La mente inganna il corpo di Monica Maiorano


la menteIl placebo è una sostanza o una preparazione inerte che viene somministrata ad un paziente per soddisfare il suo desiderio di ricevere un trattamento curativo.

E’ noto da tempo che la somministrazione di un placebo genera sollievo soprattutto in pazienti con malattie dai sintomi soggettivi accentuati ed in presenza di un forte coinvolgimento psicologico del paziente.

Su Science è stato pubblicato il lavoro di Falk Eipper e della sua equipe della University Medical Center Hamburg-Eppendorf, in Germania. Utilizzando la tecnica della risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI), i ricercatori hanno evidenziato in alcuni volontari convinti di testare una crema anestetica, una diminuzione dell’attività del corno dorsale, una regione del midollo spinale, con conseguente diminuzione del dolore.

L’esperimento condotto offre la prova diretta del modo in cui agisce un placebo.

La trasmissione delle sensazioni spiacevoli legate a dei malesseri innesca una staffetta chimica che, dalle terminazioni nervose presenti nel corpo e sugli organi, passa l’informazione di cellula in cellula fino al cervello, dove le sensazioni vengono etichettate come “dolore”, “prurito”, “nausea”, “freddo”, “caldo” ecc.

I fattori psicologici influenzano i meccanismi di percezione ed elaborazione del dolore nei primi “compartimenti funzionali” del sistema nervoso. Questo sistema è detto sistema nocicettivo, cioè della percezione delle sensazioni sgradevoli. Parallelamente, però, ne esiste un altro, detto antinocicettivo, che contrasta le sensazioni sgradevoli. Quest’ultimo secerne le endorfine, sostanze simili all’oppio prodotte naturalmente dal cervello nelle zone deputate alla percezione delle sensazioni sgradevoli, che si inseriscono nella staffetta chimica nocicettiva riducendo o addirittura bloccando la diffusione dei messaggi negativi.

Le terapie che sfruttano l’effetto placebo, infatti, stimolando la circolazione degli oppioidi prodotti dall’organismo, sono in grado di bloccare le vie di trasmissione del dolore che dal cervello discendono sino al midollo spinale. Insomma, non importa molto che cosa s’inserisce in questi recettori, l’effetto è sempre lo stesso: le sensazioni spiacevoli riducono.

I ricercatori ammettono di non conoscere ancora l’esatto meccanismo attraverso il quale si realizza l’inibizione spinale e non hanno dimostrato se lo stesso effetto si verifica anche in risposta a stimoli neutri, non dolorosi. Tuttavia, il loro studio ha il merito di aver individuato una regione del sistema nervoso che può diventare un target privilegiato per i trattamenti contro il dolore.

Fonte: Galileo.

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