuni segnali che ci fanno sentire bene, attivando i cosiddetti circuiti del piacere e della ricompensa, quando compiamo un’azione che ha un esito positivo, in una sorta di meccanismo inconscio di apprendimento e adattamento all’ambiente.

A quanto pare il trucco riesce però anche alla nicotina: quando l’assumiamo, il rilascio di dopamina da parte dei circuiti del piacere rinforza i ricordi del contesto in cui compiamo l’azione di fumare. Come se il portare la sigaretta alla bocca fosse un gesto “vincente” e importante per il benessere. Una volta creato il legame tra la sigaretta e i contesti – come una cena con amici o le brevi pause durante il lavoro – questi diventano gli stimoli che innescano il desiderio del fumo.

Per comprendere il modo in cui si instaurano queste forti relazioni, i ricercatori hanno condotto alcuni test sui topi. Nel corso degli esperimenti, gli animali erano liberi di muoversi in un percorso che conduceva a due scomparti: in uno ricevevano nicotina, nell’altro una soluzione salina benefica. Registrando l’attività dell’ippocampo, l’area del cervello dove si formano i ricordi, i ricercatori hanno ottenuto risultati sorprendenti. “L’attività del cervello è cambiata in modo incredibile”, ha affermato Dani: “In confronto alla soluzione salina, la nicotina ha creato connessioni nervose tra l’assunzione e le circostanze anche fino al 200 per cento più stabili. Come conseguenza, i topi rimangono molto più tempo nel compartimento in cui ricevono nicotina che non nell’altro”.

Non esagerava, vien da dire allora, Italo Svevo quando ne “La coscienza di Zeno” fa descrivere al suo personaggio la vita senza sigarette per un accanito fumatore “Un vuoto grande e niente per resistere all’enorme pressione che subito si produce attorno ad un vuoto”.

Fonte: Ansa.it

Uno spray nasale per ricordare di Monica Maiorano


spray nasaleViene dalla Germania la notizia che potrebbe essere prodotto uno spray nasale per fissare i ricordi.

A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori del Dipartimento di neuroendocrinologia dell’Università di Lubecca che firma un articolo al riguardo su “ The FASEB Journal”, organo della Federazione americana delle società di biologia sperimentale.

Coinvolta nel processo una piccola proteina, l’interleuchina-6 secreta dai globuli bianchi durante la risposta immunitaria.

Le interleuchine costituiscono uno dei principali meccanismi della comunicazione tra le cellule del sistema immunitario, un vero e proprio linguaggio immunitario, in cui ognuna di queste molecole, da sola o in associazione con altre, promuove e coordina le attività delle altre cellule. In alcuni casi le interleuchine fungono da veri e propri ormoni, e attraverso il circolo sanguigno raggiungono il cervello e il midollo. Più comunemente però le interleuchine si comportano da trasmettitori cellula-cellula.

Nello specifico le funzioni dell’interleuchina-6 sono diverse: rende disponibili gli zuccheri per l’attività muscolare, attiva la combustione dei grassi per la produzione di energia, attiva le cellule staminali del sangue, ripara i danni alle pareti vascolari, favorisce la sintesi nel fegato della proteina C e della proteina che produce mannosio, ha effetto anti-aterosclerotico e anti-diabetico, induce aumento dei neutrofili ,riduce il rischio di malattie autoimmunitarie.

Oltre queste funzioni, lo studio condotto dal gruppo di ricerca dell’università tedesca, ha mostrato la capacità dell’interleuchina-6 di influire sulle capacità cognitive.

Somministrata attraverso uno spray nasale è in grado di aiutare il cervello nella formazione della memoria procedurale ed emotiva nel corso del sonno REM.

Studi condotti agli inizi del ‘900 hanno evidenziato che l’apprendimento non è possibile durante il sonno, ma il sonno sembra comunque giocare un ruolo nei processi legati al consolidamento della memoria.

“Dormire per ricordare, un sogno o realtà?”, dice Lisa Marshall, uno degli autori della ricerca. “In questo lavoro forniamo la prima prova che il segnale immuno-regolatore interleuchina-6 ha un ruolo benefico nella formazione della memoria a lungo termine legata al sonno.”
Per fare la scoperta, Marshall e colleghi hanno arruolato 17 giovani adulti perché dormissero nel loro laboratorio due notti. In entrambe le occasioni, dopo aver letto un breve racconto emotivamente coinvolgente o neutro, ai soggetti veniva spruzzato nelle narici uno spray che conteneva  interleuchina-6. Il loro sonno veniva successivamente monitorato per tutta la notte. La mattina successiva tutti i partecipanti dovevano redigere una lista di tutte le parole del racconto che riuscivano a ricordare. E’ risultato che quelli che avevano ricevuto la somministrazione di IL-6 riuscivano più brillantemente nel compito.

A questi scienziati sicuramente giunge la benedizione di tutti gli studenti del mondo.

Fonte: The FASEB Journal.

Il burqa: un ostacolo all’integrazione di Monica Maiorano


burqaQualche mese fa era il Parlamento francese a scendere in campo contro il burqa, proponendo una legge per vietare il velo integrale alle donne.

Il burqa è “un segno di avvilimento” e “non è il benvenuto sul territorio francese” queste le parole del presidente francese Sarkozy.

Dello stesso avviso il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna che vuole vietare nelle scuole italiane burqa e niqab, i due tipi di velo per le donne islamiche. “Sono assolutamente favorevole – ha affermato Carfagna a margine della presentazione dei dati del numero verde “mai piu’ sola” contro la violenza alle donne immigrate – a una legge che vieti in Italia il burqa e il niqab, simboli di sottomissione della donna e ostacolo ad una vera politica di integrazione. Non in quanto simboli religiosi, bensì per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l’istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione”.

“Di questo – ha annunciato Carfagna – parlerò anche con i colleghi Roberto Maroni e Mariastella Gelmini. Perché, per esempio, vietare burqa e niqab nelle scuole, luogo primario di integrazione ed emancipazione, puo’ essere un segnale importante”.

In concomitanza con la proposta di legge parte da oggi nelle scuole italiane la “settimana contro la violenza”, un’ iniziativa frutto di una intesa tra il ministro Carfagna e il ministro dell’Istruzione Gelmini e domani i due ministeri interessati firmeranno un bando di concorso per gli studenti chiamati a produrre un’opera (testo, disegno, scultura, videografica, musicale e, addirittura, graffiti) sul tema del contrasto alla violenza.

Il progetto prevede incontri con specialisti, esperti di associazioni, come Telefono azzurro ed anche personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Polizia Postale.

Testimonial dell’iniziativa il cantante sardo Marco Carta, trionfatore di Sanremo, che ha anche partecipato alla realizzazione di uno spot, in programmazione da oggi, dall’evocativo titolo “La violenza è l’unica nota stonata”.

Fonte: Adnkronos.